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L’anoressica di Dio

29 aprile 2012

La testa di Caterina è a Siena (anche un suo dito). Il corpo è a Roma, meno un piede che è a Venezia e una costola, attualmente in Belgio.

Il conclave è un disastro. Quando capiscono che l’orientamento dei cardinali è quello di nominare un francese – un altro? I romani assalgono il collegio al grido “Romano lo volemo – o almanco italiano”. Terrorizzati, i porporati scelgono un napoletano, Urbano VI, persona competente ma non molto diplomatica, pentendosene quasi subito: qualche mese dopo la maggioranza di loro si ritrova a Fondi, tra le paludi pontine per nominare un ginevrino gradito al re di Francia, Clemente VII. Quando lo scopre, Urbano ovviamente scomunica tutti. È lo scisma d’Occidente, e si consuma davanti agli occhi di Caterina: proprio lei che per anni aveva messo in guardia il vecchio Papa dal pericolo di uno scisma, se si ostinava a restare ad Avignone. Lei prende il partito di Urbano, dichiara i cardinali di Fondi “diavoli incarnati”, e continua a digiunare, una Gandhi antilettera. Quando Raimondo parte per una missione a Parigi, lo saluta consapevole che non si vedranno più. Muore a 33 anni: le stimmate, che aveva ricevuto anni prima, diventano visibili soltanto dopo la sua morte (l’esatto contrario di quel che è successo a Padre Pio). Raimondo diventerà presto Maestro generale dell’Ordine domenicano; lo scisma proseguirà per 40 anni, dividendo l’Europa occidentale tra osservanza romana e avignonese, con papi antipapi e scomuniche incrociate. Su questo in una fiction credo che sorvolerei, ma per fortuna non scrivo le fiction (per fortuna di chi le guarda, intendo: massimo rispetto a chi scrive le fiction).

Caterina è anche una grande scrittrice, passionale e sanguigna, che pochi leggono: il suo genere, la mistica, non è esattamente per tutti. Duecento anni prima di Teresa d’Avila, in Caterina ci sono già le estasi e i viaggi interiori, tanto da far pensare che il barocco sia una questione di genere più che di secolo. Io resto un maschio del XXI secolo (cresciuto tra l’altro nel secolo precedente), e a leggere certe cose mi impressiono: quando scrive a Raimondo che desidera “vederlo affogato e annegato nel sangue dolce del Figliuolo di Dio”, non so cosa pensare; basta voltar pagina perché il sangue di Cristo diventi sangue vero, quello di un condannato a morte di cui Caterina si prende cura nelle sue ultime ore, dicendogli cose così: Confortati, mio dolce fratello, che presto andremo alle nozze: tu ti bagnerai del sangue dolce del Figliuolo di Dio, e io ti aspetterò nel luogo della giustizia. E va davvero ad aspettarlo là: per immedesimarsi mette il collo sul ceppo; nel frattempo “prega e costringe” Maria a ottenere giustizia per l’uomo. A quel punto sente una punta d’invidia: tra pochi minuti il galeotto salirà in cielo e gusterà il dolce sangue di Cristo, mentre lei resterà in terra a occuparsi di cose terrene, politica e diplomazia con risultati non sempre soddisfacenti. E quando lo decapitano, lei riceve la testa nelle mani, esclamando “Io voglio”. L’odore di sangue la inebria, non ha intenzione di lavarlo via.

Poi egli gionse, come uno agnello mansueto, e, vedendomi, cominciò a rìdare, e volse che io gli facesse el segno della croce; e, ricevuto el segno, dissi: Giuso alle nozze, fratello mio dolce, ché testé sarai alla vita durabile! Posesi giù con grande mansuetudine, e io gli distesi el collo, e chinàmi giù e ramentàli el sangue dell’agnello: la bocca sua non diceva, se non «Gesù» e «Caterina», e così dicendo ricevetti el capo nelle mani mie, fermando l’occhio nella divina bontà, dicendo: Io voglio!

[...] Risposto che fu, l’anima mia si riposò in pace e in quiete, in tanto odore di sangue che io non potei sostenere di levarmi el sangue, che m’era venuto adosso, di lui. Oimè, misera miserabile, non voglio dire più: rimasi nella terra con grandissima invidia.

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  • saintgermaine

    strepitoso.

  • irevale

    belissimo, storicamente ineccepibile, pulp. molto pulp. pure troppo nel finale!

  • pendolare

    e straordinario come io mi spenda 5 minuti per leggere storie di santi… straordinario

  • pendolare

    e mi sono scordato un accento e ho aggiunto un mi
    “è straordinario come io spenda 5 minuti per leggere storie di santi”
    è stata una giornata faticosa perdonatemi

  • alessandrosmerilli

    Non è solo il barocco a essere questione di genere e non di secolo. Anche una certa predilezione femminile per il sangue e i suoi schizzi, guarda come Clitennestra racconta al coro gli ultimi istanti di vita di suo marito (1388-1392). (Per la verità a scrivere la tragedia, Agamennone, fu un uomo, Eschilo, ma non si può avere tutto).
    οὕτω τὸν αὑτοῦ θυμὸν ὁρμαίνει πεσών:
    κἀκφυσιῶν ὀξεῖαν αἵματος σφαγὴν
    βάλλει μ᾽ ἐρεμνῇ ψακάδι φοινίας δρόσου,
    χαίρουσαν οὐδὲν ἧσσον ἢ διοσδότῳ
    γάνει σπορητὸς κάλυκος ἐν λοχεύμασιν.
    «Così, cadendo, la sua anima spira : e schizzando
    fuori un violento getto di sangue, mi colpisce con nero
    spruzzo di sanguigna rugiada: e io ne godo, non meno
    che un campo seminato per il ristoro mandato dal
    cielo su gemme che si schiudono»

  • alivio60usa

    so di un bel libro che parla di Caterina
    e s´intitola ¨La Santa dell´Oca¨ ma non ricordo ne autore ne editore

  • leonardoT

    Siam qua per servirvi: Alessandro Falassi, Mondadori 1980. http://books.google.it/books/about/La_santa_dell_oca.html?id=HH89AAAAYAAJ&redir_esc=y

  • aurin

    Leonardo, che devo dire… ti leggo sempre con piacere.
    Continua cosi!