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Anselmo è sempre uno più di te

21 aprile 2012

Questa invece era la prova che Dio non ci voleva bene.

Un altro ricordo che ho delle elementari è un certo tipo di rissa verbale, abbastanza codificata, che si utilizzava molto nei primi anni, prima che prendesse il sopravvento la forma di comunicazione adulta, il turpiloquio. L’impossibilità di ricorrere a un patrimonio condiviso e comprensibile di parolacce stimolava la nostra creatività e ci costringeva a concepire combattimenti virtuali violentissimi, ancorché puramente verbali: per esempio se io dicevo “e io ti picchio con un bastone” tu mi rispondevi “e io allora ti picchio col martello”, il che mi dava l’aggancio per rispondere “e io ti picchio con due martelli”, ma a questo punto il dato numerico creava un’infinita possibilità di rilanci… senonché tu chiudevi la partita con la formula fissa “e io sempre uno più di te”. Molto prima che la maestra di matematica ci iniziasse al concetto di infinito, l’esigenza insopprimibile di insultarci ci aveva già portato a scoprire l’Infinito Più Uno, il sempre-uno-più-di-x. Non lo sapevamo, magari ci stavamo soltanto litigando il possesso di una gomma blu abrasiva di quelle che bucavano i fogli di quaderno, ma in quel momento avevamo evocato a giudice della nostra contesa il Dio di Anselmo, “Colui di cui non si può pensare il maggiore”.

Il ragionamento è abbastanza famoso: se penso a Dio come all’essere perfetto, esso non può esistere soltanto nel mio pensiero, perché non sarebbe più perfetto (sarebbe infatti più piccolo di me, contenuto nel mio cervellino). No: se è perfetto deve esistere al di fuori: quindi Dio c’è. Facile.

Un po’ troppo facile, effettivamente, e lo stesso Anselmo come pensatore si era dimostrato capace di ragionamenti ben più sottili. Ma qui si trattava di dover dimostrare l’esistenza di Dio a priori, senza osservazioni empiriche, proprio perché Dio viene prima di ogni altra cosa.

Pensa che almeno in un universo c'è davvero

È questo, soprattutto, ad allontanarci da Anselmo. Almeno il cosmonauta della barzelletta aveva dovuto farsi sparare in orbita, guardarsi un po’ in giro, scansare la teiera di Russel. Per fare un razzo in grado di sottrarsi alla gravità ci sono voluti tre-quattro secoli di osservazioni, esperimenti, teorie, da Newton a Von Braun. Per capire come funziona il corpo umano abbiamo dovuto sezionarlo, osservarlo, inventare il microscopio, immaginare il dna a doppia elica, sperimentare muffe e altri farmaci, e tante cose ancora ci sfuggono. Anche solo per scoprire l’America abbiamo dovuto mandare centinaia di marinai, un sacco di navi, un sacco di soldi. E invece per scoprire l’esistenza di Dio bastava concentrarsi e ragionare – magari Anselmo non ha neanche buttato giù uno schema, uno schizzo, nel medioevo non credo che si facessero gli scarabocchi mentre ci si concentrava, con quel che veniva la pergamena all’oncia. Niente cannocchiali, niente microscopi, neanche un po’ di inchiostro, niente. Insomma, savio Anselmo, possibile che tu con il solo ausilio del tuo cervello abbia trovato dentro di te qualcosa che sta fuori? Non ti accorgi della contraddizione che non lo consente? Non hai letto Gaunilone?

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  • lossina

    beh però messa così (se è dentro la mia testa è più piccola di me…) è un po’ semplicistica e Anselmo ci passa un po’ da scemotto, quando invece la sua prova a priori dell’esistenza di dio è stata la più discussa e la più complessa da smontare. Gaunilone non ci riuscì tanto, andò meglio con Kant che spiegò come non tutto ciò che è razionale sia reale. Il buon Anselmo difatti con il suo “id quo nihil maius cogitari possit” diceva che se noi pensiamo una cosa perfettissima (e dio, se lo pensiamo, lo dobbiamo pensare come perfettissimo) non può esistere solo come idea, perché l’idea di una cosa sarebbe inferiore alla cosa stessa esistente. Quindi, se dio è ciò di cui non può pensarsi il maggiore, deve necessariamente esistere. Ed ecco perché l’obiezione di Gaunilone non resse, perché l’isola meravigliosa non era “ciò di cui non si poteva pensare il maggiore”. L’ambiguità era tra reale ed ideale, che Anselmo metteva ontologicamente sullo stesso piano (e quindi era corretto per lui sostenere che se esisti sei maggiore che se ti penso solamente), Kant dimostrò poi che la cosa non teneva perché i due piani non sono comparabili.

  • alifey

    L’immanenza è un concetto antitetico a quello di trascendenza, che si riferisce alla qualità di ciò che è immanente, ossia ciò che risiede nell’essere, ha in sé il proprio principio e fine e, facendo parte dell’essenza di un soggetto, non può avere un’esistenza da questo separata.
    Abbiamo bisogno di altro?

  • https://plus.google.com/u/0/103371321707088498374/posts saul

    @KYRA65
    che peraltro se vogliamo in inglese era resa ancora meglio, perché la frase era “She’s black” (Dio c’è ed è nera)

  • roccor

    Data la mia formazione dò il mio contributo aggiungendo che Kurt Godel uno dei più importanti logici matematici del XX secolo (se non IL più importante), diede una dimostrazione matematica (ovviamente a priori) dell’esistenza di Dio, che sostanzialmente è l’equivalente di quella di S. Anselmo ma con dei simboli strani al posto delle parole. http://en.wikipedia.org/wiki/G%C3%B6del%27s_ontological_proof