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Lutero non se ne abbia a male

5 settembre 2012

L’articolo di Massimo Franco sul Corriere della Sera (ripreso anche dal direttore de Il Post) rende conto di un dibattito – per il momento piuttosto potenziale - che riattualizza lo storico divide tra Europa del Nord protestante e Europa del Sud cattolica addirittura al tema del debito e delle finanze pubbliche: il rigore (protestante) del Nord contro il lassismo (cattolico) del Sud. L’aiuto ai paesi del Sud sarebbe addirittura vissuto, da certi ambienti tedeschi e da una certa retorica antimediterranea, come un cedimento alla cultura dei paesi mai passati attraverso la Riforma e rimasti ancorati allo spirito del cattolicesimo.

Quello del divide è un tema storiografico complesso (e anche estremamente interessante in sé: da Weber sull’etica protestante a Braudel sulle grandi aree europee e mediterranee, ma si pensi anche all’impostazione storiografica ottocentesca su ”caduta del mondo romano/irruzione del mondo germanico” di cui si è nutrita l’autocomprensione nazionale di alcune aree europee). E che chiama alcune obiezioni.

La prima è macroscopica. L’epicentro della crisi del debito è certamente un paese mediterraneo, ma non di cultura latina e non di religione cattolica, cioé la Grecia, che è ortodossa. E non c’è modo di farla rientrare nello schema proposto.

Per puro amore di discussione potremmo però entrare nel merito dell’ipotesi, che è del tutto generica e caricaturale per come viene formulata, della relazione tra debito e protestantesimo/cattolicesimo e osservare che il problema per l’Europa, in questo momento, sembra piuttosto la visione drammatica del peccato di stampo protestante e luterano (che è una lettura radicale dell’agostinismo).

Caricatura per caricatura, se fosse questa visione del peccato, che non ammette mediazioni, riparazioni, intercessioni, interventi dell’istituzione, a impedire alla Germania di vedere che con il peccatore si negozia e lo si salva e ci si salva insieme a lui, attraverso l’istituzione? Se fosse il luteranesimo la causa dello spread?

Argomenti di fine estate, naturalmente. Ma ne aggiungo un altro. Pensiamo all’idea di un’istituzione sovranazionale, che ambisce a una funzione universale, ma che deve prendere in considerazione la varietà dei popoli e delle loro culture, un’istituzione che al tempo stesso necessita di unità e diversità. Proprio una tale idea, sulla quale tutti i paesi europei stanno riflettendo insieme per costruire una nuova istituzione continentale, è il contributo all’Europa, volenti o nolenti, del cattolicesimo romano. Lutero non se ne abbia a male.

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  • http://piccoladorrit.blogspot.com piccoladorrit

    Anch’io non mi ritrovo in questa contrapposizione, non mi convince né dal punto di vista storico e tantomeno nell’attualità. Oggi l’Italia, ad esempio, ma si abbia presente anche la Francia, in cui comunque il cattolicesimo é la confessione predominante, è, nonostante lo spread, un paese, oltreché di elevata densità abitativa, di livello economico e di stile di vita più elevato di diversi paesi nordici (Olanda, Danimarca…) perciò…
    A me sembra che, cadute le vecchie ideologie con il muro di Berlino, ci s’ingegni a raffazzonarne delle altre, con scarsa analisi storica, quali espressioni,cioè, di un affiorante dilettantismo.

  • fafo

    Margaret Thatcher –> Ronald Reagan –> George H. W. Bush –> George W. Bush.
    Quanti sono i cattolici?

  • epicuro

    Sempre con buona pace di Lutero, a me pare che sovranazionalità e universalità del cattolicesimo romano si siano assai comodamente impiantate su quelle romano-latine. Forse da questo punto di vista fece più un pugno di imperatori che secoli di papi e vescovi.

  • uqbal

    Epicuro, “un pugno di imperatori” mi sembra un po’ riduttivo, per descrivere almeno 5 secoli di storia (da Augusto fino almeno a Giustiniano). Il papato in ogni caso un ruolo di faro nell’Europa medievale e non solo, piaccia o no, ce l’ha avuto eccome.
    .
    Sui mali -sicuri- della Controriforma sarebbe anche bello discutere, ma in altro modo e per altri scopi. In ogni caso metterei sul piatto il fatto che la crisi dei sub-prime mi pare proprio che sia partita…mmm….dagli USA.

  • epicuro

    @uqbal
    A parte che qui, per motivi che definirei ovvi, non si può essere altro che riduttivi, da quel punto di vista il grosso del “lavoro” direi che viene svolto nel secolo e mezzo che intercorre tra Claudio e Caracalla (e nemmeno da tutti). E non è che il papato non abbia avuto un ruolo, ci mancherebbe, è che non ha inventato niente.

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