Il Post
RSS share on Twitter share on FaceBook

Il Pensiero Fosforescente

25 ottobre 2011

Inizio questo post prendendola un po’ alla lontana. Diciamo da una distanza di almeno 6.500 anni luce da qui, in un luogo dove, non solo questo post, ma tutto ha inizio.

Questo luogo è conosciuto con il nome di “Pilastri della Creazione”, una nuvola interstellare composta d’idrogeno, elio, plasma e polvere, che si trova nella Nebulosa Aquila. Un posto così lontano da noi da far sembrare la Via Lattea un posto raggiungibile con il tram.

Questi Pilastri della Creazione sono chiamati così per via della loro forma a colonna e perché è lì che quei gas e altri materiali stellari si ammassano e si accumulano e si mischiano creando, con una lenta ma incessante attività, le proto-stelle, le stelle, i pianeti e altri oggetti astronomici. Insomma, sembrerebbe, il posto dove l’Universo si pensa e prende forma.

Nel 2007, alcuni scienziati, con l’aiuto di potenti telescopi, hanno scoperto che i Pilastri della Creazione sono stati distrutti da un’esplosione di una vicina Supernova più di 6.000 anni fa. Ma la luce che mostrerà la nuova forma assunta da questa Nebulosa raggiungerà la Terra solamente tra mille anni. Un comportamento molto fosforescente.

Questi lassi enormi di tempo di cui abbiamo appena parlato, questi ritardi colossali, queste incongruenze illogiche tra cause ed effetti, questo lavorio lento, incessante, gassoso e intangibile, sono più che mai assurdi se pensati con i tempi sbrigativi, sovrapposti, multitasking e frammentati con cui abbiamo a che fare oggi.

Abituati come siamo a intendere il progresso come a una cosa rapida, siamo finiti, per una strana proprietà transitiva, a credere che andare di fretta significhi progredire. Tutto ciò che non sta al passo con i nostri tempi accelerati e competitivi in cui viviamo, si è incrostato di un’accezione negativa. Sbagliare è un errore. Dubitare: una perdita di tempo o, nel migliore dei casi, un segno di debolezza. Sperimentare: un lusso. Aspettare: una cosa da codardi. Studiare, invece, sembra sia diventato un modo per farsi tagliare fuori dal mercato del lavoro. Pensarci due volte prima di fare una cosa è un esercizio vanitoso. La compassione: un sentimento lento che non si può twittare.

Pensiamo veloci pensieri di scarsa qualità. Arriviamo all’idea il prima possibile. E non ci importa più se il viaggio per arrivare lì sia stato interessante o piacevole. L’importante è arrivarci prima che gli altri ci arrivino.

Invece pensare bene richiede tempo. E di tempo le nostre giornate, ridotte ad una sequenza illogica di migliaia di secondi, sembrano sempre di esserne a corto.

Trascorriamo i nostri giorni sotto una luce incandescente, esposti a un perenne abbaglio di flash paralizzanti che rivelano tutto; futuro, sogni e misteri compresi. Tutto è oggi, visibile, tangibile, vicino, provabile, o perlomeno così ci sembra. Ci circondiamo d’immagini messe insieme senza una narrazione coerente, e per osmosi abbiamo cominciato a pensare allo stesso modo: senza né capo né coda. Incapaci di aggregare gli atomi dei nostri ragionamenti e strutturarli in molecole di pensieri nuovi, visionari, inimmaginabili prima…

Dunque il nostro progresso frettoloso, sembra non essere davvero un gran progresso. E’ qualcosa di simile a una corsa sul posto all’angolo della strada, aspettando che scatti il verde.

Ci stiamo accontentando di avere l’impressione di progredire. Il vero progresso rimane fermo allo stadio d’intenzione di progresso.

La soluzione per creare progresso e innovazione, non è rallentare i ragionamenti, ma darsi la possibilità della lentezza. O di affrettarsi lentamente, come dicevano i latini.

Non è raccontare una cosa nuova in modo nuovo, come insegna il marketing, ma pensare in un modo nuovo alle cose e a come raccontarle.

Un modo di pensare che io credo debba essere meno incandescente e più fosforescente.

Ma cosa significa pensare in modo fosforescente?

La maniera in cui si formano le stelle nei Pilastri della Creazione fa al caso nostro, come esempio di pensiero fosforescente.

I gas rimuginano su se stessi per milioni di anni prima di illuminarsi in una stella. Analogamente – come si legge nel libro “Psicologia dell’invenzione nel campo della matematica” di Jaques Hadamard – un pensiero prima di essere pensato deve attraversare una fase subconscia d’incubazione; un periodo dove s’immagazzinano informazioni, intuizioni, congetture, e formule. Questa fase dura a lungo e non ha il dono della chiarezza. Tutti questi pezzi d’ipotesi sono ancora allo stato gassoso e una soluzione solida sembra molto al di là da venire.
Molte persone, la larga maggioranza, si scoraggiano sentono di perdere tempo, abbandonano, o si lasciano andare alle prime soluzioni fioche.
Altre invece, per esempio gli inventori e gli innovatori sono tra questi, continuano, provano e riprovano tutte le combinazioni possibili, fino allo spossamento. E quando, esausti da questa incessante attività di possibilità, una volta che si è persa ormai ogni speranza di soluzione, ci si prende un periodo di riposo o di distrazione, e solo allora arriva l’illuminazione (pensateci: quante idee ci vengono sotto la doccia o appena svegli…). Ci sembra che arrivi dal nulla, improvvisa e spontanea. Ma non è così.

La rivelazione è solo l’ultima fase dello sviluppo di un’idea, l’epifania di milioni di congetture che magicamente, ma neanche tanto, trovano una forma originale nella nostra testa.

Pensare in modo fosforescente significa proprio questo: non pensare che l’atto di pensare sia facile e veloce. Non accontentarsi di risultati immediati. Non pensare con uno scopo in testa.

Così come un oggetto fosforescente prima assorbe energia e solo molto più tardi la rilascia sotto forma di luce, così un pensiero fosforescente deve prima immagazzinare atomi d’idee e solo molto dopo s’illumina in un ragionamento compiuto.

Pensare fosforescente non ha l’automaticità, e quindi quella noiosa ripetitività tipica dei pensieri incandescenti che si accendono e spengono a comando. Non ne ha la squallida convenienza e nemmeno l’efficacia, assicurata sì, ma anche minima.

E di quei pensieri non ha nemmeno la patina di arroganza che gli deriva dall’essere sempre un pensiero concreto, o il vittimismo di essere un pensiero magari non straordinario, ma necessario.

I pensieri fosforescenti, invece sono sempre straordinari, quasi sempre utili e praticamente mai utilitaristici.

Pensare fosforescente significa pensare per il puro piacere di farlo, senza un rendiconto assicurato.

Pensare fosforescente significa pensare come pensa la natura, che al contrario nostro ha tempi lunghi; dove per esempio gli animali non hanno pensieri razionali, ma vivono ancora sull’istinto, sviluppato e tramandato da un esemplare all’altro di una specie per migliaia di anni.

Anche fare l’amore è un atto fosforescente, si rivela solo dopo nove mesi. Un punto di domanda è un simbolo fosforescente. Essere bambini è uno stato fosforescente continuo. I sogni sono fatti con materiali fosforescenti.

Rainer Maria Rilke ha scritto (non ho trovato la traduzione in Italiano, così uso quella in Inglese): “It is our task to impress this provisional and transient earth upon ourselves, so deeply that its essence rises up again invisibly within us. We are the bees of the invisible. We ceaselessly gather the honey of the visible to store it in the great golden hive of the invisible”

Scordatevi il pensiero incandescente. Spegnere e accendere, clic clic, un altro clic clic. Davvero, non c’è niente di creativo in quel modo di pensare. Niente di emozionante. Volete mettere l’emozione che da’ vedere un oggetto fosforescente illuminarsi al buio da quella che ti da’ fissare una lampadina…?

Recuperate invece la sensibilità per il presentimento, e cioè, nel senso letterale del termine, sentite prima. Guardate nel buio, e vedrete molte più cose di quante si possano vedere alla luce del sole. Fatevi un regalo senza rovinarvi la sorpresa.

Fate della vostra testa una nebulosa (o un alveare dell’invisibile se preferite). Immagazzinate le cose imparate e anche quelle non capite; alcuni brandelli d’intuizioni e le idee confuse; le associazioni di colori, le discussioni feroci, i ragionamenti interrotti, alcuni milioni di domande e, perché’ no, anche dei puntini di sospensione, le annotazioni illeggibili, gli inizi di qualcosa, i vuoti di memoria, un po’ di stranezze e tutto quello che non torna e a vista d’occhio vi sembra inutile.

Assorbite tutto, e non organizzatelo in maniera logica. Anzi, mischiate, elaborate, provate, aspettate, percepite, intuite, presentite, dubitate, ricominciate, rimischiate, riprovate. E non chiedetevi mai il perché’, che sarebbe come accendere la luce in una camera oscura mentre state sviluppando i negativi delle foto. Brucereste tutto.

E un giorno, in un momento indefinito, dopo una doccia, dopo una bella dormita, o dopo una sessione di bongo, o dopo un’oretta di relax sdraiati sull’erba con un filo di grano in bocca intenti a canticchiare un motivetto inutile, senza preavviso, avrete un’illuminazione.

E vi verrà in mente un “pensiero felice” (così Hermann Von Helmoltz definisce il momento dell’illuminazione…), che non avreste mai lontanamente immaginato di poter pensare.

PS: Auguro a tutti tanti pensieri felici. E in particolare a tutti i politici, economisti, industriali, innovatori, educatori che con le loro idee stanno cercando e continueranno a cercare di levare l’Italia da quel cono d’ombra in cui si è ficcata.

I Pilastri della Creazione

TAG: , , , , ,
  • bafe

    Bellissima idea, purtroppo poco applicabile alla realtà universitaria: se avessi usato questo metodo, non avrei ancora finito nemmeno il bachelor.

  • loribru

    Caro De Rita, leggo il ‘Post’ (bel titolo anglofilo) per cercare di trovare qualcosa di diverso dai soliti articoli. Quello che mi preoccupa del tuo (articolo) è che quasi sicuramente non l’hai scritto sotto il (benefico) effetto di funghi allucinogeni, ma, come si dice, ‘da lucido’. Cos’hai nella tua bibliografia, solo Stephen Spielberg?

  • summer67

    La Via Lattea è la galassia in cui viviamo, e ha un diametro di 78.500 anni luce. La Nebulosa Aquila (e non “dell’Aquila”) è a 5.700 anni luce dalla Terra, ed è anch’essa all’interno della Via Lattea. Ergo la Nebulosa Aquila non può essere così lontana da far sembrare a portata di tram la Via Lattea. Se non si conosce l’astronomia non se ne parla. LORIBRU è u ottimista.

  • summer67

    La Via Lattea è la galassia in cui viviamo, e ha un diametro di 78.500 anni luce. La Nebulosa Aquila (e non “dell’Aquila”) è a 5.700 anni luce dalla Terra, ed è anch’essa all’interno della Via Lattea. Ergo la Nebulosa Aquila non può essere così lontana da far sembrare a portata di tram la Via Lattea. Se non si conosce l’astronomia non se ne parla. Tranne sotto effetto di funghi allucinogeni (LORUBRU, non è detto, anzi…)

  • loribru

    Appunto…

  • lorenzoderita

    @ i due astronomi qui sopra. Vi ringrazio molto per i vostri suggerimenti. Ho provveduto a correggere il nome della Nebulosa anche se molti (erroneamente, ne sono certo) la chiamano come l’avevo scritta; sono andato a rivedere i miei appunti sulla distanza dei Pilastri della Creazione dalla Terra e per curiosita’ ho fatto anche una mini ricerca su Internet e diverse siti confermano che la distanza e’ di 6.500 anni luce (i 5.700 anni luce e’ la distanza della Nebulosa…). Per quanto riguarda la Via Lattea: quella a cui vi riferite voi credo essere la Galassia della Via Lattea (per l’anglofilo Loribru – Milky Way Galaxy). Io – in maniera molto meno scientifica – intendevo quella striscia di stelle comunemente chiamata dai non astronomi Via Lattea che si vede in qualche bella serata limpida ad occhio nudo, senza l’aiuto di un telescopio. Ergo il tram. La mia intenzione non era comunque, mi sembrava piuttosto evidente, quella di fare un trattato di astronomia. Siete liberi di criticare. Io, invece, di pensare che si puo’ criticare senza essere maleducati.

  • arnold

    A me l’articolo è piaciuto. Nonostante (o forse grazie a) la formulazione psichedelica riesce ad esprimere perfettamente quello che provo al riguardo. Il pensiero incandescente mi sta bruciando, ma non riesco a fuggirne.

  • Dash

    Bellissimo.

  • marcolino

    I due margheriti hack hanno avuti i loro 5 minuti di celebrita’ che staranno festeggiando con qualche pratica onanistica.
    L’articolo e’ davvero suggestivo e stimolante, mi metto in modalita’ fosforescente e chiudo gli occhi.
    Danke

  • spiritum

    Anche a me è piaciuto assai l’articolo.
    Per quanto concerne le critiche, mi permetto di riferire un approccio che mi è stato suggerito da un saggio e che sempre ho trovato confermato: se la critica verte non solo sul contenuto ma va a “giudicare” lo scrivente vuol dire che non c’è un animo ben disposto (si potrebbero trovare anche altre definizioni) da parte del criticante.

  • macebio

    Vorrei anch’io sottolineare la maleducazione dei commenti che ho letto ma anche la poca pertinenza. E’ un vizio che si osserva spesso: parlo di quelli che se facessero un film sull’Orlando Furioso li sentiresti dalle poltrone vicino dire “E ma non si può andare sulla Luna a cavallo di un Ippogrifo!”
    Chissà cosa direbbero delle Cosmocomiche di Calvino.
    Il bello è che nel calderone a cui allude De Rita ci mettiamo anche il fastidio che l’arroganza sempre provoca di modo che da poter fare il tagliando alla propria buona educazione (sperando che in questo caso la fosforescenza abbia ritardi meno pronunciati, come quando si è punti da una zanzara…)

    Il contenuto di questo articolo è nella sua veridicità confermato nella storia di tutte le grandi idee ed è difficile non essere d’accordo. Il contributo di De Rita è quello di regalarci una bellissima metafora e non è poco. Il bello delle metafore è che si portano appresso sempre un grosso margine di “non ancora detto/capito” e questo se vogliamo è di nuovo pienamente nello spirito del “pensiero fosforescente”

    E’ anche vero che lo scetticismo di chi irride a questo tipo di discorsi non è così tanto inaspettato. il “pensiero incandescente” è profondamente incarnato in alcuni pilastri della nostra società, quelli che personalmente ritengo essere pilastri marci che stanno crollando verso l’abisso delle nostre crisi economiche e non. Ma tant’è che come gli abitanti bidimensionali di Flatlandia (il libro di Abott) vedono un cerchio che si allarga e si restringe mentre invece sono attraversati da una sfera allo stesso modo certi modi di pensare non trovano le categorie nemmeno per essere interpretati. Purtroppo mi sembra sempre di andare a sbattere con il fatto che si vede solo quello che si conosce (nel senso che si riesce a vedere). Ci vorrebbe un filosofo.

    Sicuramente il tema di questo articolo e ben più ampio, la citazione di Rilke ritengo non stia li per caso. Il consiglio di De Rita una una portata esistenziale, ben più ampio di una semplice “caccia alle idee”. Il viaggio è sempre più importante della meta, che nel nostro caso è sempre un funerale, quindi tanto vale… ;)

  • macebio

    perdonate alcuni errori di battitura e di fretta

  • Pingback: Tubi | Davvero Davvero

  • http://baotzebao.tumblr.com/ Valerio Fiandra

    è, come sempre, una questione di ‘esercizio’ : le ‘abitudini’ non sono innate. Certo è che disabituarsi è persino più difficile che abituarsi. Sarebbe un lungo discorso, che non saprei né ridurre né spiegare meglio di Peter Sloterdijk, ” Devi Cambiare La Tua Vita ” , Cortina Editore . Che – fra parentesi, è una citazione da Rilke…

    ( it’s a long way to tipperary , ma o si (ri)comincia ogni volta o non si arriva mai, e spesso si rimane dove si sta, che vuol dire andare indietro )

  • emmeallaseconda

    Che bel post. Mi ha impressionato, davvero. Grazie.

  • http://www.retegas.info mimmoz01

    Molto bello, questo post, grazie; oggi mi è venuto in mente molte volte, e pian piano si è insinuato un dubbio : ma non è che proprio confrontandoci con l’universo ed i suoi tempi che noi abbiamo bisogno in maniera innata di essere dei FLASH, anziché delle fosforescenze, per poter pensare di significare qualcosa ?

  • giovannim

    @ De Rita

    Sinceramente non mi è sembrata maleducazione.
    Solo sarcasmo.
    Per nulla edulcorato e di ferocia vagamente anglosassone.
    Maleducazione (e grevità) forse stanno dalle parti di certi Marcolini le cui mamme sono, purtoppo sempre gravide.
    Soggetti per i quali sembrerebbe doversi vergognare ad essere più competenti della media in Astronomia…

    Quello che Summer67 ha inteso spiegare con aride cifre verso le quali tanti Colti Umanisti manifestano assoluta idiosincrasia, è la fallacia LOGICA di una sua affermazione (reiterata, per altro, in quel triplo carpiato che è apparsa la replica).

    Fallacia determinata dalla “ignoranza” (nel senso di non specifica competenza) riguardo alle questioni di Astronomia di cui si discuteva.
    Nulla di male, ci mancherebbe.
    Salvo constatare che è Lei che ha iniziato a discuterne.
    Un po’ a vanvera e banalizzando.
    Ma spero non volendo sottintendere, come è vezzo di parecchi C.U., che tanto si tratta di conoscenze minori, che la Vera Cultura è ben altra cosa dei saperi tecnici, scientifici e matematici.

    Infine, l’articolo.
    L’ho abbandonato verso la metà.
    Non certo offeso dalla poca scientificità della premessa (ho dei limiti, ma avevo subodorato non si trattasse di un saggio sul tema).
    Bensì annoiato a morte dall’eccesso di fuffa.

  • summer67

    La “striscia di stelle comunemente chiamata dai non astronomi Via Lattea che si vede in qualche bella serata limpida ad occhio nudo” fa interamente parte della Galassia Via Lattea, a meno che non si creda di poter vedere a occhio nudo stelle appartenenti ad altre galassie. Nel nostro emisfero si vede solo la galassia di Andromeda, che a occhio nudo sembra una stella tra tante. Intendiamoci, non volevo essere maleducato, e mi dispiace di aver dato questa impressione, ma trattare l’astronomia come fosse astrologia è esattamente il contrario di “prima immagazzinare atomi d’idee e solo molto dopo illuminarsi in un ragionamento compiuto”.

  • pifo

    L’immagine di un pensiero che dinamicamente, con infinita lentezza, cominci a girare su stesso, aggregando le sue componenti discrete, apparentemente indipendenti e diversificate, in un nucleo che prima o poi si “accendera’” e rimarra’ “acceso” anche in assenza della ragione eccitatrice e’ certamente una rappresentazione possibile molto evocativa e romantica del processo stesso di ideazione. La posso condividere sebbene non ci voglia molto a capire che esiste una realta’ dominante (e non necessariamente maligna!) piu’ prosaica fatta di processi razionalizzati, ottimizzati, sottoposti ad economie rigide e formalizzati in progetti che non potrebbero permanere troppo a lungo in stato nebuloso neanche nella piu’ utopistica delle societa’ della lentezza. In realta’, prendendo ad esempio la sua similitudine, tutti sappiamo che deve esistere un principio ordinatore e ordinato, una sorgente di energia esterna in grado di attivare la predisposizione alla fosforescenza della materia. Un gas aggregato di per se non solo non diventa fluorescente neanche dopo miliardi di anni ma per farlo necessita di una sorgente che sia in “risonanza” con alcune sue caratteristiche. Il concetto di tempo e quello di casualita’ quindi non sono sufficienti a descrivere la vitalita’ e il miracolo della ideazione, come il concetto di aggregato e di elettrone non e’ sufficiente per descrivere la fosforescenza.
    Se la ideazione e’ un pensiero fosforescente allora essa e’ un concorso di eventi precisi e favorevoli assai meno probabili degli “sfavorevoli”
    e bisogna spendersi opportunamente e con regolarita’ affinche’ si realizzi la loro contemporaneita’.

    Detto questo, due parole sulla polemica della Via Lattea.
    Il suo e’ un lettore esigente, e’ Lei stesso che lo pretende ed e’ lei stesso che lo educa ad esserlo con la selettivita’ implicita di quanto scrive (Non pubblica forse libri difficili?).
    La nozione che la Via Lattea sia la “nostra” galassia credo sia ormai elementare soprattutto per un gruppo di lettori dai quali si pretende di apprezzare una citazione di Rilke in lingua inglese.
    Non sono meri dettagli per specialisti. Le figure retoriche forniscono dinamica, potenza e capacita’ al nostro scrivere, utilizzarle maldestramente non significa semplicemente il venir meno di questo contributo ma un effetto esattamente opposto, ovvero il depotenziamento della immagine che si vuole costruire.

    Poi ci sarebbero altre critiche contestuali (e non personali) da fare al pezzo ma non e’ il caso di essere troppo lunghi.

    Saluti.

  • beatrixkiddo

    che articolo stupendo ..
    anche i commenti sono molto interessanti, ovvero si cerca spesso di interpretare in modo scientifico o comunque secondo le categorie aristoteliche di causa-effetto un articolo che, a quanto ho capito, critica proprio questo approccio ..
    Penso che senza queste categorie sia molto difficile per la nostra cultura interpretare la realtà. Avvicinare poi nello stesso post inconscio e astronomia, per me è azzardato ma bellissimo, sicuramente per altri è un sacrilegio. Ogni scienza o sapere procede separata e questo purtroppo l’ho notato spesso. E’ difficile avere un approccio multidisciplinare, anche solo fra tecnici di tipo diverso, ognuno pensa secondo il suo sapere (anche se fra tecnici l’approccio è comunque sempre scientifico o al massimo normativo). Il geologo fa il geologo, l’ingegnere fa l’ingegnere, e così via, forse solo l’artista o il filosofo può arrivare a “dire” qualcosa di onnicomprensivo. Infatti questo post è profondamente filosofico