Il Post
RSS share on Twitter share on FaceBook

Oro incenso e kryptonite

6 gennaio 2012

6 gennaio – Epifania e Adorazione dei Magi

Guarda che ori, che broccati, che levrieri... Gentile da Fabriano è un po' tamarro, diciamolo.

Non erano necessariamente tre (Matteo non dice mai il numero: lo si desume dai tre doni, oro incenso e mirra). Non erano re, anche questo l’evangelista non lo scrive; e la situazione geopolitica del primo secolo ci è abbastanza nota da permetterci di escludere l’esistenza di re itineranti, con molto tempo da perdere dietro a stelle e profezie. Non erano neanche “magi”, perché se ci pensate bene la parola in italiano non ha molto senso, è stata coniata apposta per loro: diconsi magi i tre re venuti ad adorare Gesù. Matteo in greco scrive magoi, termine imbarazzante, perché ai cristiani i maghi non piacciono: sin dall’inizio li percepiscono come i loro più insidiosi concorrenti (a partire da quel Simon Mago che negli apocrifi tormenta Simon Pietro come un gemello cattivo). “Magoi” erano chiamati dai greci i sacerdoti zoroastriani, il che lascia pensare che i non-re provenissero dalla Persia, oggi Iran. Non seguivano una cometa, perlomeno non necessariamente: Matteo si limita a parlare di una stella (“vidimus enim stellam“, 2,2). Non arrivarono a una grotta, né a una capanna: Matteo scrive che trovarono il bambino entrando in una “casa” (“intrantes domum invenerunt puerum“, 2,11). Insomma se Matteo vedesse un presepe moderno, con la cometa in cima alla grotta e i tre re cammellati, non riconoscerebbe la scena. Anche a causa di tutti quei pastori nei dintorni, di cui nel suo Vangelo ovviamente non v’è minima traccia. Che cosa è successo?

Ci sono state delle contaminazioni, evidentemente. La prima è col Vangelo di Luca (posteriore?), che dipinge una scena molto più familiare: c’è il censimento “di tutta la terra”, c’è almeno un albergo tutto esaurito, la mangiatoia, i pastori, gli angeli cantano “Gloria a Dio nel più alto dei cieli”… ecco, siamo già in pieno presepe. Tranne un piccolo dettaglio: i magi. Luca non ne parla, e sì che dei tre sinottici è quello che sembra aver fatto più indagini. Suona quasi come una smentita. Luca, poi, lo abbiamo visto, è il più liberal degli evangelisti, quello di “beati i poveri” (non “in ispirito”: beati i poveri e basta): il suo Gesù deve per forza nascere in un contesto di disagio sociale ed essere adorato dai pastori: si capisce che questi maghi venuti dal nulla che portano doni preziosi non rientrano nel suo quadro. Si capisce altresì che Luca non è un vero povero, perché ai poveri i re bardati d’oro venuti da lontano non dispiacciono affatto, sono i punti luci del presepe. Alla fine i natali di Matteo e di Luca si amalgameranno, assorbendo altri dettagli dalla fervida fantasia degli apocrifi: così scopriremo per esempio che i magi erano re – giusto per realizzare un altro paio di profezie veterotestamentarie – che si chiamavano Gaspare Melchiorre e Baldassarre, che ognuno rappresenta un continente diverso, eccetera. Gli esegeti arricchiranno il brodo spiegandoci che l’oro allude alla regalità (Gesù Cristo è Re, non scordiamolo), l’incenso al sacerdozio, mentre la mirra, questa benedetta mirra che assomiglia a uno di quei regali di Natale che nessuno vorrebbe, i calzini di lana, la cravatta à pois… la mirra rappresenta effettivamente il ruolo più difficile, di vittima sacrificale: l’olio di mirra era adoperato per l’unzione sacerdotale, ma anche per l’imbalsamazione. Ancora oggi i magi fanno discutere astronomi e fantastorici: sulla questione della “stella” si sono riempite biblioteche di congetture (era una cometa o una supernova? O un banale allineamento planetario?) Alla fine insomma la nostra concezione dei “re magi” dipende molto più dal folklore del presepe che dalla lettera del Vangelo. La cosa interessante è che il folklore non si è sostituito alla lettera. Vi si è per così dire incrostato, ma chiunque sappia leggere può rimuovere gli addobbi posticci e ritrovare il testo di Matteo. In altre religioni non è successo così. Miti e racconti si sono contaminati e mescolati per secoli, prima di arrivare alla forma che conosciamo (e che magari non è nemmeno la definitiva). (Continua…)

1 2 Successiva »
TAG: , , , , , , , , , , , , , , , , , , ,
  • alessandrosmerilli

    E’ vero, i Magi erano ben più di tre. In un testo molto diffuso nel Medioevo: l’Opus imperfectum in Matthaeum, si parla di addirittura dodici studiosores, governati da rigide norme, che scrutavano il cielo per scoprirvi un indizio della venuta del Messia. L’osservazione veniva effettuata nei pressi di una certa spelonca, che però non era una spelonca qualsiasi ma era quella in cui Adamo e Eva avevano lasciato i loro tesori, dopo aver abbandonato il Paradiso terrestre. La Rivelazione che il Cristo è venuto avverrà dunque nel luogo stesso dove i Progenitori hanno cominciato la loro vita terrena dopo la cacciata dall’Eden, e il tesoro di Adamo sarà offerto al Messia. Quindi i Doni vengono da lontano, molto lontano. Alla fine i sapienti rimasero in tre, solo tre, senza neanche i somari. C’è un bellissimo quadro a Vienna, anche se mutilo per un buon 20% nella sua parte sinistra, appunto quello in cui è raffigurata la spelonca. Forse qualche arredatore ha voluto adattarlo all’ambiente in cui era esposto. Comunque sono ancora visibili la sorgente del bagno purificatorio dei sapienti e due piante: l’edera, legata alla Natività e il fico alla Passione. E’ stato dipinto da Giorgione ed è detto i Tre Filosofi. http://a4.sphotos.ak.fbcdn.net/hphotos-ak-snc7/392174_2668411744557_1083969578_32348523_1123929997_n.jpg
    Nel corso dei secoli è stato interpretato nei modi più fantasiosi, cito a caso i personaggi che di volta in volta vi sono stati riconosciuti: il mago Merlino, Marco Aurelio, Abramo, Pitagora, Tolomeo, Archimede, Aristotele, Averroè, Virgilio, Regiomontano, al Battaini, Copernico, san Luca, Davide, san Girolamo, Mosè, Zoroastro ecc..
    La faccio breve: il personaggio centrale, al quale Giorgione nella versione definitiva schiarì un po’ la pelle è in realtà Jaspar maior in figura et ethiops niger (il re Mago nero col turbante del mio presepio da bambino che mi piaceva tanto), quello sulla destra senex et canus, barba prolixus et capillis è Melchior, e ovviamente il giovane seduto è Baltasar. Il sole che tramonta sullo sfondo indica evidentemente l’occidente, ma il quadro è pervaso da una luminosità che proviene dal lato opposto, quello della Stella che gli studiosi per l’appunto stanno studiando. Molti anni fa Salvatore Settis venne in possesso di una lettera inedita precedentemente inviata da uno studioso inglese, R.Eisler, destinata al “Times Literary Supplement” e pubblicata solo in parte. Descrive i segni misteriosi tracciati sul foglio che Melchiorre tiene tra le mani. Ne trascrivo una traduzione ma, non fidandomi della mia abilità di traduttore, copio anche il testo originale.
    http://a6.sphotos.ak.fbcdn.net/hphotos-ak-ash4/383594_2668438785233_1083969578_32348529_2016379938_n.jpg
    “Il Mago dalla barba bianca sulla destra stringe una carta che mostra i cicli nell’orbita apparente di Giove(♃) che si trova accanto al segno del (♑) Capricorno e sotto una ruota dentata con ingranaggi numerati 2,3,4,5,6,7 – l’accrocchio strano inventato dall’astronomo arabo Tebit ibn Qurrah (836-901) tra la “sfera delle stelle fisse” e il “la sfera celeste ” dovrebbe contenere i segni zodiacali con il fine di spiegare il presunto movimento oscillatorio ( nutatio o trepidatio ) dei punti tropicali otto gradi in su e in giù. Questo movimento … ha lo scopo di collegarsi con l’osservazione della crescita elicoidale della stella che annuncia la nascita del Salvatore.
    The white-bearded Magian on the right side holds a chart showing the loops in the apparent orbit of Jupiter (♃ ) standing next to the sign of (♑ ) Capricorn and below a cogwheel with cogs numbered 2,3,4,5,6,7- the strange contraption inserted by Arabic Astronomer Tebit ibn Qurrah (836-901) between the “sphere of the fixed stars” and the “crystalline sky” supposed to contain the zodiacal signs for the purpose of explaining the alleged oscillatory movement ( nutatio or trepidatio) of the tropical points eight degrees forward and backward. This movement… is meant to connect with the watch for the helical rise of the star heralding the birth of the Saviour child. “
    La nutatio o trepidatio (nutazione) è il moto dell’asse terrestre associato alla precessione degli equinozi dei quali si è parlato in post precedenti, a proposito della nascita di deità poco dopo il solstizio d’inverno.
    http://www.google.it/url?sa=t&rct=j&q=precessione&source=web&cd=2&sqi=2&ved=0CDQQFjAB&url=http%3A%2F%2Fit.wikipedia.org%2Fwiki%2FPrecessione_degli_equinozi&ei=8ysIT-PJEOzP4QTNytSNCA&usg=AFQjCNE9IhFKTJpHd-2VhSyX4-xVOE0Pjg
    Si percepisce vividamente il tentativo di studiare e razionalizzare gli eventi naturali anche con l’aiuto dei codici greci e arabi giunti in Italia prima della catastrofe di Costantinopoli e che un secolo dopo verrà infine definitivamente codificato da Galileo. Comunque se lo dovessi ritrovare in qualche bancarella napoletana, ricomprerò il mio bel Gaspare di terracotta, nero e col turbante.

  • aristarco

    Perché citare il latino dei vangeli e non la lingua nei quai sono stati scritti?

  • lucagras

    Piccoladorrit, assolutamente nulla da obiettare. Preciso solo che un qualche valore storico, al racconto evangelico, il credente glielo deve pur dare – non tanto per dogma, ma semplicemente perché altrimenti il cristianesimo sarebbe qualcosa di esclusivamente spiritualistico e fideistico. Per il resto, integro ciò che dici – a ulteriore riprova che lo condivido e ne condivido il valore – dicendo che in quella tradizione (la grande tradizione cristiana, certo: ma anche, estendendo lo sguardo, la grande tradizione dell’umanità che si pensa, si racconta, si rappresenta) siamo completamente immersi e quindi non possiamo pretendere di darne una valutazione completamente oggettiva. Il che fra l’altro rende la condizione del credente ontologicamente non così diversa da quella del non credente: tutti possiamo e dobbiamo usare la ragione, ma tutti siamo inestricabilmente parte di una storia e di una condizione che inevitabilmente plasma anche il nostro punto di vista, che è sempre solidale, almeno in qualche misura, con ciò che narriamo e non può mai completamente astrarsene.

  • leonardoT

    - Suro, hai ovviamente ragione, trent’anni non trentatré. Solito lapsus.
    - Aristarco, hai perfettamente ragione, purtroppo non so abbastanza greco per permettermelo.
    - Piccoladorrit, certo non mi sono dimenticato che Francesco è l’inventore del presepe (l’ho scritto nel pezzo dedicato a lui, due mesi fa).
    - Matteodd, non c’è nessun bisogno di citare il brano del Vangelo: lo si può reperire abbastanza facilmente su internet, in tutte le versioni.

  • lucagras

    - Sul latino: ok citare il testo greco originario, ma è vero anche che per la civiltà occidentale (nel senso di Europa Occidentale rispetto all’Europa dell’Est) il latino della Vulgata è quello che ha veramente “fatto testo” praticamente fino a oggi.
    - Trentatrè: l’età di Cristo all’inizio della sua predicazione è indicata da Luca (3,23) in “circa [oseì] trent’anni”: anche senza tener conto dei valori simbolici che hanno potuto favorire quest’indicazione, una certa approssimatività è quindi esplicitamente segnalata già nel testo. E’ ben noto inoltre che la durata del ministero pubblico di Gesù è diversa in Marco e Matteo da un lato, e Luca dall’altro (Luca concentra tutti gli eventi in un unico, e simbolico, “anno”). I calcoli più comuni, com’è ben noto, ricostruiscono che Gesù possa aver avuto circa 37 anni al momento della crocifissione. Non so quanto le nuove tendenze più inclini a difendere la lettera del testo (tendenze che non andrebbero né raccolte entusiasticamente in modo poco avveduto, né semplicemente respinte facendo spallucce e rischiando l’accusa di impigrimento scientifico) possano aver rimesso in discussione queste acquisizioni.

  • amilcare

    Non fai un po’ di confusione usando la parola Magi e associandola come significato ai maghi?
    La magheia non e’ immediatamente traducibile come termine con magia. O banalmente il termine mago ha in italiano un significato che solo negli ambienti esoterici/iniziatici e’ caratterizzato come quello di un cercatore di conoscenza tramite lo studio di discipline esoteriche. No’ altri se ci dici mago, pensiamo a Silvan…
    A onor del vero, la tradizione principale asserisce che la lingua in cui sono stati scritti sia il greco, ma ci sono anche altre opinioni. A noi sono pervenuti in greco, ma studi sono stati fatti che dicono che la struttura sintattica del greco di quei testi sia compatibile con una lingua semitica. Come se fossero stati tradotti dall’aramaico o dall’ebraico.

  • http://mammiferobipede.splinder.com marcopie

    Aggiungerei che la “stella” originaria divenne “cometa” grazie a Giotto, che ne osservò una (probabilmente quella che nei secoli successivi venne per prima individuata da Halley come cometa periodica) e la raffigurò nella cappella degli Scrovegni a Padova: http://it.wikipedia.org/wiki/Cometa_di_Halley#Secondo_millennio_d.C.