Il Post
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Pietro, l’uomo delle figuracce

22 febbraio 2012

22 febbraio – Cattedra di San Pietro.

pubblicità subliminale, sul post!

Sì, inoltre oggi è anche il mercoledì delle ceneri, l’inizio della Quaresima, polvere eravamo polvere ritorneremo eccetera. Ma quella delle ceneri è una ricorrenza mobile, che oscilla nel calendario e quest’anno coincide – ambigua ironia – con la festa che celebra la cattedra del più glorioso dei Santi, il primo degli Apostoli e fondatore della Santa Sede, San Pietro primo Papa. La coincidenza ci suggerisce di buttare un po’ di cenere su tanta gloria: dopotutto Pietro è un uomo come noi, e tra i suoi primati ce n’è uno in particolare che ce lo rammenta: siamo al cospetto del più grande gaffeur dei Vangeli. Proprio così. Nessuno fa tante figuracce come lui, anzi è discutibile che nei Vangeli altri a parte lui facciano figuracce. Sembra proprio che sia il suo specifico: a volte è come se a Gesù servisse una spalla comica. L’esempio più estremo è in Giovanni (13,8-9), l’evangelista filosofo, che però quando si tratta di Pietro è capace di montare dei veri e propri siparietti:

PIETRO: Tu lavarmi i piedi? Giammai.
GESÙ: Se non ti lavo, non avrai parte alcuna con me.
PIETRO: Ah, allora anche le mani e la testa, grazie.

Altre volte l’impressione è che a Gesù serva semplicemente un tizio ottuso, di quelli che si incontrano spesso nei dialoghi filosofici, e servono semplicemente a far rifulgere meglio la sapienza dell’interlocutore; quando replicano il più delle volte lo fanno soltanto per permettere al Maestro di prender fiato e molto spesso in realtà non dicono niente, se il dialogo fosse una videointervista li vedresti annuire in controcampo. Il classico esempio di battuta di dialogo che può toccare a Pietro è “spiegaci la parabola”: come il dottor Watson, il più delle volte Pietro non ha capito bene, non ha capito niente, e questo oltre a essere funzionale a introdurre nel racconto una spiegazione, ce lo rende immediatamente simpatico. L’esatto opposto di Paolo di Tarso, che ha capito tutto senza neanche conoscere Gesù: Pietro viceversa c’era sin dai tempi della Galilea, e sin d’allora non si raccapezzava, chiedeva spiegazioni, continuava a non raccapezzarsi, rimediava figuracce. Non è un caso che Pietro sia uno dei pochi Santi su cui si è sempre potuto scherzare, dal folklore popolare (cfr. Jovine, Signora Ava) alle vignette fino alle pubblicità del caffè. Pietro è uno di noi.

Quando conosce Gesù, e si rende conto dei suoi poteri, gli si getta ai piedi e lo supplica: “allontanati, perché sono un peccatore”. Però poi lo segue: Lui solo ha parole di vita eterna (e all’occorrenza sa come si combina una pesca miracolosa). Sul monte Tabor ha l’incredibile privilegio di vedere il suo Maestro trasfigurato nella gloria, tra Elia e Mosè: la sua reazione è la più pedestre che si possa immaginare. “Maestro, qui si sta proprio bene, restiamo? Posso fare tre tende”: il pescatore si preoccupa che le apparizioni bibliche possano prendere freddo. Nell’orto degli ulivi è un disastro ambulante: vuole vegliare su Gesù ma invariabilmente si addormenta; quando arrivano le guardie del Sinedrio sfodera la spada, stacca un orecchio a un servo, finché non è lo stesso Gesù a calmarlo. L’istinto barricadero, già ribadito poche ore prima a cena (“se anche gli altri ti abbandoneranno io non ti abbandonerò!”, “Ti seguirò anche in prigione e fino alla morte!”) gli passa d’un tratto nella portineria del sommo sacerdote, quando Pietro rinnega il Maestro tre volte prima che il gallo canti, senza bisogno di torture, di minacce e nemmeno di giudici: Pietro si fa mettere sotto torchio da una serva. L’episodio è uno dei pochi a essere ricordato in tutti e quattro vangeli, il che ci lascia capire che non esiste, nemmeno nella Chiesa primitiva, una corrente che cerchi di addolcire, di profumare in un qualche modo le fecali figure di Pietro: Pietro è un rodomonte che in tutto il suo romanzo tira un solo colpo di spada e stacca l’orecchio a un poveretto senza colpe; il classico duro-e-puro che alla prima minima difficoltà nega tutto e se la dà a gambe: costui è Pietro già nei primi racconti ancora non scritti, ovvero quelli che probabilmente ha messo in giro lo stesso Pietro. Il quale probabilmente aveva nel repertorio numeri simili a quelli di certi predicatori che raccontano sempre di quando vivevano nel peccato e nell’ignoranza di Gesù: probabilmente l’ex pescatore faceva qualcosa del genere, deliziava il suo pubblico raccontando tutte le sue figuracce in presenza del Dio vivente. (“Ehi, raccontaci ancora di quando hai provato anche tu a camminare sulle acque e a momenti affogavi”).

Se Pietro è così umano, troppo umano, cosa ci fa sulla cattedra più importante della Chiesa? Ma sono proprio i suoi difetti a renderlo, oltre che simpatico, una prova vivente della grazia di Dio che esalta gli umili e arricchisce i poveri in ispirito. In realtà sul primato di Pietro si discute da millenni: i cattolici si basano sull’interpretazione metaforica di Matteo 16,18: “Tu sei una roccia e su questa roccia edificherò la mia Chiesa”. Pietro prima si chiamava Simone: da lì in poi prenderà il nome di Cefa, “Roccia” in aramaico, “Pierre” in francese: l’italiano “Pietro” perde un po’ di significato nel passaggio dal latino. Simone ottiene il prestigioso nomignolo in una delle rare volte in cui risponde correttamente a un’interrogazione del Maestro: “Chi voi credete che io sia?” Simone “the Rock” risponde: “Il Cristo, il figlio del Dio vivente”. Per i protestanti la vera “roccia” sulla quale Gesù voleva fondare la sua Chiesa non è la persona fisica di Simone, ma la verità che lui per primo riconosce: che Gesù, appunto, è il Messia. Un’altra possibilità, poco accreditata ma non del tutto improbabile, conoscendo i due personaggi, è che Simone abbia preso l’ennesima topica e che Gesù se ne stia prendendo gioco: oh, ancora con questa storia del Cristo, ma sei duro eh, sei proprio un sasso, d’ora in poi ti chiamerò Sasso. Poi si sa, alla gente piace interpretare e fa ancora più casino. (Continua…)

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  • yossi

    Dunque, quel libro non ti piace granche’ ma ne parli ugualmente. E casualmente e’ un libro in cui si denigrano gli ebrei.

    Immagino che tutto il Nuovo Testamento ricada in questa tua definizione. Chiunque scriva a proposito del Nuovo Testamento ce l’ha con gli ebrei?

    Usi a sproposito l’espressione kosher, per indicare un atteggiamento intollerante, guarda caso degli ebrei.

    Non hai capito. In questo post non c’è nessun ebreo con un atteggiamento intollerante. Ho usato “non kosher” per rendere “impuro” o “inmondum” secondo i precetti del Levitico. Dai che hai capito benissimo.

    E non stai spiegando come mai parli di un libro cosi’ antipatico

    Devo spiegarti perché per parlare di Pietro apostolo devo rifarmi agli Atti?

    e come mai infili degli errori cosi’ marchiani.

    Alle 18:36, alle 19:09 e alle 19:53 ti ho spiegato in che senso ho usato kosher. Altri errori non me li hai segnalati.

    Come si vede leggendo il tuo post sui Parrazzi.

    Che palle. È un pezzo del 2004, chissà quante altre cazzate ho scritto da allora.

    Anche se sei molto attento a notare che l’interlocutore scrive qualcosa in terza persona, riprendendo (peraltro) quel che scrivi tu.

    Il mio era un personaggio finzionale. Stai dicendo che “Yossi” è un personaggio finzionale? Sto discutendo con un personaggio finzionale?

    ripercorri il thread nel mio blog, usa i link e controlla pure gli utenti.

    Devo proprio? C’è solo Barbara, un anonimo e un motociclista con un blog dove non c’è scritto niente. ahem

    Di qualcuno, tra quelli che ti fanno a fette, ci sono persino le fotografie.

    Confermo, del motociclista. E basta, solo la foto.

    Se pensi che io mi sia inventato anche quelle

    No, davvero non credo che tu vada a rubare delle foto di motociclisti, perlomeno spero ne ruberesti di più credibili.

    Forse ti conviene prendere atto che stai sulle scatole a diverse persone

    A te, a Barbara e a un motociclista? Ok, sopravvivo. Però, per favore, non sdoppiarti più. Leo.

  • amaryllide

    “Quanto al fatto che mi inventerei delle identita’”
    per esempio, hai parlato di Nahum, ovvero di te stesso, in terza persona. Questo è appunto inventarsi una identità.
    Quanto agli altri utenti che farebbero a fette Leonardo, leggiamo.
    “mi hai tratto in inganno e sono finito ancora a leggere quel somaro…se lo eviti non ti verranno le emorroidi.”
    questi sono insulti, se pensi che sia fare a fette, è chiaro perchè sei costretto a inventarti le personalità multiple.
    “Mi permetto una correzione: “kosher” non è ebraico, bensì yiddish”
    questa è una critica, ma a te. Dopodichè c’è un anonimo, tu e Leonardo. Dove sono questi utenti che lo fanno a fette?
    “Forse ti conviene prendere atto che stai sulle scatole a diverse persone,”
    A parte il fatto che nessuno ha la pretesa di piacere a tutti, una volta appurato che Yossi-Nahum-Jack e tutto il cucuzzaro sono una persona, rimane quella delle emorroidi. Penso che Leonardo possa sopravvivere all’antipatia di così tanta (e così ben selezionata!) gente.

  • yossi

    Curioso, c’e’ qualcuno che si firma con il nick che uso io per loggarmi qui, parla con la voce di Leonardo, il quale afferma che sono gli altri ad usare personalita’ multiple. Boh
    Intanto Leonardo non spiega ai lettori perche’, tra i tanti anacronismi possibili, ha scelto di sovrapporre ebrei di ieri ad ebrei di oggi, per riempire il ruolo degli antipatici in questa libera rappresentazione tratta dagli Atti. Pero’ afferma che non ha pregiudizi. Perche’ e’ risaputo che chi ha pregiudizi contro ebrei o omosessuali, fa di tutto per avvisare.

    Non lo spiego ai lettori perché mi pare che a tutti loro, tranne a te e ai tuoi amici immaginari, sia chiaro che non ho sovrapposto ebrei di ieri od oggi; e che in questo pezzo non c’è nessun ebreo “antipatico” in quanto ebreo. Leo.

  • yossi

    Amaryllide, visto che stai facendo dei gran discorsi in difesa di Leoanrdo, ti seccherebbe indagare a proposito di quello che si firma Yossi, qua sopra, che sembra difenderlo anche lui?

    Yossi, ti prego, non infilarti in questa china. Soprattutto non qui, dove ho tutti gli strumenti per controllare. Sai benissimo di essere l’autore di tutti i commenti a nome Yossi. In quello precedente sono intervenuto in corsivo, qui lo posso fare. Ti ho solo risposto punto per punto, come mi diverte fare quando nei tuoi interventi si accumulano sciocchezze al quadrato e sciocchezze al cubo. Non ho cancellato niente: mi sto sforzando di essere corretto con una persona che da molto tempo non lo è con me. Ti garantisco che non è semplice. Leo.

  • yossi

    Quello che scrive “ho intervenuto” sarebbe un insegnante? azz…
    Quello che si firma Leonardo sarebbe lo stesso che qui
    http://tinyurl.com/7y4gafd annuncia di non intervenire piu’, e subito dopo
    http://tinyurl.com/6rd9fp3 torna ad intervenire?
    Mah, che dire. Spero davvero che questa gente non vinca le elezioni.
    (È un tuo tic strano questo. Non mi sono mai candidato).

    I pregiudizi, si sa, sono sempre inconsci, e ci vuole un certo coraggio ad ammettere di averne. Forse e’ un po’ troppo pretendere simile forza d’animo da parte del prof. Ho Intervenuto.

    Mi sembra che tu abbia capito male anche stavolta. Comunque grazie per la segnalazione, correggo. Credo che se esageri a spammare il tuo blog nei commenti WordPress potrebbe metterli in sospeso. Non ti preoccupare, ma non esagerare a spammare il tuo blog. Secondo me hai già un sacco di visitatori: Nahum, Zanardo, il motociclista, tantissimi. Leo.

  • yossi

    Scusa, prof Ho Intervenuto, qua sopra vedo un mio post con delel aggiunte tue in corsivo, pero’ sembra sparito l’originale (cioe’ il mio senza le aggiunte in corsivo)
    Che ti combina wordpress? Cancella i post a cui tu vuoi rispondere? Puoi intervenutare sulla questione?

    Ti ho già risposto più sopra, per favore, non cominciare con l’antisemitismo di wordpress. Già che sono qui, vuoi che ti corregga i refusi? Ogni tanto te ne scappano. Leo.

  • amaryllide

    comunicazione di servizio al titolare del blog: è in arrivo una muta di cani in calore compagni di strusciamento sulle gambe del malcapitato del signore dai multiformi nick che si dice che è bravo da solo.

  • eleirbag

    Bellissimo post.
    Giusto una cosa: a Roma diciamo ‘ndo vai, non ‘ndo vvai, perché il romanesco segue le regole della fonetica italiana per quanto riguarda il raddoppiamento fonosintattico.
    Ciao!

  • irevale

    ma serio vi siete accapigliati così tanto? io sono cattolica credente praticante e tutte quelle etichette che mi preparano il paradiso,ma quando leggo tondelli non mi arrabbio. semmai rifletto su come gli altri ci vedono e su simone “cefa” pietro sono in totale accordo. rilassatevi. mi offendosemmai mi dicessero che in quanto cattolica sono antisemita, anzi mi affascina la cultura-storia-lingua-religione ebraica. cavolo

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