Il Post
RSS share on Twitter share on FaceBook

Uno è molto più di due

22 novembre 2011

Non sono molti, però ce n’è di tutti i tipi: quelli da salotto, quelli da telone da spiaggia, quelli da panchina di un parco, quelli da fermata dell’autobus, quelli da volo intercontinentale, quelli da “prima di addormentarsi”, quelli da biblioteca, quelli da ascensore di grattacielo, da lavanderia automatica, da amaca, da in riva a un fiume (e una volta ne ho visto uno anche da discoteca).

Sono i lettori.

Per loro, indistintamente da cosa, dove e come leggano, ho sempre avuto un debole. Mi piace il loro temporaneo isolamento dal mondo circostante, la loro espressione assorta (che è sempre quella, che stiano leggendo un trattato di geofisica o un’avventura di Calvin e Hobbes), il loro silenzio, e soprattutto la loro noncuranza della velocità di tutto quello che gli passa intorno.

Il mondo corre a perdifiato, in perenne fuga dal presente, inseguendo la propria coda, tarantolato dal desiderio di novità, roso da appuntamenti inderogabili e cumuli di cose da fare, e questi cosa fanno?

Leggono.

A questa corsa del mondo loro non partecipano. Sanno che non c’è arrivo e allora se ne stanno fermi, che poi è l’unico arrivo possibile. Dei fantastici matti. Dei rallentatori viventi. Degli anarchici dell’orologio. Ecco chi sono i lettori. E tra loro ce ne sono alcuni che sono ancora più fantastici e ancora più matti.

Sono i rilettori.

Quelli che si leggono un libro e poi se lo rileggono di nuovo, che in questi tempi isterici è davvero pura follia. Per loro l’ultima pagina del libro non è la fine del libro; è invece più simile a una boa di bolina, da circumnavigare per tornare velocemente a riaffrontare quel mare di parole e pagine.

Il più grande rilettore che io abbia mai conosciuto è una persona che da una cinquantina d’anni e passa rilegge sempre lo stesso libro. Lo tiene sul comodino, accanto al suo letto, e lo rilegge in continuazione. Non sempre dall’inizio e non sempre andando verso la fine (dopo un po’ di volte che ti rileggi lo stesso libro, le boe decidi tu dove metterle, immagino…).

Incuriosito, ma anche un po’ stranito, un giorno chiesi a questa persona il perché. Perché rileggesse sempre lo stesso libro – e poi perché proprio quello. Lui mi rispose: “Cercalo tu il perché…”

Ci pensai un po’ al perché, ma onestamente non riuscivo proprio a trovare una risposta convincente. Ed era anche ovvio. La risposta non sarebbe mai potuta arrivare pensandoci. Era necessario fare l’esperienza io stesso: dovevo diventare un rilettore.

Così ho cominciato a cercare tra gli scaffali di casa un libro da poter rileggere. Trovato quello che faceva al caso mio (ne cercavo uno non troppo lungo in modo da poterlo rileggere spesso, con una storia scorrevole senza complicati risvolti psicologici e in lingua originale), lo misi sul comodino e quando fu sera, cominciai la mia esperienza di rilettore professionista. Ma dopo le prime cinque riletture ero più confuso di prima.

Non c’è niente d’interessante a sapere una cosa che già sai, mi dicevo. Più sapevo e meno capivo… E mentre me lo dicevo, cominciavo a trovare quello che stavo cercando… Un rilettore non deve leggere per sapere (questo è quello che fa il lettore). Un rilettore deve invece scavare nei significati delle parole e scoprire; come un paleografo che si muove tra diversi piani di lettura deve essere capace di riconoscere le relazioni nascoste tra le varie frasi, il perché di un avverbio, decifrare il geroglifico del pensiero che sta dietro ad una frase, il “tra le righe”, valutare il peso sopraterrestre di ogni parola. Deve cioè leggere l’illeggibile, o quello che a prima vista non si era ancora letto. E dargli un significato, un testo appunto.

E’ proprio così: il rilettore mentre rilegge, riscrive.

L’attenzione ai dettagli è la penna del rilettore, la perspicacia e la capacità di scomporre e ricomporre un’immagine o una storia è il suo talento di scrittore di libri altrui. Per questo un libro si può leggere una sola volta, ma si può rileggere all’infinito.

Nei tempi consumistici in cui viviamo, in cui tutti vogliono tutto e gli è permesso di avere e fare tutto, pensiamo che la ripetizione sia una cosa noiosa, una fotocopia dell’originale, una situazione da cui è meglio fuggire. E paradossalmente, così facendo, si prende la direzione sbagliata: perché è solo nella ripetizione all’infinito dei gesti, dei riti, delle esperienze, che il tutto si rivela.

Questa è la lezione che ho ricevuto dal più grande rilettore di tutti i tempi: centomila libri non sono sufficienti a contenere tutto il sapere, ma un solo libro sì.

PS: Se rileggessimo un po’ di più, non solo libri, ma anche amicizie, matrimoni, impieghi di lavoro, giudizi, periodi politici, convenzioni sociali, io credo che ci sarebbe meno solitudine, meno divorzi, meno disoccupazione, meno arroganza, meno senso d’insoddisfazione.

TAG: , , , , ,
  • ciccioformaggio

    Bell’articolo!
    Mi ha fatto ricordare il mio professore di religione delle superiori che mi diceva che nella messa l’importante non era la parte della predica ma le parti dove si ripetono sempre le stesse parole ovvero le preghiere che come dei mantra finiscono per ipnotizzarti e mandare la tua coscienza da un’altra parte…
    E anche Gurdjieff che nella prefazione dell’unico libro che ha scritto di suo pugno dice chiaramente che saranno necessarie almeno 3 letture complete del libro per capirne il significato… peccato che sia composto da più di 1000 pagine…

  • beatrixkiddo

    Mi piacciono moltissimo questi articoli e mi sono iscritta e loggata solo per commentarli!
    Bello anche quello sui Pilastri della Creazione e il pensiero fosforescente .. io sono così e ho sempre pensato che nessuno mi capisse (e anche di essere “sbagliata” rispetto a tutti gli altri in passato – ora non più). E tutto quello che pensavo e sentivo ma confusamente l’ho letto, quella è stata un’illuminazione! Che qualcuno decifri in modo chiaro quello che hai dentro e lo scriva nero su bianco e io lo possa leggere e rileggere..
    le abitudini mi confortano e mi rilassano così come le ripetizioni, da cui però è bello e illuminante “uscire”. Perchè costringi il tuo cervello a compiti nuovi e differenti da quelli soliti e rassicuranti
    In quanto al tema del post, è vero che i lettori sono così e io viaggiando in treno e in metro ne vedo moltissimi (e ciò mi conforta). Il lettore da mezzo pubblico ottiene due risultati: si estrania da un mondo caotico e fastidioso e al contempo legge precipitando in un altro più interessante!
    Mi capita invece raramente di rileggere lo stesso libro e ho notato che sembra totalmente diverso, lo si interpreta sicuramente in altro modo (altro tema è poi cosa ti ricordi rispetto a cosa hai veramente e realmente provato e capito e recepito). In realtà temo che se leggessi che so Il giovane Holden adesso non mi folgorerebbe più come un tempo (temo quindi che il ricordo bellissimo che ho si tramuti in una delusione). Mentre i libri che non mi sono piaciuti perchè dovrei rileggerli?
    in compenso vedo più volte gli stessi film e ogni volta noto particolari che mi erano sfuggiti, magari attribuisco altri significati ecc. Però mi fido ciecamente della mia prima impressione ovvero le interpretazioni, i pensieri, i piani di lettura vengono dopo sia in senso cronologico che logico .. prima ci deve essere e c’è quello che il tuo cervello fa in un millisecondo cioè un’interpretazione simultanea, che poi a posteriori si può scomporre. Ma la prima è buona per me
    Per me sei (se ti posso dare del tu) una persona rara ed originale e io sicuramente invidio la tua capacità e modalità di scrittura. Un altro mio problema è che comincio a scrivere ma anche a pensare e mi vengono in mente mille cose e temi diversi e divago divago come se fosse il disegno di un albero .. come si chiama pensiero laterale? pensiero inutile? ;-)
    Adesso vado a leggermi gli altri articoli … ciao

  • claudiauli

    che bello lorenzo. proprio bello.