Qui volano Madonne (ovvero: e se Loreto fosse un parco a tema?)

Musica dal vivo, altro che business class.

10 dicembre – Madonna di Loreto

Vi è mai capitato di entrare in una chiesa e trovarvi raffigurata una casa volante, sollevata dagli angeli, a volte con la Madonna appollaiata sul tetto? Probabilmente no, è un’iconografia non molto diffusa, ed è facile capire il perché: è un po’ buffa, la casa volante. Se siete cristiani praticanti, non dilettanti della domenica, lo sapete già: si tratta della Casa Santa di Loreto, la residenza di Giuseppe e Maria, l’umile dimora dove Gesù ha trascorso i primi anni della sua vita dopo la fuga in Egitto. Come?, diranno i dilettanti, Gesù non è vissuto a Nazareth? Giusto. E Loreto non è in provincia di Ancona? Giusto. E quindi? E quindi pare che a un certo punto, più o meno quando i Turchi ricacciano i crociati in mare, la Madonna, temendo per la sua proprietà, abbia demandato ad alcuni angeli il trasferimento dell’(im)mobile in una località più sicura, per via aerea: che è poi il motivo per cui la Madonna di Loreto è stata nominata patrona dell’aviazione (e dei traslochi). Loreto non sarebbe nemmeno stata la prima scelta; per qualche anno pare che la casa abbia sostato nei pressi di Fiume, oggi Croazia. Anche nelle Marche potrebbe aver cambiato posizione un paio di volte prima di trovare il sito ideale, dove resisterebbe più o meno dal tardo Duecento, protetta da una basilica fortificata che è uno dei capolavori del primo rinascimento italiano. E queste cose i cristiani praticanti (non i dilettanti della domenica) le sanno. Ma la domanda è: ci credono sul serio? Il solito problema. La Trinità e la Transustanziazione possono essere misteri complessi, ma non mettono in discussione la dignità di chi decide di credervi. Per contro, una casetta palestinese che svolazza di qua e di là per il mediterraneo sostenuta dagli angeli ti pone un problema di ordine diverso: siamo adulti, abbiamo smesso di credere a Babbo Natale con le Renne, sul serio ci si aspetta che crediamo nella Madonna volante con la casa e tutto quanto?

The Passion in Matera.

La prendo alla lontana. Nel 2004 uscì in tutto il mondo The Passion of The Christ, film tutto sommato ributtante, che ancora oggi viene riprogrammato più o meno ogni Pasqua in fascia protetta, per la gioia dei ragazzini che di un Cristo supereroe splatter avevano senz’altro bisogno. Tra le varie scelte discutibilissime di Gibson (il latino ridicolo, le torture esagerate, l’idea a conti fatti eretica di un Cristo che sopravvive a frustate e percosse che avrebbero fatto fuori un elefante) ce n’è una non del tutto insensata: il film è stato girato presso Matera, in un ambiente naturale non molto dissimile da quello dei dintorni di Gerusalemme. È noto che il successo del film, nei mesi successivi, creò un vero indotto per il turismo di Matera: i set naturali di The Passion divennero luoghi di pellegrinaggio postmoderno. Magari tra qualche secolo qualche osservatore troverà la cosa divertente: possibile che i pellegrini del XXI secolo non si rendessero conto della differenza tra un set e un luogo autentico? A questi storici da strapazzo del futuro sfuggirà il punto; il cristiano che decideva di andare a Matera piuttosto che a Gerusalemme sapeva benissimo che i due luoghi non coincidevano: se preferiva il Golgota finto al vero era per altri motivi, per esempio la guerra: erano gli anni della guerra in Iraq e della Seconda Intifada, che diedero un colpo quasi fatale al turismo religioso in Terrasanta. In quel momento Matera diventa un’alternativa comoda e filologicamente corretta, certificata dal film di Mel Gibson che non a caso veniva spacciato come la versione cinematografica più aderente allo spirito dei Vangeli (una scemenza, basta aver letto un po’ di Vangelo per rendersene conto, ma lasciamo stare). (Continua…)

1 2 3 Pagina successiva »