Il dibattito secolare su TUA MADRE

Se non metto un Carracci stavolta, non lo metto più.

Il Vangelo di Marco, che come abbiamo visto potrebbe essere il più antico, Maria non la nomina nemmeno. Il Gesù di Marco è un messia piuttosto altero che disconosce madre e fratelli. Con Matteo la madre di Gesù prende almeno un nome, ma è Giuseppe a sognare l’angelo e a portarla prima a Betlemme e poi in Egitto, un pacco postale. La Maria che conosciamo davvero è quella di Luca, la vera protagonista della prima parte del suo vangelo: è una donna coraggiosa, illuminata, è persino una poetessa (lì per lì ti improvvisa il Magnificat)… però scompare del tutto appena il figlio comincia a predicare. L’ultimo evangelista, Giovanni, cambia ancora le carte in tavola: non racconta il Natale o altri episodi dell’infanzia di Gesù, ma segnala una “madre” (non la nomina mai per nome) che sembra seguirlo e assisterlo fino alla morte e alla resurrezione. Non che il Gesù di Giovanni sia diventato un mammone, tutt’altro: alle nozze di Cana, quando mamma fa presente che è finito il vino, le risponde “che ho da fare con te, donna?” È la prima cosa che Gesù dice a Maria, in quattro vangeli. Poi, sul finale, quando è già inchiodato alla croce, gli affida Giovanni apostolo (“madre, questo è tuo figlio”), e secondo alcuni l’umanità tutta. Maria è segnalata un’ultima volta negli Atti, tra le donne che fanno parte dell’entourage degli Apostoli prima della Pentecoste. Ma dalla Pentecoste in poi, quando gli apostoli diventano missionari nel mondo, di Maria si perde ogni traccia. Tutto quello che ci raccontano gli apocrifi (è morta l’anno dopo; ha seguito Giovanni a Efeso; non è mai morta; è morta ed è immediatamente salita in cielo davanti a tutti gli apostoli) non è attestato che un abbondante secolo dopo, insomma, non c’è niente di affidabile e lo sapevano benissimo anche i Padri della Chiesa. Di Maria non si sa più niente.

Il Correggio aveva afferrato quello che ai teologi ancora sfuggiva, ovvero: se potessimo rimirare la Gloria di Dio, vedremmo un sacco di gambe per aria.

Eppure i credenti continuavano a chiedere notizie della mamma. La cosa è comprensibile. Per quanto la Chiesa degli inizi debba essere stata una gerarchia rigidamente maschile (le donne dei vangeli, come le tre Marie, scompaiono immediatamente dagli Atti), senza figure femminili di riferimento non avrebbe fatto molta strada. Non avrebbe penetrato in molte famiglie, e soprattutto non si sarebbe insinuata nel cuore delle ricche matrone romane in cerca di novità orientali. Accanto a Gesù e ai coraggiosi apostoli e martiri ci voleva qualche donna, e la mamma era senz’altro la scelta migliore: anche per scacciare le altre Marie un po’ equivoche, che ungono i piedi di Gesù o li tergono coi capelli, tutti gesti dal dubbio significato. Queste signorine dal passato ambiguo negli apocrifi e nei testi gnostici rimanevano pericolosamente popolari, mettendo in ombra gli stessi apostoli maschi. La mamma no, sulla mamma non si può dire niente di male, tanto più se è la mamma di Dio.

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