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Il futuro che ci attende vestiti d’argento

29 ottobre 2011

Immaginarsi lo sviluppo prossimo futuro delle tecnologie informative è un esercizio cui ci si applica sempre volentieri. Il nuovo video, con aspirazioni virali e realizzato con un certo dispendio di mezzi, rilasciato dalla Microsoft rappresenta l’ultima versione della propria “visione” futuribile ma ricalca per buona parte quanto già ci aspettiamo. Schermi virtuali e interfacce ologrammatiche sono ormai all’ordine del giorno, dopo Minority Report, anche nelle pubblicità dei dentifrici e guardando il video ne deriva una certa sensazione di deja vu che rovina il meccanismo di narrazione. Difficile tuttavia sfuggire all’emozione delle stupefacenti possibilità che ci vengono mostrate.

Tuttavia l’impressione che rimane al termine dell’algido filmato è che ci sia qualcosa di incongruo, qualcosa che non convince. E questa è l’assoluta perfezione del mondo prossimo venturo che ci viene prospettato, un po’ come in quei film di fantascienza degli anni Cinquanta in cui tutti vanno vestiti con tute d’argento e ogni cosa luccica lucida.
Sarà bello arrivare in un remoto aeroporto e avere la traduzione in tempo reale dell’idioma locale, avere una figlia che fa i propri compiti sull’iPad 20 e trovarsi a un meeting di lavoro dove le proprie rivoluzionarie soluzioni vengono apprezzate e condivise immediatamente sull’ologramma del grande schermo.

Ma non sarà più probabile — ci diciamo tutti dentro di noi — trovarsi in un’affollata coda all’uscita dell’aeroporto, avere una figlia che non vuole andare a scuola perché vittima del bullismo e trovarsi in riunioni nelle quali si seguono logiche d’opportunità piuttosto che soluzioni banalmente razionali? E ancora, quale sarà il costo per accedere ai fantastici servizi interattivi del futuro dato che la pubblicità sembra scomparsa dalle interfacce dal design coerente ed elegante?

Insomma il video della Microsoft ricade in quella visione ingenua e meccanicistica del futuro lindo e perfetto che pensavamo ormai di avere superato ormai dai tempi del realistico, sporco e affollato mondo di Blade Runner (1982). Non casualmente è nel cinema che si sono sperimentate visioni futuristiche ben più verosimili, anzi oggi ben reali, di un filmato istituzionale di una grande compagnia tecnologica.

Pensiamo soltanto a come la rappresentazione della comunicazione del futuro si è evoluta dai tempi del film di Ridley Scott, con l’ossessiva presenza pubblicitaria con cui si è divertito spesso Paul Verhoeven in Atto di forza (1990) e Starship Troopers – Fanteria dello spazio (1997), con quelle di Fino alla fine del mondo (1991) di Wim Wenders, fino alle pubblicità tridimensionali e interattive del già citato Minority Report (2002) di Spielberg. Per finire con il film di Alfonso Cuarón, Children of men (2006) ambientato in una Londra sterile e terrorizzata dove incombe la propaganda governativa fatta realizzare, per maggior realismo, dallo studio grafico inglese Foreign Office.

Tutte visioni forse più realistiche e verosimili di come comunicheremo nei prossimi dieci anni. La tecnologia, lo sappiamo, non basta a creare il mondo perfetto.

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  • http://www.gabrielebrombin.com gbrombin

    E anche non ci fosse la pubblicità, s’è mai visto una simile coerenza in termini stilistici fra mille piattaforme / prodotti? Ogni cosa ha la sua infografica perfettamente disegnata e animata, ogni produttore di qualsiasi oggetto ne fa il modello 3d, e tutto si integra alla perfezione. E a dirmelo è Microsoft. Sì. Io sono ancora nel mondo dei mille formati e standard, del dilettantismo e del pessimo gusto, dei mille siti finti e raccoglitori… Bladerunner a confronto è coeso (d’altra parte è sempre la visione di uno o pochi autori).

  • davidebi

    Concordo. Mi vengono in mente le mille pubblicità di auto che non contemplano l’ingorgo, la buca, il parcheggio che non trovi.
    Questa volontà di venderti il futuro come luogo senza problemi, senza imprevisti, è una volontà di retroguardia, che non prevede l’avventura, la sorpresa, la capacità di far accadere ciò che non è pianificato.
    In questo futuro già medioevale la rappresentazione del futuro prevede alberi di mele tutte uguali, dove nessuna, neanche per sbaglio, proverebbe mai a cadere in testa al Newton di turno. E così il futuro è già vecchio prima di cominciare.

  • http://riccardorusso.blogspot.com/ ric79

    Mi fa sempre tenerezza notare come in tutte le vision del futuro le città siano piene di business (wo)men indaffarati, nessun operaio, macellaio, artigiano un po’ sudaticcio e operoso. Anche il tassista è in livrea.

  • plato

    fa schifo. ma credo che sia pensato per gli amanti del bianco apple – il capo profughi di children of men è il nostro mondo in piccolo, una lasvegas della disgrazia umana, bel film

  • immis84

    il video ricalca pesantemente tutti gli stereotipi presenti nelle pubblicità (ricordiamoci che microsoft è un marchio con fini di lucro i cui obbiettivi non sono altro che vendere nuovi dispotivi e software): un mondo perfetto (dove non ci sono pubblicità!), pulito e ordinato, dove tutti sono belli e felici, MAI un imprevisto, in una parola FINTO!
    …date le premesse non dovremmo sorprenderci così tanto dell’assenza di realtà e chiaroveggenza del video! Non è altro che una pubblicità!

  • fedrini

    ma in effetti se ne parla pure qui: http://t.co/9hZTZrY , con un taglio interessante che critica soprattuto la parte ergonomica di questo nuovo paradigma: le nostre dita non son fatte per strisciare foto sottovetro.

    Se la poniamo su di un semplice piano epistemiologico ci si chiede se in fondo in fondo non sia impossibile uscire da questo dualismo ontologico: un futuro migliore o un futuro nero? Quando ci chiedono di immaginarci il domani ricreiamo utopie o distopie?
    Quello di queste immagini patinate è il più classico problema dell’utopia (ovviamente la sua versione commerciale), buon luogo / non luogo.
    E bisogna anche dire che di distopie invece (che lavorano in negativo, e stanno piu al cinema ed in letteratura) non se ne disegnano poi molte: sono difficili da interpretare, fanno arrabiare tanti, spesso si equivocano, e insomma richiedono un buon filtro intelletuale.

    Detto questo strisciare le dita contro i vetri per ora è meglio che battere tasti in sequenza (pianoforti a parte); e da qualche parte si deve pur guardare.

  • fridavp

    In questi giorni è visibile in anteprima web il nuovo spot istituzionale 2012 della Telecom, FuturaFrancesca.
    Vengono immaginati nuovi ed avanzati mood di comunicazione: gli oggetti si animano mettendoci in contatto con persone distanti, un finestrino di un treno fotografa un bel paesaggio spedendolo a chi desideriamo.
    Ma è realmente tutta fantasia? La speranza è che si possa un giorno raggiungere un livello tecnologico cosi alto, direi che visti i risultati recenti, stiamo sulla buona strada.
    Vi segnalo la visualizzazione dello spot:
    http://www.youtube.com/watch?feature=player_embedded&v=nDXYwwnBcw0