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Remarsi contro

19 ottobre 2010

Non è passata inosservata la notizia che nell’ambito dell’accordo esuberi di Unicredit la banca si sia impegnata a “privilegiare” le assunzioni dei figli di dipendenti (purché siano laureati e parlino l’inglese). Un errore clamoroso, che per di più esemplifica alcuni problemi italiani che vanno ben al di là del caso di specie.

In primo luogo, e lo dico da tecnico avendo lavorato nel settore per tanto tempo, viene da chiedersi che tipo di mercato sia mai quello in cui un’azienda si impegna a “privilegiare nell’assunzione” persone che nemmeno conosce. Avere le persone giuste è vitale per qualsiasi impresa e in particolare per una banca, dato che lì ciò che fa la differenza è la capacità di chi ci lavora. In un mercato davvero aperto le banche dovrebbero competere in modo feroce l’una contro l’altra per accaparrarsi il miglior talento. Se non lo fanno è perché evidentemente non competono sul serio e questo vuol dire che le garanzie per il cliente di poter usufruire delle migliori condizioni di mercato di fatto non esistono.

Anche il sindacato non sembra molto interessato a fare in modo che l’azienda, assumendo le persone migliori, cresca e si sviluppi. A questo interesse di lungo periodo, che rappresenta la massima garanzia per i lavoratori e che dovrebbe quindi essere l’obiettivo strategico del sindacato, le rappresentanze dei lavoratori antepongono un interesse particolare: “sistemare” i figli. Un’esigenza comprensibile per il singolo, ma non per l’organizzazione sindacale nel suo complesso. La logica è che se l’azienda depaupera il proprio talento e se questo produce un effetto sui risultati operativi, il problema sarà alla fine risolto da qualcun altro. Con ogni probabilità anche il sindacato ha la consapevolezza che non c’è un regime di effettiva concorrenza e, a queste condizioni, gli sta più che bene. Con accordi come questi, al bassissimo livello di appetito dell’imprenditore per un mercato vero e trasparente si crea un livello altrettanto basso di interesse da parte dei lavoratori. Con buona pace dei clienti delle banche (che poi sono comunque cittadini e lavoratori).

In ultimo, questi accordi rappresentano il funerale dell’ascensore sociale. Non c’è cosa più raccapricciante del passaggio delle professioni da padre a figlio. Perché studiare? Perché darsi da fare? Se papà ha una farmacia, la erediterò. E se papà va in pensione da Unicredit la mia laurea in Scienze bancarie acquisirà di colpo un valore molto superiore di quello del mio vicino di banco. Poi ci si stupisce che i giovani italiani corrano a frotte verso paesi che non garantiscono nulla (né il vacuo valore legale del pezzo di carta, né la teorica inamovibilità dal posto di lavoro) ma che consentono a ciascuno di essere valutati secondo i propri meriti e di realizzare il proprio talento sulla base delle loro sole forze.

17 commenti

  1. enricomw says:

    @cafonauta
    No, appunto, prendo il figlio del ragionier Rossi che va in pensione perchè non mi interessa nemmeno sapere cosa sa fare (ragioniere, laureato, idraulico… è lo stesso), tanto anche se è scarso mi va bene ugualmente.

  2. Pingback: iMille » Blog Archive » Remarsi contro

  3. Pingback: Parenti dipendenti ritornano | Ivan Scalfarotto

  4. lodes says:

    Ho cercato in rete il testo dell’accordo e questi sono i punti incriminati.

    “Dichiarazione sulla solidarietà generazionale
    Le parti convengono sull’opportunità di costituire una Commissione paritetica di analisi e studio per formulare proposte in ordine alle modalità con cui dare concreta attuazione ad una politica attiva di solidarietà generazionaleall’interno del Gruppo UniCredit.”

    “Dichiarazione riservata
    Su espressa richiesta delle OO.SS., UniCredit (tenuto conto di quanto definito nel Protocollo 3 agosto 2007 e nell’Accordo 4 dicembre 2008), ferma restando l’ineludibile esigenza di pieno rispetto delle caratteristiche meritocratiche che stanno alla base delle politiche e sviluppo del Gruppo, conferma che non sarà posta in essere alcuna limitazione connessa al vincolo parentale nei confronti dei figli dipendenti cessati per pensionamento volontario in possesso dei requisiti richiesti per la selezione (laurea triennale e conoscenza della lingua inglese), determinando, a parità di valutazione in sede di selezione, una priorità nell’assunzione.”

    E’ evidente che queste dichiarazioni non costituiscono un obbligo per l’azienda e un diritto per i figli dei dipenti. Tali dichiarazioni inserite nei contratti sono scappatoie per l’azienda che non ha alcuna intenzione di aggiungere altri obblighi ai tanti previsti dai contratti e per il sindacato che può comunque vendere un risultato compensativo per quei lavoratori che saranno espulsi dal processo produttivo anzitempo.
    Detto questo rimane tuttavia la cavolata di tali dichiarazioni. Azienda e sindacati sono parte dela classe dirigente e non esitano per basse convenienze a far passare idee contrastanti rispetto a quelle che il miglioramento dell’azienda e del paese passa per la valorizzazione del merito, per lo sblocco degli “ascensori sociali”, per la liberazione delle energie. Non vale poi affermare che siccome riguarderebbe mansioni di basso valore nulla osta ad una pratica che accontenta un po’ tutti. Queste norme se trovano accoglienza nei contratti non fanno altro che favorire il malcostume italiano: familismo, amicizie, appartenza sono i fattori che contano, e sappiamo bene cosa hanno prodotto. Dunque ha fatto bene Ivan a puntare il dito su questo accordo che come detto squalifica l’azienda e sindacati e fa danni alle idee e al bisogno di modernizzazione del paese.

  5. ziwa says:

    in un mondo di raccomandati non mi sembra un errore che chi ha lavorato per tanto tempo e onestamente in un’azienda possa in qualche maniera aiutare il proprio figlio. mps non chiama direttamente, ma fa, talvolta, CONCORSI riservati ai figli dei dipendenti o dei residenti in provincia di siena e grosseto. per questi concorsi non è prevista la laurea ma solo la licenza di scuola media superiore. i giovani così selezionati vanno a fare i cassieri e non a siena o a grosseto, anzi lì non andranno di sicuro, ma in tutta italia. dire che il concorso è truccato è veramente offensivo per chi, come tanti giovani che conosco, l’ha superato con le sue forze. la selezione dei quadri avviene sul campo e la laurea non è indispensabile.

  6. Pingback: links for 2010-10-20 « Champ's Version

  7. Luca says:

    Caro Ivan,
    scusa per il commento tardivo. Volevo aggiungere questo alla tua frase “Poi ci si stupisce che i giovani italiani corrano a frotte verso paesi che non garantiscono nulla”: i giovani che corrono a frotte purtroppo sono soltanto quelli che tengono ad essere valutati per quello che valgono. Ce ne sono tanti altri (la maggior parte?)che a correre non ci pensano nemmeno e che ai meccanismi malati di raccomandazioni e altro sono legati come e piu’ dei loro genitori.

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