Il Post
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Testate

29 giugno 2012

Non si finisce mai di stupirsi di quanto bassa possa essere la cultura visiva nazionale. Ma come, Luca Telese fonda un nuovo quotidiano, aprendo un nuovo spazio nell’asfittico panorama editoriale e tutto quello che riesce a partorire è una scimmiottatura della testata (così anni ottanta) di Libération? Dice il direttore-fondatore, nella sua intervista a ItaliaOggi, che per il nuovo quotidiano si è ispirato al portoghese Pùblico e, per la parte grafica, proprio al francese Libération. Ma un conto è l’ispirazione, un altro è la copia pedissequa (plagio in altre parole) non giustificata neanche se il nuovo quotidiano fosse l’edizione italiana dello storico giornale della sinistra d’oltralpe. Com’è possibile che sia così difficile capire che la ricerca di nuovi contenuti non possa andar disgiunta da una altrettanto originale ricerca nella loro presentazione? E dire che in Italia non mancano certo grafici in grado sviluppare un design editoriale di qualità (ne abbiamo parlato anche in questo blog). E dire che poteva essere una preziosa occasione per superare l’inqualificabile grafica del Fatto quotidiano.

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  • gsinni

    La redazione di Pubblico mi chiede (http://pubblicogiornale.it/questione-di-testate/2012-07-04) perché non veda il plagio anche nelle testate del New York Times e del Washington Post, molto simili fra di loro perché utilizzano entrambi caratteri gotici. In effetti si tratta di un ottimo esempio per comprendere il tenore di quello che dicevo in questo post e cioè la generale mancanza di una cultura della grafica nell’editoria italiana. Senza di questa, infatti, diventa lecito confrontare la semplice apparenza (le due testate americane) prescindendo da storia e contesto. La risposta è che non c’è alcun plagio fra le due testate perché entrambe condividono una tradizione tipografica anglosassone, importata dall’Inghilterra, nella quale l’uso dei caratteri gotici (“Old England” appunto) è da sempre associata all’idea di autorevolezza e istituzionalità. Lo stesso tipo di testata si ritrova in una moltitudine di esempi storici (Los Angeles Time, San Francisco Examiner, ecc.) che possiamo accusare semmai di monotonia, ma non certo di plagio. Sono esempi storici. Ma un nuovo quotidiano italiano potrebbe ragionevolmente seguire questa stessa strada? No, perché il contesto storico, tecnico, tipografico è completamento diverso e la farebbe sembrare solo una parodia dell’originale. È questo il motivo per cui la testata che qui ci ospita ha scelto, ad esempio, di giocare con quella stessa tradizione anglosassone inserendo una (sola) lettera gotica nel proprio nome: questo è un omaggio e non una copia. Ed è quello che fa la differenza con il caso di Pubblico/Libération.
    Per il resto auguri alla redazione di Pubblico.

    • canna

      Buongiorno Gianni,
      è vero che la cultura della grafica tra gli editori di quotidiani in Italia è lontana dalle eccellenze del resto del mondo (dove il design editoriale è materia di corsi universitari: qui non se ne occupano nemmeno per un istante le stesse scuole di giornalismo). Ma dirlo, e parlare di plagio, partendo da una testata di un giornale non ancora visto in edicola, a mio avviso, è arrivare a una conclusione che sarebbe valida per un brand di un qualsiasi prodotto commerciale (un’acqua Bertier di Fantozzi, con la stessa etichetta di una nota marca transalpina, per esempio) ma non per un giornale, che ha caratteristiche diverse. È un prodotto che “si consuma” con gli occhi nella sua interezza e, nella sua interezza, va giudicato.
      Provo a spiegarmi con un esempio. Uno dei giornali più belli e innovativi d’Europa si chiama “I”, (http://editorial.designtaxi.com/news-i1602/1.png) esce in Portogallo e si propone come quotidiano di approfondimento, ricco di inchieste e reportages, più che del “notiziario di agenzia”. La grafica accompagna la sua novità fin dalla copertina, e dalla testata, una semplice “i” sans serif. Nel 2010, in Inghilterra, è nato un altro “I”: stesso nome, stesso stile di testata, in talune prime pagine (come in questa http://static.guim.co.uk/sys-images/Media/Pix/gallery/2010/10/26/1288088086338/The-Independents-i-front–010.jpg) anche con lo stesso modo di utilizzare lo spazio verticale sotto la testata, con richiami alle notizie interne. Ma è un giornale completamente diverso: quello inglese è la versione “fast” dello storico Independent, venduta a 20 centesimi con lo slogan “tutte le notizie del giorno, nel tempo che tu hai a disposizione”. Un quotidiano da leggere in metro, insomma, ma con l’autorevolezza di una redazione storica. A nessuno è venuto in mente che si potesse trattare di plagio (tra l’altro si tratterebbe di auto-plagio, visto che dietro entrambi i progetti c’è l’abile mano di Javier Errea), perché basta un colpo d’occhio (e basterebbe uno sfoglio) per capire quanto diversi e, nel loro ambito, assai originali siano i due giornali.
      Ecco perché, secondo me, si può storcere il naso davanti alla scelta di Pubblico di avere una testata che richiama quella di Libération (ma, domando, e se avessero scelto una testata “Old England”, si sarebbero levate tante voci indignate? O sarebbe stato considerato un omaggio, magari banale, ma non un plagio?). Ma, come direbbe De Gregori, non è mica (solo) da questi particolari che si giudica l’originalità e l’efficacia della grafica di un nuovo giornale.

  • sinsemia

    Tra l’altro Washington post e NY Times usano sì due balckletter di tradizione anglosassone, perché a quella tradizione fanno riferimento, ma i due caratteri sono piuttosto distinti tra loro, non solo per il trattamento superficiale. Riguardo a il Post, la s è un blackletter, ma una rotunda, che è una gotica di tradizione italiana, non so se e quanto è voluta, un po’ autoreferenziale, ma interessante come idea. Chi ha progettato la testata del post? Si potrebbe chiederglielo?
    Parlando della testata, a volte il confine tra citazione, richiamo, reinterpretazione e copia è sempre molto sottile. Forse sono stati usati troppi elementi della testata di libération, per questo genera questo effetto discutibile. Forse se avessero cambiato carattere o il tipo di ombreggiatura o la posizione del rombo/bandiera l’effetto sarebbe stato diverso. Del resto l’estetica “anni ottanta” è molto lontana dal gusto attuale e sempre molto rischiosa da gestire senza farsi del male.
    Però Pubblico come progetto grafico mi pare fatto con criterio e professionalità (poi si può discutere dell’appropriatezza o meno rispetto agli obiettivi).