I giocattoli sono sessisti?

Questo è l’esempio di un catalogo danese di giocattoli.

catalogo danese 2

Questo è l’esempio di un catalogo svedese di giocattoli.

catalogo svedese 2

E questo è l’esempio di un catalogo italiano di giocattoli.

catalogo italia 2

Ci sono cose da maschi che le fem­mine non pos­sono fare e ci sono cose da fem­mine che è vergognoso che i maschi fac­ciano. Ci sono reparti tutti rosa con cose soffici, ferri da stiro in miniatura, piccoli saloni di bellezza, attrezzi per la cura dei capelli, per infilare collane e sfornare dolcetti. E ci sono reparti con treni, costruzioni e armi. E anche quando il gioco non è per soli maschi spesso lo è la sua rappresentazione: è il caso, per esempio, dei giochi scientifici. Basti guardare uno degli ultimi spot della Clementoni per il 2014, quella dei “giochi educativi”.

I giocattoli (così pensati e così rappresentati) non sono neutri e insegnano invece una precoce e stereotipata separazione dei ruoli. Attraverso i giochi si incoraggia in modo acritico la ripetizione di ciascun ruolo (la bambina viene addestrata alla futura funzione materna, per esempio) e si inibisce la possibilità per entrambi i sessi di esprimersi su un territorio “differente” e più ampio. Si dovrebbe dunque impedire alle bambine di giocare con le bambole? Ovviamente no. Ma si può scegliere di non fare nessun regalo al sessismo. Qualche consiglio:

– Lammily, l’alternativa alla Barbie: ha proporzioni realistiche, ha ginocchia, gomiti e polsi snodabili (e non bloccati, come quelli della sua compagna che sembra sempre sul punto di servire un piatto di minestra), è meno truccata e ha i piedi ben piantati per terra. Se l’è inventata Nickolay Lamm e il progetto è stato finanziato attraverso una campagna di crowdfunding.

– Casa per bambole da costruire con circuiti elettrici e altri meccanismi: è stata scelta dal Times come miglior gioco dell’anno ed è stata creata da Alice Brooks e Bettina Chen, due ingegnere della Stanford University.

– Cuntaline: sono delle carte per inventare storie. Non ci sono mamme (come se quello della mamma fosse un mestiere tra gli altri, non lo è), non ci sono principesse né principi azzurri, non ci sono bamboline truccate con un aspirapolvere rosa in mano. Ci sono una sindaca, un’astronauta, una muratrice, un signore senza cappello da chef che sta in cucina, uno che fa l’ostetrico e una famiglia composta da due papà. Il progetto è di Barbara Imbergamo.

– GoldieBlox: dei libri illustrati guidano alla costruzione di macchine semplici per risolvere i problemi che si trovano ad affrontare Goldie e le sue amiche. Il marchio è di Debbie Sterling, ingegnera: «Ho creato GoldieBlox perché le ragazze fin dalla giovane età possano capire che l’ingegneria è un mondo aperto anche a loro». Nel 2014 GoldieBlox si è anche guadagnata uno spot pubblicitario gratuito di 30 secondi al Super Bowl.

– Libri: “Leggere senza stereotipi” è un progetto dell’associazione Scosse che ha messo insieme un buon catalogo di libri per bambine e bambini da zero a sei anni circa. Per i e le più grandi segnalo: Quante tante donne di Anna Sarfatti e Serena Riglietti (che racconta per rime e per disegni il principio della parità tra maschi e femmine sancito dalla Costituzione) e i titoli della collana Sirene, edizioni EL (Un’ereditiera ribelle. Vita e avventure di Peggy Guggenheim; Il coraggio di Artemisia. Pittrice leggendaria; La Rosa Rossa. Il sogno di Rosa Luxemburg; Signore e Signorine. Corale greca).

– Il libro: Piccole donne di Louisa May Alcott. Una buona ragione per regalarlo, a bambine e bambini, o per rileggerlo, la si trova nella recensione della filosofa Luisa Muraro:

«Questo romanzo è un capolavoro di astuzia femminile, per centocinquant’anni è riuscito a farsi stampare, tradurre e raccomandare come un romanzo di formazione (un Bildungsroman, dicono i letterati) per giovinette di buona famiglia, e ne ha tutti gli ingredienti, in effetti, ma intanto riesce ad annunciare la fine del patriarcato. (…) Volendo usare etichette, per il capolavoro della Alcott, io parlerei di romanzo d’iniziazione. Il romanzo di formazione mostra un percorso per diventare quello che la società domanda o aspetta, mentre il romanzo di iniziazione racconta i passaggi che ti portano a scoprire quella che sei, e a diventare quella che puoi essere, più profondamente.

L’iniziazione ha a che fare con la nascita della libertà, quella associata alla scoperta di sé, ed è una cosa che, se non hai l’idea di questa libertà, non esteriore ma intima e personale, può essere scambiata con la moderazione o il conformismo. La Alcott lo sapeva, io credo e penso che ne abbia approfittato per mascherarsi da scrittrice bempensante e così fare il suo gioco. Le Piccole Donne che tengo nella mia biblioteca, una traduzione, si aprono con l’introduzione di un letterato italiano, sicuramente bravo, ma, in questo caso, completamente fuori strada. Per metà dell’introduzione insiste sul fatto che si tratterebbe di un romanzo datato, ancorato a certi ideali, ormai superati: donne che sono angeli del focolare, silenziose e pazienti, ecc. Leggiamo pure Piccole Donne, conclude con un po’ di supponenza, ma si tenga conto dell’epoca in cui fu scritto. Fa ridere: non si è accorto di niente, non ha capito niente».

Aggiornamento del 24 dicembre: Barack Obama, palloni e Lego alle bambine per i regali di Natale: «I just wanna make sure some girls play some ball. I’m just trying to break down these gender stereotypes».

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