“Mare Nostrum” italiano ed europeo

La settimana scorsa la Marina Militare italiana ha soccorso circa 1.800 migranti che si trovavano su una serie di imbarcazioni di fortuna nel mar Mediterraneo, mentre una nave mercantile ha recuperato i corpi di cinque persone decedute su un gommone proveniente dalla Libia. Altre venti persone erano morte nella notte tra il 18 e il 19 luglio a bordo di un barcone a largo di Lampedusa, mentre altre seicento erano state soccorse in mare. Sono gli ultimi episodi di una lunga serie di casi che si sono verificati nel mar Mediterraneo, a cui bisogna aggiungere (e ricordare) la strage avvenuta nella notte tra il 2 e il 3 ottobre dell’anno scorso, quando una barca con a bordo circa cinquecento migranti naufragò a causa di un incendio a circa mezzo miglio dall’Isola dei Conigli causando la morte di 366 persone.

“Mare Nostrum”
Per far fronte a questa emergenza umanitaria e a seguito della tragedia di Lampedusa dell’ottobre scorso il governo guidato da Enrico Letta decise il 14 ottobre 2013 di lanciare l’operazione “Mare Nostrum”, iniziata ufficialmente il 18 ottobre. La missione è duplice: garantire la salvaguardia della vita in mare e assicurare alla giustizia coloro che lucrano sul traffico illegale di migranti. All’operazione partecipano personale e mezzi navali e aerei della Marina Militare (la quota maggiore), dell’Aeronautica Militare, dei Carabinieri, della Guardia di Finanza, della Capitaneria di Porto. Sulle navi si alternano ogni quindici giorni i poliziotti degli uffici immigrazione di alcune questure, insieme agli uomini del Servizio di polizia scientifica.

Quando l’operazione cominciò il ministro dell’Interno Angelino Alfano disse che per la copertura dei costi c’erano a disposizione «i bilanci dei rispettivi ministeri». I soldi furono stanziati con il decreto sull’emergenza immigrazione: si trattava di circa 190 milioni di euro, più circa 20 milioni per i minori non accompagnati. Secondo l’ammiraglio Gino De Giorgi, Capo di Stato Maggiore della Marina Militare, da quando è iniziata l’operazione i costi sono stati di circa 9 milioni di euro al mese. A questi soldi si sono aggiunti quelli messi a disposizione dalla Commissione Europea nei giorni successivi alla tragedia di Lampedusa: si trattava di circa 30 milioni di euro, che si andavano a sommare ai fondi già esistenti dei programmi di aiuto per i migranti.

La situazione in Libia
Secondo l’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (UNHCR) la maggior parte dei migranti che arrivano in Italia iniziano il loro viaggio dalle coste della Libia: si tratta soprattutto di profughi che scappano dalla guerra civile in corso in Siria o che vogliono evitare di essere arruolati per il servizio militare in Eritrea, considerato molto duro e pericoloso. Secondo l’UNHCR dall’inizio del 2014 sono stati circa 63mila i migranti arrivati in Italia via mare, un numero superiore a quello di tutto il 2011, anno in cui a causa delle rivolte nei paesi arabi arrivarono in Italia circa 62mila persone. Quest’anno, finora, le persone morte nel mar Mediterraneo sono state circa 500.

Secondo le autorità libiche, nel paese ci sarebbero circa tre milioni di “migranti irregolari”, provenienti da diverse zone dell’Africa e dell’Asia. Ma, sempre secondo le autorità locali, nessuno di loro può essere considerato un rifugiato. I richiedenti asilo politico, e i rifugiati in generale, vivono in una sorta di limbo giuridico in Libia, indipendentemente dalle loro necessità di protezione. Questa situazione è determinata dal fatto che la Libia non è tra i firmatari della Convenzione sui rifugiati del 1951 e non possiede un proprio sistema di gestione per i richiedenti asilo politico. Per questi motivi non è facile gestire questa emergenza con le autorità libiche e spesso non si sa bene a chi ci si deve rivolgere: Stefano Sannino, rappresentante permanente italiano a Bruxelles, ha suggerito di portare avanti la questione, più che con il singolo paese, con l’Unione Africana, l’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (OIM) e la stessa UNHCR.

FRONTEX
L’Italia ha recentemente avviato delle nuove trattative con gli altri paesi membri dell’Unione Europea allo scopo di condividere maggiormente gli oneri per il salvataggio dei migranti. Martedì 8 luglio il ministro dell’Interno Angelino Alfano ha ribadito il suo invito all’Agenzia europea per la gestione della cooperazione internazionale alle frontiere esterne degli Stati membri dell’Unione Uuropea (FRONTEX) di prendere in consegna la missione gestita dalla Marina Militare italiana. Filippo Maria Foffi, vice ammiraglio e comandante in capo della flotta italiana, ha detto che queste operazioni non possono essere finanziate esclusivamente dal nostro paese: «Siamo l’aspirina, non la medicina. La medicina è una risoluzione delle Nazioni Unite per aiutare la Libia», ha detto recentemente.

Il Commissario europeo per gli Affari Interni, Cecilia Malmström, dopo essersi incontrata con Alfano ha spiegato che si sta cercando di elaborare una nuova strategia per diminuire l’impegno dell’Italia. Il semestre di presidenza italiano dell’Unione Europea rappresenta forse però, paradossalmente, un ostacolo alla realizzazione di questo scenario, per l’aumento delle responsabilità del governo che infatti ha promesso di rafforzare il proprio impegno nella missione. Cecilia Malmström ha detto inoltre che l’agenzia europea FRONTEX non potrebbe comunque gestire da sola questa emergenza, e che gli stati membri devono contribuire direttamente. Ha fatto capire, in sostanza, che non ci sarebbe neanche il tempo durante questa estate per un nuovo tipo di missione e dunque per una completa sostituzione degli impegni presi dall’Italia con l’operazione “Mare Nostrum”: «FRONTEX è una piccola agenzia e non può prendere in consegna l’operazione dall’oggi al domani», ha detto il commissario, «c’è bisogno che gli altri stati membri mettano a disposizione più risorse, tra personale, mezzi, elicotteri e soldi». A questo dovrebbero servire gli incontri avviati un mese fa, per concordare insieme agli altri stati membri, su suggerimento dell’Italia, quello che serve per una ridistribuzione degli oneri.

Tra l’altro nell’ultimo anno il bilancio dell’agenzia FRONTEX, che ha sede in Polonia, è passato da 93 milioni di euro a 89 milioni di euro, dunque anche le risorse messe a disposizione per l’operazione “Mare Nostrum” sono diminuite. La Marina Militare italiana gestisce le operazioni dall’ottobre scorso, pattugliando le acque tra l’Africa e la Sicilia. Anche se circa i due terzi dei migranti che arrivano in Italia si spostano successivamente in altri paesi dell’Europa, è chiaro che l’Italia ha affrontato fino a oggi lo sforzo maggiore, nelle operazioni di salvataggio e nell’accoglienza, mentre FRONTEX ha messo a disposizione una sorveglianza aerea (seppur limitata). Anche José Manuel Barroso, il presidente della Commissione Europea che concluderà il suo mandato a ottobre, ha detto che FRONTEX ha bisogno di più mezzi. Attualmente i funzionari di FRONTEX si occupano di coordinare una serie di operazioni nel mar Mediterraneo: nell’area tra l’Italia e la Grecia, per intercettare l’arrivo di migranti dalla Turchia e dall’Egitto e in appoggio alla Marina Militare italiana nel mar di Sicilia.

Le trattative dell’Italia in Europa
Negli ultimi anni tutti i governi italiani che si sono succeduti hanno ribadito che l’emergenza dei migranti deve essere un tema affrontato dall’Europa, non solo dai singoli stati. Alla cerimonia di inaugurazione del semestre italiano, il presidente del Consiglio Matteo Renzi aveva detto che l’Italia non può «permettere che una barca piena di persone affondi, non si sa mai di chi sia la competenza di salvare i migranti». Renzi vorrebbe che FRONTEX rafforzasse il proprio impegno, tanto da aver fatto cenno a una specie di FRONTEX PLUS, grazie all’appoggio di altri governi: per ora dalla sua parte si è schierato soltanto il governo francese guidato dal socialista François Hollande che durante la campagna elettorale per le elezioni europee aveva promosso una maggiore sicurezza delle frontiere.

Il Mar Mediterraneo si estende per circa 2,5 milioni di chilometri quadrati e non può essere monitorato con gli strumenti di cui sono dotati i singoli paesi. Eppure la sicurezza delle frontiere rimane una questione dei singoli Stati membri: quando l’impegno comincia a essere eccessivo ci si rivolge a Frontex. Il fenomeno migratorio riguarda anche altri paesi, le cui coste si affacciano sul mar Mediterraneo, come Malta, Spagna e Grecia: in quest’ultimo, per esempio, il numero dei migranti è aumentato del 142 per cento nei primi quattro mesi dell’anno. Nel 2013 i migranti che hanno presentato una richiesta di asilo politico nei ventotto paesi membri della UE sono stati circa 435mila, secondo dati Eurostat: di questi, il 6 per cento (circa 28mila persone) ha presentato la richiesta in Italia. A ostacolare un’azione comune non sembrano essere state le istituzioni europee, ma soprattutto i singoli governi nazionali. In più occasioni il governo italiano si è sentito rispondere che i migranti che fanno richiesta di asilo politico sono molti di meno rispetto ad altre parti: per esempio nel quarto trimestre del 2013 la Germania ha ricevuto, in proporzione, un numero di richieste tre volte maggiore rispetto a quello italiano. Va detto però che nessuno stato europeo ha lanciato un’operazione (missione) umanitaria come quella della Marina Militare italiana.

I fondi e le attività delle istituzioni europee
La Direzione Generale degli Affari Interni della Commissione Europea aveva stanziato nel periodo 2007-2013 circa 4 miliardi di euro con lo scopo di finanziare quattro programmi di aiuto per la gestione dei flussi migratori, racchiusi sotto la sigla SOLID: si trattava di un’attività a supporto degli Stati membri in tema di asilo politico, integrazione, rimpatrio di cittadini e controllo delle frontiere. Nel periodo 2007-2013 l’Italia ha ricevuto il 13,4 per cento del totale dei fondi messi a disposizione dall’Unione Europea per le migrazioni, pari a circa 478 milioni di euro.

Nel mese di aprile l’Unione Europea ha stanziato due nuovi fondi che sostituiscono tutto il pacchetto di aiuti di SOLID: il fondo Asylum, Migration and Integration Fund (AMIF) di circa 3,1 miliardi di euro e il fondo Internal Security Fund (ISF) di circa 2,7 miliardi di euro. Dal primo fondo l’Italia dovrebbe ricevere circa 310 milioni di euro per i prossimi settimi anni, mentre dal secondo dovrebbero arrivare circa 156 milioni di euro. Tra le attività promosse dalla Commissione Europea per aiutare direttamente l’Italia c’è inoltre il sistema di sorveglianza European Border Surveillance System (EUROSUR), a cui partecipano diciannove (su trenta) degli stati che hanno firmato la Convenzione di Schengen, per la sorveglianza delle frontiere: si tratta di centri in cui si raccolgono e scambiano in tempo reale dati e informazioni. Gli altri undici stati che non hanno ancora preso parte a EUROSUR dovrebbero farlo a partire dal primo dicembre prossimo.

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