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Bernardino Cinque Stelle

20 maggio 2012

I ritratti quattrocenteschi di Bernardino sono tra i più realistici (si vede chiaramente che non aveva più denti, per esempio).

Io sono andato a vederlo una volta sola, perché uscivo con una ragazza a cui interessava. Meno male che ci sono le ragazze, ne approfitto per dirlo, e che acconsentono a uscire con me, altrimenti io passerei le mie serate a leggere prediche quattrocentesche o ad approfondire su wikipedia dettagli oscuri delle biografie di supereroi di fumetti di cui si è interrotta la pubblicazione. Stavo dicendo. Una volta sono andato al palazzetto dello sport a vedere Bernardino di Siena, pardon, Beppe Grillo. Non era ancora diventato un non-leader politico, forse non aveva ancora nemmeno spaccato un PC col martello, ma ricordo che proiettò vecchi filmati in bianco e nero sulla canapa indiana. Spiegò che era un materiale incredibilmente duttile e resistente, che ci si poteva fare qualsiasi cosa, e mostrò in un filmato un’automobile realizzata con una carrozzeria di canapa indiana. Si poteva prendere a martellate. Poi interruppe il filmato e disse, con una voce un po’ meno urlata del suo standard: ragazzi vi ho preso in giro, è tutto finto. Poi riprese il tono stridulo abituale e disse: no, è vero, la canapa indiana è stata criminalizzata dalle multinazionali della plastica bla bla. Quello è stato uno dei momenti nella vita in cui mi è sembrato di avere avuto un’illuminazione. Cioè, veramente Grillo aveva detto che mi stava prendendo in giro? O me l’ero sognato? Forse voleva dimostrare che era in grado di convincermi di qualunque cosa: anche che con la canapa indiana si può carrozzare un’automobile. Il palazzetto era pieno di gente che in quel momento ne era convinta. Allora capisci che uno così in politica doveva entrarci per forza, e che ha perso fin troppo tempo prima di decidersi. Che fantastici anni Novanta ci siamo persi, Grillo vs Berlusconi, il Milione di posti di lavoro contro la Biowashball. Stavo dicendo.

Quando predicava ai suoi concittadini, ed era libero di sbrigliare il suo volgare più schietto, Bernardino aveva un modo particolare di dire “stavo dicendo”. Diceva: “a casa”. Nei momenti in cui l’affabulazione lo portava lontano dal seminato, o si metteva a replicare a qualche ascoltatrice, per tornare all’argomento gli bastava annunciare: “a casa”. E ripartiva dal punto che aveva abbandonato. Bernardino, il più grande stand up comedian del Quattrocento, non era esattamente un improvvisatore. Aveva studiato la retorica di Marco Tullio e aveva perfezionato quella empirica dei grandi predicatori francescani. Il repertorio di storiellette buffe da cui poteva attingere era sterminato, Boccaccio e Sacchetti non erano nella condizione di esigere copyright. E comunque l’importante non era il repertorio, ma il personaggio: con quella voce suadente che gli era miracolosamente rifiorita in gola dopo una malattia di gioventù che aveva minacciato di troncargli la carriera. Con la mimica che doveva metterci – sfogliando le sue prediche sembra di vedere le smorfie e sentire le risate. Bernardino non fu il primo predicatore a diventare una celebrità assoluta: prima di lui, già Antonio da Padova aveva stupito l’Italia e il mondo. Ma a Bernardino capita di vivere e predicare in decenni di transizione, privi di personaggi guida, e a doversi ingegnare inquisitore, giudice, conciliatore, diplomatico. È anche patrono dei pubblicitari, per essersi disegnato di suo pugno il logo – il trigramma YHS nel sole raggiante – e per averlo trasformato in una bandiera che le città sventolano al suo passare, abbassando temporaneamente gli stemmi cittadini e nobiliari, i simboli delle rivalità senza fine che intrappolano l’Italia in un medioevo agli sgoccioli. In certi casi è bernardinomania: a Carpi, cittadina in cui è passato una volta sola (e forse nemmeno quella) per secoli ancora le madri chiameranno i figli col suo nome, e il trigramma nel sole verrà esposto contro le epidemie di colera. Tanto clamore gli varrà l’attenzione degli inquisitori, attenzionati dai bigliettini di colleghi invidiosi. Vuoi vedere che dietro quel logo molto efficace, il trigramma nel sole, si nasconde l’idolatria? Bernardino dovrà difendersi in tre processi.

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  • alessandrosmerilli

    @Giovanni:
    c’è un vecchio articolo pubblicato su laStampa. Il link non funziona comunque l’archivio è liberamente accessibile. Ne copio qui una parte:
    « In un giornale i progetti per un governo fascista .
    Nel ’66 gli estremisti pensavano di andare al potere; poi avrebbero istituito i tribunali speciali “contro i traditori” – Alla riunione di “Raggruppamento italico” erano presenti Alberto De Stefani e l’on. Gonella, deputato del msi .
    (Dal nostro corrispondente). Milano, 23 maggio 1973. Un documento sui piani eversivi dell’estrema destra è venuto alla luce in questi giorni, spulciando alcune copie di « Rivolta di popolo », un foglio riservato ad una stretta cerchia di persone, che lo ricevevano in abbonamento. Sotto il titolo «rivendicazioni di sovranità», il commento che porta la sigla «S», dice fra l’altro: «Ogni italiano ricordi. Chi è servo dello straniero, è straniero! E sarà estraneo nella patria che va verso la libertà. Diffidiamo quindi i responsabili perché esigiamo che quel potere sia affidato a mani sicuramente “nazionali”, sicuramente “cattoliche”, sicuramente “immuni” da venature massoniche. Intendiamo che sia istituzionalizzato il controllo su questo misterioso “centro di sovranità”. E non basta. Chiunque passi per quella porta e si avvii o resti su quella poltrona non si faccia illusioni. Non resterà al comando, non resisterà al potere, non vivrà nel fasto di una perpetua discrezionalità. Non ci interessano gli uomini che passano o che restano. Ci interessa la struttura di questa costituzionalità: la forma e la possibilità di controllo effettivo che ci restituisca questa sovranità». Di fianco al commento, la notizia della riunione del 20 settembre 1966. Essa dice testualmente: «A Roma, nei locali della sede del “Raggruppamento italico”, si è riunito il comitato di reggenza del movimento. Presieduto da S.E. Alberto Ottavio Stefani, presenti i vicepresidenti onorevole Ottavio Gorgini, onorevole G. Gonella (da non confondersi con l’onorevole Guido Gonella, democristiano, ora ministro della Giustizia, n.d.r.) e i reggenti nazionali G. Auriti, A. Milani, P. Sella di Monteluce, il consiglio di reggenza ha deliberato: «1) di rivendicare di fronte al Parlamento e alla nazione l’intangibilità della sovranità nazionale, vulnerata dalla cessione della sovranità monetaria, irrinunciabile strumento di difesa della produttività nazionale. «2) di rivendicare l’integrità territoriale della patria. «3) di rivendicare nei confronti del governo, del Parlamento, del Paese, l’illegittimità delle clausole del dettato di pace. «4) di additare alla coscienza della nazione i responsabili di ogni rinuncia di sovranità come traditori del mandato politico (se lo hanno) o burocratico, e come complici dello straniero per le punizioni conseguenti alle leggi di guerra che — con effetto retroattivo — dovranno a suo tempo essere ripristinate a loro carico; Leggendo attentamente questi documenti, si ritrova tutto il programma del fascismo: un’economia tipicamente italiana (punto 1), un nazionalismo acceso (punii 2-3), l’introduzione dei tribunali speciali (punto 4) di ben triste memoria.(..)
    Gino Mazzoldi
    (24.05.1973) LaStampa– »
    Inoltre Giacinto Auriti coltivava negli anni ’70 amicizie compromettenti :
    https://www.facebook.com/notes/alessandro-smerilli/signoraggio-bancario-che-era-costui/10150160701206508

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