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Baudolino e i secoli di nebbia

10 novembre 2011

10 novembre – San Baudolino d’Alessandria
Baudolino è un altro di quei santi di cui conosciamo quasi soltanto la seconda vita, quella dopo la morte. È il patrono di Alessandria (non d’Egitto, in Piemonte), che però è stata fondata quattrocento anni dopo. L’ordine degli Umiliati (una specie di Soviet dei lavoratori medievali della lana) lo riconosce come uno dei suoi affiliati – ma anche gli Umiliati nacquero soltanto nel dodicesimo secolo, e avevano semplicemente ottenuto l’appalto della gestione della sua cappella ad Alessandria. Dopo di loro arrivarono i Domenicani, e anche loro magari si inventarono qualche su questo Santo di poche parole e, tutto sommato, pochi fatti. Cosa sappiamo veramente di lui?

Paul Warnefried, il più grande storico longobardo (l'unico, anche)

Che è vissuto ai tempi dei longobardi, gente rude che parlava poco e scriveva anche meno. L’unica fonte “sicura”, per così dire, è Paolo Diacono, al secolo Paul Warnefried, illustre storico longobardo che visse ai tempi e alla corte di Carlo Magno, ed è ritenuto in generale abbastanza attendibile dagli studiosi… in mancanza di niente: vale a dire che è l’unica fonte di molti eventi della dominazione longobarda. Comunque. Diacono parla di un Baudolino che, benché risulti più o meno suo coetaneo, sembra già emergere dalle nebbie della storia remota (del resto a quel tempo si scriveva su pergamene già ingiallite, probabilmente bastava un decennio di distanza per sentirsi già antichi). Paolo lo riconosce capace di molti miracoli (multis miraculis refulsit) e profezie, ma quando si tratta di scendere nel dettaglio, ne racconta soltanto uno piuttosto deludente: quando il re Liutprando, che era nei pressi per una battuta di caccia, mandò a chiamarlo affinché miracolasse il figlio che si era preso una freccia, Baudolino rispose che non poteva farci nulla perché il ragazzo era già morto (quia puer ille defunctus est). E infatti nel frattempo il ragazzo era morto davvero… miracolo? Boh, sì, diciamo che è un miracolo. E se mi fosse concesso di parlare di identità regionali ai tempi dei longobardi, ecco, questo santo eremita che non promette niente, che i miracoli li farebbe anche, però bisognava avvertirlo per tempo, lo trovo molto piemontese, molto bogia-nen.

E questo è tutto sul Baudolino storico. Però forse è già troppo, nel senso che la storia potrebbe anche essere più breve di così: ovvero, Baudolino potrebbe anche non essere mai esistito. E Paolo Diacono? Potrebbe essersi inventato tutto, anzi, magari anche Paolo Diacono potrebbe essere un’invenzione, così come Carlo Magno e tante altre cose bizzarre e banali accadute tra il settimo e il decimo secolo. Questo almeno secondo una teoria messa a punto da due storici tedeschi, Niemitz e Illig, l’ipotesi del tempo fantasma – die Phantomzeit-Theorie, in tedesco suona molto più seria. Si tratta di una di quelle teorie che mettono in discussione la nostra cronologia: noi riteniamo di vivere più o meno 2011 anni dopo la nascita di Gesù di Nazareth, ma cosa ne sappiamo davvero? Per molti secoli nessuno ha tenuto seriamente il conto. E non è che il carbonio 14 o il conteggio degli anelli dei tronchi ci consentano misure veramente precise, insomma, potrebbero anche esserci anni o interi decenni di differenza. Ma la teoria di Illig e Niemitz è un filo più estrema: per loro, insomma, in realtà oggi sarebbe il 10 novembre del 1714 dopo Cristo. Dal momento che i nostri antenati a un certo punto si sarebbero inventati tre secoli (297 anni, per la precisione) di sana pianta.

Attenzione. La Phantomzeit-Theorie, per quanto clamorosa, non è una delle solite teorie strampalate che pasturano i gonzi su internet, come le scie chimiche o signoraggi. Illig e Niemitz qualche argomento interessante dalla loro parte lo hanno trovato. Per esempio, sappiamo che per rimediare a un difetto del calendario di Giulio Cesare (ogni anno guadagnava dieci minuti rispetto all’anno solare), Papa Gregorio XIII introdusse nel 1582 il suo calendario gregoriano. Per l’occasione, dovendo recuperare i minuti persi per milleseicento anni, si decise di tagliare in quell’anno dieci giorni. Ma Illig calcola che per rimettersi in linea con l’anno di introduzione del calendario giuliano ne sarebbero serviti tredici. È come se da qualche parte mancassero trecento anni, ma dove? L’Alto Medioevo sembra il periodo più facile da falsificare. Per decenni interi sembra che non succeda niente, le biografie di papi santi e imperatori sono piuttosto tirate via oppure ripetono gli stessi episodi con piccole variazioni. E va bene che l’Italia dopo le guerre e le epidemie del sesto secolo era diventata una foresta, ma perché a Costantinopoli, la metropoli dei tempi, non risultano monumenti eretti durante quei tre secoli? Va bene, questo si potrebbe anche dire di Roma dal 1942 a oggi, ma… Perché non ci sono documenti che attestano la vita delle comunità ebraiche nelle città europee in quei tre secoli? – Che ci fa su una moneta araba della dinastia Omayyade un imperatore persiano che avrebbe dovuto vivere un secolo prima? Che ci fanno degli archi romanici nella Cappella Palatina di Aquisgrana (Aachen), che dovrebbe risalire a due secoli prima? Sappiamo che Ottone III, restauratore del Sacro Romano Impero Germanico, nell’anno Mille in punto aprì la tomba e vi scoprì le spoglie ancora decentemente conservate di Carlo Magno. Però ci trovò anche della biancheria appartenuta a Gesù Cristo, di cui è lecito dubitare l’autenticità, quindi… se fosse stata tutta una messa in scena? In fondo tutto quello che sappiamo di Carlo Magno deriva da cronache facilmente falsificabili – e che monasteri e cancellerie del tempo taroccassero documenti è ben noto, si pensi soltanto alla donazione di Costantino. Il braccio destro di Ottone, poi, Gerard d’Aurillac (poi papa Silvestro II), era un personaggio particolare, appassionato di scienza e costruttore di automi, sospettato ovviamente di trescare col demonio – il sospettato numero uno di un eventuale complotto.

Rimane il movente. Ovvero, tutto sommato possiamo anche accettare che nell’Alto Medioevo monaci e cronisti si inventino secoli interi, ma perché avrebbero dovuto farlo? Forse perché a Ottone III (in Germania) o a Costantino VII (a Bisanzio) piaceva l’idea di regnare esattamente più o meno nel Mille dopo Cristo, cifra tonda. Illig e soci non hanno trovato di meglio. Resta inoltre da capire perché i cronisti musulmani avrebbero dovuto collaborare al complotto. Ma forse non c’è nessun complotto, forse semplicemente l’epoca di Ottone e Silvestro è quella in cui ci si pone per la prima volta il problema di contare gli anni a partire dalla nascita di Cristo. Prima di loro effettivamente nessuno aveva tenuto il conto, c’era un guazzabuglio di cronologie diverse e magari qualche cronista pragmatico può aver suggerito di tagliare la testa al toro: diciamo che siamo nell’anno Mille, ripartiamo da qui e amen. Ai cronisti, come Paolo Diacono, non sarebbe rimasto che rielaborare la cronologia locale, riempiendo i buchi con regni e santi immaginari. Messa in questi termini potrebbe avere un senso… ma allora Diacono avrebbe potuto immaginarsi qualcosa di più fiorito, che so, fanciulle rapite da draghi, santi che emergono illesi da pentole di olio bollente, insomma, le cose che scrivono gli agiografi quando si scatenano. Non è il suo caso: Diacono racconta miracoli e fatti di cronaca tutto sommato plausibili, e questo è uno degli indizi che in mancanza di altre fonti ce lo fanno ritenere abbastanza attendibile. Ma forse è soltanto il solito longobardo senza fantasia, a cui hanno regalato tre secoli di storia vuota da riempire di favole, e lui non ha trovato niente di meglio che qualche santo, qualche cavaliere, qualche fanciulla obbligata a bere dal cranio del padre, e tanta, tantissima nebbia.

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  • leonardoT

    “Per questo che mi chiedo se sei davvero convinto che la chiesa cattolica oggi sia davvero quel pestilenziale nemico che avvelena il mondo”.

    Cecchettobello, ma che blog stai leggendo?

    Riguardo alle smentite (o alle “super-smentite”): sì, le obiezioni a Illig e Niemitz sono sensate (e io non è che la prenda più sul serio di tanto, la loro teoria), però in generale non mi sembrano assolutamente decisive. La dendrocronologia ha i suoi problemi; la cometa che passa un tal anno non è necessariamente quella di Halley (non sappiamo nemmeno se quella nel Vangelo fosse una cometa o no, non è presentata come tale). Eclissi solari e lunari ci fanno propendere per la datazione tradizionale, ma una certezza al 100% non l’abbiamo. Quel che sappiamo è che quasi sicuramente non siamo nel 2011 dopo Cristo (anche perché rimane il problema dell’effettiva esistenza storica di Gesù). E’ anche molto improbabile che siamo nel 1714. Siamo in una data intermedia, ma che il carbonio 14 o la dendrocronologia sappiano dircelo, no.

    Quanto a Fomenko, ecco, la sua sì che è una teoria folle, e mi dispiace che quando uno parla di Illig (teoria bizzarra ma da non escludere al 100%) si finisca sempre per arrivare a Fomenko – è un po’ come quando in una discussione pacata sulla possibile presenza di tracce di vita non terrestre nell’universo arriva l’ufologo. E’ vero che è un matematico, e a mio parere è proprio il suo uso di strumenti matematici e sofisticati applicato alle scienze umane che lo porta a stravolgere il passato. Fa leggere a un computer cronache diverse alla ricerca di pattern simili, e quando li trova conclude che stanno raccontando la stessa storia, e quindi la dinastia dei re d’Israele e quella degli imperatori Romani sarebbero la stessa dinastia raccontata due volte. Basterebbe sapere (e un umanista russo lo sa benissimo) che quando noi raccontiamo una storia tendiamo sempre a raccontarla seguendo gli stessi pattern, che però sono nostri: non è l’universo là fuori che si ripete, siamo noi che di fronte a fenomeni diversi tendiamo a ripeterci, a disegnare sempre le stesse costellazioni in cielo, eccetera.

  • ankou6

    no, aspe, forse non ci siamo capiti. In base alle stesse argomentazioni di questi germanici la tenuta del calendario attuale è confermata almeno a partire dal concilio di Nicea. L’errore loro è stato pensare che il calendario gregoriano “resettasse” il conteggio della pasqua come era ai tempi di Gesù mentre veniva invece “resettato” (passatemi questo termine infame) al 325 d.C. .
    Per quel che riguarda la dendrocronologia hai più o meno ragione, ma per la datazione( calibrata) al C14 no. Ci sono degli oggetti del passato (di legno, residui di cibo, cadaveri) che noi attribuiamo ad un determinato periodo storico (e.g. 3000 anni fa) per considerazioni archeologiche o addirittura per iscrizioni coeve (tipo nelle tombe) e il C14 ce li conferma in senso assoluto (ovvero nell’esempio 3000 anni fa che per noi corrisponde al 1000 a.C., ma al tasso di decadimento del C14 questo gliene frega assai).
    Poi che ci siano i famosi dieci giorni mancanti questo è pacifico da millemila fonti scritte. Ma poi, non è che mancano, sono serviti a riallineare il calendario con la precessione.

  • http://ultimastagione.wordpress.com fabiobg

    Mi avete aperto un mondo sui complottismi cronologici. Mi mancavano. Grazie.

  • ankou6

    Postilla: Il C14 non è preciso all’anno ovviamente, ma il range è abbastanza limitato da farci tagliare via ipotesi estreme come secoli inesistenti. poi ci sono mille altre prove, come ad esempio proprio il fatto che all’epoca della riforma gregoriana siano bastati dieci giorni di gap per riallineare la pasqua a quella del 325 d C.

  • jackg

    Madre mia.

  • alessandrosmerilli

    Leonarot, secondo me i cattolici si sono sentiti offesi dal tuo articolo perché hai osato mettere in dubbio la veridicità della donazione di Costantino. Un noto giornalista cattolico, per di più docente in una scuola di giornalismo ne ha confermato la validità, chiamando a testimone Tommaso Campanella. Si chiama Antonio Socci.

  • lucagras

    Io credo fermamente nell’autenticità della donazione di Costantino Vitaliano.