<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Ivan Scalfarotto</title>
	<atom:link href="http://www.ilpost.it/ivanscalfarotto/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>http://www.ilpost.it/ivanscalfarotto</link>
	<description>Vicepresidente del PD. Dopo 7 anni all’estero, ha fondato e dirige “Parks”, associazione di imprese per il Diversity Management. &#34;In nessun paese&#34; è il titolo del suo ultimo libro</description>
	<lastBuildDate>Fri, 17 Feb 2012 16:41:19 +0000</lastBuildDate>
	<language>en</language>
	<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
	<generator>http://wordpress.org/?v=3.1.1</generator>
		<item>
		<title>Me la prendo</title>
		<link>http://www.ilpost.it/ivanscalfarotto/2012/02/17/me-la-prendo/</link>
		<comments>http://www.ilpost.it/ivanscalfarotto/2012/02/17/me-la-prendo/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 17 Feb 2012 16:41:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Il Post</dc:creator>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[i soliti idioti]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.ilpost.it/ivanscalfarotto/?p=134</guid>
		<description><![CDATA[Sono arrivato ieri sera a Londra, una città dove non sarei mai definito “una donna senza ciclo mestruale” davanti a 15 milioni di telespettatori imbesuiti. Un posto dove nessuno potrebbe fare brutta comicità in diretta televisiva lavorando sui peggiori stereotipi e &#8230; [<a href="http://www.ilpost.it/ivanscalfarotto/2012/02/17/me-la-prendo/">Continua...</a>]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sono arrivato ieri sera a Londra, una città dove non sarei mai definito <a href="http://www.vanityfair.it/show/speciale-sanremo/2012/02/16/sanremo-soliti-idioti-gay-reazioni-politica-arcigay">“una donna senza ciclo mestruale”</a> davanti a 15 milioni di telespettatori imbesuiti. Un posto dove nessuno potrebbe fare brutta comicità in diretta televisiva lavorando sui peggiori stereotipi e sul <a href="http://www.televisionando.it/articolo/sanremo-2012-i-soliti-idioti-e-gianni-morandi-imbarazzanti-il-mondo-gay-furibondo/69053/">cliché della checca</a> da avanspettacolo anni ’50. Dove non si consentirebbe a un gruppo popolare presso i giovani di mandare il messaggio che il bullismo antiomosessuale è figo e vincente, che chi prende per il culo i gay fa ridere e fa i soldi e che facendo così si arriva sul palcoscenico dell’Ariston.</p>
<p>“Ah, che fai, te la prendi?”. Sì, me la prendo. Me la prendo per i ragazzini e le ragazzine che passano il loro inferno in tutte le scuole d’Italia con il beneplacito e la benedizione di due brutti ceffi di comici che si danno, scegliendosi un nome che glielo consente in modo massimamente snob, delle arie da intellettuali che rileggono in modo dissacrante la nostra società.</p>
<p>E me la prendo per me, che da europeo vedo come siamo messi. Ieri ero a Roma a questo convegno organizzato dall’Ufficio Antidiscriminazioni del Ministero delle Pari opportunità. Si ospitava una delegazione del Consiglio d’Europa venuta a concordare col governo italiano un piano d’azione per risollevare la situazione delle persone GLBT in Italia. Un piano simile è stato messo in piedi per questi altri stati: Lettonia, Polonia, Serbia, Montenegro e Albania. Noi siamo in quel gruppetto là, per intenderci.</p>
<p>E mi fa specie vedere sulla mia bacheca di Facebook e nelle risposte ai miei tweets un sacco di gente pronta a giustificare, a sottilizzare, a difendere il diritto di espressione, a ricordarmi che una donna incinta sta peggio di un gay nel mondo del lavoro. Un sacco di distinguo pelosissimi e schifosi, per non avere il coraggio di dire che tutto questo è semplicemente inaccettabile. Non solo per me che sono gay ma per tutti voi, cari concittadini con la testa nella sabbia che avete così facilmente abdicato al rispetto per noi dimenticando che il rispetto non conosce destinatari. O c’è per tutti o non c’è.</p>
<p>E questi sono i miei lettori, quelli che mi seguono, quelli che mi conoscono da una vita. In alcuni casi, anche conoscenti o amici personali. Se penso al resto del mondo, quello che sulla mia bacheca di Facebook non passa, o quelli che nemmeno sanno Facebook cos’è, allora mi cadono le braccia. E’ davvero con una certa diffidenza che sto guardando oggi il biglietto del mio volo di ritorno, lunedì sera.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.ilpost.it/ivanscalfarotto/2012/02/17/me-la-prendo/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>57</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Monti e i diritti civili</title>
		<link>http://www.ilpost.it/ivanscalfarotto/2012/02/04/monti-e-i-diritti-civili/</link>
		<comments>http://www.ilpost.it/ivanscalfarotto/2012/02/04/monti-e-i-diritti-civili/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 04 Feb 2012 11:09:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Il Post</dc:creator>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.ilpost.it/ivanscalfarotto/?p=130</guid>
		<description><![CDATA[Nell&#8217;intervista che Mario Monti ha rilasciato ai lettori di Repubblica, emerge un profilo di paese molto chiaro. Più dinamico e più aperto, più propenso ad offrire opportunità che protezioni. Può piacere oppure no (a me piace molto), ma penso che &#8230; [<a href="http://www.ilpost.it/ivanscalfarotto/2012/02/04/monti-e-i-diritti-civili/">Continua...</a>]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Nell&#8217;<a href="http://www.ilpost.it/2012/02/03/mario-monti-a-repubblica-it/">intervista che Mario Monti</a> ha rilasciato ai lettori di <em>Repubblica</em>, emerge un profilo di paese molto chiaro. Più dinamico e più aperto, più propenso ad offrire opportunità che protezioni. Può piacere oppure no (a me piace molto), ma penso che a questa ricostruzione del capo del governo manchi un pezzo decisivo, che è quello della libertà delle persone di autodeterminare la propria vita privata.</p>
<p>Da quando il governo Monti è in carica, uno dei temi che sono spariti dall&#8217;agenda politica sono i diritti civili. Ne capisco benissimo le ragioni politiche, date dall&#8217;anomalia della maggioranza parlamentare che sostiene l&#8217;esecutivo tecnico. Eppure non si capisce come possa integrarsi nella visione genuinamente liberale che emerge dalle parole del premier uno Stato che vive costantemente con il naso nelle vite dei suoi cittadini: stabilendo con chi ti puoi sposare, chi può donarti il seme per fare un figlio, chi può eseguire o meno la tua volontà di essere curato oppure no il giorno che non fossi più fisicamente in grado di esprimerti.</p>
<p>Monti e il suo governo potranno anche creare un posto dove finalmente il merito e il talento valgono qualcosa e dove un giovane o una giovane possono creare un&#8217;impresa di successo in un garage. Eppure non riusciranno mai a fare dell&#8217;Italia un posto veramente attraente per le intelligenze di tutto il mondo finché da noi, per esempio, essere omosessuale costituirà una condizione di minorità oggettiva davanti alla legge e nel giudizio delle persone.</p>
<p>Non si tratta di un tema etico, si tratta di dare un mezzo efficace alle persone per realizzare il proprio progetto di vita. Un progetto che riguarda sì il proprio sviluppo professionale e la prosperità economica di ciascuno ma che non può non riguardare anche la possibilità concreta di essere se stessi e di vivere la propria vita alla ricerca pacifica della propria felicità. L&#8217;assenza di leggi che attribuiscono dignità e diritti alle persone e gay, lesbiche e bisessuali e alle loro famiglie sono un&#8217;anomalia tutta italiana non meno esclusiva di quella dell&#8217;articolo 18 e limitano lo sviluppo (anche economico) della nostra società non meno di quella norma.</p>
<p>Monti dice che siamo il paese delle garanzie in astratto. Bene: siamo anche il paese dell&#8217;uguaglianza teorica. In nessun paese come in Italia chi abbia l&#8217;avventura di non essere conforme alla maggioranza è costretta a vedersela male. Con la scusa che &#8220;siamo tutti uguali&#8221;, gli unici che se la cavano sono quelli che corrispondono perfettamente alla maggioranza, quelli &#8220;più uguali degli altri&#8221;.</p>
<p>In questo percorso che, come dice il capo del governo, deve portarci ad assomigliare il più possibile alla Germania, ricordiamoci che in Germania (e in tutto il resto d&#8217;Europa, esclusa &#8211; guarda un po&#8217; &#8211; la Grecia) due uomini o due donne possono serenamente sposarsi o unirsi civilmente, assumersi impegni reciproci, avere dei bambini, essere riconosciuti davanti alla società, ed essere protetti dalla legge contro le violenze fisiche e le insolenze verbali.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.ilpost.it/ivanscalfarotto/2012/02/04/monti-e-i-diritti-civili/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>66</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Lusi a parte, due pensieri su Rutelli</title>
		<link>http://www.ilpost.it/ivanscalfarotto/2012/02/01/lusi-a-parte-due-pensieri-su-rutelli/</link>
		<comments>http://www.ilpost.it/ivanscalfarotto/2012/02/01/lusi-a-parte-due-pensieri-su-rutelli/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 01 Feb 2012 13:59:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Il Post</dc:creator>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[api]]></category>
		<category><![CDATA[francesco rutelli]]></category>
		<category><![CDATA[luigi lusi]]></category>
		<category><![CDATA[margherita]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.ilpost.it/ivanscalfarotto/?p=126</guid>
		<description><![CDATA[Su Lusi non c’è molto da dire più di quello che abbia già detto lui. Quello che però mi fa riflettere è la posizione di Rutelli che se ne è andato dal PD ma in questa vicenda pare ancora dentro &#8230; [<a href="http://www.ilpost.it/ivanscalfarotto/2012/02/01/lusi-a-parte-due-pensieri-su-rutelli/">Continua...</a>]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.ilpost.it/2012/01/31/luigi-lusi-rimborsi-elettorali/">Su Lusi</a> non c’è molto da dire più di quello che abbia già detto lui. Quello che però mi fa riflettere è la posizione di Rutelli che se ne è andato dal PD ma in questa vicenda pare ancora dentro al Partito: i legami finanziari – come in ogni divorzio – restano sempre un coacervo difficile da dipanare. Per esempio mi verrebbe a questo punto da chiedere se le persone che lavorano per l’API siano pagate dall’API o dalla Margherita. Insomma se Rutelli stia facendo politica in un altro partito con i soldi del PD. Qualsiasi sia la risposta tutta questa vicenda dimostra che 1. il rapporto tra politica e soldi proprio non funziona, 2. che la selezione del nostro personale politico è ancora un problema irrisolto e 3. che il trasformismo e la mancanza di ricambio per cui, per esempio, uno come Rutelli ha potuto godere indisturbato di decenni di carriera attraversando l’intero spettro politico italiano (finirà probabilmente la carriera con Storace) sono un terreno fertile per situazioni opache che non fanno certamente bene alla politica.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.ilpost.it/ivanscalfarotto/2012/02/01/lusi-a-parte-due-pensieri-su-rutelli/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>30</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Il commento omofobo di Lee Steele</title>
		<link>http://www.ilpost.it/ivanscalfarotto/2012/01/14/il-commento-omofobo-di-lee-steele/</link>
		<comments>http://www.ilpost.it/ivanscalfarotto/2012/01/14/il-commento-omofobo-di-lee-steele/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 14 Jan 2012 15:33:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Il Post</dc:creator>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[gareth thomas]]></category>
		<category><![CDATA[lee steele]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.ilpost.it/ivanscalfarotto/?p=122</guid>
		<description><![CDATA[Lee Steele, un giocatore dell&#8217;Oxford City, è stato licenziato per aver postato su Twitter un commento omofobo su Gareth Thomas, l&#8217;ex capitano della squadra gallese di rugby che ha dichiarato ormai qualche tempo fa la propria omosessualità. &#8220;E&#8217; un atto &#8230; [<a href="http://www.ilpost.it/ivanscalfarotto/2012/01/14/il-commento-omofobo-di-lee-steele/">Continua...</a>]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Lee Steele, un giocatore dell&#8217;Oxford City, <a href="http://bbc.in/wOTnrh">è stato licenziato</a> per aver postato su Twitter un commento omofobo su Gareth Thomas, l&#8217;ex capitano della squadra gallese di rugby che ha dichiarato ormai qualche tempo fa la propria omosessualità. &#8220;E&#8217; un atto seriamente contrario all&#8217;ethos del nostro club&#8221;, recita il <a href="http://www.telegraph.co.uk/sport/football/9007926/Oxford-City-sack-striker-Lee-Steele-for-homophobic-tweet-about-Big-Brother-contestant-Gareth-Thomas.html">comunicato ufficiale</a> della società.</p>
<p>Riporto la notizia non solo perché vista da qui fa l&#8217;effetto di &#8220;uomo morde cane&#8221; ma anche per sottolineare che il &#8220;commento omofobo&#8221; non era una cosa particolarmente violenta e volgare, era quella che da noi si sarebbe qualificata come &#8220;una battuta&#8221;. L&#8217;incidente è nato dalla notizia che Gareth Thomas parteciperà alla versione vip del Grande Fratello e dal tweet di Lee Steele (testuale: &#8220;I wouldn&#8217;t fancy the bed next to Gareth Thomas #padlockmyarse&#8221;, tradotto: &#8220;Non mi andrebbe tanto il letto accanto a Gareth Thomas #michiudoilcxxoconunlucchetto&#8221;). </p>
<p>Poiché qui in Italia fintanto che non ricevi una coltellata non si tratta di omofobia, anzi se fai rilevare a uno che ha espresso un commento omofobo alla fine sei tu che gli devi chiedere scusa perché ovviamente stai tentando di conculcare la sua libertà di opinione, mi faceva piacere dare un piccolo esempio di cosa accade in paesi più maturi e civili del nostro. E stiamo parlando dell&#8217;Oxford City, una squadra di calcio, non dell&#8217;esercito della salvezza.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.ilpost.it/ivanscalfarotto/2012/01/14/il-commento-omofobo-di-lee-steele/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>45</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Né l&#8217;una né l&#8217;altra</title>
		<link>http://www.ilpost.it/ivanscalfarotto/2012/01/05/ne-luna-ne-laltra/</link>
		<comments>http://www.ilpost.it/ivanscalfarotto/2012/01/05/ne-luna-ne-laltra/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 05 Jan 2012 10:52:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Il Post</dc:creator>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[articolo 18]]></category>
		<category><![CDATA[cgil]]></category>
		<category><![CDATA[susanna camusso]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.ilpost.it/ivanscalfarotto/?p=119</guid>
		<description><![CDATA[Stimo Susanna Camusso come una tra le personalità più intelligenti e preparate di questo paese. Per questo mi stupisce grandemente quando dichiara a Repubblica che &#8220;l&#8217;articolo 18 dello Statuto dei lavoratori ha una funzione deterrente per i licenziamenti senza giusta &#8230; [<a href="http://www.ilpost.it/ivanscalfarotto/2012/01/05/ne-luna-ne-laltra/">Continua...</a>]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Stimo Susanna Camusso come una tra le personalità più intelligenti e preparate di questo paese. Per questo mi stupisce grandemente quando <a href="http://www.repubblica.it/economia/2012/01/05/news/camusso-27617996/?ref=HREA-1">dichiara a Repubblica</a> che &#8220;l&#8217;articolo 18 dello Statuto dei lavoratori ha una funzione deterrente per i licenziamenti senza giusta causa. Per questo non può essere né aggirata né modificata&#8221;. Questa affermazione è tecnicamente sbagliata e il segretario generale del più grande sindacato italiano non può fare errori così gravi senza far nascere il sospetto che lo faccia consapevolmente.</p>
<p>L&#8217;articolo 18 protegge i lavoratori da licenziamenti senza giusta causa (quelli cioè discriminatori, capricciosi o fondati su contestazioni disciplinari infondate) o senza giustificato motivo (dove le ragioni economiche sulla base delle quali l&#8217;imprenditore licenzia sono considerate infondate o dove non siano stati rispettati i criteri di scelta per individuare i lavoratori da licenziare in caso di ristrutturazione).</p>
<p>Con la proposta Ichino si vuole modificare l&#8217;articolo 18 (sottolineo: solo per i contratti futuri, non per i contratti già esistenti) solo per il secondo caso (il giustificato motivo),<br />
estendendo invece a tutti i nuovi ingressi sul mercato del lavoro la protezione dell&#8217;articolo 18 contro i licenziamenti per giusta causa. Questo significherebbe l&#8217;impossibilità di licenziare in modo del tutto discrezionale una persona, rischio al quale &#8211; ad esempio &#8211; oggi è esposto quotidianamente qualsiasi precario che lavori con una falsa consulenza ottenuta previa l&#8217;apertura di una partita iva.</p>
<p>Oggi, insomma, l&#8217;articolo 18 difende contro la giusta causa solo coloro che ne sono già coperti. Mi piacerebbe chiedere dunque a Susanna Camusso qual è la funzione deterrente sui licenziamenti che l&#8217;attuale articolo 18 svolge nei confronti dei milioni di giovani italiani e italiane che di garanzia oggi non ne hanno nessuna perché lavorano con un contratto precario (senza nemmeno i diritti basilari alla malattia, alle ferie o alla maternità). Vorrei capire quale è la strategia della CGIL per dare a questi ragazzi il diritto che spetta a tutti i lavoratori in un paese civile, che non è l&#8217;inamovibilità dal posto di lavoro ma la dignità del proprio lavoro. In questo paese troppa gente, specie tra i giovani, non ha purtroppo né l&#8217;una né l&#8217;altra.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.ilpost.it/ivanscalfarotto/2012/01/05/ne-luna-ne-laltra/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>9</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Alcune semplici verità sull&#8217;articolo 18</title>
		<link>http://www.ilpost.it/ivanscalfarotto/2011/12/23/l%e2%80%99articolo-18-che-vorrei/</link>
		<comments>http://www.ilpost.it/ivanscalfarotto/2011/12/23/l%e2%80%99articolo-18-che-vorrei/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 23 Dec 2011 07:45:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Il Post</dc:creator>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[articolo 18]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.ilpost.it/ivanscalfarotto/?p=114</guid>
		<description><![CDATA[Nel vortice di reazioni scatenato dall’intervista del ministro Fornero al Corriere si è perso a un certo punto il senso della realtà. È bene quindi ristabilire e chiarire alcuni punti fermi senza i quali non si parla di riforma del &#8230; [<a href="http://www.ilpost.it/ivanscalfarotto/2011/12/23/l%e2%80%99articolo-18-che-vorrei/">Continua...</a>]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Nel vortice di reazioni scatenato dall’intervista del ministro Fornero al <em>Corriere</em> si è perso a un certo punto il senso della realtà. È bene quindi ristabilire e chiarire alcuni punti fermi senza i quali non si parla di riforma del mercato del lavoro ma di altro.<br />
Innanzi tutto: nessuno vuole togliere diritti a nessuno, anzi. Nella puntata di <em>Porta a porta</em> di mercoledì sera, dove si affrontava il tema, si è discusso a lungo della domanda di un sondaggio che chiedeva agli italiani se fosse giusto o meno togliere qualche diritto ai lavoratori stabili per darne un po’ di più ai precari. La domanda era completamente fuori luogo, così come il dibattito che ne è seguito, dato che nessuno penserebbe mai di fare una cosa del genere.</p>
<p>Il tema andrebbe più correttamente posto così: premesso che chi ha un contratto a tempo indeterminato se lo tiene com’è, cosa offriamo ai giovani che entrano oggi sul mercato del lavoro? In questo momento, nella maggior parte dei casi la prima esperienza lavorativa ha le sembianze di uno stage, di un contratto a progetto, di una (falsa) consulenza per ottenere la quale è necessario aprire una partita Iva.</p>
<p>Questo comporta che chi entra nel mercato del lavoro, oggi, spesso non ha diritti elementari (ferie, indennità di malattia, congedo per maternità), nessuna protezione (se sei antipatico al capo, bastano due minuti per troncare una consulenza), nessuna prospettiva di sviluppo professionale (perché formare un lavoratore che per definizione è in azienda di passaggio?). Non si tratta quindi di togliere diritti ad alcuno, si tratta di darne – e di essenziali, in un paese civile – a qualcuno che oggi non ne ha.</p>
<p>Secondo tema: l’abrogazione dell’articolo 18. Non è affatto vero che consentire il licenziamento per ragioni economico-organizzative (si chiama “giustificato motivo oggettivo”) significherebbe abolire l’articolo 18. Al contrario, nella proposta Ichino si prevede un chiaro allargamento dell’applicazione dell’articolo 18.</p>
<p>Mi spiego. L’articolo 18, oltre al caso della reintegrazione in assenza del giustificato motivo, prevede la reintegrazione nel posto di lavoro per i licenziamenti <em>contra legem</em>: quelli discriminatori o determinati da motivi futili (si parla di assenza di giusta causa). Oggi i precari non sono coperti in nessuno dei due casi: sono indifesi nel caso che vengano licenziati perché l’azienda oggettivamente necessita di ridurre il costo del lavoro. Ma sono assolutamente nudi anche davanti a un licenziamento causato dal fatto di essere gay o lesbiche, o incinte, o perché semplicemente di opinioni politiche diverse da quelle del capo.</p>
<p>Nella proposta che il governo verosimilmente ha in mente, tutti questi casi sarebbero immediatamente coperti dall’articolo 18, copertura di cui oggi assolutamente non godono. In sostanza, con la riforma, i neoassunti entrerebbero in azienda con un contratto vero, con tutti i diritti dovuti a un lavoratore e con la doverosa protezione contro licenziamenti capricciosi. Unica novità, rispetto ai contratti indeterminati di oggi: la possibilità delle aziende di licenziarli per ragioni economico-organizzative, ma in un sistema in cui viene predisposto un meccanismo di retribuzione quasi piena per tre anni e di formazione per la ricerca di un nuovo posto di lavoro.</p>
<p>In un momento di grande incertezza, un’iniezione di certezza. Il tutto avverrebbe in un’economia, si badi, meglio attrezzata ad attrarre capitali stranieri, oggi tenuti lontani dall’Italia anche dall’assurda farraginosità della legge sul lavoro e dalla imprevedibilità dei tempi e dei costi per far fronte a ristrutturazioni aziendali, se non nel caso di fallimento. È quello che avviene in tutta Europa, non solo in Danimarca.<br />
La conseguenza di tutto ciò è che in nessun paese come da noi esistono milioni di giovani che vivono (e invecchiano) nell’attesa di avere un contratto inamovibile che nessun governo sarà mai in grado di garantire loro. Tutto questo va cambiato, e il Pd di questo cambiamento dovrebbe essere il campione.</p>
<p style="text-align: right;">(<a href="http://www.europaquotidiano.it/dettaglio/131628/larticolo_18_che_vorrei">Per <em>Europa</em></a>)</p>
<p style="text-align: right;">&nbsp;</p>
<p><strong>- <a href="http://www.ilpost.it/2011/12/19/che-cose-articolo-18/">Che cos&#8217;è l&#8217;articolo 18</a></strong></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.ilpost.it/ivanscalfarotto/2011/12/23/l%e2%80%99articolo-18-che-vorrei/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>30</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Due soli mandati per i parlamentari</title>
		<link>http://www.ilpost.it/ivanscalfarotto/2011/12/10/due-soli-mandati-per-i-parlamentari/</link>
		<comments>http://www.ilpost.it/ivanscalfarotto/2011/12/10/due-soli-mandati-per-i-parlamentari/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 10 Dec 2011 16:12:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Il Post</dc:creator>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.ilpost.it/ivanscalfarotto/?p=111</guid>
		<description><![CDATA[Complice il ponte, mi sono riportato in pari con alcune cose da leggere o da vedere che mi ero perso negli ultimi tempi. Per esempio, grazie al Post, mi sono guardato il famoso servizio de &#8220;Gli intoccabili&#8221; sull&#8217;Onorevole Razzi. Quello &#8230; [<a href="http://www.ilpost.it/ivanscalfarotto/2011/12/10/due-soli-mandati-per-i-parlamentari/">Continua...</a>]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Complice il ponte, mi sono riportato in pari con alcune cose da leggere o da vedere che mi ero perso negli ultimi tempi. Per esempio, grazie al <em>Post</em>, mi sono guardato il famoso servizio de &#8220;Gli intoccabili&#8221; sull&#8217;<a href="http://www.ilpost.it/2011/12/08/il-vitalizio-di-antonio-razzi/">Onorevole Razzi</a>. Quello che colpisce di tutto il materiale girato è la genuina preoccupazione per il proprio futuro dei parlamentari spiati in aula. Lo stesso Razzi a un certo punto dice: <em>&#8220;Io ho un&#8217;età, se non mi rieleggono dove vado a lavorare?&#8221;</em>.</p>
<p>Mettendo a fatica a tacere lo sdegno che montava, ho cercato di capire come rimuovere questo atteggiamento che, per quanto condannabile e certamente non condivisibile, è in qualche modo comprensibile mettendosi nei panni del Razzi. Lui è arrivato là, in qualche modo (è proprio il caso di dirlo), e di là deve cavare una sistemazione permanente che gli consenta di essere trattato economicamente come un alto magistrato o un dirigente di vertice per tutta la vita.</p>
<p>Allora la soluzione è semplice e viene prima e al di là dell&#8217;ammontare degli emolumenti dei parlamentari: oltre ad abolire i vitalizi, bisogna rendere per definizione transitorio il lavoro di parlamentare. Non creare aspettative. Chiarire <em>ab initio</em> che il lavoro di aula (e relativo trattamento economico) non è in nessun caso prolungabile oltre i due mandati parlamentari. Senza deroghe e stop. Non si creano aspettative per la vita, non si educa un ceto politico professionale e inamovibile, si spiega a tutti che la politica è una breve parentesi a servizio (e non sulle spalle) della propria comunità che si inizia e si finisce, tornando poi al proprio mestiere. Ce l&#8217;ha fatta Clinton, ce l&#8217;ha fatta Bush, ce l&#8217;ha fatta Aznar e ce la farà Zapatero. Coraggio: ce la possiamo fare anche noi.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.ilpost.it/ivanscalfarotto/2011/12/10/due-soli-mandati-per-i-parlamentari/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>43</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Faccia un po&#8217; lei</title>
		<link>http://www.ilpost.it/ivanscalfarotto/2011/11/10/faccia-un-po-lei/</link>
		<comments>http://www.ilpost.it/ivanscalfarotto/2011/11/10/faccia-un-po-lei/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 10 Nov 2011 17:21:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Il Post</dc:creator>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[mario monti]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.ilpost.it/ivanscalfarotto/?p=107</guid>
		<description><![CDATA[Per come si è messa la situazione non c’è chiaramente alternativa al governo Monti. Purché sia un vero governo tecnico, i cui ministri siano scelti personalmente dal premier incaricato e che riceva i voti in parlamento in modo acritico e &#8230; [<a href="http://www.ilpost.it/ivanscalfarotto/2011/11/10/faccia-un-po-lei/">Continua...</a>]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Per come si è messa la situazione non c’è chiaramente alternativa al governo Monti. Purché sia un vero governo tecnico, i cui ministri siano scelti personalmente dal premier incaricato e che riceva i voti in parlamento in modo acritico e sulla fiducia, sulla base dell’emergenza in cui versiamo. In pratica tutti i partiti dovrebbero dire: “faccia un po’ lei” e votare qualsiasi cosa il nuovo governo deciderà di fare per tirarci fuori dalle secche ed evitare il famoso default. In caso contrario questo governo di salute pubblica non si vede davvero quali obiettivi potrà raggiungere e non si capisce nemmeno perché Mario Monti dovrebbe prestarsi a un&#8217;operazione che non gli consenta di lavorare in autonomia. </p>
<p>Dico questo perché questa soluzione, a parte lo scopo di salvare il belpaese da sicuro fallimento, lascia aperta una questione fondamentale che è quella della morte cerebrale della politica. Se ci voltiamo indietro è la seconda volta in vent’anni che facciamo appello a un salvatore della patria perché venga a risistemare i disastri combinati dalla politica. Ciampi nel 1992 e Monti nel 2011 (quasi 2012) sono arrivati come il settimo cavalleggeri a prendere le decisioni necessarie a tappare un buco di dimensioni gigantesche sia nei conti pubblici che nella credibilità del paese, entrambi chiamati a gran voce da una politica che chiaramente non ce l’ha fatta a risolvere i problemi che essa stessa ha creato. </p>
<p>Per questo sono stato estremamente riluttante ad allinearmi al mio partito quando ha cominciato a reclamare questo benedetto governo tecnico: se il principale partito di opposizione, ho detto anche in Direzione Nazionale, non si candida a governare, qual è il ruolo e la funzione del maggior partito dell’opposizione? Se non siamo capaci di indicare una visione alternativa per il paese e non siamo in grado di proporci per realizzarla, viene da chiedere cosa diavolo abbiamo fatto nei tre anni di opposizione (tattica parlamentare a parte).  Una democrazia matura vive dell’alternanza al governo tra le forze politiche e le coalizioni: se una fallisce miseramente come è successo a Berlusconi &#038; c. proprio quello dev’essere il momento in cui l’opposizione si fa trovare perfettamente pronta per prenderne il posto. Avete mai sentito parlare di un governo tecnico negli Stati Uniti, in Francia o in Gran Bretagna? Anche in Spagna, quando hanno toccato il fondo qualche mese fa, hanno convocato le elezioni e non hanno certo chiamato qualcuno dalla riserva per cavargli le castagne dal fuoco. </p>
<p>E del resto una classe politica che si riduce a dover chiedere aiuto dall’esterno dovrebbe avere almeno il buon gusto di assumersene la responsabilità e togliersi definitivamente dai piedi, facendosi carico dell’ignominia causata al Paese e della propria certificata inadeguatezza. E invece oggi già si leggeva sui giornali del toto-ministri, tutti dentro come se nulla fosse: Monti a parte, eccoti un bel governo con dentro Gianni Letta, Frattini (Frattini!), Nitto Palma e Fitto. </p>
<p>La chiamata al capezzale Italia del Professor Monti sarà probabilmente la giusta soluzione e consentirà auspicabilmente all’Italia di non affondare. Ma quando ne saremo usciti non sarà lecito far finta di nulla e consentire a chi ha rotto il giocattolo di riprenderlo ancora in mano, una volta che un sarà stato riparato.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.ilpost.it/ivanscalfarotto/2011/11/10/faccia-un-po-lei/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>21</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Fassina vs Ichino</title>
		<link>http://www.ilpost.it/ivanscalfarotto/2011/10/30/fassina-vs-ichino/</link>
		<comments>http://www.ilpost.it/ivanscalfarotto/2011/10/30/fassina-vs-ichino/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 30 Oct 2011 17:11:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Il Post</dc:creator>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[leopolda 2011]]></category>
		<category><![CDATA[marco simoni]]></category>
		<category><![CDATA[matteo renzi]]></category>
		<category><![CDATA[pietro ichino]]></category>
		<category><![CDATA[stefano fassina]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.ilpost.it/ivanscalfarotto/?p=105</guid>
		<description><![CDATA[Tornato a casa da un viaggio di lavoro negli Stati Uniti, sono atterrato proprio mentre Renzi faceva le sue conclusioni. Sulla Leopolda e sull&#8217;ottobre che &#8211; dall&#8217;Aquila, a Bologna, a Firenze &#8211; ha visto la seconda linea del PD alzare &#8230; [<a href="http://www.ilpost.it/ivanscalfarotto/2011/10/30/fassina-vs-ichino/">Continua...</a>]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Tornato a casa da un viaggio di lavoro negli Stati Uniti, sono atterrato proprio mentre Renzi faceva le sue conclusioni. Sulla Leopolda e sull&#8217;ottobre che &#8211; dall&#8217;Aquila, a Bologna, a Firenze &#8211; ha visto la seconda linea del PD alzare la testa, tornerò appena posso. Sarà utile però cominciare da un esempio concreto: mentre si discute di riforma del mercato del lavoro, spinti dalla BCE e dall&#8217;Europa (nonché da un governo di incompetenti in mala fede che non sanno più che pesci prendere), <a href="http://www.pietroichino.it/?p=17746">Pietro Ichino rilancia</a> alla grande. Volete fare la riforma del mercato del lavoro? Bene, signori del governo: riprendete il mio disegno di legge di un paio di anni fa, firmato da più di 50 senatori del PD, e fatelo vostro.</p>
<blockquote><p>&#8220;&#8230;Un codice del lavoro semplificato, composto di una settantina di articoli molto chiari e facilmente traducibili in inglese, suscettibili di applicarsi a tutta l’area del lavoro sostanzialmente dipendente. Così si supera il dualismo fra protetti e non protetti nel mercato del lavoro. L’idea è che, in partenza, questo nuovo &#8216;diritto del lavoro unico&#8217;, per la parte relativa ai licenziamenti, si applichi soltanto ai rapporti di lavoro nuovi, che si costituiscono da qui in avanti. La nuova disciplina si può sintetizzare così: tutti a tempo indeterminato (tranne, ovviamente, i casi classici di contratto a termine, per punte stagionali, sostituzioni temporanee, ecc.), a tutti le protezioni essenziali, in particolare contro le discriminazioni, ma nessuno inamovibile. E a chi perde il posto una garanzia robusta di assistenza intensiva nella ricerca della nuova occupazione, di continuità del reddito e di investimento sulla sua professionalità. Quello che l’impresa risparmierà in termini di tempestività dell’aggiustamento degli organici basta e avanza per coprire il costo di una assistenza alla danese nel mercato del lavoro.&#8221;</p></blockquote>
<p>Insomma, dice Ichino: qui c&#8217;è una legge moderna, garantista, organica ed europea. Votiamola insieme e facciamo finalmente una bella riforma bipartisan. Una di quelle mosse che ha dato un minimo di possibilità alla Spagna di uscire dalle secche, convincendo i mercati che le sue classi dirigenti hanno finalmente capito in quale disastro si siano cacciate e hanno deciso di fare sul serio. Che mossa geniale, uno dirà.</p>
<p>E invece no, perché subito risuona tonante <a href="http://www.agenparl.it/articoli/news/politica/20111028-licenziamenti-fassina-pd-nostre-proposte-alternative-a-misure-regressive-governo">il &#8220;niet&#8221; di Stefano Fassina</a>, architetto delle linee economiche del PD, che senza mezzi termini ritorna sulla sua ricetta: tassare ulteriormente il lavoro precario.</p>
<blockquote><p>&#8220;È incredibile che in un tornante storico segnato da una pesante caduta della domanda aggregata, da una capacità produttiva inutilizzata pari a circa il 50% e da una drammatica emorragia di lavoro per padri e figli si insista, in nome di un&#8217;ideologia fallita e di interessi materiali miopi, sulla ulteriore facilitazione dei licenziamenti come via per la crescita. L&#8217;effetto reale che si avrebbe sarebbe un’ulteriore precarizzazione del lavoro, l’ulteriore indebolimento delle organizzazioni sindacali e del potere negoziale dei lavoratori, l’ulteriore compressione delle retribuzioni, l’ulteriore aumento delle disuguaglianze di reddito, ricchezza e opportunità e l’ulteriore recessione e aumento del debito pubblico.&#8221;</p></blockquote>
<p>Linguaggio a parte, la ricetta di Fassina pare soprattutto avere il risultato brillante, come giustamente ha fatto notare <a href="http://www.ilpost.it/marcosimoni/2011/10/27/lasciate-stare-i-precari/comment-page-1/#comments">Marco Simoni sul Post</a>, di ridurre ulteriormente il netto in busta paga dei poveri precari lasciandoli nella medesima situazione in cui si trovano. Stefano Fassina pare insomma vivere negli anni Settanta, e si immagina non abbia mai incontrato un precario in vita sua per porre al medesimo <a href="http://www.ilpost.it/2011/06/17/scalfarotto-ichino-lavoro-genova/">la fatale domanda</a> se sia meglio avere un contratto vero o non averlo, nell&#8217;attesa del medianico articolo 18 che le giovani generazioni non hanno mai visto nemmeno col cannocchiale e che non impedisce a moltitudini di giovani italiani di emigrare dove l&#8217;articolo 18 non c&#8217;è ma il lavoro c&#8217;è e ha ancora una sua dignità.</p>
<p>Fassina è nato nel 1966: come si vede il problema del rinnovamento non si riferisce alla questione anagrafica (e l&#8217;appeal di Renzi non è solo una questione mediatica, chi lo sottovalutasse farebbe un grave errore).</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.ilpost.it/ivanscalfarotto/2011/10/30/fassina-vs-ichino/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>27</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Contro Nesi</title>
		<link>http://www.ilpost.it/ivanscalfarotto/2011/08/30/contro-nesi/</link>
		<comments>http://www.ilpost.it/ivanscalfarotto/2011/08/30/contro-nesi/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 30 Aug 2011 13:00:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Il Post</dc:creator>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[cee]]></category>
		<category><![CDATA[cina]]></category>
		<category><![CDATA[Edoardo Nesi]]></category>
		<category><![CDATA[ferrari]]></category>
		<category><![CDATA[Francesco Giavazzi]]></category>
		<category><![CDATA[industria italiana]]></category>
		<category><![CDATA[prato]]></category>
		<category><![CDATA[premio strega]]></category>
		<category><![CDATA[storie della mia gente]]></category>
		<category><![CDATA[wto]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.ilpost.it/ivanscalfarotto/?p=101</guid>
		<description><![CDATA[Ho da poco finito di leggere il libro vincitore del Premio Strega di quest’anno, &#8220;Storie della mia gente&#8220;, l&#8217;ultimo lavoro di Edoardo Nesi. È il racconto del tramonto dell&#8217;industria tessile a Prato e anche una denuncia potente contro la politica &#8230; [<a href="http://www.ilpost.it/ivanscalfarotto/2011/08/30/contro-nesi/">Continua...</a>]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ho da poco finito di leggere il libro vincitore del Premio Strega di quest’anno, &#8220;<a href="http://www.ibs.it/code/9788845263521/nesi-edoardo/storia-della-mia.html?shop=5229">Storie della mia gente</a>&#8220;, l&#8217;ultimo lavoro di Edoardo Nesi. È il racconto del tramonto dell&#8217;industria tessile a Prato e anche una denuncia potente contro la politica nazionale (spalleggiata da economisti come Francesco Giavazzi, cui è dedicato un intero capitolo del libro) che, a detta di Nesi, ha svenduto la piccola industria italiana consegnandola, senza opporre nessuna resistenza, mani e piedi alla globalizzazione che l&#8217;ha poi uccisa. In pratica, secondo Nesi, gli italiani pensavano che saremmo andati a vendere ai cinesi le nostre Ferrari e i vestiti di Armani e invece sono stati i cinesi a mettersi a vendere a noi le loro merci a basso prezzo, uccidendo così interi distretti industriali e, alla fine, in qualche modo, l’economia italiana.</p>
<p>Ho finito la mia lettura apprezzando molto la scrittura elegante e le affascinanti citazioni dell’autore ma insieme con un&#8217;enorme perplessità, anche un certo fastidio, sul contenuto di questo libro. In questa storia dolente ma non per questo meno arrabbiata, Nesi non nasconde mai il fatto che la vicenda del distretto tessile di Prato (come di altre realtà italiane nate dalle ceneri del dopoguerra) sia stata una specie di prolungato e generosissimo Natale. Lo sviluppo di quelle aziende era stato infatti “una lunga e fortunatissima cavalcata che&#8230; aveva trasportato tutti, capaci e incapaci, industriali e dipendenti, ben oltre i loro limiti”. Un sistema dove gli industriali “industriali non erano e non erano mai stati”. “Ma la cosa davvero bella, la cosa assolutamente strepitosa era che non bisognava essere un genio per emergere, perché il sistema funzionava così bene che facevano i soldi anche i testoni, purché si impegnassero; anche i tonti, purché dedicassero la vita al lavoro”.</p>
<p>Ecco, io non vedo proprio dove stia la sorpresa, anzi mi pare che questa “apologia dell’incapace” sia pure abbastanza irritante. Non capisco come si possa non pensare che prima o poi quelli più capaci avrebbero cercato (con ogni diritto) di utilizzare le proprie abilità e di emergere anche in un mercato più largo di quello &#8211; anteriore non solo all’ingresso della Cina nel WTO ma forse anche a quello dell’Italia nella CEE &#8211; di cui romanticamente ci racconta Nesi nel suo libro. E non capisco nemmeno cosa avrebbe dovuto fare la politica per impedire a quelli un po’ meno tonti di emergere.</p>
<p>Perché è vero che con la globalizzazione sono emersi pesantemente i cinesi, ed è pure vero che l’economia cinese è “il braccio armato di una dittatura”. Ma l’emergere dell’economia cinese non è certo un problema soltanto italiano. Ed è anche vero che proprio quelle Ferrari di cui parla Nesi, beh, quelle in Cina non le fabbrica nessuno. “Quali prodotti avremmo dovuto inventare per non farceli subito copiare dai cinesi? Forse le gabardine fatte con la tramontana, le flanelle con l’acqua chiarissima del Bisenzio, il loden con l’olio degli ulivi di Filettole?” Probabilmente sì. Nel mondo fatato descritto da Nesi, in cui l’unico problema era produrre abbastanza per soddisfare la domanda e le fatture venivano tutte pagate puntualmente in dieci giorni, non era previsto “nessun costo di ricerca e sviluppo” e si rideva “a crepapelle dell’idea di dover assumere un dirigente esterno”. Niente ricerca, niente innovazione, niente talento, niente concorrenza.</p>
<p>Il disagio, l’ansia sottile che ho provato man mano che procedevo nella lettura sono nati dalla visione, che emerge nitida e precisa dalle pagine del libro di Nesi, dell’Italia che non voglio. Dell’Italia che ho detestato quando vivevo all’estero, e che fatico ad accettare oggi, e che credo la sinistra italiana dovrebbe lasciarsi senza nessun rimpianto alle spalle. L’Italia lamentosa e nostalgica, attaccata a privilegi anacronistici, incapace di leggere il tempo che viviamo e accettarne &#8211; gestendole &#8211; la velocità e le dinamiche, senza una sola idea di futuro e incurante di investire sulla propria innovazione, con un sistema imprenditoriale parcellizzato e un mondo del lavoro rigido, pronta ad alzare le barricate intorno a tutele minime che non si sa davvero chi potrà sostenere e finanziare, ma mai a scommettere su se stessa e sulla propria capacità di produrre eccellenza.</p>
<p>L’Italia corporativa, quella che guai a toccare una rendita di posizione, quella per cui una fortuna economica guadagnata cento anni fa deve tassativamente essere una fortuna guadagnata per sempre, per sé e per le future generazioni: l’Italia del “Mario Rossi &amp; Figli”, quella senza tassa di successione, quella di chi eredita la fabbrichetta (o lo studio notarile) senza avere il talento del padre e del nonno. Quella dei monopoli, delle barriere all’ingresso delle professioni, quella che quando entri nel giro non puoi più uscire, ma se esci dal giro o non ci sei mai entrato nessuno si preoccuperà mai di te. Quella dei precari per sempre, quella da cui i giovani fuggono verso paesi che non assicurano loro nessuna garanzia, in cerca soltanto dell&#8217;opportunità di poter realizzare se stessi e il proprio progetto di vita.</p>
<p>Mi auguro che il Premio Strega sia un riconoscimento esclusivo alle indubbie qualità letterarie dell’autore. Non l’avallo di una visione politica ed economica con la quale ancora molta parte dell’Italia, e penso sia un enorme problema, avrà, purtroppo, solidarizzato leggendo.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.ilpost.it/ivanscalfarotto/2011/08/30/contro-nesi/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>38</slash:comments>
		</item>
	</channel>
</rss>

<!-- Performance optimized by W3 Total Cache. Learn more: http://www.w3-edge.com/wordpress-plugins/

Page Caching using disk (enhanced)
Database Caching 11/18 queries in 0.006 seconds using disk

Served from: www.ilpost.it @ 2012-02-22 18:18:50 -->
