Il Post
RSS share on Twitter share on FaceBook

Accettare i difetti di chi si ama?

11 maggio 2010

Corso di Alfabetizzazione Sentimentale Obbligatoria – Prof. du Lac – 4° lezione
-
Eccoci di nuovo qui cari allievi,
il quesito della scorsa settimana ha dato àdito a risposte combattute, succulente e davvero polarizzate: c’è chi dice che bisogni – certamente – accettare i difetti dell’amato e chi dice, assolutamente, di no.

Facciamo chiarezza su quello che – in realtà – è solo un vezzo linguistico: “io amo i difetti del mio amato”. È l’errore in cui incorrono Anton Ioni e Federica trascurando l’elementare considerazione che gli individui hanno preferenze peculiari: se ciò che fa una persona ci piace, quello più che un difetto è una qualità. Dire che si ama qualcuno per i suoi difetti è una sciocchezza: per noi quella caratteristica è un pregio, checché ne dica il resto del mondo.

Esemplare, in questo senso, il compito di Gabriele:

NO, i difetti non si devono accettare: si devono affrontare. E vorrei però precisare che, secondo me, i difetti sono soggettivi e non oggettivi: io non considero un difetto l’essere disordinati, per mia madre è uno dei peggior difetti. Voler migliorare credo che sia la vera essenza dell’amore. Sia verso un’altra persona che verso se stessi.

Che ci permette di passare ad affrontare il punto centrale del CASO di oggi assieme a Saverio (posta):

In effetti credo che faccia parte delle “scienze sentimentali” l’idea per cui si possano comunicare dei “valori”, nella speranza che possano migliorare i nostri partner (e viceversa: se la mia compagna non mi migliora, che compagna è?). Insomma, la bellezza di un rapporto è anche quella di crescere assieme.

In questo senso un “+” va ad Alberto V (posta), Ally, Luca, Angelo, Marco, Franco, Potacchione (posta) e Lucia. Devo però una menzione speciale all’eccezionale, anche se un po’ arzigogolata, prova di Filippo: ne ho viste poche, di così buone, in decenni d’insegnamento.

Accettare qualcosa che non ci piace in una persona significa degradarla. Significa pensare che chi amiamo non abbia la capacità o la voglia di modificare un suo difetto. Significa condannarsi all’idea che un’altra persona – simile, ma priva di quel difetto – potrebbe presto prenderne il posto.

A.D. È così: se la coincidensa perfetta – almeno in partensa – è quantomeno implausibile, è vero che ci sono due possibili strade per fronteggiare tale imperfessione: si può decidere di cambiare gli uni per gli altri o di sottomettersi all’idea di piacere a metà. Si può scegliere d’impegnarsi a evolvere, o costringere chi ci sta accanto a tollerare ciò che non ama. È del tutto ovvio quale, fra queste due strade, sia quella dell’innamorato.

Non ci innamoriamo di mille persone alla volta, ma di una sola: è quella che ci può dare i migliori consigli e che ci sa insegnare le cose più giuste. Se non pensassimo questo di lei, come ce ne potremmo innamorare? E così viceversa: scelgo chi è già un bel terreno e ha la giusta disposissione per coltivarlo. È per questo che non potrei “accettare” i difetti della persona che amo: non potrei mai accettare di rinunciare a una parte di lui, di darlo per perduto.

È proprio così, Dora. Chi dice che le persone non cambiano fa un errore lordo: misura gli altri col proprio metro inane e stantìo; se non si è in grado o – più sinceramente – non si è disposti a migliorarsi, è abusivo estendere la stessa misura agli altri. È probabile che ci siano persone ottuse e affezionate ai lati peggiori di loro stessi, ma non è fra queste che vogliamo scegliere il nostro amato.

Perfettamente speculare a questo è ciò che, in proprio, va fatto: non bisogna accettarsi, non bisogna “essere sé stessi”, bisogna costantemente cercare di essere un’altra persona, un “io” – un po’ – migliore del giorno prima. E l’unico modo per fare questa operazione è scegliere una persona che ci sia alleata, una persona con cui – dandole il braccio – salire milioni di scale.

-

A.D. Questa settimana, nei compiti a casa, facciamo il primo passo dalla teoria all’applicassione pratica:

Valentino/a vi lascia, dopo diverso tempo assieme, dicendovi che si è reso/a conto che non gli/le piacete. Quali sono i vostri pensieri? Come agite?

Inviate le vostre risposte qui sotto oppure nella posta del Prof. Discuteremo le risposte martedì prossimo.

  • Pingback: Tweets that mention Corso di Alfabetizzazione Sentimentale Obbligatoria IV | Giovanni Fontana -- Topsy.com

  • miry

    Professore mi trova impreparata. Non mi è mai capitato un caso del genere e confesso che i miei esordi in campo amoroso-sentimentale risalgono ormai a qualche decennio fa. Dunque, cercherò di immedesimarmi. Se il tempo passato insieme è davvero tanto, mi chiedo come sia possibile che solo ora si accorga che non gli piaccio. Una persona ti piace o non ti piace da subito. Poi, approfondendo la conoscenza, puoi scoprire delle incompatibilità, una diversa visione del mondo, l’impossibilità di condividere delle cose o il tutto. E ritenere che non valga la pena di investire ulteriormente in un rapporto insoddisfacente. Ma un non mi piaci, magari dopo mesi (addirittura anni?), no non lo accetto e mi offendo a morte. Ma come, il fatto che io ti piaccia e che tu mi piaccia è il presupposto imprescindibile affinchè ci si metta insieme. Hai barato? A che fine? o stai barando ora? In ogni caso, è finita, non si torna indietro.

  • potacchione

    Lasciarsi fa parte del gioco ed è in preventivo fin dal primo giorno. Sono razionalmente preparato, emotivamente non so, dipende dal modo con cui arriva la sentenza. In ogni caso NON provo a far cambiare idea a chi mi sta lasciando a prescindere dal mio innamoramento. Ascolto quello che ha da dire, ho bisogno di aver chiara la situazione ed eventualmente chiedo spiegazioni. Faccio domande se le risposte non mi soddisfano con l’intento di capire al meglio il suo punto di vista e a meno di richieste esplicite tengo per me quello che penso. Tutto con calma e freddezza, anche se muoio dentro. D’altronde quando ti martellano un piede non puoi scegliere di non sentire male, ma puoi scegliere di non gridare per il dolore. Saluto e vado a fare le mie cose, disponibile a risentirla in ogni qualsiasi momento. Ma non a riprendere il rapporto.

  • conpermesso

    Valentina ha ragione.
    Quando ci siamo conosciuti eravamo degli sconosciuti. Abbiamo passato del tempo assieme, ci siamo piano piano scoperti, sia reciprocamente che individualmente. Abbiamo progressivamente colto delle verità, alcune condivise, altre no. Ognuno ha sempre avuto il rispetto di non toccare mai le verità emotive dell’altro, quelle sono beni inalienabili. Oggi Valentina mi ha detto la verità: ha detto che è stato bello camminare con me, che ha sentito molte cose, che ha goduto nel vedere che le sentivo a volte anche io. Oggi vede nei miei occhi come ho rielaborato il percorso, non le piace. Cio’ che non le piace è la rielaborazione, non il percorso. Non poteva saperlo in anticipo. E anche se lo avesse saputo probabilmente avrebbe scelto ugualmente di stare con me. Nulla da rinnegare.
    E io?
    Io soffro. soffro perchè vorrei ancora muovere mille passi, e ancora mille, con lei. Ma io soffro perché mi sento perso. Cerco disperatamente nella mia testa il raggio di luce che possa illuminarle un angolo inesplrato. Cerco di mostrarle un sentiero inedito. Mi rendo conto che sono impotente. Più mi dimeno e più sento stringersi il laccio intorno al collo. Non voglio guardarmi indietro, non voglio rievocare felicità ormai cristallizzate. Voglio diventare subito uno nuovo, quello nuovo, quello che piace a lei. Tanta è la paura che quasi ho la sensazione che questo sia possibile, che io ne abbia le forze. A tratti mi sfiora il desiderio delirante di poterle imporre il fascino dell’incanto. Poi la guardo. Lei piange. Piange perchè sa che quello che sente è vero, e le verità emotive non si discutono. Altrimenti cosa siamo stati insieme a fare?

  • ally

    Credo che me ne accorgerei un pò prima. Insomma quando non si piace a qualcuno lo si sente a pelle. Se le cose stanno diversamente, lo si percepisce e sono le situazioni nelle quali le discussioni, le richieste di conferme si moltiplicano.

    Quando accade una cosa del genere è semplice, si resta un pò attoniti, un pò immobili, molto doloranti. La cosa più sbagliata che si può fare è tentare un recupero. Se nel tempo le cose non sono andate bene, c’è poco da fare.

    Non credo valga nemmeno la pena fare grandi rielaborazioni dei perchè e dei per come le cose siano andate male. Io credo che alla fine una storia d’amore la si possa sempre chiamare 50-e-50. Ovvero bisogna mettere in conto che uno dei partner possa prendere un’altra strada. Questo vale anche per se stessi. Le cose cambiano e nella vita ci si può incrociare, avvinghiare, e anche separare.

    Sempre 50-e-50.

  • Pingback: Corso di Alfabetizzazione Sentimentale Obbligatoria IV | Distanti saluti

  • Pingback: Corso di Alfabetizzazione Sentimentale Obbligatoria V | Giovanni Fontana

  • Pingback: Cosa fare se non gli piaccio più? | Senza categoria | Il Post