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Prima (v)Era Digitale

15 maggio 2012

Fra padiglioni e milioni di libri, al Salone del Libro si è respirata un’aria di Rivoluzione Morbida. Qualcosa che stava a metà fra la voglia di cambiare e il rivalutare il passato, di rimettere al centro qualcosa che in fondo non passa mai di moda: la lettura.

Dunque, come si direbbe su Twitter, #PrimaveraDigitale. Da lì peschiamo i commenti a quello che è stato il #SalTo12, dove si è parlato di una trasformazione che coincide anche con la Prima Era Digitale, il periodo in cui complice una precisa innovazione tecnologica, un gruppo umano sostanzialmente allineato al modello culturale imperiale, accede a un gesto che gli era precluso, lo riporta istintivamente a una spettacolarità più immediata e a un universo linguistico moderno, e ottiene così di dargli un successo commerciale stupefacente. (I Barbari, Baricco).

@AlfonsoFabrizio ad esempio scrive: “La #primaveradigitale @ttL porterà sicuramente un rinnovamento digitale cosi come la “vera” primavera” porta un rinnovamento dei cuori”. Paragone banale? Forse, ma certamente qualcosa c’è.

Peschiamo ancora da Twitter, e troviamo pareri molto interessanti, come quello di @sop_mcCandless: “Rivoluzione non vuol dire rivolta: usa un ebook, ma non dimenticarti il suono delle pagine sfogliate.”

Perché dimenticare ciò che è stato non sempre aiuta.

@rolopalco riporta una frase di @riotta, l’ex direttore del Tg1 scrive: “La rivoluzione non avviene quando si evolvono i mezzi, ma i contenuti che veicolano“.

Basta che, come dice @Penelopebix “con la scusa della #primaveradigitale non si arrivi troppo presto all’inverno della cultura classica.” Perché tutto nasce da un’unica matrice, e non saranno certo le nuove tecnologie a cancellare il passato.

Che poi, come dice @CamdenRosie, l’importante è che ci sia qualcosa che rimanga, a prescindere dal formato: “Di giorno e di sera, libri ed ebook sono la luce delle mie giornate”. Forse per questo, come dice @apruxtweet “l’inverno analogico è ancora lungi dal venire”.

Perché tutto si mescola e nulla si distrugge, talvolta prevediamo scenari che non s’affermano perché dal basso nascono nuove richieste che superano anche le più articolate descrizioni di ciò che sarà.

All’inizio di questo post, abbiamo citato Baricco, e con lui chiudiamo: durante il suo intervento al Salone del Libro ha detto una frase che ci ha colpito, detta a proposito dell’idea che la società dell’Immagine avrebbe ad un certo punto fermato anche il desiderio di esprimersi attraverso la scrittura: “Il futuro è talmente furbo che supera anche le nostre previsioni intelligenti.”.

La primavera digitale forse sarà proprio caratterizzata da quell’essere arguta nell’imprevedibilità. Sperando che, come dice @DiegoZunino88, essa coincida anche con la “la democrazia dell’informazione”. Un qualcosa di cui si continua a sentire la necessità.


Questo post è stato scritto da tutti coloro sono passati dal #SalTo12.

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  • davro

    Da qualche giorno le parole “primavera digitale” mi creavano disagio ma non sapevo dire perché.
    Oggi ho potuto descrivere la mia inquietudine.
    C’era una volta celeste.
    Ora c’è una volta digitale.
    Il cielo si è abbassato.
    La generazione dei sogni impossibili ha lasciato il mondo alla generazione dei sogni virtuali.
    Siamo diventati abili fabbricanti di lapidi in cimiteri d’idee sterminati in cui si nutre il Marchio, nel cui inizio è il nostro inizio e la nostra fine.
    L’inverno digitale è arrivato.
    Cosa sarà la prossima primavera?
    Fantascienza divenuta abitudine.
    Forse le onde mosse dalle comunicazioni via etere saranno la prossima fonte d’energia grazie ad accumulatori speciali.
    Il pensiero comunicato ci farà letteralmente muovere.
    Miliardi di “Ciao, come stai? Bene grazie, e tu?” terranno accese le luci di sera.
    E anche se così non fosse ho una certezza: la frenetica e appassionante attività quotidiana via internet che ci bombarda con notizie e opinioni e frammenta i pensieri e le azioni di domani, questo caos servirà ad incontrare il prossimo monolito.