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Liber(interpret)azione

24 aprile 2012

Il 25 aprile è una data convenzionale, scelta perché fu il giorno della liberazione di Milano e Torino e perché vieniva più o meno in mezzo a quella di altre grandi città italiane (Bologna 21 aprile, Genova 26, Venezia il 28 aprile).

25 aprile significava la fine di venti anni di dittatura fascista, di cinque di guerra e l’inizio di un percorso che ha portato al referendum del 2 giugno 1946.

Oggi significa ancora questo? La parola libertà circola tra discorsi di piazza, giornali, tv, ma anche nella vita quotidiana, essendo in tutto e per tutto un giorno libero dalle occupazioni di ogni giorno, qualsiasi esse siano.

E allora, da domani sera, Host vi chiede di postare una fotografia, di raccontare in un tweet o in un commento, che cos’è stato quest’anno, per voi, il 25 aprile, senza timore reverenziale di costume o retorica: avete partecipato ad un corteo nelle varie piazze d’Italia, a una commemorazione, anche casalinga, con il padre o il nonno partigiano o repubblichino. O è stato semplicemente un giorno di festa in cui avete goduto della libertà di una giornata fuori, un giro in bicicletta o una grigliata, due passi in centro.

Insomma in un gesto, un oggetto fotografato, una frase, raccontateci come avete vissuto la libertà del vostro 25 aprile.

credits foto: questa fotografia ci è stata mandata da Dida insieme a questo messaggio: “Nonostante non sia un periodo semplice i miei vicini stamattina mi hanno strappato un sorriso e un pensiero positivo con questo cartello appeso all’ascensore. Da stasera porte aperte a tutto il condominio e festa aspettando il 25 aprile. Ci voleva!”

Da qui l’idea per il nostro Host di oggi.

 

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  • libera

    Quando vivevo a Milano, era molto facile vivere il 25 aprile alla grande, partecipando a cortei eemanifestazioni, non ricordo più quanti. Mitica quella del ’94 (oceanica), un mese dopo la vittoria di Berlusconi, la cui diretta di Radiopopolare fu immortalata nel libro di Nanni Balestrini “Una mattina ci siamo svegliati”. Oggi, da esule, non ho manifestazioni per condividere, ma una grande risorsa. Radio3 la commemora per tutto il giorno, con musiche, poesie, testimonianze che entrano in ogni trasmissione. Mi sento parte dell’Italia che non dimentica.

  • sabriscrive

    La bicicletta. Avrei voluto mettere qui la foto della mia bici. Oggi siamo state in giro per prati, tra raggi di sole e cestini di nuvole. La bicicletta, perchè la usavano anche allora, le donne che pedalando trasportavano messaggi segreti. Scusate tanto se non sono riuscita a mettere la foto qui,oggi, ma ho scritto due righe: questo era il messaggio che dovevo trasportare

  • davro

    Il 25 aprile mio padre aveva il broncio. Repubblichino, non accettava la festa del 25 aprile. Ricordo che a pranzo, durante il tg che mostrava celebrazioni in tutta Italia, il suo sguardo si rabbuiava come un cielo prima della tempesta, e cominciava il suo discorso anticelebrativo, iniziando dai morti che aveva visto, ammazzati dai partigiani, indignandosi per la resa italiana che sapeva poco di liberazione quanto di annientamento da parte degli angloamericani con città rase al suolo dai bombardamenti, per finire su personaggi famosi che si erano addormentati fascisti e svegliati antifascisti per salire sul treno vittorioso del momento. Aspettavo che esaurisse l’impeto e, nelle rare pause, gli facevo notare che i fascisti avevano ucciso, colonizzato, abusato del potere, che avevano approvato leggi razziali, che avevano deciso di allearsi con serial killer deliranti che avrebbero alla prima occasione esteso il nazismo ariano anche a casa nostra e consumato altri genocidi, sostenendo quanto fosse stata positiva la liberazione sanguinosa ma necessaria da parte di alleati e partigiani della prima e ultima ora. Le mie considerazioni erano interrotte da proteste veementi e alla fine il litigio era inevitabile, ed era un litigio che ci feriva, a me per l’amore sconfinato verso mio padre, e a lui per vedere offeso il suo passato. Quindi, per anni, fin quando non ho lasciato la casa familiare, il 25 era atteso con l’ansia di non poter evadere da un ineluttabile destino che ci aveva fatto vivere la storia con emozioni e informazioni differenti e ci spingeva a convincere l’altro ad un revisionismo impossibile.
    Ricordo mia madre in disparte che diceva una parola buona per appoggiare le tesi di entrambi e subiva l’ira di entrambi.
    Da quei giorni mi sono spesso chiesto se non fosse meglio chiamare il giorno della liberazione “giorno della libertà”, e ricordare i morti e i sofferenti di entrambe le parti per cercare di unire e non dividere chi ha comunque amato l’Italia e l’ama ancora, e per celebrare la libertà di espressione che abbiamo ricevuto tanti anni fa per essere liberi di amare e contestare e non per odiare.

  • sauron51it

    Mio padre aveva partecipato alla Resistenza. Ho ancora i suoi cimeli. Ma non ha mai sopportato che, 20 o 30 anni dopo, ancora si facessero “le sceneggiate” come diceva lui. E che tanti ci avessero lucrato una carriera. “Era la cosa giusta da fare e si è fatta, e basta” senza menarla tanto.

  • libera

    Grazie, Davro, per una testimonianza sincera e coraggiosa. E’ bene vedere le cose anche con gli “occhi dell’altro”. Condivido l’appello alla conciliazione. Al riguardo prendo a prestito le parole del poeta spagnolo Marcos Ana,rinchiuso 23 anni nelle carceri franchiste, nel suo splendido libro “Ditemi com’è un albero”: “Una guerra civile è sempre una tragedia nazionale, che tutti soffriamo, ma non si può stabilire un giudizio salomonico, ed equiparare tre mesi in cui si è perso il controllo a un genocidio,freddo e sistematico, durato quasi quarant’anni. Senza dimenticare che lottare contro la libertà non è la stessa cosa che difenderla.
    Come è stato diverso il comportamento dei vincitori da
    quello di noi vinti che, mettendo al di sopra di tutto il bene
    della Spagna, invochiamo la riconciliazione nazionale per superare
    le conseguenze fratricide della guerra civile e porvi fine!”

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