Il Post
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Una paginetta.

13 febbraio 2012

Premetto che ho quarantaquattro anni e il mio numero di scarpa è il 44.

Ricevo una telefonata. È un tipo importante che conosco per motivi di lavoro, ma con cui non mi sentivo da qualche tempo. Mi dice: “Che fai? Come vanno gli affari? Ti va di tornare in Italia?”.

Non so bene cosa rispondere. Quando c’è da scegliere, anche fosse tra un semplice sì e un semplice no, mi blocco. Non lo faccio apposta. Mi succede lo stesso quando mi trovo al ristorante con un menù tra le mani, o di fronte agli scaffali del supermercato o facendo la fila in un cinema multisala. Ogni possibilità diventa una domanda che si scompone nella mia testa in centinaia di altre domande, cui si accompagnano migliaia di possibili risposte, nessuna apparentemente migliore delle altre.

Quindi, di solito scelgo a caso, come se giocassi alla roulette. In questo frangente decido di puntare tutto su uno squallido: “Beh, dipende”.

Dipende è probabilmente una delle più brutte parole che ci siano in circolazione. Non mi piace perché ha un suono petulante e poi perché gli fa quasi sempre eco un dipende da cosa? da parte del tuo interlocutore, che ti riporta al punto di partenza, con la domanda ancora intatta che ancora più impazientemente aspetta la tua risposta.

E infatti: “Dipende da cosa?”, mi dice il tipo importante. “Soldi? Ruolo? Tipo di contratto?”. Con uno sforzo notevole, mi costringo a non perdermi ancora nelle sabbie mobili delle mie incertezze, e dico: “No, è che sai, ho deciso che se mi muovo da qui, mi muovo solo per cose interessanti, mi sono fatto fregare nel passato dai sol…”.

Il tipo importante m’interrompe prima che io riesca a dire quello che volevo dire. Loro, in effetti, sono importanti perché hanno questa capacità di lasciarti dire solo quello che vogliono sentirsi dire. “È interessante, molto interessante, fidati, mandami una paginetta di quello che hai fatto, esperienze, onori e balle varie, dai, ciao, a presto.”

Una paginetta? Ma che paginetta? Un curriculum vitae? E che si chiede a un quarantaquattrenne un curriculum vitae? Davvero le aziende giudicano ancora le persone che vogliono assumere in base al loro curriculum? Non l’hanno mai letta la poesia “Scrivere un curriculum” di quella donna meravigliosa che era Wislawa Szymborska, quella in cui sarcasticamente dice:

[…] Meglio il prezzo che il valore. E il titolo che il contenuto.
 Meglio il numero di scarpa, 
che non dove va
 colui per cui ti scambiano. […]

I curriculum vitae sono qualcosa di più che una stanca convenzione sociale; sono una follia se ci si pensa, ma a cui siamo così assuefatti da pensare che sia una cosa assolutamente normale. E sono una cosa inutile in partenza: viviamo in un’epoca così veloce nella quale neanche si ha il tempo di scriverla quella paginetta che è già sorpassata prima ancora di arrivare.

Eppure ogni giorno centinaia di migliaia di persone affidano le proprie speranze di trovare un lavoro a questa paginetta con il titolo scritto in latino e utilizzando un linguaggio retorico e involuto; tutta piena d’informazioni che invece di mettere in luce le proprie singolarità, omogeneizzano tutto e tutti in una disperata gara a chi parla più lingue, chi ha fatto più viaggi, chi dimostra più esperienza, chi ha vinto più premi, chi sa usare più programmi software, chi è nato prima dell’altro…

Una serie semi-organizzata di dati da cui non si riesce a distinguere un laureato da un mascalzone. Perché dire quello che si è fatto, non dice quasi niente di chi siamo veramente. Quello che siamo, infatti, è un impasto di quello che abbiamo fatto, quello che avremmo voluto fare e non abbiamo fatto e quello che abbiamo ancora intenzione di fare.

Una paginetta non basta. Ma neanche un paginone.

Diamoci da fare per inventare nuovi modi di presentarci, che diano la possibilità ai datori di lavoro di sentirsi obbligati a darcelo quel lavoro e di darci quello giusto per noi. Facciamo in modo che i cacciatori di teste si mettano veramente a caccia di teste, e non di ciclostili umani. Chissà che il mercato del lavoro non diventi un posto più interessante da frequentare.

Già è difficile trovare lavoro; non rendiamocelo impossibile cercandolo nel modo sbagliato.

Guardo la cornetta del telefono, che ho ancora in mano. Il tipo importante ha riattaccato almeno venti domande fa. Ma se fosse ancora al telefono, so già cosa mi direbbe: “Lorenzo, sei il solito rompiscatole. Ti ho chiesto una paginetta, mica la Divina Commedia; ma se proprio vuoi startene dove stai, fai pure.”

Caro tipo importante, ecco la paginetta che mi avevi chiesto. È quest’articolo. Spero che sia sufficiente a convincerLa di essere la persona giusta per il lavoro che mi sta offrendo. In attesa di un suo gentile riscontro, la saluto calorosamente. Lorenzo.


  • vandario

    io ti assumerei.

  • brx75

    Oh finalmente. Sarebbe ora che anche in italia si ridimensioni questa roba del curriculum. Tutte le volte che lo rivedo mi dico: non è possibile che la mia esperienza lavorativa sia tutta lì. Deprimente.
    Qualche tempo fa stavo rivedendo il mio CV perchè l’ha chiesto la multinazionale in cui lavoro, per cui decido: “Il mio CV sarà solo più in inglese, perchè devo mantenerne due versioni?”
    Mi moglie che lavora in un reparto HR mi fa notare che se mando un CV in inglese un buon numero di aziende italiane non lo prenderà neanche in considerazione. Deprimente.
    Ci penso un po’, ed ecco l’illuminazione: non voglio lavorare per una azienda che no sappia leggere il mio CV in inglese :)

  • robertalevi

    CV e .PPT = pleistocene.

  • vale45

    anche io sto rivedendo il cv, inizia cosi’ : 45 anni, MADRE DI 2 FIGLI…ecc ecc.(cioe’ molte altre buone esperienze professionali)
    Un buon numero di aziende (italiane e non) non lo prenderà neanche in considerazione e ne sono ben contenta, NON voglio lavorare per una azienda che non sappia cogliere il valore dell’esperienza di una madre !

  • http://www.accorgitene.com accorgitene

    caro lorenzo, io vorrei lavorare per te.
    che faccio mando un cv?

  • http://www.libertasgonars.blogspot.com Xander

    applausi per Vale45!

  • brad

    Bravo De Rita. Per tutti quelli che non hanno il tuo stesso coraggio, ma vogliono qualcosa in più di un semplice CV, ecco il “Presumè” http://www.sliderocket.com/blog/2011/11/presentation-resume/

  • dariogreen

    Devo dire che di questi “avvenimenti anacronistici” ne succedono spesso, quasi tutti i giorni, ed ahimé non soltanto riguardo i Curriculum… vivo all’estero e son andato di corsa a vedere quando avevo “ritoccato” il mio CV l’ultima volta… 4 anni fa!!!

  • baboon

    io sono abbastanza soddisfatto del mio cv
    mi piace come l’ho impaginato e mi piace come ho elaborato ogni frase, ci ho speso tempo e ingegno, proprio per fare in modo che mi rappresenti sinceramente, al di là del semplice elenco di competenze ed esperienze.
    beh, nell’ambito in cui lavoro la maggiorparte delle organizzazioni a cui lo invio mi risponde che preferirebbe avere la versione standard del cv europeo.
    in alto ha un logo che dice “europass curriculum vitae” e, non so se lo avete presente, é talmente rigido e monotono che ti ritrovi facilmente a produrre inutili papiri di 4-5 pagine quando con un minimo di estro e volontà potresti condensare il tutto in 2 paginette molto più significative.
    la richiesta ogni volta mi ghiaccia ..mi toglie ogni volontà ..mi lascia bloccato tra il “dovere” aderire con diligenza e l’istinto di ribellione ..
    grazie per questo post e per i commenti che leggo ..il solo fatto della condivisione mi fa sentire meno pesante aggiornare l’europass cv e mi sprona a fare tutto per superarlo ed esprimere me senza standard

  • claudiauli

    la definizione di cio’ che siamo è proprio parecchio bella. ed è pure vera.

  • slackboy

    tutto vero, pero’ io potenziale datore di lavoro come faccio a stabilire se uno sa o non sa usare autocad, gestire un sistema di qualita’ ISO 9001, fare calcoli agli elementi finiti, parlare in fancese o in arabo e via discorrendo?
    certo se offro una posizione a qualcuno che conosco il CV mi serve soloda mettere agli atti altrimenti no.
    il CV e’ uno strumento sicuramente imperfetto ma ti serve a fare una shortlist. poi colloquio ed emergono le persone, sempre che rimanga la scelta.

  • Dash

    zzzz
    (non assumerei quello del commento prima del mio)

  • slackboy

    dipende da che lavoro fai.
    nel mio la fuffa letteraria non paga e le competenze sono misurabili.

  • plato

    è una casacca che permette di vedere le capacità delle persone. il cv è una vetrina da mostrare al pubblico, una pagina di wikipedia prima di wikipedia con la tua biografia. ho sentito, forse x sbaglio, che esiste un libro della vita che narra la vita degli altri. dicono che sia possibile comprendere i pensieri delle persone dopo aver letto quel libro… non credo alla cosa, però sarebbbe fantastico racchiudere la vita di tante vite in un libro (e leggerlo)

  • claudiauli

    questa volta non sono d’accordo, qual’è il problema di un cv? l’inghippo per paesi come il nostro è un altro, che non contano appunto i cv (che in tanti campi citano pubblicazioni scientifiche internazionali)ma le raccomandazioni. quello è il cancro.

  • mrvertigoes

    @ACCORGITENE
    Lasica perdere, io gli ho scritto mail, madato messaggi e ricevuto una promessa di essere chiamato… risultato? una paginetta bianca!