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La passione (apocrifa) di Steve Jobs

28 ottobre 2011

Sì, io sono in contatto con la Apple per motivi professionali. Sai, ogni volta che esce una notizia le aziende per prime, attraverso i manager o gli uffici stampa, sono disponibili a rilasciare dichiarazioni o comunicati. Con Apple ho ottimi rapporti: sono sempre stati cortesi e molto disponibili. Perciò mi è sembrato opportuno avvertirli, qualche mese fa, quando era già uscita la notizia che questa biografia non autorizzata sarebbe uscita in ottobre (almeno nel nostro caso la data di uscita non è cambiata dall’inizio). La prima reazione, un po’ sgomenta è stata: “Ma tu come fai a scrivere una biografia dall’Italia di Steve Jobs? Io l’ho interpretata così: stiamo parlando di uno degli uomini più in gamba e geniali dell’universo… tu piccolo giornalista italiano come osi affrontare questa montagna?”

Ma lo sanno che internet ce l’abbiamo anche noi?

Lo sanno, lo sanno, ma è ovvio che c’è una certa ipersensibilità all’interno dell’azienda… Comunque uno dei motivi principali per cui ho intrapreso questa avventura (oltre al fatto che un editore mi ha chiesto se ero disponibile a farlo) è che mi sono reso conto che non era disponibile su carta stampata, in libreria, una vera e propria semplice ricostruzione biografica di quello che oggi è il “fenomeno Steve Jobs”, che in realtà è un essere umano che è nato, è vissuto, ha fatto determinate cose ed è morto. In Italia sono stati tradotti pochi libri, e la maggior parte sono dedicati al suo stile di management…. uno dei pochi testi per così dire “biografici” è stato tradotto per Arcana nel 2002 con un titolo osceno: “I su e giù di Steve Jobs”. In realtà è la traduzione di un bel libro di Alan Deutschman che si chiama “The Second Coming of Steve Jobs”.

Il Secondo Avvento! Che – ricordiamo – è quello di Gesù Cristo che tornerà alla fine dei tempi per resuscitare i vivi e… no, scusa, hai detto Arcana? Quella dei libri coi testi delle canzoni, con la copertina verde, che compravamo negli anni Ottanta per capire cosa stavamo cantando in corriera… insomma loro ci traducevano il rock.

Con una certa disinvoltura se ricordi…

Con una bellissima disinvoltura, praticamente hanno inventato Jim Morrison… in generale l’Arcana pubblicava mitologia intorno a quelli che tutto sommato erano i nostri idoli. Oggi però ho la sensazione che gli idoli non vengano più dalla musica, che per vari motivi non mi sembra più un orizzonte in grado di creare mitologia originale, e allora l’Arcana cosa fa? mette in giro una biografia di Steve Jobs. Ora vedremo se la biografia ufficiale spingerà ancora di più sul pedale dell’agiografia. Ma tu che hai presente la vita di Jobs per come si raccontava fino a ieri, prima che arrivasse la Vulgata, quali aneddoti ritieni che potrebbero più facilmente prestarsi a una mitologia delle gesta di Jobs?

In linea di principio Jobs incarna un’età dell’oro. Gli anni Settanta, la controcultura, l’immaginazione al potere… paradigmi che poi con ritardo di dieci o vent’anni arriveranno anche in Europa per infilarsi anche qui nel settore dell’economia (con risultati discutibili, però). E poi la new economy: le aziende che nascono nei garage e che si quotano in borsa come già all’inizio degli anni ’80 aveva fatto la Apple, con la IPO più grande dai tempi in cui si era quotata in borsa la Ford. Jobs è stato uno degli ultimi e principali testimoni di quell’epoca. Ci sono degli aneddoti che fanno della sua avventura sulla terra un alternarsi di cadute all’inferno e rinascite – se non vere e proprie resurrezioni. Come per esempio l’esilio forzato dell’85, da cui però poté risollevarsi – vale sempre la pena ricordarlo – grazie ai grossi capitali che aveva guadagnato con Apple. Se è stato uno straordinario e visionario imprenditore è anche perché ha potuto reinvestire una quantità di denaro guadagnata con Apple difficilmente immaginabile. NeXT gli costò decine di milioni di dollari: lui quasi azzera il proprio capitale ma nel frattempo crea un’azienda e ne compra un’altra (la Pixar!) Nel libro che citavo prima, Deutschman descrive Jobs con un sostantivo che secondo me è tra i più azzeccati: superstite. Jobs può essere un idealista, un fanatico per molti versi, ma sa anche essere assolutamente pragmatico, e questo gli consente di sopravvivere in situazioni anomale, fuori dalla norma. Nasce da una coppia di giovanissimi: studente americana lei, ricercatore di origine siriana lui, che nel 1955 in California affidano in adozione questo figlio a una coppia. Il patrigno non ha neanche il diploma delle superiori e la moglie è sostanzialmente una casalinga: questa è la coppia che adotta Steve Jobs.

Qui più che a una leggenda di santi mi viene da pensare a uno di quei romanzi “Rags to riches” che nell’Ottocento imperversavano negli USA: storie di trovatelli che cominciano raccogliendo le cartacce e poi diventano magnati…

Sì, forse per capire come si parla di Jobs negli USA dovremmo partire da quel tipo di mitologia. Non è un caso che uno dei più grandi amici di Steve Jobs sia Larry Ellison, uno degli uomini più ricchi degli Stati Uniti, il numero uno di un’azienda ancora più grande di Apple, per certi aspetti, Oracle (che produce, per semplificare, database). Ellison è un altro trovatello che si fa dal nulla, e tra i due scoppia una vera e propria amicizia che con alterne vicende è durata per tutta la vita.

Due trovatelli in cima ad Apple e Oracle. Poteva succedere fuori dalla California?

Questa è una cosa che viene spesso trascurata. Almeno nel libro ho cercato di sottolineare che in quegli anni ’70 la California, e in particolare quell’area geografica tra San Francisco e Los Angeles o più specificatamente la Silicon Valley, è un’area con delle caratteristiche peculiari che in un qualche modo predestinano l’esistenza di personaggi come Jobs. È un’area in cui, per volontà di un’università – Stanford – e di un complesso militare che pure è presente, si concentrano aziende di elettronica e di informatica. Le stesse scuole superiori offrono corsi di elettronica, e siamo alla fine degli anni ’70! Jobs e il suo futuro socio Wozniak frequentano corsi di elettronica a scuola a cavallo tra ’60 e ’70: Wozniak vince premi per la costruzione fai da te di primi marchingegni elettronici. Se Jobs fosse nato in qualsiasi altro posto del mondo io sinceramente non so dirti se sarebbe diventato Mr Apple. So sicuramente dirti che quella è una zona su cui le occasioni e le possibilità sono tante. C’è una frase di Jobs che ho messo all’inizio del libro perché mi è parsa molto significativa: “Non esiste una “punizione” per aver fallito in questa Valle. Né economicamente, né psicologicamente. Nel senso che se hai un’idea e inizi la tua attività, anche se fallisci, sei considerato generalmente meglio di prima, per il semplice fatto che nel frattempo hai acquisito una serie di nozioni importanti in diverse discipline”.

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  • https://profiles.google.com/raffel.ibba/ab raffibb

    Ho letto rapidamente, in fondo non me ne importa un granché.
    Ma ho due osservazioni, per me importanti.
    La Silicon Valley è figlia – esclusivamente e senza alcun “quasi” – dell’apparato politico/militare/industriale che domina oggi gli usa ed il mondo.
    Il che la dice lunga (e corta) sulle dimensioni e sulle scelte degli attuali gruppi dirigenti del pianeta e sulla “ipocrisia” delle diramazioni “destra-sinistra” nell’attuale scenario politico.

    La seconda cosa è sui “santi”, i quali sono santi perché sono – sempre e tuttora – in relazione con i viventi.

    Cioè.

    Non si fa santo un morto.
    Se uno è morto è morto e nulla c’importa più di lui.
    Se lo si fa santo è perché sappiamo – pensiamo – che è vivente come noi e più di noi, e ci aiuta.
    La dimensione dei “santi” nella chiesa cristiana e cattolica riprende e battezza la “pratica” arcaica delle plurime presenze del divino, tipica delle società mediterranee e forse di tutte le società.
    Per cui c’è un doppio meccanismo.
    La prima razionalizzazione delle paure con il divino plurimo e la seconda razionalizzazione con l’eliminazione del divino plurimo a favore dell’Unico e Vero Dio, il Santo, nella testimonianza, vivente (ora e sempre), di Gesù Cristo (il quale, sia detto tra parentesi, non ha alcuna “biografia autorizzata” poiché la Rivelazione è sempre all’opera … infatti la comprensione di Cristo è un dono della fede e non una decisione umana … e “questo” è così “letterariamente ed antropologicamente” e non solo “nella fede” … si deve prendere sul serio Gesù Cristo e chi lo segue).
    Le “mitografie” attuali, come questa qui sopra su mister Jobs, a che cosa mirano?
    A parte le scelte soggettive, come quella del biografo italiano di mister Jobs, in termini intersoggettivi e antropologici, a che serve una operazione del genere?
    So, perché è chiaro e dichiarato, a cosa mira la santificazione di madre Teresa di Calcutta. Mira a stimolare comportamenti analoghi.
    Ma nel caso di mister Jobs, che ho difficoltà a considerare “vivente” nei termini della sua santificazione (non lo è, è morto e basta …. per me è vivente, perché credo in Cristo e quindi so che è vivo ed è per questo che non lo faccio “santo”, lasciando il compito a Dio), in questo caso preciso a cosa mira la santificazione di questo signore che è morto?
    Ovvero, quali conseguenze sociali e culturali ha?

    Oppure non ne ha. Ma allora tutto ciò è una perdita di tempo.

    Ciao
    r

  • irob78

    In tutta sincerità non riesco a capire come questo Bagnato si permetta di sparare sentenze sulla biografia ufficiale di Isaacson senza averla letta… mi sembra un atto di assurda arroganza e di consueto pressappochismo tutto italiano ahimè.
    Io sto leggendo, anzi divorando, il libro di Isaacson e devo dire che non solo è scritto molto bene, ma è anche estremamente equilibrato e completo nell’esaminare la figura di Jobs.
    Contrariamente a quanto si possa pensare, Jobs ha chiesto all’autore di non omettere nulla e di intervistare anche i propri “nemici” o comunque persone entrate in conflitto con lui; a sentire Isaacson, Jobs non avrebbe nemmeno letto il libro prima della stampa.
    Ne esce quindi un ritratto straordinario di una persona unica e straordinaria; non vi sono omissioni sulle sue follie, i suoi pianti isterici, le sue doppiezze ed il suo modo spietato di trattare gli altri….nessun punto oscuro è stato omesso.
    Ne esce quindi un libro a mio parere straordinario, perché estremamente equilibrato e perché capace di raccontare alla perfezione non solo una vicenda umana e imprenditoriale, ma anche un periodo storico (forse) irripetibile…ovvero la rivoluzione tecnologica della Silicon Valley e gli anni 70 di San Francisco e dintorni.

    Io non ho letto il libro di Bagnato, che sicuramente sarà interessante e ricco di aneddoti, e non posso quindi giudicare; posso giudicare però una persona che fa una biografia “apocrifa” senza leggere quella “ufficiale”, sparando sentenze e tacciando di “vangelo” un libro che non ha nemmeno letto. E questa si chiama arroganza (a casa mia).

    Irob78, a parlare di “vangelo” e di “apocrifi” non è Bagnato: sono io, a causa della mia nota fissa per le religioni. Quando abbiamo realizzato questa chiacchierata il libro di Isaacson non era ancora uscito: eravamo entrambi molto curiosi ma ovviamente non potevamo esprimere dei giudizi. La parola “vangelo” non è offensiva: parte dall’osservazione che da qui in poi chi parlerà di Jobs userà come fonte primaria il libro di Isaacson, proprio per la sua completezza e la sua ufficialità.

  • http://leo54.splinder.com/ leorotundo

    Questa storia della santificazione di Steve Jobs ha degli aspetti strani, la maggioranza delle persone che sono appassionate o che si occupano di informatica che conosco non trattano Steve Jobs come un santo e non hanno verso di lui un atteggiamento particolarmente reverenziale. Lo trattano come un abile e fortunato inventore ed imprenditore che ha vissuto una storia tipicamente americana. Un atteggiamento diverso proviene dagli appassionati dei prodotti della Apple e da quella parte del grande pubblico che rimane impressionata dalla morte dei personaggi famosi, è probabile che come è avvenuto in altri casi fra pochi mesi tutto sarà ridimensionato e riportato alle dimensioni reali.

  • plato

    “Lui e loro ci hanno convinti perché ben progettati, ci hanno affascinato la precisione e l’affidabilità”
    usai una scheda madre foxconn dopo aver fritto cpu+mobo. la presi perché costava 32 o 37€, una cifra del genere. pare che la qualità non sia cambiata col tempo

  • riccardobagnato

    @IROB78. Ciao solo per precisare che non mi sono permesso a dire il vero di dare giudizi su altri libri. Come scrive anche Leonardo, al momento della chiacchierata la biografia ufficiale non era ancora uscita e quindi non potevo. Del resto la sto leggendo, ma anche in questo caso attendo di terminarla per poter avere un’opinione completa… garzie e a presto
    Riccardo

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