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	<title>Gianluca Briguglia</title>
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	<description>Gianluca Briguglia è Senior Research Fellow in filosofia all&#039;Università di Vienna (Storia del pensiero politico medievale e moderno). Ha fatto ricerca e ha insegnato all&#039;EHESS di Parigi, alla LMU di Monaco, a Torino e alla Statale di Milano. Scrive per il domenicale de Il Sole 24 Ore. Il suo ultimo libro è l&#039;e-book 150 più 1. L&#039;Italia alla prova di se stessa. Il suo blog personale è I&#039;m no Jack Kennedy .Twitter @GBriguglia</description>
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		<title>La repubblica delle nonne e gli illusi di Gramellini</title>
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		<pubDate>Wed, 22 May 2013 10:09:58 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Gramellini oggi commenta opportunamente il dato inquietante secondo il quale il 28% delle persone tra i 35 e i 40 anni ha bisogno di un aiuto economico dei genitori. Quando parlavo, tempo fa, di “repubblica delle nonne” mi riferivo proprio &#8230; [<a href="http://www.ilpost.it/gianlucabriguglia/2013/05/22/la-repubblica-delle-nonne-e-gli-illusi-di-gramellini/">Continua</a>]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Gramellini <a href="http://www.lastampa.it/2013/05/22/cultura/opinioni/buongiorno/debiti-e-paghette-Kyep8rQ3QKA8FJpEnBe95K/pagina.html">oggi commenta</a> opportunamente il dato inquietante secondo il quale il 28% delle persone tra i 35 e i 40 anni ha bisogno di un aiuto economico dei genitori. Quando parlavo, tempo fa, di “<a href="http://gianlucabriguglia.wordpress.com/2013/05/09/la-repubblica-delle-nonne-ancora/">repubblica delle nonne</a>” mi riferivo proprio a quel dato e alle sue conseguenze.</p>
<p>La prima, a mio avviso, relativa alla psicologia collettiva, perché una repubblica delle nonne (e delle mamme e dei papà), cioè un paese in cui le generazioni precedenti devono aiutare economicamente le nuove, determina un stato di minorità permanente e un senso della realtà potenzialmente rinunciatario che marca l’intero sistema (portandosi dietro un senso dell’autorità, dell’iniziativa, della responsabilità che è il contrario di ciò che ci servirebbe). La seconda è la drammatica prevedibilità di quello che può succedere quando i figli avranno a loro volta figli che non potranno aiutare e non avranno neppure più l’aiuto della pensione dei nonni e dei genitori.</p>
<p>Non capisco però perché Gramellini debba aggiungere una notazione moralistica e fuorviante come: «Nel mucchio dei percettori di paghette ci sarà sicuramente qualche parassita indisponibile al sacrificio e una percentuale di illusi che si ostina a perseguire un corso di studi o un mestiere che la rivoluzione tecnologica ha confinato nel museo delle cere. Ma la maggioranza è composta da giovani o ex giovani disposti a tutto e condannati al niente. Torrenti di energia ristagnante».</p>
<p>Chi sarebbero gli illusi che si dedicano a studi o mestieri da museo delle cere? Quali sono questi studi o mestieri? Su cosa si misura l’illusione? Su cosa si misura l’inutilità di dedicarsi ad ambizioni di un certo tipo piuttosto che di un altro in un paese che non dà a nessuno il suo? Oggi un giovane, anche di talento, che voglia fare il giornalista come Gramellini dovrebbe essere considerato un illuso a giudicare da quanto pagano i giornali un collaboratore non assunto, visto anche che non l’assumeranno mai. Chi si volesse dedicare all’editoria – mestiere da museo senza il quale un paese diventa un cimitero – sarebbe un illuso, basta vedere quant’è pagato un correttore di bozze esterno e quanto lavora. Non parliamo di un traduttore dal francese o dall’inglese (che il francese e l’inglese l’ha pure dovuto imparare) per una casa editrice, pagato a forfait con un conto delle ore che non lo porta a fine mese. Immagino che tra gli illusi ci siano anche i ricercatori, gli aspiranti insegnanti, che per 10 anni non hanno avuto un concorso e sono diventati trentacinquenni con le supplenze, alcuni hanno anche pagato due anni di formazione in più fidandosi dello stato (illusi). Non oso immaginare come vengano giudicati gli archeologi, che hanno fatto campagne di scavi gratuitamente, o quelli che capiscono l’arte o la fanno, e alla fine del mese toccano e non toccano, quegli illusi che hanno studiato come far fruttare i beni culturali e fanno i volontari nei musei – e poi si dice che l’Italia senza cultura non va da nessuna parte.</p>
<p>Mestieri da museo delle cere e illusi, in altri paesi spesso li chiamano talento, ambizione e organizzazione. Nel disastro generale, cerchiamo di rispettare anche loro.</p>
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		<title>Lo ius soli è anche di destra</title>
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		<pubDate>Tue, 14 May 2013 05:56:02 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Si sta impostando il dibattito sullo ius soli come esclusiva battaglia di sinistra. Non sono un esperto, ma mi pare controproducente e concettualmente sbagliato. Basta vedere la lista dei paesi con ius soli per capire che il discorso non ha &#8230; [<a href="http://www.ilpost.it/gianlucabriguglia/2013/05/14/lo-ius-soli-e-anche-di-destra/">Continua</a>]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Si sta impostando il dibattito sullo <em>ius soli</em> come esclusiva battaglia di sinistra. Non sono un esperto, ma mi pare controproducente e concettualmente sbagliato. Basta vedere la lista dei paesi con <em>ius soli</em> per capire che il discorso non ha nulla a che vedere con la categoria destra-sinistra. Stati Uniti, Canada, Argentina, Brasile, e praticamente tutti gli stati delle Americhe prevedono uno <em>ius soli</em> puro, cioè chi nasce in un paese è cittadino di quel paese. E si capisce, visto che si tratta di paesi che si sono costruiti con l’immigrazione. Mentre in Italia “il diritto del sangue” si è applicato nel tempo anche in senso inverso, cioè storicamente per dare agli emigrati italiani nel mondo la possibilità di trasmettere ai propri figli e discendenti l’accesso alla nazionalità italiana, una sorta di legame giuridico sempre riattivabile e di speranza di ritorno. </p>
<p>In Europa Francia, Gran Bretagna e Germania non hanno un <em>ius soli</em> dalla nascita, ma l’accesso alla cittadinanza è facilitato. Perché il punto è proprio questo: la cittadinanza non è un’azione umanitaria, non è la concessione di un diritto, non è un atto di accoglienza, non è buonismo, ma è una strategia dello stato che associa delle persone o dei gruppi ad un sistema di doveri e di diritti, in funzione dell’idea che lo stato ha di se stesso. La cittadinanza non la dà la comunità e il comunitarismo, non la dà la religione, non la dà l’ideologia politica. La cittadinanza la dà lo stato, che in quest’atto riafferma se stesso e mostra la sua priorità logica e giuridica rispetto a comunità, religioni, appartenenze politiche.</p>
<p>In questo senso mettere ordine sulla cittadinanza per chi nasce in Italia da genitori stranieri che dimostrano di fare dell’Italia il centro di un progetto di lunga durata – cioè dare ordine ad un fenomeno che esiste nel territorio dello stato italiano ed è quantitativamente notevolissimo e interessa bambini che di fatto sono italiani – è una battaglia coerentissima con i valori della destra.</p>
<p>Il diritto del suolo – che non necessariamente deve essere applicato al <a href="http://gianlucabriguglia.wordpress.com/2012/01/01/la-prima-nata/">momento della nascita</a>, ma che dal momento della nascita si interessa al destino delle persone – enfatizza la sovranità dello stato, perché è lo stato che fa il cittadino associandolo a un sistema di doveri e di diritti.<br />
Non mi aspetto che uno come Salvini dica qualcosa di interessante o utile in proposito, ma se vogliamo applicare anche a questo problema le categorie di destra e di sinistra (qui particolarmente fuorvianti) mi sarei invece aspettato dai leader dei partiti di destra laica un atteggiamento di apertura e l’associarsi a una battaglia necessaria e utile.</p>
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		<title>Fenomenologia di Lara Comi</title>
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		<pubDate>Wed, 08 May 2013 10:50:44 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Lara Comi è un personaggio interessante. Presente in tutti i talk show politici, ha il pregio televisivo della prevedibilità. Nell’organizzazione binaria di ogni talk, per cui un ospite sostiene una posizione e un altro ospite la posizione contraria, Lara Comi &#8230; [<a href="http://www.ilpost.it/gianlucabriguglia/2013/05/08/fenomenologia-di-lara-comi/">Continua</a>]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Lara Comi è un personaggio interessante. Presente in tutti i talk show politici, ha il pregio televisivo della prevedibilità. Nell’organizzazione binaria di ogni talk, per cui un ospite sostiene una posizione e un altro ospite la posizione contraria, Lara Comi sosterrà sempre la posizione della sua parte politica allo stato più puro, ma nella forma meno conflittuale.<br />
Mi sembra di sentirli gli autori televisivi: «Chi invitiamo settimana prossima? Quello è troppo alto per il nostro pubblico, quell’altro fa troppo Barbara D’Urso, quell’altro è un po’ eterodosso, poi ci vuole l’eterodosso dell’altra posizione e dove lo troviamo. Ah beh, invitiamo la Comi, che le sue cose le dice».</p>
<p>E le doti comunicative di Lara Comi sono notevoli. Con quella bellezza tranquillizzante da cugina di secondo grado, quell’accento lombardo da festa di compleanno, con quei modi da maestra del catechismo che diventa amica di famiglia in un secondo, ha in più il grande pregio di padroneggiare i tempi e le tecniche del dibattito televisivo, compreso lo scontro. Comincia a parlare intrecciando una parola dopo l’altra accompagnando l’argomento finale – che però già hai capito – solo a spazio concesso riempito e in modo un po’ ipnotico. Quando l’argomento è molto debole aspetta che qualcuno la interrompa – un po’ come i difensori che proteggono il pallone fino a provocare il fallo – per dare al suo argomento dignità di argomento interrotto proditoriamente.</p>
<p>Non pretende che i suoi argomenti siano politici nel senso forte (al contrario di tanti suoi colleghi di schieramento opposto che a parità di tasso politico degli argomenti di Comi cominciano sempre con l’impegnativo «Come si fa con questa destra&#8230;»), ma è sempre disposta al «si può essere d’accordo o meno, ma». Cita sempre l’europarlamento – dove si capisce che lavora sodo -, ma i giornalisti non le chiedono mai niente su quello, perché credo che di europarlamento non ne sappiano niente.<br />
Più facile interpellarla su tutto il resto e con il solito schema a due, bianco o nero. Unioni civili, sì o no?; Imu, sì o no?; Grillo, giusto o sbagliato?; le donne, salveranno o no il paese? Manca solo: Lady Oscar o Candy Candy? Meglio la nazionale dell’82 o quella del 2006? Tè o caffé?. Lara Comi saprebbe come rispondere e noi la seguiremmo.</p>
<p>Certo, in tempo di governi di larghe intese è il personaggio ideale. Si fida completamente di quanto deciso dai vertici del suo partito, ma non vede l’ora di fare amicizia con chiunque dialoghi con lei; non si assume una posizione propria, ma si trasmette quella decisa pensando che abbia un’intima ragionevolezza; non si è d’accordo su nulla, ma ci si vuole bene. Ma non è solo questo. Lara Comi ha dei talenti comunicativi, è una politica in formazione, molto giovane, post-ideologica, e sa rappresentare una certa Italia, una certa middle-class non rancorosa e in fondo semplice. Sarà interessante vedere come si evolverà.</p>
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		<title>Il jumping the shark delle nostre istituzioni</title>
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		<pubDate>Mon, 29 Apr 2013 10:11:17 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Chi era un bambino negli anni ’70 e negli ’80 si ricorda l’episodio (in due puntate) di Happy Days in cui Fonzie accetta la sfida di saltare con gli sci d’acqua trainato da un motoscafo su uno squalo bianco. Secondo &#8230; [<a href="http://www.ilpost.it/gianlucabriguglia/2013/04/29/il-jumping-the-shark-delle-nostre-istituzioni/">Continua</a>]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Chi era un bambino negli anni ’70 e negli ’80 si ricorda l’episodio (in due puntate) di <em>Happy Days</em> in cui Fonzie accetta la sfida di saltare con gli sci d’acqua trainato da un motoscafo su uno squalo bianco. Secondo alcuni l’episodio del <em>jumping the shark</em> – uno dei più visti – segnerebbe il declino della serie, perché indicherebbe il punto in cui la creatività si è esaurita e vengono meno le idee, avendo ormai provato tutte le soluzioni e le combinazioni del concetto originario della serie.</p>
<p>Il governo Pd-Pdl è un po’ l’episodio <em>jumping the shark</em> della repubblica parlamentare, così come l’abbiamo costruita. È la prima volta che la trama prevede un governo politico e di legislatura con i due maggiori partiti storicamente contrapposti.<br />
Questo tipo di parlamentarismo che prevede solo il voto diretto per il legislativo e che formalmente non consente mai di sapere come sarà composto l’esecutivo, non ha mai funzionato, non è mai stato efficiente. La brevità media dei governi italiani non è dovuta a un problema antropologico, a un’incapacità italica cronica, ma al non funzionamento della nostra specifica forma di repubblica parlamentare.</p>
<p>Noi non votiamo l’esecutivo, né direttamente (come nelle repubbliche presidenziali), nè più o meno direttamente (come nel semipresidenzialismo), e neppure nella forma mediata dai partiti che indicano un premier che poi governerà (come nei premierati forti), ma abbiamo un problema anche come repubblica parlamentare dovuto al bicameralismo perfetto.<br />
In un contesto di fragilità di formula ci siamo inventati tutto, e ora siamo al <em>jumping the shark</em> di primarie che non portano a nulla, di scontri titanici che si risolvono in alleanza politica, in populismo olimpionico che trova accoglienza in parlamento.</p>
<p>Si dirà: ma è il risultato delle elezioni. È vero, ma non dimentichiamo che sono le istituzioni che dettano la sintassi della politica e della partecipazione. Se cambiano le istituzioni, o il rapporto tra le istituzioni, cambia il modo stesso di organizzare la politica, il senso di ciò che è significativo e realistico fare o non fare.<br />
Perché dico questo? Perché credo che dovremmo seguire con molta attenzione e con molta pressione il tema delle riforme istituzionali in questo nuovo governo. Va bene cambiare la legge elettorale, ma qualcosa del rapporto tra esecutivo e legislativo va cambiato, tra esecutivo e voto dei cittadini anche. Lo squalo le nostre istituzioni l’hanno già saltato.</p>
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		<title>Zenone era un dilettante</title>
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		<pubDate>Fri, 26 Apr 2013 10:01:31 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Qualche paradosso negli ultimi mesi politici lo abbiamo visto – anche fermandoci al lato estetico della questione, e senza voler dare un giudizio politico o entrare nel merito. Durante le primarie si era detto di Renzi “troppo a destra, vuole &#8230; [<a href="http://www.ilpost.it/gianlucabriguglia/2013/04/26/zenone-era-un-dilettante/">Continua</a>]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Qualche paradosso negli ultimi mesi politici lo abbiamo visto – anche fermandoci al lato estetico della questione, e senza voler dare un giudizio politico o entrare nel merito.<br />
Durante le primarie si era detto di Renzi “troppo a destra, vuole accordarsi con Berlusconi”. Per i turchi, ormai non più giovanissimi, era il fumo negli occhi. Risultato? Orfini candida Renzi come premier.</p>
<p>E Renzi però l’aveva detto chiaro: non si diventa premier se non attraverso primarie e voto popolare (mica come D’Alema). Risultato? «Se Napolitano me lo chiede, non mi sottraggo». E chi gli sbarra la strada? Il 60 per cento del PD vincitore di primarie? No, Berlusconi.</p>
<p>Il povero Ichino lascia il partito prima delle elezioni perché la linea liberal-democratica non trova cittadinanza. Tutti lo rimproverano: è un partito plurale, che può avere dissenso al suo interno, mica uno se ne va solo perché ha perso una battaglia e si porta via il pallone. Risultato? I dissidenti di oggi, i Civati, i Puppato (i Bindi pure?) – che poi li fanno passare per gli ammutinati del Bounty e invece sono dissidenti perché sono rimasti fedeli alla linea che il partito ha tenuto fino a 15 giorni fa – sono invitati ad autoespellersi (preferibilmente lasciando il pallone). «Chi non vota la fiducia si mette fuori» is the new black.</p>
<p>Letta dice 20 giorni fa che il governissimo come è stato fatto in Germania qui non è attuabile. Spero di cuore che non intenda nel senso che qui non produrrà risultati.<br />
Fassina fa una campagna a testa bassa contro liberal-democratici e inciuci di ogni tipo. Risultato: il partito appoggia un governo liberal-democratico (che comunque non è una parolaccia) e a chi pensano di dare la reggenza, così, tanto per non logorare partito e governo? A Fassina, che alla fine voterà la fiducia al governo multicolore con il Pdl e il silenziatore Monti.</p>
<p>La politica è realismo, certamente, e bisogna anche fare i conti con un risultato elettorale davvero difficile (io sono tra quelli che si augurano, a questo punto, un sensato successo di Letta), ma qui sembra Matrix (il film), o un’opera di Escher.<br />
I militanti si stanno spostando in massa verso il manicomio, i simpatizzanti si dividono in due classi: gli apocalittici (quelli che rispondono «tanto vince Berlusconi» anche quando chiedi l’ora) e i disintegrati («Ma che ne so, non ci capisco niente. La trilaterale. Se c’era Berlinguer»).<br />
Di Grillo e Berlusconi tacere è bello. Del resto per loro il paradosso è esercizio quotidiano. Zenone era un dilettante.</p>
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		<title>L&#8217;uomo è giusto, ma il momento è sbagliato</title>
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		<pubDate>Tue, 23 Apr 2013 12:47:03 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Mi pare molto strano che Matteo Renzi prenda davvero in considerazione la proposta di candidatura alla presidenza del consiglio fatta da alcune parti (tutte?) del suo partito. Sarebbe l&#8217;uomo giusto al momento sbagliatissimo per molte ragioni. In primo luogo si &#8230; [<a href="http://www.ilpost.it/gianlucabriguglia/2013/04/23/luomo-e-giusto-ma-il-momento-e-sbagliato/">Continua</a>]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Mi pare molto strano che Matteo Renzi prenda davvero in considerazione la proposta di candidatura alla presidenza del consiglio fatta da alcune parti (tutte?) del suo partito. Sarebbe l&#8217;uomo giusto al momento sbagliatissimo per molte ragioni. </p>
<p>In primo luogo si troverebbe un&#8217;alleanza di emergenza, già fatta da altri, blindata dal presidente della repubblica e dal programma dei saggi, e con due golden share nelle mani di altri, quella di Berlusconi e quella di un qualsiasi gruppo del PD.<br />
Il giorno dopo comincerebbe quel logoramento che abbiamo visto decine di volte, con un depotenziamento reale delle possibilità di Renzi di incidere. Non gli verrebbe neppure concesso l&#8217;anno di piena libertà di intervento di cui ha goduto Monti e da un lato avrebbe Berlusconi sempre in sornione agguato e dall&#8217;altro una campagna per la segreteria PD che chiunque farebbe distanziandosi da lui (finchè gli stessi che oggi lo invitano a farsi avanti, una volta pronti, gli voteranno la sfiducia).<br />
Come potrebbe del resto Renzi avere un reale margine di manovra in un parlamento di questo tipo, senza alcuna riforma che sia già stata fatta nel senso della governabilità (e che invece forse sarà pronta per la prossima legislatura) e con gruppi e sottogruppi in cerca di riorganizzazione?<br />
Non sarebbe più saggio spingere, da fuori, perché almeno la riforma istituzionale dei saggi sul riordino dei rapporti tra le camere (per me, come è noto, insufficiente), venga fatta? Crede davvero di poter riformare l&#8217;Italia in queste condizioni e con questa geografia parlamentare? Spinga da fuori, per ottenere ogni riforma in più, ogni piccolo passo in più verso un recupero di efficienza delle istituzioni e dei processi decisionali. Ha mostrato di sapere mettere sotto pressione, continui a farlo.</p>
<p>Del resto non è così che Renzi ha detto di volere arrivare al cambiamento, e non è così che l&#8217;otterrà. Franco Marini ha detto una cosa giusta e ha dato – forse non volendo &#8211; un consiglio utile: l´ambizione va razionalizzata. E le ambizioni di Renzi rischiano di coincidere con un avanzamento del dibattito e della politica italiana. Sarebbe un peccato disperderle con una mossa sbagliata, perché disperderebbero le attese e le ambizioni di molti. D&#8217;altra parte la <a href="http://www.ilpost.it/gianlucabriguglia/2012/10/14/renzi-e-bersani-due-modelli-di-story-telling/">storia personale e politica</a> che sta raccontando funziona proprio perché è performativa, cioè produce ambizioni collettive nel momento in cui organizza quelle proprie. Senza passare attraverso il voto, senza un autonomo programma di governo e un disegno creativo di riforme, senza un atto ulteriore di coraggio nell&#8217;esprimere l&#8217;ambizione collettiva a cambiare il paese, Renzi rischierebbe di fare necessariamente un Amato delle nuove generazioni. </p>
<p>Non sono Jack Kennedy, per definizione, e forse non ho capito nulla (ma Machiavelli invitava a valutare quali occasioni sono buone e decisive e quali sono abbagli dovuti all&#8217;irruenza di un progetto o di un carattere), però io non accetterei la proposta.</p>
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		<title>A reti unificate</title>
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		<pubDate>Wed, 17 Apr 2013 07:20:46 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[La proposta di bandiera dei grillini per il Quirinale è Milena Gabanelli, sulla cui preparazione e serietà professionale di giornalista televisiva nessuno dubita. Ma appunto, ed è interessante, si tratta di un personaggio televisivo. Grillo stesso, del resto, deve le &#8230; [<a href="http://www.ilpost.it/gianlucabriguglia/2013/04/17/a-reti-unificate/">Continua</a>]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La proposta di bandiera dei grillini per il Quirinale è Milena Gabanelli, sulla cui preparazione e serietà professionale di giornalista televisiva nessuno dubita.  Ma appunto, ed è interessante, si tratta di un personaggio televisivo. Grillo stesso, del resto, deve le sue fortune politiche (in senso ampio), in primo luogo al suo talento televisivo degli anni ’70 e ’80. La rete ha seguìto, certamente, ma è molto strano questo fenomeno per cui la democrazia dal basso concepisce come primo candidato al Quirinale un (autorevole) personaggio televisivo, seguendo il format messo a punto da uno dei più grandi personaggi televisivi degli ultimi 35 anni. Gira e rigira si sbatte sempre lì. L’immaginario è presidiato, anche la rete guarda le reti (tv).</p>
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		<title>Costi veri e stipendi presunti</title>
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		<pubDate>Tue, 09 Apr 2013 15:20:55 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[I grillini si sono finalmente accorti che 2500 euro non bastano a fare il parlamentare. Speriamo allora che d’ora in poi si cerchi di elevare la capacità dei parlamentari al livello utile a rimettere il paese in sesto, piuttosto che &#8230; [<a href="http://www.ilpost.it/gianlucabriguglia/2013/04/09/costi-veri-e-stipendi-presunti/">Continua</a>]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>I grillini si sono finalmente accorti che 2500 euro non bastano a fare il parlamentare. Speriamo allora che d’ora in poi si cerchi di elevare la capacità dei parlamentari al livello utile a rimettere il paese in sesto, piuttosto che esaurire il dibattito nel tentativo di abbassare lo stipendio all’incapacità dei parlamentari.</p>
<p>Speriamo anche il dibattito sui costi della politica, nel quale siamo impelagati ormai da anni, esca dal tono surreale nel quale s’è cacciato: buvette-mensa, rimborso del treno, assistenti parlamentari o meno. Un dibattito sterile che è servito a nascondare l’incapacità di parlare d’altro.</p>
<p>Sono diffidente anche del dibattito sulla riduzione del numero dei parlamentari. Si invoca l’argomento del confronto con gli altri paesi europei, ma è molto debole, dati alla mano. Inoltre, senza una revisione dei rapporti tra parlamento e esecutivo, sensa un ridisegno complessivo della macchina democratica e istituzionale, tagliare il numero dei parlamentari non è una riforma, è un taglio. Ma di un ridisegno complessivo non parla nessuno. Non è l’inefficienza del sistema rappresentativo e decisionale un costo ben più alto da pagare? Ridurre della metà i parlamentari – senza toccare nient’altro &#8211; aiuta in qualcosa? A me non pare. (Volete farlo? Fatelo. Ma non è un elemento strategico).</p>
<p>Più sostanzioso è il problema dei rimborsi elettorali ai partiti. In primo luogo perché si tratta di cifre del tutto sproporzionate, in secondo luogo perché partiti così finanziariamente potenti non sono necessariamente un bene per la democrazia (neppure interna). L’abolizione totale del finanziamento ai partiti non è auspicabile, perché incepperebbe ulteriormente il sistema democratico, ma va fatta una riflessione su come i partiti utilizzano i fondi e su quanti fondi siano davvero indispensabili per fare ciò che un partito deve fare. Ma questo, ancora una volta, sposterebbe il discorso su qualcosa su cui nessuno sembra essere in grado di discutere o voler discutere, cioè sul ruolo sano e positivo che un partito può avere oggi in una democrazia.</p>
<p>E si tratta di un discorso che porta con sè necessariamente anche quello sulle riforme delle nostre istituzioni, non solo dei <em>porcellum</em> o dei doppi turni, ma proprio delle istituzioni. Nei prossimi mesi – per esempio – il Partito Democratico affronterà un congresso, che a quanto sembra vedrà tra i protagonisti per la leadership almeno Fabrizio Barca e Pippo Civati. Perché non lanciano loro, insieme ad altri, una discussione ampia sulla forma di partito, che espliciti i <a href="http://www.ilpost.it/gianlucabriguglia/2013/01/03/due-sentimenti-di-partito/">modelli esistenti</a> e vada oltre, che leghi la funzione di un partito a un programma di riforma delle istituzioni? C’è o no un problema di efficienza dei partiti che è legato all’inefficienza del sistema istituzionale, che però è determinato a sua volta anche dall’inanità dei partiti nell’immaginare e condurre riforme? Le due questioni si illuminano a vicenda, come credo, oppure no? La politica costa se rimane inefficiente, se non si dà e non ci dà strumenti efficaci. E i suoi costi li paga la democrazia. Parlare solo del pranzo del deputato non ci porta a nulla.</p>
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		<title>Lombardi alla prima crociata</title>
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		<pubDate>Wed, 27 Mar 2013 15:09:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Lo streaming Bersani-grillini sembrava un concorso universitario italico: uno seduto in cravatta che dice cose bellissime e illustra progetti sensati e gli altri zitti dall’altra parte del tavolo che hanno già deciso e se ne fottono. Mancava solo che Crimi &#8230; [<a href="http://www.ilpost.it/gianlucabriguglia/2013/03/27/lombardi-alla-prima-crociata/">Continua</a>]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Lo <a href="http://www.ilpost.it/2013/03/27/streaming-incontro-bersani-m5s/">streaming Bersani-grillini</a> sembrava un concorso universitario italico: uno seduto in cravatta che dice cose bellissime e illustra progetti sensati e gli altri zitti dall’altra parte del tavolo che hanno già deciso e se ne fottono. Mancava solo che Crimi o Lombardi dicessero, con seccata cordialità: “I suoi titoli e le sue pubblicazioni sono degne della massima considerazione, ma non afferiscono completamente alla disciplina concorsuale. Le facciamo i nostri migliori auguri”. Invece Lombardi dice con piglio severo “Mi sembra di essere a Ballarò”, evocando tutta un immaginario culturale. Il suo.</p>
<p>Quello che Bersani non ha – per questa commissione concorsuale – è la credibilità, al pari di Berlusconi e di tutti gli altri. Forse è vero. E non è che i grillini si debbano per forza alleare col Pd, perché non proporre un loro primo ministro? (Just do it).</p>
<p>Ma l’item grillino “mettiamo in campo la credibilità” della conferenza stampa, dopo le prime stonatissime settimane di legislatura, suona un po’ politichese, un po’ “questa la so”, un po’ troll. La verità è che finora hanno messo in campo l’incredibilità: abbiamo saputo che <a href="http://www.ilpost.it/2013/03/25/zaccagnini-m5s-personale-adeguato/">non presentano leggi perché non sanno come si scrivono</a>, danno dell’addormentato a un signore di quasi novant’anni che ha portato più innovazioni con il suo pragmatismo che qualsiasi Lombardi alla prima crociata potrà mai fare, parlano come tronisti smanettoni e si vantano di non dare la mano a una signora che non si è macchiata di nefandezze, si contristano di aver mangiato al ristorante invece che alla mensa, non hanno uno straccio di progetto politico comprensibile, sembrano il Savonarola di Troisi, ma con un comico che non ci sa più fare sorridere né sperare. Se questa è la terza repubblica, io spero nei Borboni.</p>
<p>Ragazzi, datevi una svegliata.</p>
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		<title>Quello che ho capito io</title>
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		<pubDate>Thu, 21 Mar 2013 12:07:38 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[consultazioni quirinale]]></category>
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		<category><![CDATA[nuovo parlamento]]></category>

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		<description><![CDATA[I grillini non se la sentono di governare. Capiscono di non essere in grado. Chiedere al presidente della repubblica un mandato politico per un governo M5S senza indicare un nome (figuriamoci poi i ministri) è la classica proposta alla quale &#8230; [<a href="http://www.ilpost.it/gianlucabriguglia/2013/03/21/quello-che-ho-capito-io/">Continua</a>]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>I grillini non se la sentono di governare. Capiscono di non essere in grado. Chiedere al presidente della repubblica un mandato politico per un governo M5S senza indicare un nome (figuriamoci poi i ministri) è la classica proposta alla quale non si può dire di sì. La faccia è salva.</p>
<p>Quello che chiedono davvero è la presidenza di due commissioni parlamentari. Lo chiedono alla persona sbagliata, perché le commissioni parlamentari le fa il parlamento, altrimenti sarebbero commissioni presidenziali. Ma è evidente che Grillo non può parlare con Bersani &#038; c., perché ha questa idea che parlare in parlamento sia solo un’inferenza etimologica, e allora parla al presidente perché Bersani intenda. Se lo stile politico di Grillo è questo allora è un misto di giacobinismo e ipocrisia, ma non importa. Il punto è che se Bersani si chiama fuori e ha la generosità e la creatività di trovare un nome terzo, secondo me il governo si fa, con i grillini che fanno finta di non esserci. (Altra cosa è che ci convenga davvero avere un governo nato logorato).</p>
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