Il Post
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La Morte biancoazzurra

5 settembre 2012

Con Diana Spencer.

Questa situazione non è frutto di un caso, ma il risultato di accurate ricerche di mercato che i mendicanti fanno da millenni, al termine delle quali si è capito che infastidire il passante è meglio che commuoverlo: il passante commosso potrebbe fermarsi più del dovuto, preoccuparsi, mettersi a discutere, ostruendo così il passaggio e facendo perdere tempo al mendicante, che non è mica lì per raccogliere confidenze e consigli (sta lavorando). Si è scoperto altresì che il mendicante macilento rende più di quello sano; discorsi fatalisti e professioni di fede in entità superiori sono di gran lunga più redditizi che accuse circostanziate verso nemici identificabili; e che certi dettagli funzionano meglio di altri: le rughe, per esempio. A Teresa non sono mai mancate. Nel 1995, quando Christopher Hitchens pubblica la prima edizione del suo pamphlet anti-Teresa, si meraviglia un po’ retoricamente di essere il primo a picconare un monumento tutto sommato abbastanza friabile: “mi sorprende ancora”, scrive, “che nessuno abbia deciso prima di guardare alla santa di Calcutta come se il soprannaturale non c’entrasse nulla”. Il fatto è che alla beata di Calcutta non si guarda proprio in faccia volentieri. Sappiamo tutti vagamente che gestiva delle case di cura (migliaia, diceva lei), in luoghi disperati a cui noi non abbiamo voglia di pensare. Di solito nel giro di pochi secondi abbiamo già voltato pagina, cambiato canale, cliccato su qualche altro contenuto più leggero; una piccola percentuale di noi avrà nel frattempo compilato un vaglia, ed è su questa piccola percentuale che fanno riferimento le imprese mendicanti come quella fondata da Teresa. Questa piccola percentuale non necessariamente crede nel soprannaturale; più spesso deve gestire sensi di colpa o mostrarsi compassionevole a sé stessa o a un pubblico.

Con Michèle Duvalier (la moglie del dittatore haitiano).

Teresa questa cosa la capiva, e accettava il denaro senza giudicare, provenisse da Lady D o dal dittatore di Haiti, o da Reagan, o dall’accademia di Svezia, o da me o da te. Tutta gente unita dalla necessità di sgravarsi la coscienza, ma anche dall’urgenza di pensare ad altro, perché i poveri e i lebbrosi sono veramente brutti da guardare ed è quasi sempre ora di pranzo o cena. Anche su questo senso di urgenza, sulla necessità di distogliere in fretta lo sguardo, faceva affidamento Madre Teresa, mentre raccoglieva soldi in tutto il mondo, per metterli dove?

“Il denaro non era impiegato male”, racconta Susan Shields (ex suor Virgin); “per la maggior parte non era impiegato affatto. Quando ci fu una carestia in Etiopia, molti assegni arrivarono con la causale “per gli affamati in Etiopia”. Una volta chiesi alla sorella che era responsabile dei fondi se dovevo mettere da parte tutti quegli assegni e spedire il totale in Etiopia. Lei mi rispose: ‘No, noi non spediamo soldi in Africa’. Però continuai a inviare ricevute ai donatori intestate ‘Per l’Etiopia’” (Wüllenweber, “Stern”, 1998).

Dove siano finiti i soldi, ancora non è chiaro. Nessuno, nemmeno il laicista più esasperato, si è mai spinto fino a immaginare che Teresa e le sue Missionarie abbiano una doppia vita dissoluta, in cui scialano le offerte che piovono dal mondo intero. E quindi, considerato che i sanatori da loro gestiti restano luoghi poverissimi dove i malati muoiono a volte senza antibiotici (figurarsi gli antidolorifici), e che persino la presenza di un frigorifero o di un ascensore è maltollerata; considerato che è inverosimile che possano buttare via molti soldi le suore che usano gli stessi aghi ipodermici più volte, sciacquandoli nell’acqua fredda, e che somministrano vaccini molto oltre la data di scadenza… non resta che immaginare un enorme pozzo senza fondo in cui vanno a finire tutti i vaglia – poco importa se questo pozzo esiste davvero o è una metafora per lo IOR. Può darsi semplicemente che Teresa abbia reinvestito ogni soldo che le è arrivato nell’apertura di nuovi sanatori senza frigorifero, ascensore e aria condizionata, dato che la sua priorità non è mai stata la salute o il benessere dei suoi pazienti. Mai. Anche se noi viandanti infastiditi abbiamo spesso dato per scontato che lo fosse: che a Calcutta e altrove Teresa combattesse contro il dolore e la disperazione e la morte. Niente di più sbagliato, e non possiamo nemmeno prendercela con lei, che non ha mai fatto finta di essere diversa da quello che era.

A San Francisco fu messo a disposizione delle suore un convento a tre piani con molte stanze spaziose, lunghi corridoi, due scaloni e uno scantinato immenso. [...] Le suore non esitarono a sbarazzarsi dei mobili indesiderati. Tolsero le panche dalla cappella e strapparono via tutta la moquette dalle stanze e dai corridoi. Buttarono grossi materassi dalle finestre e spogliarono l’edificio di tutti i divani, di tutte le sedie e di tutte le tende. La gente del quartiere stava sul marciapiede a guardare sbalordita. Quel magnifico edificio fu reso conforme allo stile di vita che doveva aiutare le sorelle a diventare delle sante.
Spaziosi soggiorni furono trasformati in dormitori stipati di letti. [...] I riscaldamenti rimasero spenti per tutto l’inverno nonostante la casa fosse umidissima. Nel periodo in cui vissi là molte sorelle contrassero la TBC (Hitchens, 1995).

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  • lemkin

    Per chi fosse interessato su Madre Teresa un’analisi abbastanza diversa rispetto a quella di Leonardo e Hitchens (cui pure si richiama citando alcune delle sue osservazioni e anche chiedendone conto alla stessa Madre Teresa) la offre quello che a mio parere è stato uno dei più bravi e acuti giornalisti italiani della seconda metà del secolo scorso, Tiziano Terzani, nella raccolta di articoli “In Asia”. Questa è una sintesi http://www.atma-o-jibon.org/italiano4/rit_terzani1.htm

  • karl

    @demed anche negli stati uniti c’è un legame abbastanza forte tra natalità e ricchezza, nelle zone più ricche si tende a fare meno figli. Tra l’altro anche nelle zone con i alti tassi di natalità siamo a livelli di paese ricco e in generale il tasso usa è intorno a quello di rimpiazzo.

  • http://adenardi.wordpress.com moldeke

    una cosa è la figura di MT, che si definisce “matita nelle mani di dio”, e una cosa è chi ha deciso che di dio ne è la trasposizione in terra e allora dispone a piacere anche della matita! Politicamente GP2 era un dritto e molte cose le capiremo tra qualche anno, ma è anche vero che noi ci complichiamo la vita perché le cose semplici un po’ ci urtano. Voglio dire, c’è un denominatore comune tra Terzani e Hitchens: MT è semplicità, è tutta lì. Niente accrocchi modernisti niente misticismi filosofici. Solo che per Terzani è una semplicità al limite della rivoluzione (non per niente la paragona a Ghandi) mentre per Hitchens è stupidità fuori dal senso logico dell’andare delle cose.
    Passa per il “rasoio di Ockham” tutto il resto, il controllo delle nascite, la verginità e le amicizie della nonnina (era amica del dittatore di Haithi come di quel puttanone di Lady D) …

  • http://www.fatinaincucina.it/blog parmi

    super articolo!
    Però, proverei ad attaccare l’argomento da un differente angolo: MT decise di dedicarsi ai “più poveri dei poveri”, nel momento terminale della Vita, nel solo modo che lei, suora, era in grado di fare: pulirli e stargli vicino; questo atteggiamento, già di per sè difficile in Occidente, in paesi come l’India è “radicale” (gergalmente: “sei un santo!”…da cui la beatificazione:-)).
    La critica di non aver fatto il passo successivo, cioè di garantire un differente fine-vita o di non aver predisposto strutture per la cura, secondo me non è da fare a lei, ma alla struttura ecclesiastica (la Chiesa)che deve avere questa visione “globale”.

  • daud

    Stavolta non sono d’accordo con Leonardo, che però ha sempre il pregio di far riflettere – e scusate se è poco ;-) – anche se alla fine si resta, come nel mio caso, dell’opinione precedente. Secondo me l’articolo di Terzani che qualcuno ha citato prima, chiarisce molte cose, anche quelle che scandalizzarono Hitchens: non è facile in un Paese come l’India “chiamare un taxi e mandare in ospedale” un moribondo, in tanti casi sono rifiutati in quanto “impuri”, e resta sempre il problema di quell’interiorizzato ma abolito sistema di caste. In una situazione simile anche solo dire ad una persona “non sei solo”, ti sono vicino anche se non posso toglierti il dolore, è qualcosa che restituisce dignità umana. Forse Madre Teresa è rimasta “indietro” rispetto al progresso, da donna nata nel 1910, forse Madre Teresa (scandalo!) non è stata “abbastanza santa”? Non credo sia mai esistito nessuno che sia stato “abbastanza santo”, ovvero – laicamente – che abbia fatto tutto il possibile nella sua vita.

    Ps. Leonardo, dopo il post di oggi non oso chiederti qualcosa su Francesco d’Assisi per il 4 ottobre. però sarebbe bello un post su san Giacomo Maggiore il prossimo 25 luglio (dài, che hai quasi un anno ;-) )

  • leonardoT

    Su Francesco l’ho scritto l’anno scorso…

  • daud

    Allora me l’ero perso. O dimenticato: ho scoperto questo blog un mese fa e l’ho letto a ritroso in due giorni. Andrò a rivederlo ;) E comunque punto ancora su Santiago ;)