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Buoni e cattivi esistono, Kony o non Kony

13 marzo 2012

Il fatto che un video che parla di una questione umanitaria, un video di 30 minuti (mezz’ora!) sia stato visto da cento milioni di persone non ha soltanto – come notato da molti – messo in dubbio i canoni di chi lavora nella comunicazione sui nuovi media («oltre i 120 secondi lo spettatore perde attenzione!»), ma ha costituito una sorta di Undici Settembre anche per chi lavora nell’ambito della cooperazione: un evento con cui – per il bene o per il male – necessariamente confrontarsi.

Da questa settimana, ciascuna ONG dovrà affrontare Kony 2012 e prendere una posizione, specie rispetto a come esso ha sconquassato le prudenze, spesso motivate, di moltissime organizzazioni che lavorano nella cooperazione internazionale. Non sono ancora riuscito a farmi un’idea definitiva sulla faccenda, se non la considerazione banale che siano fenomenali (direbbero negli Stati Uniti, a Roma direbbero “paraculi”: avendo probabilmente ragione entrambi) nella comunicazione. Cos’è Kony 2012? Se lo si considera uno spot è eccezionale, se lo si considera un documentario è pessimo. Siccome non è nessuno dei due, ma qualcosa del tutto nuovo, bisognerà forse aspettare qualche tempo per vedere quanto beneficio e quanto detrimento questo qualcosa di nuovo porterà.

In molti hanno sollevato delle critiche ragionevoli, su cui non ho molto da dire, anche perché ne condivido buona parte. Altre sono state meno ragionevoli, ma comunque meno diffuse. C’è stata però una critica che ho letto quasi ovunque, la quale invece necessita di replica: non soltanto per la solennità convinta con cui viene spesso formulata – questo capita a tutti i luoghi comuni –, ma perché essa mette in dubbio il concetto stesso che fonda l’umanitarismo. Sto parlando di “non esistono buoni e cattivi”, una formulazione che schiaccia verso l’irrilevanza etica ogni comportamento, minando di fatto le ragioni di qualunque intervento umanitario.

In realtà, l’obiezione più immediata sarebbe: va bene, non esistono persone buone al 100% e persone cattive al 100% (opinione non troppo originale, avete mai sentito qualcuno dire il contrario?), ma ci sono persone più buone e persone più cattive, come manifestiamo ogni volta che critichiamo – o celebriamo – il comportamento di qualcuno. Di quelle ci occupiamo, tanto dovrebbe bastare. Ma c’è di più: in alcune occasioni – e spesso sono proprio le circostanze di cui si occupano le persone che lavorano per i diritti umani – la realtà è molto più vicina a una divisione, per quanto manichea, fra buoni e cattivi, che non all’inesauriente e indistinto “non esistono buoni e cattivi”.

È il caso di Joseph Kony – rapitore e sfruttatore di 66 mila bambini soldato, per citare uno dei dodici capi d’imputazione per crimini contro l’umanità con il quale è ricercato dalla Corte Penale Internazionale – che alla definizione di “cattivo” si avvicina tanto quanto fermare quegli stessi crimini si avvicina alla definizione di “buona causa”. C’era uno sketch di Benigni sull’impossibilità di definire negativamente chicchessia, neppure Mussolini: «Ma che deve fare uno perché se ne possa parlare male? Anche il Mostro di Firenze l’avrà detto “buongiorno” a qualcuno qualche volta».

Non c’è modo, e forse neanche ragione, di valutare la coscienza delle persone. Esse si valutano dalle azioni che compiono. L’insieme delle azioni che uno compie, assieme al contesto in cui sono maturate, sono ciò che determina se una persona è buona o cattiva (egoista/sociopatica).

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  • Wilson

    Ho l’impressione che ci sia tanta confusione, “buoni” o “cattivi” non esistono perché sono etichette troppo grandi, troppo onnicomprensive e alla fine inutili a descrivere la realtà.
    Invece esistono i criminali, gli egoisti, i sadici etc (e gli altruisti, i cortesi, persino gli eroi), anche se è necessario ricordare che l’appartenenza a una di queste categorie non è mai una descrizione completa di un individuo, al massimo è una parte significativa.
    Ma soprattutto esistono le azioni, se Kony fosse cattivissimo nella sua stanzetta occuparsi di lui non sarebbe affatto una buona causa, invece se fa tutto quello che sappiamo deve essere fermato (e probabilmente anche punito), e dovrebbe esserlo anche se fosse solo un “buono che sbaglia”.

  • miriam

    “Il fatto che un video che parla di una questione umanitaria, un video di 30 minuti (mezz’ora!) sia stato visto da cento milioni di persone non ha soltanto – come notato da molti – messo in dubbio i canoni di chi lavora nella comunicazione sui nuovi media («oltre i 120 secondi lo spettatore perde attenzione!»)…”
    Momento: in 100 milioni hanno cliccato sopra quel video (anzi youtube mentre scrivo dice 76.343.876 per la versione originale, poi ce ne sono tante altre tradotte in varie lingue). Ma non vuol dire che l’hanno guardato fino alla fine.

  • maic

    Parlo da persona che non conosce la causa, quindi da completo ignorante che, come tanti, è venuto a conoscenza di questo problema con la visione del video.

    La questione “buoni” o “cattivi” non è da circoscrivere al solo Kony. Quando penso a questo video, vedo due distinti schieramenti: i buoni, rappresentati da “Invisible Children” e i cattivi: Kony.
    Non ho grossi dubbi nel definire Kony un “cattivo” tout court; ma ne ho, sia dalla prima visione, sia dopo aver letto informazioni più approfondite su di loro, verso i ragazzi di Invisible Children i quali non mi sembrano impeccabili come vogliono apparire.
    L’abbracciare la causa di Invisible Children senza approfondire, basandosi e fidandosi di quel video fa parte del credere ai Buoni vs Cattivi.

    Poi sono d’accordo sul fatto che sia un video spettacolare (da un certo punto di vista) pur non approvandone la fattura.
    E sono convinto che sia meglio che certi problemi vengano portati all’attenzione pubblica.
    Non mi è piaciuto il modo e non mi fido ciecamente delle persone che l’hanno fatto. Quindi sì, abbiamo la personificazione del Cattivo con la C maiuscola, ma gli altri sono i buoni? ho i miei dubbi.

  • http://www.distantisaluti.com Giovanni Fontana

    @Miriam
    100 milioni sono una cifra che ho letto in degli articoli che ora non ritrovo. Considera che quello che citi non è l’originale, perché l’originale (quello linkato sul sito) è su Vimeo. Come giustamente dici ci sono tutti i reupload e tutte le versioni sottotitolate in diverse lingue: a questo punto direi che siano ben più di 100 milioni. In ogni caso la cifra precisa non conta molto, a livello di comunicazione, anche soltanto un milione sarebbe stata una cifra sorprendente.

  • ensor

    MIRIAM hai perfettamente ragione e secondo me la tua obiezione va ben oltre il semplice conteggio e coinvolge, come il video di Invisible Children, l’essenza dei social media. La presunta efficacia del video si basa infatti sul numero fornito da Youtube, se quel numero fosse rimasto, che so, sotto i 100.000 nessuno ne avrebbe parlato probabilmente. Insomma, quello che conta sono i numeri, poco importa come si ottengono e cosa realmente significano (per esempio, se poi il filmato sia stato davvero visto nella sua interezza). Così come l’importante è veicolare un messaggio, poco importa come sia stato realizzato e quanto falsifichi la realtà (a proposito, semplificare la realtà è falsificarla?).
    Io personalmente trovo “sconvolgente” sia il video sia la rivendicazione che ne fa Invisible Children. Del resto però esistono, e mi dicono siano molto frequentati, prestigiosi master di marketing sociale e fund raising per Ong: non credo che insegnino cose molto diverse da quelle che stanno dietro a questo video.
    L’immagine sulla confezione ha il solo scopo di presentare il prodotto.

  • miriam

    esatto, non volevo fare le pulci al numero di visite, ma piuttosto riportarlo a quello che è: cioè la quantità di click al video, NON il numero di chi l’ha visto fino in fondo!
    Mi pare che l’attacco dell’articolo parta da un assunto sbagliato.
    Non possiamo sapere se coloro che hanno cliccato sul video ne hanno visto mezz’ora (sbaragliando così decenni di teorie sull’attenzione degli spettatori) o 10 secondi: io francamente mi sentirei di scommettere sulla seconda ipotesi.

  • albertog

    è vero che esistono buoni e cattivi, è vero che kony rientra fra questi ultimi, ma finché non stabiliremo se george bush è buono o cattivo, non sapremo quanto kony sia cattivo.

  • lorenzo402

    Sulla faccenda dei buoni e cattivi perché non ripartire da un libro per bambini? “Nel paese delle creature selvagge” (Where the wild things are) di Maurice Sendak, per esempio. Basterebbe riprendere questo come tanti altri capolavori della letteratura e della drammaturgia mondiale (fra i tanti campi possibili) per riflettere con un po’ meno superficialità sulla “divisione, per quanto manichea, fra buoni e cattivi”. Saluti.

  • albertoz

    era partito così bene questo articolo… poi però si perde un po’ per strada.
    Comunque ho letto molte di queste cose in un altro articolo, molti giorni fa:
    http://bit.ly/colpadikony

  • alessandromeis

    buoni o cattivi, bianchi e neri, stupidi intelligenti. ma chi è che usa l’argomento 100% buoni o 100% cattivi, i bambini alle elementari? da quand’è che gli interventi umanitari vanno a gradazione di cattiveria? e il contesto? chi dove come quando perché? “la realtà è molto più vicina a una divisione, per quanto manichea, fra buoni e cattivi, che non all’inesauriente e indistinto “non esistono buoni e cattivi”” ipse dixit Giovanni Fontana. Tanto per contestualizzare almeno:
    http://urly.it/1aj9
    http://urly.it/1aja