Il Post
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Il Covent Garden di Grugliasco

20 settembre 2010

Sabato ha aperto il terzo apple store italiano, presso lo shopville (uno dei tanti modi pseudo-eleganti-tamarri di dire centro commerciale) Le Gru di Torino. Che poi in realtà è a Grugliasco, ma lo stesso si può dire anche per gli altri due Apple Store italiani: a Milano non siamo a Milano ma al centro commerciale Carosello, di Milano Carugate, e Roma non siamo a Roma ma – spanna più, spanna meno – fra il Rubicone e il Lete, al Centro commerciale RomaEst, zona Lunghezza, mentre si vocifera dell’imminente apertura il 25 di settembre di un quarto store store all’Oriocenter di Orio al Serio, nei pressi di Bergamo.
Insomma: mentre nel resto d’Europa Apple apre sedi al Covent Garden a Londra o al Louvre o l’Operà a Parigi, qui assistiamo a una triste processione in città satelliti, in seno – o tra le fauci – di centri commerciali, lontani dal centro cittadino, difficili da raggiungere, incasinati e non proprio accoglienti. C’è da dire che un Apple Store nel centro di Roma o Milano o Torino, avrebbe probabilmente sottolineato la bruttura della moderna architettura italiane circostante o lo stato spesso deplorevole delle vestigia del tempo che fu. Ma anche che i centri commerciali italiani non sono come i mall americani, dove non a caso è stato definito un genere musicale seppur orrido, come la muzak perché – appunto – lì la muzak si può ascoltare: c’è silenzio. Qui da noi, la caciaresca indole mediterranea e lo sferragliare dei carrelli, uniti solitamente all’ascolto di radio unza unza patapum, non concedono molto all’abbandono all’eleganza delle linee architettoniche degli Apple Store.
Lasciando perdere analisi para-commerciali (costerà di più o di meno al metro quadro? sarà più facile ottenere il permesso di aprire in via Montenapoleone o a Carigate? Stiamo palando di Apple, non di una ferramenta di provincia!), perché proprio il Bel Paese si ritrovi ad avere gli Apple store a fianco degli espositori del Bel Paese l’altro (quello che si magna) è un comunque bel rovello. Considerando quel che comanda a Cupertino – un po’ più in a destra dell’innovazione, un po’ più a sinistra del design – ovvero il vil denaro, immaginiamo che le ragioni siano legate a fatturati presunti, attesi, prefigurati o forse già sperimentati nella per altro degnissima Carugate. E per altro, a Grugliasco, il successo di pubblico è stato impressionante.
La solita italica lagna? Siamo ormai degli incarogniti lamentosi? Può darsi. Siamo brutti sporchi e e cattivi? Forse no. Ci vedono così e invece non lo siamo? Forse nemmeno. Ma fatto sta che se volete andare a comprare un iPhone o un iMac o un iPod o un iPad (prima o poi lo faranno un tasto apposta per scrivere tutti questi i-Qualcosa?) o un qualsiasi accidente più o meno made in Cupertino in un Apple Store, vi toccherà farlo fra un Calzedonia e un McDonald’s. E vi sarà ancora andata bene.

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  • frankie89

    Io non solo non ci devo mettere piede in quei centri commerciali ma manco uscire di casa. Sto qui col mio Ubuntu gratis, che fra 20 giorni esce la nuova release (e voglio proprio vedere se ne farete un mezzo trafiletto). Avete rotto il cazzo co’ sta Apple, ve l’ho già detto in passato e lo ribadisco. Ditelo chiaramente che vi sponsorizzano, una buona volta.

  • macubu

    A me pare che ci sia un vizio di fondo: l’autore non sembra assai consapevole di come sono i centri commerciali americani, dove Apple ha molti dei suoi negozi: al confronto il Carosello di Milano è come minimo via della Spiga, mi creda.