Il Post
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La Morte biancoazzurra

5 settembre 2012

Chissà se è poi lei davvero.

5 settembre – Beata Teresa di Calcutta (1910-1997), mendicante.

La mia prima impressione fu quella di tutte le fotografie e i filmati che avevo visto di Belsen e posti del genere, perché tutti i pazienti avevano la testa rasata. Non c’erano sedie, solo barelle. Sono dello stesso tipo di quelle usate durante la prima guerra mondiale. Non c’è un giardino, nemmeno un cortile. Niente di niente. Allora mi chiesi: che cos’è questo posto? Sono due stanze, di cui una ospita tra i cinquanta e i sessanta uomini, e l’altra tra le cinquanta e le sessanta donne. Stanno morendo. Non ricevono molte cure mediche. Praticamente non ricevono nemmeno antidolorifici oltre all’aspirina e, in pochi casi fortunati, del Brufen o cose del genere, per il tipo di dolori che accompagnano il cancro terminale e le malattie di cui stavano morendo… Non avevano un numero sufficiente di fleboclisi. Gli aghi li usavano e riusavano all’infinito e di tanto in tanto si vedeva una suora sciacquare gli aghi sotto il rubinetto dell’acqua fredda. Chiesi a una di loro perché lo faceva, e mi rispose: “Be’, per pulirli”. Allora le dissi: “Sì, ma perché non li sterilizzi; perché non fai bollire l’acqua e sterilizzi gli aghi?” Mi rispose: “Non ce n’è motivo. Non c’è tempo”. Il mio primo giorno di lavoro, finito il turno nel reparto donne andai ad aspettare fuori dal reparto uomini il mio ragazzo, che assisteva un ragazzino di quindici anni in fin di vita, e una dottoressa americana mi disse che aveva cercato di curarlo: aveva un problema renale relativamente semplice che era andato peggiorando sempre più perché non gli avevano somministrato antibiotici. Aveva bisogno di essere operato. Non ricordo quale fosse il problema, ma la dottoressa me lo disse. Era arrabbiatissima, ma anche molto rassegnata, come capita a molte persone in quella situazione. Disse: “Be’, non vogliono portarlo all’ospedale”. E io: “Perché? Basterebbe chiamare un taxi e portarlo all’ospedale più vicino, e chiedere che venga curato. Farlo operare” Lei rispose: “Non lo fanno. Non vogliono. Se lo fanno per uno, devono farlo per tutti”. Allora pensai: ma questo ragazzino ha quindici anni. Tenete presente che le entrate complessive di Madre Teresa bastano e avanzano per attrezzare svariati ambulatori di prim’ordine nel Bengala. (Testimonianza raccolta da Christopher Hitchens in La posizione della Missionaria, che titolo del cazzo, 1995).

Prima dell’India, prima dei poveri, prima della dottrina sociale della Chiesa, prima di qualsiasi altra idea o concetto, nella nostra memoria involontaria Madre Teresa evoca un’immagine precisa: le rughe. Non c’è una Teresa di Calcutta senza rughe. Cercatela su google: non si trova. Avrete miglior fortuna digitando il nome secolare, Anjeza Gonxha Bojaxhiu (nata a Skopje, a quel tempo Kossovo ottomano, poi Regno di Jugoslavia, poi Macedonia jugoslava, oggi repubblica di Macedonia). Sin dai primi suoi timidi passi sulla ribalta mondiale (più o meno 1969: stava per compiere 60 anni), Teresa ha sempre mostrato quella faccia vizza che le persone della mia generazione erano abituati a identificare in pochi decimi di secondo. Prima di cambiare canale.

Perché nessuno guardava volentieri Madre Teresa. Di lì a poco di solito l’obiettivo si sarebbe allargato e intorno a lei sarebbero comparsi bambini denutriti o lebbrosi e mosche e tutto il resto, e da questa parte del televisore era quasi sempre ora di pranzo o cena. Madre Teresa è l’unica celebrità internazionale davanti alla quale veniva spontaneo abbassare lo sguardo. Questo, paradossalmente, potrebbe essere stato il segreto del suo straordinario successo. Senza dimenticare il velo delle missionarie della Carità, con quella banda di un bell’azzurro su bianco, sobria ed elegante, in mancanza del quale forse non avremmo mai riconosciuto davvero Madre Teresa di Calcutta. Le sue rughe in fondo non sono quelle di una qualsiasi signora di una certa età? Se oggi incontrassimo una Teresa vestita in abito civile, mentre chiede la carità in qualche luogo pubblico, la scambieremmo abbastanza facilmente per una mendicante abituale. E faremmo esattamente la stessa cosa che facevamo con la Teresa originale: scapperemmo via, magari lasciandole in mano una cifra qualsiasi, consapevoli che quello che stiamo facendo non servirebbe a nulla, né a distenderle le rughe né a salvare o cambiare la vita di qualcuno, e nemmeno ad alleviare un nostro senso di colpa o un semplice fastidio. Si tratta semplicemente di svincolare il prima possibile da una presenza sgradevole (continua…)

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  • lemkin

    Per chi fosse interessato su Madre Teresa un’analisi abbastanza diversa rispetto a quella di Leonardo e Hitchens (cui pure si richiama citando alcune delle sue osservazioni e anche chiedendone conto alla stessa Madre Teresa) la offre quello che a mio parere è stato uno dei più bravi e acuti giornalisti italiani della seconda metà del secolo scorso, Tiziano Terzani, nella raccolta di articoli “In Asia”. Questa è una sintesi http://www.atma-o-jibon.org/italiano4/rit_terzani1.htm

  • karl

    @demed anche negli stati uniti c’è un legame abbastanza forte tra natalità e ricchezza, nelle zone più ricche si tende a fare meno figli. Tra l’altro anche nelle zone con i alti tassi di natalità siamo a livelli di paese ricco e in generale il tasso usa è intorno a quello di rimpiazzo.

  • http://adenardi.wordpress.com moldeke

    una cosa è la figura di MT, che si definisce “matita nelle mani di dio”, e una cosa è chi ha deciso che di dio ne è la trasposizione in terra e allora dispone a piacere anche della matita! Politicamente GP2 era un dritto e molte cose le capiremo tra qualche anno, ma è anche vero che noi ci complichiamo la vita perché le cose semplici un po’ ci urtano. Voglio dire, c’è un denominatore comune tra Terzani e Hitchens: MT è semplicità, è tutta lì. Niente accrocchi modernisti niente misticismi filosofici. Solo che per Terzani è una semplicità al limite della rivoluzione (non per niente la paragona a Ghandi) mentre per Hitchens è stupidità fuori dal senso logico dell’andare delle cose.
    Passa per il “rasoio di Ockham” tutto il resto, il controllo delle nascite, la verginità e le amicizie della nonnina (era amica del dittatore di Haithi come di quel puttanone di Lady D) …

  • http://www.fatinaincucina.it/blog parmi

    super articolo!
    Però, proverei ad attaccare l’argomento da un differente angolo: MT decise di dedicarsi ai “più poveri dei poveri”, nel momento terminale della Vita, nel solo modo che lei, suora, era in grado di fare: pulirli e stargli vicino; questo atteggiamento, già di per sè difficile in Occidente, in paesi come l’India è “radicale” (gergalmente: “sei un santo!”…da cui la beatificazione:-)).
    La critica di non aver fatto il passo successivo, cioè di garantire un differente fine-vita o di non aver predisposto strutture per la cura, secondo me non è da fare a lei, ma alla struttura ecclesiastica (la Chiesa)che deve avere questa visione “globale”.

  • daud

    Stavolta non sono d’accordo con Leonardo, che però ha sempre il pregio di far riflettere – e scusate se è poco ;-) – anche se alla fine si resta, come nel mio caso, dell’opinione precedente. Secondo me l’articolo di Terzani che qualcuno ha citato prima, chiarisce molte cose, anche quelle che scandalizzarono Hitchens: non è facile in un Paese come l’India “chiamare un taxi e mandare in ospedale” un moribondo, in tanti casi sono rifiutati in quanto “impuri”, e resta sempre il problema di quell’interiorizzato ma abolito sistema di caste. In una situazione simile anche solo dire ad una persona “non sei solo”, ti sono vicino anche se non posso toglierti il dolore, è qualcosa che restituisce dignità umana. Forse Madre Teresa è rimasta “indietro” rispetto al progresso, da donna nata nel 1910, forse Madre Teresa (scandalo!) non è stata “abbastanza santa”? Non credo sia mai esistito nessuno che sia stato “abbastanza santo”, ovvero – laicamente – che abbia fatto tutto il possibile nella sua vita.

    Ps. Leonardo, dopo il post di oggi non oso chiederti qualcosa su Francesco d’Assisi per il 4 ottobre. però sarebbe bello un post su san Giacomo Maggiore il prossimo 25 luglio (dài, che hai quasi un anno ;-) )

  • leonardoT

    Su Francesco l’ho scritto l’anno scorso…

  • daud

    Allora me l’ero perso. O dimenticato: ho scoperto questo blog un mese fa e l’ho letto a ritroso in due giorni. Andrò a rivederlo ;) E comunque punto ancora su Santiago ;)