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Elogio dello stare zitto

20 luglio 2012

È difficile scrivere l’elogio dello stare zitto. Un controsenso. Come gridare “silenzio!” due volte di fila in una sala affollata di persone vocianti.
Eppure sono mesi che ho in testa questa cosa. Oggi mi gira la testa, mi girava anche durante la notte.
Addirittura due o tre volte i giramenti di testa mi hanno svegliato. Quindi, questa debolezza trasformerò seduta stante in autorizzazione ad infrangere un metodo e fregarmene di una contraddizione grande come l’America.

Strage al cinema dove proiettano Batman. Al momento in cui scrivo non sappiamo niente. Non chi è stato, non le motivazioni (se possono esistere). Niente.
Ma abbiamo opinioni così prepotenti da dover essere battute sui tasti, divenire commenti subito, prima di altri, prima, vorrei dire, di noi stessi.
Vorrei stare zitto. Vorrei stare zitto anche adesso. Tornando alla contraddizione di cui sopra.
Non dire niente. Non cedere all’irruenza della prima idea. Aspettare di sapere. Capire intanto se la mia voce è importante per qualcuno. La mia opinione aggiunge qualcosa all’esperienza comune?

Una volta ho litigato con mia madre, lei era impazzita e blaterava di continuo la stessa frase, in quella frase ricorrevano i termini “due e mezzo”. Le ho detto che se non si chetava le davo un cazzotto sul naso (io faccio così con le vecchie). Lei mi ha risposto che nessuno poteva dirle di stare zitta, che pure sotto il fascismo lei diceva quello che voleva.

Sotto il fascismo. Ma adesso non siamo sotto il fascismo, nessuno ci vieta un opinione, anzi, abbiamo velodromi dove farle correre in libertà. Sono recinti, certo, ma fatti in modo che neppure li percepiamo più come tali. Siamo liberi di correre. Gareggiamo. Le nostre opinioni scorrono in sottopancia alle trasmissioni tv, vengono riportate in calce ad articoli, si rimandano di amico in amico, viaggiano più di noi.

Eppure.

C’era un cantautore cileno, chiuso nello stadio delle stragi, dopo il golpe. Volle scrivere il testo di un ultima canzone, sapeva che lo avrebbero ammazzato, lo sapeva, era intelligente. Lo fece. scrisse su un foglietto di carta. Lo passò a qualcuno che riuscì a portarlo fuori. Quel testo, divenne una canzone. Il cantautore venne torturato e ucciso.

Quanto dovevano essere pesanti, o leggerissime, quelle ultime strofe?

E quanto sono invece né leggere, né pesanti le nostre, quando ci esprimiamo immediatamente e a costo zero su fatti remoti, lontanissimi, che ci raggiungono, magari, solo perché portati volando, dalla parola BATMAN.

Non riuscirò a stare zitto. Neppure io che sono tanto fissato da stare mesi a pensare a questa cosa.
Non so stare zitto, neanche adesso.
Allora, magari, provare darsi un compito. Quando il furore dell’opinione si affaccia ai polpastrelli, quando la visione irrinunciabile ci fa fremere la glottide come un brividino, alzarsi dalla scrivania. Fare un giro a piedi. Riflettere e guardare intorno, mettendo a fuoco il mondo a distanza superiore ai 40 centimetri che ci separano dal monitor.

Fare una prova.

p.s.
Il primo che scrive un commento come “potevi stare zitto” lo mando a fanculo.

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  • Francesco Maggio

    Bel pezzo Gipi…Mi hai fatto tornare in mente un’intervista allo scrittore uruguaiano Edoardo Galeano, pubblicata su Repubblica il 29 gennaio 2012 (pag. 42), in cui a un certo punto egli afferma: «E’ nei caffè di Montevideo che ho appreso le lezioni della vita. La prima: l’arte è una menzogna che dice la verità. La seconda: le parole che meritano di esistere sono soltanto quelle migliori del silenzio».

  • psylo

    l’idea era quella. Una nuova cosa era comparsa. ‘Tutti’ a chiamarla per nome, ‘tutti’ ad esprimere un’opinione. La bizzarria, o se vogliamo l’arcano, era che nel gesto stesso di gettar al vento un’opinione, ‘tutti’ convinti stavano, di costruir la rivoluzione, esercitando (da esercito, non a caso) il diritto della sragione. E mentre tutti si dimenavano contenti, di un movimento frenetico, come a far mulinelli, pochi avevan capito, e scuotevan le tempie in disparte, che tanti sputi al cielo non fan movimento, ma solo un jet d’eau immobile e verticale, di svizzera sorte…

  • Pingback: Ancora sul silenzio « Dieci nodi

  • sonnoelefante

    Tutto giusto. Ti piace Roberto Bolaño?

  • ribio

    non hanno bisogno del fascismo, alla loro sinistra non c’è più niente. ma se qualcuno disturba il manovratore qualche legnata reazionaria sono in grado di tirarla. Senza che nessuno (uno come me per esempio) possa fare qualcosa. E allora giovani ragazzi finiscono in galera per quasi niente. I ragazzi di genova 2001 e quelli del no tav 2012. E la galera ingiusta in un paese dove ti sembra di potere fare tutto non è bello. E’ peggio della disoccupazione, bestia nera di questa nostra gioventù. E come se non bastasse ci sono pure Batman, Oslo, Brindisi. Non è ancora tutto perduto ma ci siamo vicini.

  • giannigipi

    @Sonnoelefante. Io sono bestia. Bolano mai letto. E non so neppure fare la “n” spagnuola.

  • selezionenaturale

    Ti avrei detto di stare zitto ma visto che mi hai preceduto ti mando direttamente a fan.ulo

  • zooei

    @gipi, ma quale genere di commenti sulla vicenda batman potenzialmente ti disturba cosi’ tanto? quelli che se la prendono per la politica delle armi negli stati uniti? oppure quelli che i film violenti..? perché entrambe ‘ste robe le scrivono i commentatori di professione, i.e. i giornalisti… mi sa che noi lettori ce ne siamo stati abbastanza zitti stavolta :)
    (cosa dire, d’altronde)

  • giannigipi

    @Zooei, un secondo dopo la notizia fb e twitter erano pieni di commenti e deduzioni che manco Sherlock Holmes. Almeno, questo accadeva tra i miei contatti, che però non credo siano composti in maggioranza da giornalisti e commentatori di professione. E’ questa rapidissima e meccanica volontà di espressione che mi lascia stranito. Come se ci fosse una gara a chi scrive per primo, come se fossimo tutti dipendenti dell’Ansa. Invece no, questa solerzia si manifesta pure a gratis.
    E comunque, come sempre, il ragionamento nasce dall’osservazione di un mio difetto. Nel senso che questi attacchi d’Ansa (non ho resistito) vengono a me pure e troppo spesso.

    @Selezionenaturale: selezione naturale?

  • radioflambro

    Il silenzio e il grido sono le mete di questo canto…
    Il cantautore è Victor Jara. E queste le sue ultime strofe:

    ¡Canto que mal me sales
    cuando tengo que cantar espanto!
    Espanto como el que vivo
    como el que muero, espanto
    de verme entre tantos y tantos
    momentos del infinito
    en que el silencio y el grito
    son las metas de este canto.
    Lo que veo nunca vi.
    Lo que he sentido y lo que siento
    hará brotar el momento…

    Canto, come mi vieni male
    quando devo cantare la paura!
    Paura come quella che vivo,
    come quella che muoio, paura
    di vedermi fra tanti, tanti
    momenti dell’infinito
    in cui il silenzio e il grido
    sono le mete di questo canto.
    Quello che vedo non l’ho mai visto.
    Ciò che ho sentito e che sento
    farà sbocciare il momento…

    http://www.antiwarsongs.org/canzone.php?lang=en&id=719