Il Post
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Ioedio

16 febbraio 2012

Era da tanto che non leggevo i dieci comandamenti. Se non fossi finito in una trasmissione radio, come ospite, per errore, con la trasmissione di Sanremo in diretta davanti a me, solo due giorni fa, non credo che lo avrei fatto, neppure oggi.

Ma a Sanremo quest’anno Dio si porta moltissimo. Non solo a Sanremo, naturalmente. È mia personale opinione che presto ci troveremo a trasportare grosse pietre da piantare in cerchio, in qualche prato, per erigere dolmen e propiziare gli dei del gratta e vinci però insomma, ero là, seduto vicino alla Cuccarini e c’era Dio un po’ dappertutto.
E oggi, a distanza di due giorni, è con i dieci comandamenti in testa che mi sono svegliato. Sì. I dieci comandamenti della Bibbia. Quelli. Ecco un breve riassunto per i nati dopo lo zero.

Un giorno un tipo va su una montagna e un essere invisibile ma grossissimo e con il vocione gli incide con una specie di dito laser invisibile (ma grossissimo) un ipad di pietra che quest’uomo portava sempre con sé. Ecco dieci regole che se sgarri muori.

Così, più o meno, sono nati i dieci comandamenti.
A un bambino ics che si avvicini al catechismo verrà spiegato che questi comandamenti recitano così:
(prima che me lo facciate notare: sì, tutti questi testi sono copiati da wikipedia.)
Dicevo, dicono così:

1. Non avrai altro Dio all’infuori di me.
2. Non nominare il nome di Dio invano.
3. Ricordati di santificare le feste.
4. Onora il padre e la madre.
5. Non uccidere.
6. Non commettere atti impuri.
7. Non rubare.
8. Non dire falsa testimonianza.
9. Non desiderare la donna d’altri.
10. Non desiderare la roba d’altri.

Questa mattina non mi sono svegliato pensando di uccidere qualcuno e quindi infastidito dalla presenza del comandamento “non uccidere”, altre volte è capitato, ma oggi no. Mi sono svegliato pensando a quanto Dio avevo sentito nell’aria nella trasmissione di Sanremo prima serata, mentre ero finito, per sbaglio, in una trasmissione radio dove ero convinto avremmo parlato di cinema.

Oddio: quanto dio avevo sentito nell’aria.
È un modo brutto di dirlo, sembra un profumo, un odor di santità, non era così.
Dio era nell’aria come una canzonetta, un motivetto, un “trend” (e non userò mai più questa parola per tutta la vita, Dio, te lo giuro, fulminami col tuo ditone laser se dovessi ricaderci!).

Dio era presente in testi di canzoni, nelle parole del cantante conduttore, sottolineato dalle partecipi ovazioni del pubblico pagante, quando veniva citato.
“Dio c’è” recitavano scritte storiche su centinaia di cartelli stradali, quando ero ragazzo, seconde come diffusione solo a un enigmatico “Pietro ti amo Mauro” che inquietava le mie notti di ragazzino, lasciandomi per sempre senza risposta: Pietro, a sua volta, amava Mauro? Lo amò mai? O morì Pietro, di dolore per amor mancato dopo aver vergato sui cartelli della penisola intera il nome dell’amato?

E Dio c’era. A Sanremo, questo è sicuro. Lui (Dio, non San Remo) vi direbbe che certo che c’è, è ovunque e io non avrei certo le palle di rispondergli a tono, ma vorrei sottolineare che a Sanremo, l’altra sera, c’era di più. È per questo che mi sono trovato a pensare ai dieci comandamenti.

Se c’è una cosa che mi piace della religione cattolica moderna è la sua possibilità di customizzazione. Nessuno, io per primo, vorrebbe una religione antiquata come quella professata in molti paesi del medio oriente, o qualche altra roba che implichi dedizione e sacrifici e rigidità. Insomma, siamo nel 2012, l’anno del contatto, non è che possiamo continuare a interpretare le parole di Dio come nel medioevo.
La religione cattolica è fatta per essere customizzata. Nasce così, in quella forma adatta, modulare. Uno dei comandamenti più interessanti, per esempio, è quello che dice “Non nominare il nome di Dio invano”.
Questo è uno dei primi esempi di customizzazione religiosa di alto livello, in altre parole una trasformazione del senso di un dettato religioso ai fini di una sua migliore e più efficace utilizzazione in ambito moderno messa in atto non dalla base ma dall’élite religiosa stessa. (Potete respirare).

Insomma, i capi della religione cambiano di loro volontà un comandamento arrivato direttamente dal cielo. Spiegano anche bene perché lo fanno: perché così si capisce meglio. Come dargli torto? Questa è modernità.

Il comandamento originale infatti recitava: “Non ti farai idolo né immagine alcuna di ciò che è lassù in cielo, né di ciò che è quaggiù sulla terra, né di ciò che è nelle acque sotto la terra.”

Questo è stato trasformato in “Non nominare il nome di Dio invano”.
Meglio. Più semplice, conciso, facile da portare. Inoltre, se scelleratamente si fosse scelto di aderire al messaggio originale vergato in laser su retina di pietra non avremmo avuto opere d’arte meravigliose ad arricchire il nostro cuore. Quindi io sto con i pretoni che secoli addietro, decisero di modificare quel comandamento e di permettere ai vari Michelangelo e Bernini di farmi drizzar il pisello ancora oggi, dopo secoli, con i loro lavori. Thank you pretoni, god bless you all.

Insomma, capite? Noi non siamo degli arabi retrogradi! La nostra religione è migliore delle altre. La religione cattolica spacca proprio perché adattabile alla modernità.
Customizzabile è la parola.

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  • sombrero

    Ci sarebbe stata da dio (ops) un’immagine di “Cristo compagnone” (http://tinyurl.com/42g2r9h) presa dal divertente “Dogma” di Kevin Smith (http://tinyurl.com/6ppfwh4)

  • http://www.gabrielebrombin.com gbrombin

    Sono un cattolico custom e sofferto, e questo è un gran post. Giannigipi sei bello. (waiting for Iltuoprossimofumettodisegnatobene)

  • francescox79

    bello l’articolo!
    ma il comandamento originale è “Non pronunzierai invano il nome del Signore, tuo Dio, perché il Signore non lascerà impunito chi pronuncia il suo nome invano”
    Quindi mi sbagli proprio sul finale!!!
    :)

  • wiz.loz

    C’è un errore grossolano nel testo… il comandamento “Non nominare il nome di Dio invano” in originale è “Non pronunciare invano il nome del Signore tuo Dio perché il Signore non ritiene innocente chi pronuncia il suo nome invano” (Deuteronomio 5, 11).
    Quello che è citato nel testo (“Non ti farai idolo né immagine alcuna di ciò che è lassù in cielo, né di ciò che è quaggiù sulla terra, né di ciò che è nelle acque sotto la terra”) è condensato nel primo comandamento: “Non avrai altro Dio all’infuori di me”.

  • wiz.loz

    Comunque mi preme sottolineare che in principio i comandamenti erano quindici: http://www.youtube.com/watch?v=ln8FFxTZKrA

  • giannigipi

    Wiz.loz, grazie per il video. :)
    Per gli errori, ecco cosa succede a scrivere di getto, alle otto di mattina dopo essersi dimenticati di comprare le sigarette.
    E comunque la colpa è loro : http://it.wikipedia.org/wiki/Dieci_comandamenti
    :)

  • http://www.claudiappi.wordpress.com Claudiappì

    In realtà, dio ha previsto che nel 2012 avremmo fatto un uso spropositato di Twitter e il comandamento originale superava i 140 caratteri.

  • lorreca

    “Non pronunciare il nome di Dio invano” è semplicemente un’anticipazione del Copyright

  • fiasteferfir

    ecco, io ad esempio, se fossi Dio, farei partire un carteggio tra Gipi e Tondelli.

  • plato

    ““Io” è l’esempio che ho a portata di mano adesso, quindi lo uso”
    -
    mi ricorda un articolo su “l’io” pubblicato da Harvard Business Review
    http://i42.tinypic.com/mvi80h.jpg (03-2012)
    (io non li prendo sul serio, loro sperano di avere ragione)