Il Post
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Nel PD, equilontani

17 settembre 2010

Non ci si capisce più nulla. Ma non erano quelli del PdL quelli che litigavano, che si prendevano a capelli, che si scindevano e fondavano gruppi autonomi? E ora che succede mai nel Partito Democratico? Siamo finiti tutti in un’enorme allucinazione collettiva? Eppure sembrava tutto più o meno normale.

Sono stato alla riunione del coordinamento nazionale martedì scorso e, vi assicuro, in quattro ore di dibattito serale e notturno non c’era stata nessuna sceneggiata: nessun Fini a puntare il dito e a urlare col labiale, nessun Berlusconi col cerone livido per la lesa maestà. Ottimi discorsi, pacati e lucidi nonostante le ovvie differenze, un puntuale intervento di Franceschini, l’eccellente Francesca Puglisi – responsabile scuola della segreteria nazionale – che ha fatto un intervento tosto sulle tante cose che il PD sta facendo sul diastro dell’istruzione pubblica (e di cui io, devo ammettere, come tanti non sapevo abbastanza), addirittura qualche scambio di cortesie. Ora il coordinamento nazionale (tu chiamalo, se vuoi, “caminetto”), sarebbe esattamente il posto dove invece ce le si potrebbe cantare. A leggere le agenzie del pomeriggio mi sarei aspettato una resa dei conti, suono di sciabole nei corridoi, stiletti avvelenati dietro gli angoli, Fioroni e Marini a darsele col machete, Realacci e La Torre all’alba coi padrini dietro il convento delle carmelitane scalze. E invece nulla: una roba da gentiluomini di campagna inglese. Abbiamo dovuto aspettare tre minuti buoni prima che qualcuno si decidesse ad intervenire per primo dopo l’introduzione di Bersani: vada lei, no prima lei, ma si figuri prima lei. E poi quella che ha rotto il ghiaccio è stata Livia Turco che ha lamentato sin dall’inizio del suo intervento il distacco tra la politica e le persone. Dopo la lettura dei giornali di oggi, ho pensato: lungimirante, la Turco! Alla fine del terzo quotidiano ho cominciato a sentire una forma di distacco pure tra la politica e il politico (io).

A me, che sono stato sempre un veltroniano – non nel senso dell’appartenenza, figuriamoci, ma come ammiratore di quel suo stile alto, un po’ romantico e visionario di raccontare la politica – sono cascate veramente le braccia davanti alle cose che ho letto, così come incredulo ho scorso qualche giorno fa il documento dei “giovani turchi”, un pezzo di carta con un testo formalmente allucinante, scritto in una lingua definitivamente estinta. Già, perché noi scriviamo in sanscrito e poi ci lamentiamo che la gente non ci segue. Il Corriere di questa mattina mi mette in uno schemino a colori tra gli “equidistanti” in questa assurda tenzone. La verità è che più che equidistanti i nomi elencati insieme al mio mi sembrano persone che, con i loro percorsi, le loro idee e magari le loro differenze, stanno tentando come ci aspetterebbe da persone mediamente responsabili di lavorare per un partito che rappresenta pur sempre un patrimonio di lavoro, di valori e di speranze per alcuni milioni di italiani. E che, al di là di qualunque torto e di qualunque ragione, non merita di certo questo trattamento.

  • Pingback: Nel PD, equilontani | Ivan Scalfarotto

  • http://john_doe.gofreeserve.com johndoe

    Dal di fuori e da profano direi che non riuscite a parlarvi tra voi. Quando vi parlate non vi capite e, in ogni caso e qualunque cosa vi siate detti, i giornalisti ne scriveranno un’altra.

    Sembra proprio che siate riusciti a cucirvi addosso il pregiudizio di litigiosi fancazzisti, e la vedo dura scrollarvelo di dosso.

  • waxell

    Io credo che nella politica italiana non ci sia mai fine al ridicolo. E, mi dispiace dirlo, ma la mossa di Veltroni è una delle cose più patetiche che mi sia mai capitato di vedere. Veltroni, l’Americano, quello che quando parla cita Kennedy, Martin Luter King e Obama; ma poi si anzichè comportarsi di conseguenza fa l’esatto contrario. Con le parole è molto bravo a volare alto, ma nei fatti è di una bassezza incredibile.
    Sono basito. Veltroni ha politicamente fallito in tutto quello che ha fatto e, nonostante tutto, con una perfetta “faccia da tolla” si ripresenta candido candido elevandosi a salvatore della patria. Ma perchè nessuno ha il coraggio di urlargli in faccia di andarsene a casa, di scrivere libri, di andare veramente in Africa, di cercare le introvabili figurine Panini di Pizzaballa, insomma di levarsi dai piedi una volta per tutte.

  • suro

    Bravissimo Ivan.
    Teniamo duro, prima o poi ci ascolteranno!

  • ziwa

    veltroni fai piangere! ma con chi ce l’hai? hai perso il perdibile e ora? è un incubo. già hai ricompattato la destra annunciando che il pd sarebbe andato da solo alle elezioni e adesso lo vuoi fare di nuovo? basta!!!!!

  • torquemada58

    Caro Ivan,
    in politica l’apparenza è quasi tutto e l’immagine del PD adesso è quella di un partito diviso sulla linea politica e lacerato da personalismi.
    Ma la cosa più imbarazzante è che non si capisce bene per quale motivo si è ritenuto di dover scatenare tutto questo putiferio proprio adesso, a ridosso del discorso di Bersani, in un momento in cui il partito, pur tra mille incertezze, sta cercando di darsi un ruolo in una fase politica difficile e delicata.
    Nel documento ufficiale dei 74 la m di Movimento è diventata minuscola, la bussola è sparita e il “Papa straniero” anche, e allora ? Ci si è resi conto di aver fatto il passo più lungo della gamba ? Se non si ha il coraggio delle proprie opinioni, perché farsi avanti ? Siamo all’asilo ?
    Si litiga per la merendina ? Quanto ci costerà tutto ciò ?

    http://vogliocheilpdsiailpartitodelfuturo.ilcannocchiale.it/

  • lodes

    Ho grande stima di Ivam e credo che in un partito occidentale troverebbe sicuramento grande spazio. Nello stesso tempo mi colpisce come continui a credere che sia possibile riformare il PD. Perchè il punto è proprio questo e cioè che il PD è nato morto tradendo il progetto originario. A reggere le sorti del PD è stato un gruppo dirigente che in modo alternato ha ostacolato la nascita del nuovo partito. Lo hanno fatto scambiandosi di volta in volta i ruoli. Mai un vero confronto di idee e progetti, ma sempre un gioco tutto interno al palazzo. Altro che partito aperto, degli elettori. In altre parole c’è una cultura politica che ha impedito e impedisce lo svilupparsi delle energie che pure ci sono nella sinistra. Pensare di poter cambiarla senza mettere in discussione questo assetto e questo PD è illusorio. Scriveva giustamente due giorni Luca Ricolfi che l’unica possibilità è che le energie nuove e fresche si aggreghino altrove. Il PD è morto.

  • http://www.stefanominguzzi.com minguzzi

    Attenzione al giochino veltroniano/dalemiano. Dividere il mondo (ricordo che durante le primarie americane la “Clinton era dalemiana” e “Obama era veltroniano”!) secondo questa linea impedisce di dividerlo in altro modo. Invece di dividerci sui contenuti (sì/no sulla patrimoniale, sì/no sull’abbassare le tasse ai ceti medio-bassi, sì/no sull’alzare le tasse ai ceti alti…) e su quello costruire una maggioranza politica che governi il partito e sappia bene con chi stringere alleanze e che programma portare al governo, ci si divide sui nomi. Solo che tra chi sostiene D’Alema e chi sostiene Veltroni poi la si pensa diversamente, ma bisogna restare uniti perché altrimenti gli altri… Non si va da nessuna parte così. Bisogna avere il coraggio di esporsi iniziando a proporre soluzioni ai problemi del paese e su quelle soluzioni aggregare consenso, dentro al PD, ma soprattutto fuori.

  • guelfo

    La vocazione minoritaria è uno spettacolo. Una crisi di nervi. Un non rassegnarsi alle rughe, alla fiataccina. Una sponda meravigliosa, utile.
    Cosa leggeremmo sui giornali se per tre giorni stessimo rintanati a curarci l’influenza ? Una tazza di latte e miele, un libro – suggerisco Melville -, i biscotti della Zia e una lettera da scrivere che sentiamo necessaria ma che ancora non ci viene bene.

  • http://www.anellidifum0.wordpress.com anellidifum0

    Eh, Ivan, avreste proprio bisogno di un partito politico, con una linea di maggioranza, un leader eletto che vince il congresso, la minoranza che riconosce il leader, e poi un programma semplice, spiegato in poche parole chiare, sulla base del quale cercare le vostre poche e fondamentali alleanze naturali.

    Per il resto, c’è tutto.