Basta una spiegazione da Ghizzoni

Perché Federico Ghizzoni non spiega? Perché l‘ex amministratore delegato di Unicredit non dice la sua su come sono andate davvero le cose trincerandosi dietro un laconico «no comment»? Perché non conferma o smentisce quello che riporta Ferruccio De Bortoli nel suo libro Poteri forti (o quasi) a pag. 209:

«L’allora ministra delle Riforme, nel 2015, non ebbe problemi a rivolgersi direttamente all’amministratore delegato di Unicredit. Maria Elena Boschi chiese quindi a Federico Ghizzoni di valutare una possibile acquisizione di Banca Etruria. La domanda era inusuale da parte di un membro del governo all’amministratore delegato di una banca quotata. Ghizzoni, comunque, incaricò un suo collaboratore di fare le opportune valutazioni patrimoniali, poi decise di lasciar perdere».

Abbozzo un’ipotesi, delineata peraltro per primo, come vedremo in fondo, da Paolo Mieli: perché Ghizzoni ha detto (o lasciato intendere, lui o chi per lui) sì una cosa del genere a De Bortoli, ma ciò che ha detto (o lasciato intendere, lui o chi per lui) non è propriamente del tutto corretto o completo.
Per cui oggi se negasse di aver fatto (o lasciato intendere, lui o chi per lui) una simile rivelazione all’ex direttore del Corriere della sera verrebbe presto smentito da De Bortoli che ha confermato assoluta certezza delle sue fonti e, per giunta, di «non aver parlato di pressioni. Semplicemente ho riferito una notizia». E c’è da credergli perché De Bortoli ha il raro pregio, insieme alla sua indiscussa autorevolezza, di saper chieder scusa se riconosce di aver sbagliato. Come fece nell’ottobre scorso, tanto per ricordare un episodio con protagonista un altro rappresentante del cosiddetto “giglio magico” renziano, Marco Carrai, cui imputò di aver spedito un sms all’allora amministratore delegato del Monte dei Paschi Farbrizio Viola per anticipargli il defenestramento dal ruolo da parte del ministro dell’economia Padoan. Carrai minacciò querela a De Bortoli spiegando che l’sms a Viola l’aveva mandato solo dopo che era venuto a sapere di questa circostanza e in segno di fraterna solidarietà essendo Viola, spiegò Carrai, un suo amico di vecchissima data al punto da esser stato anche al suo matrimonio. De Bortoli riconobbe l’errore, che l’sms era stato inviato da Carrai a Viola solo dopo che questi ricevette la famosa telefonata di licenziamento da parte di Padoan e tutto finì lì senza alcuno strascico giudiziario.

Se invece Ghizzoni affermasse di aver fatto (o lasciato intendere, lui o chi per lui) quella rivelazione a De Bortoli la Boschi procederebbe per vie legali, avendo subito negato ogni addebito, affermando testualmente su Facebook:

«Non ho mai chiesto all’ex ad di Unicredit, Ghizzoni, né ad altri, di acquistare Banca Etruria. Ho incontrato Ghizzoni come tante altre personalità del mondo economico e del lavoro ma non ho mai avanzato una richiesta di questo genere. Sfido chiunque  e ovunque a dimostrare il contrario. E siccome sono stupita per questa ennesima campagna di fango, stavolta ho affidato la pratica ai legali per tutelare il mio nome e il mio onore».

Aggiungo subito che in questa vicenda colpiscono non tanto le reazioni politiche: per esempio, altamente prevedibili quelle aggressive del Movimento 5 stelle o quelle tristissime di alcuni ex PD. Quanto la chiave di lettura esclusivamente dicotomica, o bianco o nero, di tanti giornalisti, anche piuttosto “quotati” e conosciuti, che avrebbero invece il dovere di essere almeno leggermente più accorti e circostanziati nelle loro analisi.
Penso a Massimo Giannini che, ospite della trasmissione “Tagadà” su La7, ha affermato laconicamente che, dato per scontato che la statura professionale di De Bortoli è tale che difficilmente egli potrebbe scrivere qualcosa senza essere certo dell’autenticità delle sue fonti, le alternative sono due: o Ghizzoni smentisce De Bortoli oppure il suo silenzio/assenso “assordante” dovrebbe indurre la Boschi a dimettersi immediatamente da sottosegretario alla presidenza del Consiglio ( http://www.la7.it/tagada/video/giannini-se-ghizzoni-non-parla-o-non-smentisce-la-boschi-deve-dimettersi-subito-10-05-2017-212658 ).

Perché un osservatore attento come Giannini non viene minimamente sfiorato dal dubbio che invece possa stare in piedi anche un’ipotesi terza come quella appena accennata?

Gli ambienti della finanza non a caso vengono definiti salotti. E, come in tutti i salotti, il chiacchiericcio abbonda, può sfuggire qualche parolina di troppo, si può fare qualche allusione, a volte ci si autocompiace pensando di essere al riparo da rivelazioni pubbliche. Poi però talvolta può succedere che qualcosa spunti fuori e, a quel punto, inevitabilmente scoppi il putiferio.
Non è da escludere che qualcosa di simile possa essere accaduta anche stavolta. Nulla di irreparabile. Tutti possono, mettiamola così, venire fraintesi. Basta però poi chiarire.
Paolo Mieli ha chiesto a Ghizzoni di raccontare quello che non ha detto a De Bortoli perché quanto riportato nel passaggio “incriminato” del libro, al netto della fiducia indiscussa in De Bortoli, non lo convince. Un’esortazione più che mai condivisibile.

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