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La passione (apocrifa) di Steve Jobs

28 ottobre 2011

In questo blog, oltre ai Santi standard, mi piacerebbe ogni tanto inserire quei personaggi che nel calendario ci entreranno tra qualche tempo; quelli che quando se ne vanno lasciano nell’aria un profumo di gloria, e tutti si mettono ad acclamare “Santo Subito”. Per esempio in questi giorni un po’ avari di Santi interessanti mi sarebbe piaciuto scrivere un pezzo sulla Santificazione di Steve Jobs. Purtroppo ci aveva già pensato Wired. Io però ho un piccolo vantaggio, ovvero conosco il primo vero biografo italiano Non Autorizzato di Steve Jobs. Con cui ho chiacchierato un paio di settimane fa. Si chiama Riccardo Bagnato e probabilmente di lui avete già letto qualcosa. Per esempio, su Repubblica.it con cui collabora, o sul settimanale VITA di cui è redattore: i pezzi più interessanti sulle nuove tecnologie sono spesso suoi. Bagnato è anche co-autore con Benedetta Verrini di un fondamentale libro-inchiesta su una delle più importanti produzioni industriali italiane, di cui si parla sempre stranamente così poco: Armi d’Italia.

Invece il tuo ultimo libro (diamoci del tu… neanche fossimo vecchi compagni di scuola) si chiama, appunto, iJobs ed è uscito in questi giorni in cui tutti ovviamente parlano dell’altra biografia, quella di seicentotrenta pagine autorizzata da Jobs stesso, e che arriva nelle librerie anglosassoni un po’ in anticipo rispetto alla prima data prevista, vero?

Sì, l’uscita del libro era stata fissata a marzo 2012. Poi il 24 agosto, quando Jobs si è dimesso da CEO, era stata anticipata al 21 novembre di quest’anno. Con la morte è stata di nuovo spostata prima al 28 ottobre mi pare, e poi al 24. Ma non è che dobbiamo per forza parlare dell’altra biografia… che dici? Inoltre, non l’ho ancora letta.

Invece avevo voglia di parlarne perché secondo me, a partire da questi giorni, la storia della vita di Jobs si sta cristallizzando nella forma che assumerà nei secoli a venire. Come la vita di alcuni Santi o di Gesù nel Vangelo, che nei primi secoli è un po’ ambigua, evanescente, e poi a un certo punto viene fissata per sempre, in una successione di episodi canonici che sono poi quelli che conosciamo, quelli della cosiddetta vulgata. Ecco, secondo me questa Grande Biografia Autorizzata è destinata a diventare il Vangelo di Jobs, e tutti quelli che parleranno di Jobs da qui in poi si sentiranno costretti ad attenersi a questa fonte primaria. A questo punto quello che hai fatto tu diventa ancora più interessante, perché hai messo insieme un altro vangelo totalmente apocrifo, che darà un’idea di Jobs per forza di cose molto diversa dalla futura vulgata…

Beh, ovviamente sono molto curioso, anche se mi spaventano un po’ le seicento pagine…

Spaventano anche me, ma bisogna dire che sono un po’ le dimensioni standard dei best sellers anglosassoni, no? Sono sempre quei mattoni lì.

Sì, ma allo stesso tempo la trovo una cosa per certi aspetti poco jobsiana.

In effetti sarei curioso di sapere quanti Mac Air pesa, il mattone.

Ti racconto un aneddoto: sai che a un certo punto Steve Jobs esce da Apple e fonda un’altra azienda, NeXT, con l’obiettivo di costruire e offrire il computer migliore che ci sia al mondo per un target che era più o meno quello del mondo accademico. In realtà col progressivo fallimento del progetto – perché di questo si deve parlare – ad un certo punto Jobs decide di mollare quella che per lui è una grande passione, cioè la costruzione e il design dell’hardware, e di concentrarsi su quello che in realtà NeXT era riuscito a fare egregiamente e tutti gli invidiavano, cioè il sistema operativo. È il cosiddetto NeXTStep, che poi diventerà il sistema operativo sui cui si basa il MacOsX, quello che usiamo oggi. Ma in quegli anni NeXTStep faceva gola a molte aziende. Persino a IBM, il grande nemico contro cui Jobs si era scagliato nel 1984 con il famoso spot per il lancio di Macintosh. Ecco, a un certo punto IBM, l’azienda dorsale della industria informatica ed elettronica americana, chiede a Steve Jobs di poter utilizzare NeXTStep sui propri computer. Siamo a una svolta epocale: è vero che Windows sta diventando sempre più dominante, ma IBM è interessata a installare NeXTStep sui suoi portatili. Bene, a questo punto l’IBM spedisce a Jobs un contratto di diverse centinaia di pagine, com’era uso da parte di una grande multinazionale, e Jobs risponde buttando via quel contratto e chiedendo molto incazzato di mandargliene un altro, perché lui non si sarebbe letto nessun contratto che superasse le dieci pagine.

Stai dicendo che è per questo che non abbiamo il MacOS X sui PC? Perché Jobs odiava i mattoni di carta?

Riducendo ai minimi termini, con sessanta “se” davanti… Sta di fatto, che quello è stato senz’altro un passaggio cruciale. Ed è anche il motivo per cui trovo poco jobsiana l’operazione della biografia – che ovviamente avrà un successo strepitoso. Io però ho fatto tutt’altra operazione. Da un lato non potevo permettermi gli stessi strumenti e godere delle stesse relazioni. Dall’altro mi interessava sinceramente mettere in fila i fatti, costruire una narrazione semplice e godibile, in cui far parlare chi aveva vissuto, discusso o lavorato con Jobs. Non un’agiografia, né un pamphlet polemico, ma una biografia critica nell’accezione “filologica” del termine se me lo permetti.

Ecco, appunto. Tu hai scritto una biografia di Jobs dall’Italia. Anche se a Cupertino lo sanno. E la loro reazione è stata “Come osi”, una cosa del genere?

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  • https://profiles.google.com/raffel.ibba/ab raffibb

    Ho letto rapidamente, in fondo non me ne importa un granché.
    Ma ho due osservazioni, per me importanti.
    La Silicon Valley è figlia – esclusivamente e senza alcun “quasi” – dell’apparato politico/militare/industriale che domina oggi gli usa ed il mondo.
    Il che la dice lunga (e corta) sulle dimensioni e sulle scelte degli attuali gruppi dirigenti del pianeta e sulla “ipocrisia” delle diramazioni “destra-sinistra” nell’attuale scenario politico.

    La seconda cosa è sui “santi”, i quali sono santi perché sono – sempre e tuttora – in relazione con i viventi.

    Cioè.

    Non si fa santo un morto.
    Se uno è morto è morto e nulla c’importa più di lui.
    Se lo si fa santo è perché sappiamo – pensiamo – che è vivente come noi e più di noi, e ci aiuta.
    La dimensione dei “santi” nella chiesa cristiana e cattolica riprende e battezza la “pratica” arcaica delle plurime presenze del divino, tipica delle società mediterranee e forse di tutte le società.
    Per cui c’è un doppio meccanismo.
    La prima razionalizzazione delle paure con il divino plurimo e la seconda razionalizzazione con l’eliminazione del divino plurimo a favore dell’Unico e Vero Dio, il Santo, nella testimonianza, vivente (ora e sempre), di Gesù Cristo (il quale, sia detto tra parentesi, non ha alcuna “biografia autorizzata” poiché la Rivelazione è sempre all’opera … infatti la comprensione di Cristo è un dono della fede e non una decisione umana … e “questo” è così “letterariamente ed antropologicamente” e non solo “nella fede” … si deve prendere sul serio Gesù Cristo e chi lo segue).
    Le “mitografie” attuali, come questa qui sopra su mister Jobs, a che cosa mirano?
    A parte le scelte soggettive, come quella del biografo italiano di mister Jobs, in termini intersoggettivi e antropologici, a che serve una operazione del genere?
    So, perché è chiaro e dichiarato, a cosa mira la santificazione di madre Teresa di Calcutta. Mira a stimolare comportamenti analoghi.
    Ma nel caso di mister Jobs, che ho difficoltà a considerare “vivente” nei termini della sua santificazione (non lo è, è morto e basta …. per me è vivente, perché credo in Cristo e quindi so che è vivo ed è per questo che non lo faccio “santo”, lasciando il compito a Dio), in questo caso preciso a cosa mira la santificazione di questo signore che è morto?
    Ovvero, quali conseguenze sociali e culturali ha?

    Oppure non ne ha. Ma allora tutto ciò è una perdita di tempo.

    Ciao
    r

  • irob78

    In tutta sincerità non riesco a capire come questo Bagnato si permetta di sparare sentenze sulla biografia ufficiale di Isaacson senza averla letta… mi sembra un atto di assurda arroganza e di consueto pressappochismo tutto italiano ahimè.
    Io sto leggendo, anzi divorando, il libro di Isaacson e devo dire che non solo è scritto molto bene, ma è anche estremamente equilibrato e completo nell’esaminare la figura di Jobs.
    Contrariamente a quanto si possa pensare, Jobs ha chiesto all’autore di non omettere nulla e di intervistare anche i propri “nemici” o comunque persone entrate in conflitto con lui; a sentire Isaacson, Jobs non avrebbe nemmeno letto il libro prima della stampa.
    Ne esce quindi un ritratto straordinario di una persona unica e straordinaria; non vi sono omissioni sulle sue follie, i suoi pianti isterici, le sue doppiezze ed il suo modo spietato di trattare gli altri….nessun punto oscuro è stato omesso.
    Ne esce quindi un libro a mio parere straordinario, perché estremamente equilibrato e perché capace di raccontare alla perfezione non solo una vicenda umana e imprenditoriale, ma anche un periodo storico (forse) irripetibile…ovvero la rivoluzione tecnologica della Silicon Valley e gli anni 70 di San Francisco e dintorni.

    Io non ho letto il libro di Bagnato, che sicuramente sarà interessante e ricco di aneddoti, e non posso quindi giudicare; posso giudicare però una persona che fa una biografia “apocrifa” senza leggere quella “ufficiale”, sparando sentenze e tacciando di “vangelo” un libro che non ha nemmeno letto. E questa si chiama arroganza (a casa mia).

    Irob78, a parlare di “vangelo” e di “apocrifi” non è Bagnato: sono io, a causa della mia nota fissa per le religioni. Quando abbiamo realizzato questa chiacchierata il libro di Isaacson non era ancora uscito: eravamo entrambi molto curiosi ma ovviamente non potevamo esprimere dei giudizi. La parola “vangelo” non è offensiva: parte dall’osservazione che da qui in poi chi parlerà di Jobs userà come fonte primaria il libro di Isaacson, proprio per la sua completezza e la sua ufficialità.

  • http://leo54.splinder.com/ leorotundo

    Questa storia della santificazione di Steve Jobs ha degli aspetti strani, la maggioranza delle persone che sono appassionate o che si occupano di informatica che conosco non trattano Steve Jobs come un santo e non hanno verso di lui un atteggiamento particolarmente reverenziale. Lo trattano come un abile e fortunato inventore ed imprenditore che ha vissuto una storia tipicamente americana. Un atteggiamento diverso proviene dagli appassionati dei prodotti della Apple e da quella parte del grande pubblico che rimane impressionata dalla morte dei personaggi famosi, è probabile che come è avvenuto in altri casi fra pochi mesi tutto sarà ridimensionato e riportato alle dimensioni reali.

  • plato

    “Lui e loro ci hanno convinti perché ben progettati, ci hanno affascinato la precisione e l’affidabilità”
    usai una scheda madre foxconn dopo aver fritto cpu+mobo. la presi perché costava 32 o 37€, una cifra del genere. pare che la qualità non sia cambiata col tempo

  • riccardobagnato

    @IROB78. Ciao solo per precisare che non mi sono permesso a dire il vero di dare giudizi su altri libri. Come scrive anche Leonardo, al momento della chiacchierata la biografia ufficiale non era ancora uscita e quindi non potevo. Del resto la sto leggendo, ma anche in questo caso attendo di terminarla per poter avere un’opinione completa… garzie e a presto
    Riccardo

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