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Presidenzialismo (come i francesi). Io dico di sì

11 maggio 2012

Molto timidamente (perché esce dalle mie competenze strette) ne avevo già parlato. Ora che il dibattito sembra possibile lo dico più esplicitamente: il semipresidenzialismo sarebbe una buona soluzione per uscire dall’impasse italiana ed è compatibilissimo con la nostra cultura.

Pensiamo alla Francia. Un presidente eletto dal popolo, un presidente che nomina il governo svincolandolo dal ricatto quotidiano dei partiti, ma non dal controllo del parlamento.

Un parlamento finalmente libero di legiferare senza condizionamenti e capace di porsi in rapporto dialettico con il governo e il presidente, sulla base delle culture politiche che lo compongono.

Un presidente che non può non assumere la responsabilità del proprio operato, ma che è costretto a mettere in luce altre personalità forti e competenti (il suo primo ministro e i componenti del governo) che però possono sfidarlo all’elezione successiva – si pensi a Sarkozy e Chirac, a Chirac e Giscard d’Estaing – garantendo quel tratto culturale che a noi è mancato, cioè l’idea del ricambio possibile.

Pensiamo ai partiti. Un partito che vuole vincere le elezioni in un sistema del genere deve saper generare idee (anche diversificate) e competenze, perché la battaglia sarà anche sulle idee e sulle competenze (oltre che sulle identità politiche degli elettori). Deve consentire che si strutturino le ambizioni dei singoli e che le personalità forti e le intelligenze non si nascondano, ma anzi si mostrino.

Un partito in un sistema del genere sa che la mediazione è utile, ma che il compromesso come valore ultimo può essere nocivo; sa che per arrivare alla carica presidenziale bisogna prepararsi, bisogna prevedere un percorso, un accrescimento di esperienze e di capacità e favorisce (e non impedisce) questo percorso per i suoi militanti, funzionari e dirigenti, perché ci sarà in primo luogo una singola “personalità che incontra il popolo”, come dicono in Francia.

E tutto questo perché appunto a vincere le elezioni non è semplicemente un partito o una coalizione, che poi deciderà le nomine senza darne conto, che spartirà i posti senza dire i criteri che usa, che attribuisce le responsabilità senza risponderne, ma una persona, che incarnerà il patrimonio ideale di quella generazione politica con libertà e intelligenza, di fronte ai suoi concittadini. (Lo dico come inciso: i partiti italiani possono sicuramente riformarsi, ma solo fino a un certo punto, perché è il nostro parlamentarismo che li spinge a essere come sono, ipertrofia, rigidità, autodifesa, conservatorismo compresi).

Un sistema del genere ha anche alcune ricadute culturali importanti, che non vanno sottovalutate nella loro capacità di rigenerare la visione collettiva. Si trasmette l’idea che ci si misura con la propria generazione, che è possibile aspirare a ruoli importanti, che è necessario strutturare ambizioni e poi sostenerle preparandosi e lavorando. Ci si può candidare a tutto e ogni progetto di vita è un’ambizione. Si possono comporre le ambizioni di tutti in un progresso comune, anziché bloccare quelle di ciascuno nell’attesa e nelle semplice cooptazione. È anche questo quello che il presidenzialismo racconta in una democrazia sana.

Ci è stato spiegato tante volte che gli italiani non sarebbero pronti a un sistema del genere (ma ci è stato raccontato proprio dai difensori dello status quo e dai pigri), è stato anche detto frettolosamente che il presidenzialismo sarebbe meno democratico di un sistema che concentra tutto sul parlamento (magari dagli stessi che si lamentano dell’assenza di un”Obama italiano” o adesso di un “Hollande italiano”, dimenticando che un governo Obama in Italia sarebbe caduto alla prima dichiarazione dai contenuti contrari a una corrente qualsiasi della sua stessa maggioranza), altri dicono, ammesso che un argomento ad hominem sia un buon argomento, che con il presidenzialismo Berlusconi non sarebbe mai caduto (io invece dico che avrebbe governato molto meno tempo. E magari la sua area politica di più e meglio).

Quello che a me sembra urgente è però rendersi conto che il semplice dibattito sulla legge elettorale, che sento fare in queste settimane (e spesso nel senso di un per me assurdo ritorno al proporzionale), non è il nodo della questione. Bisogna riformare lo stato in modo molto più profondo. Bisogna cambiare radicalmente il nostro sguardo sul problema. Bisogna cambiare paradigma. Ma se non ce ne rendiamo conto adesso, sarà quasi impossibile parlarne dopo le elezioni politiche.

  • sombrero

    Tutto molto bello e giusto e, più che probabilmente, illusorio.
    Qui da noi l’elezione diretta del Presidente in una settimana diventerebbe “Votate me che sono il Bene, l’Eletto” e le “idee e competenze” dei partiti verrebbero tradotte in “Meno negri, froci e tasse” oppure, come pare vada di moda adesso, “I problemi del mondo si risolvono tutti con le lampadine a basso consumo”.
    Il problema sono SEMPRE le persone, non il sistema. Mi rifiuto categoricamente di credere che il nostro sistema parlamentare, popolato di personaggi razionali, competenti e accettabilmente onesti, non funzionerebbe, così come non credo affatto che il semipresidenzialismo francese terrebbe la Francia al riparo dai vari Brunetta, Bondi, Brambilla o Santanché.
    Proviamo a pensarci.

  • sombrero

    P.S. – per non dire che un cambio di sistema finalizzato (diciamoci la verità) soprattutto a limitare i danni (“un governo Obama in Italia sarebbe caduto alla prima dichiarazione dai contenuti contrari a una corrente qualsiasi della sua stessa maggioranza”), ha il sapore un epico calamento di braghe davanti al sonno eterno della ragione.

  • ricc

    Concordo con Sombrero, e aggiungerei che non vedo perché un sistema presidenziale dovrebbe garantire un miglior ricambio: pensiamo alla Russia, dove le stesse persone si alternano nel ruolo da vent’anni…

  • gianlucab

    so bene che non è una posizione condivisa né a destra né a sinistra. però prima di parlare di braghe sarebbe bello e giusto, anche se probabilmente inutile, leggere bene (diciamoci la verità).

    (aspetto il commento sul leaderismo, sul non siamo pronti, e su berlusconi sarebbe ancora lì)

  • sombrero

    Briguglia, leggi bene tu e non fare tanto il genio incompreso. Dove ho scritto che non la condivido? Anzi, la condivido pienamente, ma la mia obiezione evidentemente non verteva sulla bontà del sistema in sé (che, pure, reputo validissimo, ma a parità di partecipanti).

  • auswanderer

    @Sobrero e @Ricc

    In questo modo trasformate un problema politico in un problema morale. In realtà siete voi che state aspettando che qualcuno vi dica “Io sono il bene”. Gli uomini sono “moralmente” mediocri ovunque, gli italiani non lo sono più dei francesi, dei russi o dei cinesi. Se si pensa il contrario l’unica soluzione è il catechismo o una nuova chiesa. E francamente è l’ultima cosa che mi auguro succeda.

    Bellissimo intervento. Finalmente qualcuno prova a pensare qualcosa di nuovo invece di continuare a lamentarsi di Berlusconi o Minetti

  • sombrero

    No Auswanderer, non è affatto morale (e non parlarmi di chiese e catechismi che sono parecchio allergico). E’ razionale, pratico e imprescindibile. Nemmeno io credo alla favola dei paesi perfetti né credo alla politica come esercizio di candore, ma il fatto che in Italia una fetta assai ampia del ceto politico abbia raggiunto livelli impensabili di malafede e cialtroneria non mi pare opinabile. E loro sono lo specchio del paese, non viceversa. Qualunque sistema, per buono che sia, popolato da certa gente è destinato a trasformarsi in farsa.
    E il “qualcosa di nuovo” che imputi a Briguglia è in giro da un pezzo. Per carità, non sarò un “Marie Curie Fellow”, ma negli ultimi anni ricordo di averlo sostenuto (in modo anche abbastanza accalorato) in più di una discussione privata. Tra l’altro, per la cronaca, sentendomi dare abbastanza spesso del fascista.

  • alessandromeis

    sottolineerei che dire che il presidenzialismo comporti tutte belle cose è un pochino sbrigativo. una struttura che sembra avere potere taumaturgico su ogni male del parlamentarismo diciamo che è una visione un pochino acritica. putin e medvev come ricorda ricc? o l’ucraina? un bush che ti racconta balle? non credo siano le strutture (o meglio non queste strutture :) ) a fare da sole la differenza. certo magari qui da noi innescherebbero un meccanismo virtuoso, non sono davvero convinto di entrambe le soluzioni. e si, non ti faccio aspettare oltre: si può saltare il problema del leaderismo in un paese con la nostra storia recente e passata (che quanto ad ambizione non ha paragoni non c’è certo bisogno di fomentarla) con una battuta? ripeto è una discussione da farsi, però tenendo conto di tutti i fattori le domande i problemi. ma forse la mia è una visione parlamentarista.

  • spago

    @ sombrero col tuo discorso, non del tutto sbagliato, si rischia di pensare che tutti i sistemi siano equivalenti, ma non è così. Sistemi diversi ugualmente popolati di persone mediocri funzioneranno comunque in modo diverso. Sbagliato guardare alla riforma presidenziale come a qualcosa capace di darci di per sè una politica più onesta, concreta, seria e affidabile. Perchè contano le persone. Ma le persone si muovono dentro i sistemi, che influenzano, non da soli, i programmi, la forma dei partiti, la selezione dei candidati, ecc.. d’altronde se si pensa che il problema siano le persone, irrimediabilmente mediocri, che si affermano sempre e comunque in ogni sistema, mi piacerebbe sentire quale sarebbe la soluzione? se uno pensa così tanto vale che si trasferisca all’estero, perchè deve farsi del male restando qui?

  • ricc

    @Spago: Penso che siamo tutti d’accordo che “i sistemi influenzano le persone” e che quindi anche il sistema conta. Però non mi sembra affatto convincente l’argomentazione dell’articolo che il meccanismo del sistema presidenziale seleziona (incentiva a selezionare) una migliore classe dirigente. Non ne vedo l’evidenza intorno a noi: come ricorda AlessandroMeis, in contrapposizione alla Francia ci sono Russia, Ucraina, ed altri esempi di un sistema presidenziale che non genera un dibattito politico più serio o una democrazia più efficace.
    .
    Personalmente credo che un sistema presidenziale vada nella direzione di rafforzare i difetti della politica in Italia (scarso controllo dei cittadini sull’operato dei propri rappresentanti, attesa messianica dell’”uomo giusto”, sostanziale estraneità all’opera dello Stato). A me sembra che il primo problema da risolvere sia di dare ai cittadini un forte potere di controllo e di influenza sull’operato delle istituzioni: se il Sindaco del mio paese promulga un’ordinanza che non mi piace, mi organizzo con altri cittadini e promuoviamo un referendum per annullarla o per proporre un regolamento alternativo. Lo stesso meccanismo dovrebbe operare a tutti i livelli dell’amministrazione statale. Con questo, probabilmente, le persone comincerebbero a sentirsi di nuovo cittadini di uno Stato, e non sudditi.