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	<title>Francesco D\&#039;Isa</title>
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	<description>Artista e curatore artistico. Da quando è nato, nel settembre del 1980 a Firenze, Francesco D&#039;Isa ama la sintesi e odia la biografia.</description>
	<lastBuildDate>Mon, 03 Jun 2013 06:08:44 +0000</lastBuildDate>
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		<title>Toscani Maledetti</title>
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		<pubDate>Mon, 03 Jun 2013 06:07:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>francescodisa</dc:creator>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>

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		<description><![CDATA[Pubblico qui in anteprima un racconto pubblicato nell&#8217;antologia &#8220;Toscani Maledetti&#8221; (Piano B edizioni), curata da Raoul Bruni. In fondo allego più informazioni sul libro (che trovate in libreria), quanto al racconto solo una nota: è successo veramente, e la mia segreta &#8230; [<a href="http://www.ilpost.it/francescodisa/2013/06/03/toscani-maledetti/">Continua</a>]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Pubblico qui in anteprima un racconto pubblicato nell&#8217;antologia <a href="http://www.pianobedizioni.com/articolo.aspx?articolo=104" target="_blank">&#8220;Toscani Maledetti&#8221;</a> (<em>Piano B edizioni</em>), curata da <em>Raoul Bruni</em>. In fondo allego più informazioni sul libro (che trovate in libreria), quanto al racconto solo una nota: è successo <em>veramente, </em>e la mia segreta speranza è che lo leggano i protagonisti.</p>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter" title="si presenta bene, no?" src="http://www.pianobedizioni.com/FOTO/big_104.png" alt="" width="288" height="288" /><strong>Bilocale zona centro, stregato.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">È mia assoluta convinzione che le migliori storie siano vere pur non sembrando tali; per questo motivo alcune bugie, sopratutto se a raccontarle è un professionista della menzogna, sono i racconti cui credo più volentieri. Non a caso le storie che preferisco vengono da individui percorsi da un’intensa passione per la balla, una sorta di amore per la falsità pura, senza secondi fini &#8211; se non il semplice venir creduta. È una gran fortuna, quindi, vivere una storia cui “non si può credere”; una balla in carne e ossa è un dono prezioso, perché possiede una qualità che il miglior libro non avrà mai: la verità. Di conseguenza, per quanto non ami o desideri scrivere, mi sento in dovere di farlo, per narrare uno di questi rari episodi.</p>
<p style="text-align: justify;">Veniamo ai fatti: da qualche tempo cerco una sistemazione provvisoria, preferibilmente in un bilocale, che abbia un prezzo moderato e si trovi nei pressi del centro di Firenze. Glisserò sulle comuni disavventure di chi cerca casa di questi tempi; è probabile che altri ne abbiano vissute ben più di me. Tra annunci di appartamenti che appaiono e scompaiono, fotografie che faticano a nascondere insormontabili magagne, sottosuoli umidi come grotte, sanitari cui non si avvicinerebbe neanche il lanzichenecco più smaliziato, prezzi alti, contratti brevi, e la domanda, a volte timida, spesso materna, sempre insolente: «Lei ha un buon lavoro?». Tutto rende la ricerca odiosa, ma a vincere in orrore sono senza dubbio gli agenti immobiliari.</p>
<p style="text-align: justify;">Personaggi d’altri tempi, vestiti elegantemente, sgualciti dagli spostamenti frequenti e con l’aria di chi conosce ogni casa senza averne mai abitata una. Per non parlare della loro astuta logorrea, in grado di estorcere informazioni confidenziali senza che l’altro riesca ad aprir bocca. Per quanto non ce ne sia uno uguale all’altro, questi strani individui condividono sempre una qualità: la certezza di avere opinioni ben al di sopra di chi li ascolta. La ragione potrebbe essere l’inveterata abitudine a non esser mai contraddetti &#8211; motivo che oltretutto spiegherebbe l’acuirsi di questa caratteristica di pari passo alla lunghezza della vita professionale. È raro, infatti, che un inquilino alla ricerca di un appartamento voglia mettersi contro chi ha il potere di porre fine ai suoi triboli, specie se si tratta di una qualche pidocchiosa questione di principio. «Dica quel che vuole, per ora, ma appena avrò una casa…» questo il pensiero più comune. Com’è ovvio, il momento in cui è possibile rispondere passa spesso in sordina, lasciando agli agenti un’arroganza pari a quella di un dirigente, con in più la sicurezza che il non incappare in un contraddittorio sia dovuto alla bontà delle proprie idee &#8211; perché in fondo loro non sono capi, ma poveracci, proprio come i clienti. Nonostante questa caratteristica, che aggiunge fatica e interesse alla ricerca, non mi è mai capitato di incontrare un agente come il signor L…, che ho avuto modo di conoscere durante una visita di un appartamento nei pressi di piazza S. Spirito.</p>
<p style="text-align: justify;">A dire il vero non ero solo; davanti al portone attendevano delle donne, due amiche sulla trentina, di cui una era interessata all’affitto. Quest’ultima si presentò subito, scambiandomi per il signor L… ; non appena scoprì che non ero l’agente, si schierò dietro una fredda cortesia, nel tentativo di non farsi stare simpatico un concorrente. Da parte mia feci lo stesso e, giacché le due mi sembravano delle brave persone, ne cercai i punti deboli agli occhi di un affittuario. Non parevano né povere né rumorose, ma fantasticai sulla loro omosessualità, che, con un po’ di fortuna, avrebbe potuto bloccare un agente moralmente prevenuto. Neanche immaginavo, chi avrei avuto di fronte di lì a poco.</p>
<p style="text-align: justify;">Ecco che arrivò, il signor L…</p>
<p style="text-align: justify;">Un uomo sui quarantacinque anni, magro, scavato in viso, con il mento affilato, grandi orecchie, occhi incavati sotto una fronte bassa e un naso poco più piccolo del mio &#8211; che è, confesso, molto pronunciato. A prima vista mi parve un individuo sveglio, magari un po’ strano. Dopo le dovute presentazioni ci chiese da dove venissimo, e appena la domanda gli fu ritorta contro – più che altro per cortesia – affermò di essere un «cittadino del mondo».</p>
<p style="text-align: justify;">Entrammo; l’appartamento era molto bello. Un bilocale ampio, ben organizzato, ristrutturato e rifinito nei dettagli, con pochi mobili ma di classe. Il tavolo del salotto destò la mia attenzione: era una cornice d’ottone, dal gusto barocco, sorretta da due zampe metalliche, con al centro una grata di metallo.</p>
<p style="text-align: justify;">«…La strada non è rumorosa, il sindaco ha da poco chiuso al traffico la zona» disse nel frattempo L… «Ma dall’anno prossimo si cambia sindaco, dunque non vi assicuro nulla.»</p>
<p style="text-align: justify;">«Come sa che cambierà? Potrebbe essere rieletto» disse una delle due donne.</p>
<p style="text-align: justify;">«Oh, cambierà. Lo vede questo mobile, signorina?» e indicò il tavolo che ho descritto poco prima, proprio mentre lo osservavo.</p>
<p style="text-align: justify;">«Cosa le sembra?» chiese.</p>
<p style="text-align: justify;">«…Un vecchio tombino?» azzardò la donna. L’agente, che si aspettava come risposta «un tavolo», rimase piacevolmente colpito. Prima di riaprire bocca ignorò la mia ipotesi: “una finestra”, come del resto ogni mia parola, a meno che non si trattasse di una domanda tecnica. L… non aveva occhi che per le due donne, soprattutto per una.</p>
<p style="text-align: justify;">«È la finestra di un’antica prigione» disse, e aggiunse «Vede? Ogni cosa cambia e si trasforma “Nulla si crea e nulla si distrugge”, disse qualcuno.»</p>
<p style="text-align: justify;">«Soprattutto i politici» dissi. Stavolta m’ignorarono tutti.</p>
<p style="text-align: justify;">«Il prossimo sindaco cambierà» disse l’uomo, a conclusione del bislacco sillogismo.</p>
<p style="text-align: justify;">La visita proseguì, e quando le ragazze confessarono che l’appartamento era molto bello, il signor L… asserì con sicurezza: «La casa è donna.» Aggiunsi che piaceva anche a me, il bilocale, ma non volle sentire storie: «La casa è donna», ripeté assertorio. Si spostò nella stanza da letto, e fece vedere com’era utile il ripostiglio e l’accesso al bagno «…per nascondere gli amanti, cosa che a me servirebbe parecchio.» Le due sorrisero imbarazzate, io stavo poco più in là, e non feci altro che osservare e ascoltare. Fissavo soprattutto L…, la sua bruttezza mi attraeva, eppure gli stavo a distanza per via dell’alito, simile a chi non ha mangiato per un giorno intero.</p>
<p style="text-align: justify;">«Sapete» disse «Questo stabile era di due fratelli, così come tutti i sei edifici adiacenti» si voltò verso le donne e proseguì la storia: «Una volta morti i genitori, (dei signorotti fiorentini, ereditieri da generazioni) i fratelli iniziarono una lunga disputa per l’eredità. Invece che vendere gli immobili e dividere in parti uguali, come avrei fatto io, si affidarono a un esercito di avvocati, che gli hanno mangiato il patrimonio a forza di cause legali. Sapete com’è finita? Che di sei palazzi gli sono rimasti due appartamenti, sessanta e centodieci metriquadri. E il resto? – chiederete &#8211; Tutto agli avvocati!» Fece una breve pausa e concluse: «Anche questo appartamento è di un avvocato. Sono fortunato io, a lavorare per gli avvocati.»</p>
<p style="text-align: justify;">«Eh già, purtroppo sono cose che capitano tra fratelli» disse una delle due ragazze.</p>
<p style="text-align: justify;">«Eppure nascono dallo stesso budello» disse L…, poi alzò gli occhi al cielo e aggiunse: «Chiedo scusa alla buon’anima di mia madre, se lo chiamo budello.»</p>
<p style="text-align: justify;">Cercai lo sguardo delle donne, perché la sua verbosa follia era uno spettacolo che richiedeva d’esser condiviso; ottenni solo occhiate diffidenti. Le due volevano l’appartamento a tal punto che non mi avrebbero concesso nulla di umano; L… era sul palco e io abbandonato in una platea semivuota, con due altri spettatori, lontani, due sagome tra i sedili. Se avessi saputo com’egli avrebbe proseguito il dialogo, avrei forse insistito per rompere quella solitudine spettrale, ma non potei, e l’agente proseguì il suo teatro.</p>
<p style="text-align: justify;">Estrasse un cellulare dalla tasca della giacca e disse: «Devo essere onesto con voi, e farvi vedere alcune foto.» Detto questo, cominciò a scorrere con le dita delle fotografie dell’appartamento sullo schermo. Purtroppo il telefono era rivolto verso le donne e, per quanti sforzi facessi per avvicinarmi, l’uomo sembrava nascondermelo di tutta posta. Mi spostai dietro le due, per evitare che L… mi ostacolasse, e riuscii a sbirciare qualcosa: erano foto della camera, in cui appariva, sdraiata sul divano, una sagoma luminosissima, simile a una persona sdraiata, con le braccia dietro la testa. Anche in altre foto l’immagine non cambiava, e la sagoma di luce rimaneva lì. Devo ammettere che non ebbi modo di vedere con la dovuta attenzione l’immagine, ma a distanza era abbastanza inquietante.</p>
<p style="text-align: justify;">«Sarà un riflesso» disse una donna.</p>
<p style="text-align: justify;">«Dice?» rispose l’agente «Lei mi rincuora. Ma guardi quest’ultima foto». L’uomo fece vedere un’immagine in cui la sagoma di luce era eretta, davanti alla porta della cucina. Poteva trattarsi del medesimo riflesso, ma una zona scura, come una macchia nera sul pavimento, rendeva l’immagine ancor più strana. Se volessi cedere a facili antropomorfismi, la figura di luce sembrava spiare l’osservatore, mentre quella sdraiata, tinta d’un nero profondo, sembrava giacere morta sul pavimento.</p>
<p style="text-align: justify;">«Sono diciotto anni che scatto fotografie ad appartamenti e non mi è mai capitato niente del genere» disse il signor L…</p>
<p style="text-align: justify;">I presenti parevano più impressionati dall’agente che dalla storia, ma una delle donne chiese se nell’appartamento erano accaduti omicidi o stranezze. L’uomo rispose di non sapere nulla, se non che la proprietaria, una signora anziana, aveva un figlio che divenne ritardato per via di uno strano incidente.</p>
<p style="text-align: justify;">«Una notte dormiva in una posizione strana, gli è mancato ossigeno al cervello e ha riportato danni permanenti. Incredibile no? Uno dorme male una notte e paf! Si sveglia ritardato.» Disse l’uomo, per poi tornare al discorso precedente: «In ogni caso, io agli spiriti non ci credo, ma se i morti tornano da dove stanno… non è mai un bene, poco ma sicuro.»</p>
<p style="text-align: justify;">Non seppi come interpretare la storia del fantasma, che senza dubbio remava contro gli interessi dell’agenzia immobiliare. Senza contare che non riuscii ad analizzare le fotografie come desideravo. Il signor L… voleva forse metterci alla prova? La sua agenzia era a tal punto esigente da non limitarsi a pretendere referenze economiche, ma anche un certo livello intellettivo? Era un modo per scartare ingenui e superstiziosi, o l’uomo era davvero inquietato dalla potenziale presenza? L’intervento che seguì, se inizialmente mi chiarì le idee, finì poi per confondermele senza speranza.</p>
<p style="text-align: justify;">«Comunque, per tornare alla casa» disse, «il vicinato è silenzioso. La nostra agenzia è molto selettiva. Niente famiglie rumorose, niente maleducati, niente negri.»</p>
<p style="text-align: justify;">L’affermazione razzista rese tutti perplessi, ma l’uomo non ci diede il tempo di capire se fosse serio o meno, e aggiunse: «Se Silvio voleva essere rieletto, sapete cosa aveva a fare? Chiamare la marina militare e piazzare dei cannoni ai confini del paese. Così non entrava nessun immigrato di merda.» Sgranammo tutti gli occhi, l’uomo si avvicinò a una delle ragazze e aggiunse: «Penserà che sono razzista, lo so! Ma io volevo far colpo su di lei. Forse non vi ho convinto, ma la penso così. I cannoni, doveva mettere i cannoni…».</p>
<p style="text-align: justify;">La ragazza provò a replicare, poi rinunciò, non so se per stanchezza o strategia, e chiese soltanto: «…Ma lei di dov’è scusi?»</p>
<p style="text-align: justify;">«Mezzo toscano e mezzo brasiliano» rispose L…, colto alla sprovvista. Stavo per fargli notare che i cannoni avrebbero lasciato fuori dal paese anche una sua metà, ma tacqui, fermato dall’ingiustificato sospetto che fosse quel che voleva. La visita si concluse da lì a breve; da parte mia ero più sicuro sull’appartamento che sulla sincerità dell’uomo; il fantasma invece non mi preoccupava.</p>
<p style="text-align: justify;">Il giorno dopo, per motivi che esulano da questi accadimenti, rinunciai al bilocale stregato. Un po’ per divertimento e un po’ per cortesia chiamai comunque il signor L…, cui avevo fatto una mezza promessa. La sera precedente decisi che, se mai avessi rifiutato l’appartamento, mi sarei tolto la curiosità di chiedergli se quel che aveva detto durante la visita corrispondeva al vero, o era una sorta di prova. Quando lo sentii telefonicamente, l’uomo era particolarmente gentile, e si offrì anche di farmi vedere un’altra casa. Non una parola su negri o fantasmi. Prima di porgli la mia domanda, pensai che forse avrei visitato la nuova casa, e tacqui. «Dica quel che vuole per ora, ma appena avrò una casa…», pensai. Com’era prevedibile, una volta trovato un appartamento non ricontattai l’agente, né seppi più nulla di lui. Quest’ultima considerazione mi costringe a terminare la mia breve storia: in effetti, mi auguro che l’assenza di un vero e proprio finale sia una sorta di garanzia della sua veridicità; perché nella vita la fine non chiede mai il permesso.</p>
<p style="text-align: justify;">(Eppure no, non sono un ingenuo: mi rendo conto che non esista parola al mondo che non possa esser presa per menzogna; anzi, non ve n’è una che si possa dir vera. Assomiglio anch’io alle strane macchie di luce nelle foto del signor L…, e, come i suoi spettri, mi trovo costretto a infestare il mondo in cerca di fiducia).</p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.pianobedizioni.com/articolo.aspx?articolo=104" target="_blank">Questo libro</a> si propone di raccogliere una scelta di racconti inediti composti dagli autori più significativi e originali della nuova narrativa toscana. Si tratta di narratrici e narratori nati tra la prima metà degli anni Settanta e la seconda metà degli anni Ottanta, quindi giovani ma non esordienti, anzi già noti al pubblico nazionale e pubblicati da importanti case editrici italiane. Piano B edizioni ha voluto fotografare lo stato dell&#8217;arte della nuova narrativa toscana, narrativa che negli ultimi anni ha conosciuto una grande espansione e il dovuto riconoscimento nazionale.</p>
<p style="text-align: justify;">Ne fanno parte: Simona Baldanzi (Fazi editore, Elliot, Ediesse); Diego Bertelli (Ed. della Meridiana); Cosimo Calamini (Garzanti); Silvia Dai Pra (Laterza, Minimum Fax, Gremese); Francesco D’Isa (Nottetempo); Fabio Genovesi (Mondadori, Laterza); Simone Ghelli (CaratteriMobili, Il Foglio); Ilaria Giannini (Gaffi); Pietro Grossi (Mondadori, Sellerio Editore); Emiliano Gucci (Feltrinelli, Guanda, Elliott); Gregorio Magini (Round Robin); Francesca Matteoni (Transeuropa); Ilaria Mavilla (Feltrinelli); Valerio Nardoni (e/o); Sacha Naspini (Elliott, Perdisa Pop); Alessandro Raveggi (Transeuropa, Effigie, Le Lettere); Luca Ricci (Einaudi, Laterza); Vanni Santoni (Laterza, Feltrinelli, :duepunti); Marco Simonelli (Leconte); Flavia Piccinni (Fazi, Rizzoli, Sperling&amp;Kupfer); Marco Rovelli (Bur, Feltrinelli, Laterza, Barbès).</p>
</blockquote>
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		<title>In Territorio Nemico</title>
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		<pubDate>Mon, 08 Apr 2013 06:59:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>francescodisa</dc:creator>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[francesco d'isa]]></category>
		<category><![CDATA[gregorio magini]]></category>
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		<category><![CDATA[vanni santoni]]></category>

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		<description><![CDATA[Approfitto dell&#8217;uscita di In territorio nemico, il romanzo scritto da più di 115 autori grazie al metodo della Scrittura Industriale Collettiva (SIC) per riproporre un mio articolo sulla creatività collettiva uscito tempo fa per Orwell - l&#8217;inserto culturale diretto da Christian Raimo &#8230; [<a href="http://www.ilpost.it/francescodisa/2013/04/08/in-territorio-nemico/">Continua</a>]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Approfitto dell&#8217;uscita di <em>In territorio nemico</em>, il romanzo scritto da più di 115 autori grazie al metodo della <a href="http://www.scritturacollettiva.org/">Scrittura Industriale Collettiva</a> (SIC) per riproporre un mio articolo sulla creatività collettiva uscito tempo fa per <a href="http://www.facebook.com/orwellp" target="_blank">Orwell</a> - l&#8217;inserto culturale diretto da Christian Raimo per una testata <a href="http://www.minimaetmoralia.it/wp/paesaggio-di-palude-con-figure-attonite-ovvero-breve-storia-patetica-o-picaresca-del-quotidiano-pubblico/" target="_blank">morta in circostanze irritanti</a>.</p>
<p style="text-align: justify;"><span>Ripubblico questo articolo perché questo progetto, ideato e coordinato da </span><a href="http://www.infinipedia.net" target="_blank">Gregorio Magini</a> e <a href="http://sarmizegetusa.wordpress.com/" target="_blank">Vanni Santoni</a> (e a cui ho partecipato anch&#8217;io tra i tanti, non come autore ma come editor) <a href="http://www.scritturacollettiva.org/rassegna-stampa" target="_blank">fa discutere</a> da tempo e mi vede molto interessato al tema, <a href="http://www.operaperta.com/" target="_blank">tant&#8217;è che l&#8217;ho copiato</a> e applicato alle arti visive. Quale che siano le prospettive, i meriti, i demeriti, le innovazioni e i limiti di questa nuova prassi credo che si tratti di un esperimento importante e coraggioso, che si inserisce in un dibattito che è forse il più fecondo e drammatico per tutti gli artisti che usano internet (dunque quasi chiunque).</p>
<div class="wp-caption alignleft" style="width: 210px"><img class="     " title="sic" src="http://www.scritturacollettiva.org/files/uploaded/image/In%20territorio%20nemico(1).jpg" alt="" width="200" height="272" /><p class="wp-caption-text">La copertina del libro, per non confondervi con l&#39;omonimo disco di Milva</p></div>
<p style="text-align: justify;">Trovate il romanzo, edito per Minimum Fax, in tutte le librerie e<a href="http://www.ibs.it/code/9788875214845/territorio-nemico.html"> online</a> (o <a href="http://www.bookrepublic.it/book/9788875215149-in-territorio-nemico/">in e-book</a><span>).  Lo consiglio </span>perché<span> al di là di tutta la teoria che ci sta dietro è di piacevole e interessante lettura: parla della resistenza in Italia, e grazie alla poderosa raccolta di materiale dei 115 autori, lo fa in modo preciso e appassionato. Questo libro però merita più di una recensione, e per rendere giustizia alle sue caratteristiche tecniche ma soprattutto poetiche, nei prossimi tempi ne farò due: una che lo considera scritto da un singolo autore, e una che lo considera un&#8217;opera collettiva.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Il seguente articolo &#8220;I geni copiano&#8221; è uscito per Orwell un giorno che non ricordo più.</em></p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify;">Lo scrittore Wilbur Smith, celebre autore di bestsellers, ha firmato recentemente un contratto da milioni di sterline per NON scrivere libri. A farlo infatti sarà qualcun altro, probabilmente più d’uno; lui si limiterà a creare trama e personaggi. Quest’operazione, indubbiamente commerciale, tira in ballo questioni complesse, come l’idea di “autore” e di “creatività”. Certo, il conto sul quale verranno versati i milioni suggerisce una risposta alla prima domanda, ma dal punto di vista poetico non è sufficiente: per risolvere l’enigma sarà necessario addentrarci nel secondo concetto, la “creatività”.</p>
<p style="text-align: justify;">Henri Poincaré, che non a caso scoprì il determinismo del caos, ne diede una definizione elegante: “…unire elementi esistenti con connessioni nuove, che siano utili”. Unica pecca del fisico fu il tentativo di risolvere un problema sollevandone due: la “novità” e l’“utilità”. Se s’interroga la neuropsicologia invece, Sarnoff Mednick pone l&#8217;accento sull&#8217;aspetto combinatorio della creatività: secondo il professore californiano, il cervello contiene informazioni isolate, che determinati stati mentali associano in modo inusuale. Questo capiterebbe sia agli schizofrenici (che in un certo senso soccombono alle proprie visioni) sia agli artisti e scienziati, considerati – forse a torto – degli schizofrenici «capaci di cogliere associazioni infrequenti senza sentirsi disturbati dalla loro stranezza» (Albert Rothenberg).</p>
<p style="text-align: justify;">Se l’invenzione è dunque uno “strano assemblaggio”, dopo duecentomila anni di strani assemblaggi da parte dell’umanità, è diventata “uno strano assemblaggio di strani assemblaggi”. Non è possibile ignorare, qualora ci si lasci sedurre dalla statistica, che nel 1804 la Terra ospitava un miliardo di abitanti, mentre nel 2011 circa sette volte tanto. Il numero dei creativi aumenta di conseguenza; se si considera l’ammontare degli esseri umani vissuti fino a oggi (la cui stima è addirittura di centosei miliardi) il numero degli “strani assemblaggi” si fa necessariamente spropositato.</p>
<p style="text-align: justify;">Con l’avvento di un ulteriore moltiplicatore, internet, che da pochi decenni amplifica smisuratamente le connessioni tra individui, è naturale che il processo creativo subisca una furiosa accelerazione, cui è sottesa un’immancabile rivoluzione poetica. In un oceano sterminato e accessibile, gli elementi con cui creare diventano a tal punto numerosi da rischiare di trasformarsi in rumore; di conseguenza aumenta sempre più  l’importanza di una delle fasi dell’invenzione: la scelta. Viene in mente la celebre citazione di Picasso, ultima risorsa per sedicenti creatori accusati di plagio: «I mediocri imitano, i geni copiano». In questo contesto, l’autore, lontano dall’essere il genio solitario postulato dal romanticismo, lavora su materiali già “pronti”, e assume la forma del demone biblico che alla domanda «Qual è il tuo nome?» non può che rispondere: «Il mio nome è Legione, perché siamo molti». La creazione, come e più che in passato, si fa un’operazione collettiva.</p>
<p style="text-align: justify;">Non è difficile trovare degli esempi: Wikipedia su tutti. In ambito scientifico, come testimonia il fatto che il Web sia nato presso i laboratori del CERN, la creatività collettiva è da tempo una prassi; nelle arti, legate da secoli all’individualità della poetica, si procede con più lentezza. Non si tratta però di una regola assoluta; già Michel Foucault sottolineava come in passato accadesse l’inverso, e fosse proprio l’autorità di chi parla a garantirne la verità. La letteratura, così come l’arte visiva, è piena di opere collaborative, dai cadavre exquis surrealisti alle opere di Wu Ming; quel che manca in tutti questi casi però, è la presenza di un metodo abbastanza “forte” da evitare l’anarchia creativa, soprattutto qualora ci si apra a un gran numero di partecipanti. Il recente caso del metodo SIC (scrittura industriale collettiva) di Gregorio Magini e Vanni Santoni rappresenta una novità in questo panorama, e si avvicina all’arte in cui la creazione collettiva assume una forma stilisticamente riconosciuta e riconoscibile: il cinema. Il termine “industriale” della SIC raccoglie in sé due dei principali caratteri di una creazione organica, che infatti appartengono alle cellule degli stessi organismi da cui deriva il termine: la divisione dei compiti e la struttura gerarchica. Quel che è spesso criticabile in ambito sociale, può risultare proficuo nelle arti, e a garantire l’omogeneità dell’opera sarà proprio la tirannia della regia.</p>
<p style="text-align: justify;">Per stabilire delle «associazioni inusuali» bisogna essere rivoluzionari, non democratici – non a caso si dice di alcuni dittatori che siano “artisti mancati”. Si deve lasciare che la propria mente divenga il filtro attraverso il quale il materiale del mondo si riorganizza, in un processo formativo reciproco. In questo senso, una comunità di menti “al servizio” di poetiche private sembra un modello destinato a evolversi e proliferare, tanto da destabilizzare persino l’idea che la mente dei singoli sia di per sé chiusa, e, per l’appunto, “singola”.</p>
<p style="text-align: justify;">La questione in ballo è spinosa, e ha risvolti dal sapore fantascientifico: ci si potrebbe addirittura domandare se un metodo possa un giorno sostituire l’autore, e divenire il mezzo attraverso il quale milioni di menti si coordinano per la creazione di «associazioni inusuali»,  con l’inconsapevole alacrità con cui i globuli rossi trasportano l’ossigeno. È questa un’utopia (o un incubo) che quasi coincide con un’altra: la creazione di un’intelligenza artificiale. L’autore collettivo ricorda un personaggio del manga “Ghost in the Shell”: il “Puppet Master” (Burattinaio), ovvero un software di analisi della rete che, a forza di navigare e assemblare informazioni, acquisisce l’autocoscienza – se non addirittura un’ “anima”. Può sembrare assurdo, ma se si pensa ai tormentoni (detti “meme”) generati, sviluppati e uccisi dalle creatività di massa prive di controllo che abitano internet, è difficile negare un sapore di verosimiglianza a tali ipotesi.</p>
<p style="text-align: justify;">Tornando a Picasso, il suo «I mediocri imitano, i geni copiano» suona meno ermetico: chi imita scimmiotta il “metodo” di un altro, senza creare qualcosa che non sia già visto; chi copia, prende qualunque cosa senza scrupoli né limiti, e la usa per assemblare una nuova opera, consapevole che non si deve scambiare il ciclo vitale della creatività con la morte dell’arte. Ne emerge l’invito: Autori, copiate e moltiplicatevi.</p>
</blockquote>
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		<title>Feuilleton pornographique (12) – Gita al sesto piano.</title>
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		<pubDate>Mon, 04 Mar 2013 11:47:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>francescodisa</dc:creator>
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		<description><![CDATA[In &#8220;Feuilleton pornographique&#8221; si narra a episodi la vicenda di due fratelli, per la precisione di un fratello e una sorella, di nome  rispettivamente Claude e Claude. Entrambi lavorano nell&#8217;industria pornografica, in ruoli diversi e con scopi opposti. A raccontare la loro &#8230; [<a href="http://www.ilpost.it/francescodisa/2013/03/04/feuilleton-pornographique-12-gita-al-sesto-piano/">Continua</a>]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><em>In <strong>&#8220;Feuilleton pornographique&#8221;</strong> si narra a episodi la vicenda di due fratelli, per la precisione di un fratello e una sorella, di nome  rispettivamente Claude e Claude. Entrambi lavorano nell&#8217;industria pornografica, in ruoli diversi e con scopi opposti. A raccontare la loro storia sarà Franco Spiegelmann, produttore, proprietario della &#8220;Perverse Angels&#8221; e uomo fondamentalmente orrendo. Tutto inizia, si svolge e finisce all&#8217;interno del grattacielo della casa di produzione. Non è un racconto erotico &#8211; se a leggerlo non è un pervertito.</em></p>
<p>Qualcuno potrebbe riconoscere in qualche personaggio qualcun altro, ma sarà un caso: ogni riferimento a persone esistenti o a fatti realmente accaduti è puramente casuale.</p>
<p><a href="http://www.ilpost.it/francescodisa/files/2012/10/feuillettoncover1.jpg"><img class="aligncenter" title="feuillettoncover" src="http://www.ilpost.it/francescodisa/files/2012/10/feuillettoncover1-300x242.jpg" alt="" width="300" height="242" /></a></p>
<blockquote><p><strong>Episodi precedenti: <a href="http://www.ilpost.it/francescodisa/2012/10/20/feuilleton-pornographique/">Premessa dell&#8217;autore</a> • <a href="http://www.ilpost.it/francescodisa/2012/10/20/feuilleton-pornographique/">1. Il migliore</a> • </strong><strong><a href="http://www.ilpost.it/francescodisa/2012/10/24/feuilleton-pornographique-2" target="_blank">2. Un&#8217;infanzia qualunque.</a> • </strong><strong><a href="http://www.ilpost.it/francescodisa/2012/10/29/feuilleton-pornographique-3-un-increscioso-incidente-segna-linizio-di-una-fulgida-carriera/" target="_blank">3. Un increscioso incidente segna l’inizio di una fulgida carriera</a> • </strong><strong><a href="http://www.ilpost.it/francescodisa/2012/11/05/feuilleton-pornographique-4-nellocchio-del-beholder/">4. Nell’occhio del Beholder.</a> • </strong><strong><a href="http://www.ilpost.it/francescodisa/2012/11/12/feuilleton-pornographique-5-claude-e-claude/" target="_blank">5. Claude e Claude.</a> • </strong><strong><a href="http://www.ilpost.it/francescodisa/2012/11/19/feuilleton-pornographique-6-scene-da-un-matrimonio/">6. Scene da un matrimonio</a> • </strong><strong><a href="http://www.ilpost.it/francescodisa/2012/11/26/feuilleton-pornographique-7-eva-bolena/">7. Eva Bolena.</a> • <a href="http://www.ilpost.it/francescodisa/2012/12/04/feuilleton-pornographique-8-inviti-dallalto-e-dallaltissimo/">8. Inviti dall’alto e dall’altissimo.</a> • </strong><strong><a href="http://www.ilpost.it/francescodisa/2012/12/14/feuilleton-pornographique-9-si-brinda-anche-col-graal-se-mancano-i-bicchieri/">9. Si brinda anche col Graal, se mancano i bicchieri.</a> • </strong><strong><a href="http://www.ilpost.it/francescodisa/2012/12/29/feuilleton-pornographique-10-the-show-must-go-on/">10. The show must go on.</a> • <a href="http://www.ilpost.it/francescodisa/2013/01/21/feuilleton-pornographique-11-tutti-nascondono-qualcosa/">11. Tutti nascondono qualcosa</a></strong></p></blockquote>
<p style="text-align: center;"><strong>12. Gita al sesto piano.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Travolta dalla decisione del marito, Mindy si buttò addosso una pelliccia bianca, calzò un paio di stivali e si affrettò verso il portone di casa, dove Claude l’aspettava vestito di tutto punto.</p>
<p style="text-align: justify;">«Esci così? Non hai quasi nulla sotto» le disse; ma aggiunse, senza aspettare una risposta: «Non importa, tanto non ci vedrà nessuno. Andiamo» e le aprì la porta.</p>
<p style="text-align: justify;">In piedi nel grande atrio dorato degli ascensori, i due assomigliavano a due facoltosi perseguitati di guerra, che abbandonano i possedimenti per sfuggire gli aguzzini. In verità fu Mindy a creare quell’immagine, stringendosi guardinga al braccio del marito. Claude si limitava a osservare le luci dell’ascensore sul quadrante, che scorrevano via via che la cabina si avvicinava. La porta si aprì, e i due furono risucchiati nell’elegante cuccia d’acciaio; l’uomo premette il tasto del “6”, dando inizio alla lunga discesa. Dopo essersi stretta nella pelliccia per combattere un brivido, Mindy chiese: «Non sarò troppo elegante per il sesto piano?».</p>
<div id="attachment_2045" class="wp-caption alignleft" style="width: 193px"><a href="http://www.ilpost.it/francescodisa/files/2013/03/people_19965_lg.gif"><img class="size-medium wp-image-2045" title="people_19965_lg" src="http://www.ilpost.it/francescodisa/files/2013/03/people_19965_lg-183x300.gif" alt="" width="183" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">non sarò troppo elegante per il sesto piano?</p></div>
<p style="text-align: justify;">«Forse sì» ammise Claude «Ma non ti preoccupare».</p>
<p style="text-align: justify;">L’affermazione della donna potrà sembrare strana a chi non ha mai visitato il Perverse Angels, e mi costringe a una breve annotazione. Quando commissionai l’edificio ad Alberto Sperri, il nome di punta dell’architettura contemporanea, fui molto preciso riguardo alcune caratteristiche. Il grattacielo doveva essere costruito secondo rigidi criteri gerarchici, in modo che a un percorso dal basso verso l’alto corrispondesse un crescere di lusso e prestigio. In questo modo, l’ottantottesimo piano – il mio – era la dimora del potere assoluto, mentre i livelli più bassi adibiti a umili dimore. La struttura era pressappoco la seguente: dal cinquantesimo in su i piani del Perverse Angels erano un’ascesa di comfort, attorno al decimo si trovavano gli alloggi e gli uffici della classe media e dal nono in giù si scendeva negli inferi. Qui, nello spazio di un appartamento dei piani alti, potevano affastellarsi più di dieci loculi, dei bugigattoli dove dormivano intere famiglie, in condizioni igieniche precarie. I corridoi erano sporchi e trascurati, i servizi mal funzionanti, le strutture fatiscenti. Gli addetti alle pulizie non mettevano piede in questi piani, e la loro cura era affidata esclusivamente a chi vi abitava – con conseguenze ben immaginabili. Il bianco degli intonachi aveva ceduto allo stratificarsi di graffiti volgari, e nei corridoi, stretti e poco illuminati, capitava spesso di incontrare mal assortite bande di ragazzetti sui quattordici anni. Questi bambini, tutt’altro che innocui, si dedicavano a rapina e violenza, tanto che attraversare certe zone da soli era a dir poco sventato, soprattutto per una donna. Gli adolescenti, abbandonati a se stessi e cresciuti col mito dei “piani alti”, amavano in particolar modo dedicarsi ad angherie sessuali. Il silenzio dei genitori era difficile da biasimare; si trattava perlopiù dei lavoratori sottopagati dell’industria pornografica: tecnici, informatici, ex starlet, agenti decaduti, attori divorati dalle malattie veneree… piuttosto di dover pensare ai figli, spesso indesiderati, preferivano chiudere un occhio sulle scorribande, che almeno li rendevano economicamente indipendenti. È pur vero che questi furti, oltre che moralmente abbietti, erano una catena che di anello in anello gravava sulle loro spalle – ma d’altra parte si sa che i poveri, se mal organizzati, possono solo divorarsi a vicenda. Dal canto nostro, ai piani superiori tolleravamo questa mafia minorile, perché contribuiva a tener occupati i disgraziati in lotte intestine, impedendo così ogni forma di rivolta. Il piccolo capo di una delle più influenti bande del terzo piano, un moccioso di nome Lars, era persino un raro ospite dei piani alti, e in cambio di protezione e qualche spicciolo ci teneva informati sui movimenti del sottosuolo. In molti chiesero perché desiderai per il mio grattacielo un’architettura che i giornali descrissero «un immorale delirio monarchico». Ebbene; per i ricchi arriva un momento in cui il denaro non basta a se stesso, e per superarsi deve comprare l’irrazionale. Si pensi a Nerone, o a Caligola; l’apice del potere è così, e corrisponde, com’è naturale, all’inizio del declino.</p>
<p style="text-align: justify;">In questo particolare contesto non è difficile comprendere le preoccupazioni di Mindy, mentre percorreva i corridoi del sesto piano: era bellissima, ricca e con indosso solo una pelliccia. La donna non era mai scesa così in basso nel Perverse Angels, e non nascose il proprio disagio, tanto che domandò preoccupata quanto distasse la meta.</p>
<div id="attachment_2049" class="wp-caption alignright" style="width: 175px"><a href="http://www.ilpost.it/francescodisa/files/2013/03/skyscraper_8098_lg.gif"><img class="size-medium wp-image-2049" title="skyscraper_8098_lg" src="http://www.ilpost.it/francescodisa/files/2013/03/skyscraper_8098_lg-165x300.gif" alt="" width="165" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">Il grattacielo doveva essere costruito secondo rigidi criteri gerarchici, in modo che a un percorso dal basso verso l’alto corrispondesse un crescere di lusso e prestigio</p></div>
<p style="text-align: justify;">«Manca poco» rispose Claude laconico. Mindy si strinse ancor di più nella pelliccia e tacque, perlomeno finché, al termine di un lungo corridoio, non vide un gruppetto di ragazzi.</p>
<p style="text-align: justify;">«Lascia fare a me» disse Claude, e anticipò i ragazzi con un grido: «Venite qua!».</p>
<p style="text-align: justify;">Per quanto lo nascondesse, era anch’egli preoccupato, e decise di attuare una tecnica che talvolta funziona con i deboli di mente e gli adolescenti: dimostrarsi a proprio agio e anticiparli.</p>
<p style="text-align: justify;">«Ci serve una scorta» disse ai ragazzi, ormai vicini. «Cerchiamo la stanza ventitré, blocco quattordici». Il gruppetto si avvicinò alla coppia; erano sei adolescenti, addobbati con una variegata accozzaglia d’abiti attillati, resa omogenea solo dall’uso di papillon di lustrino.</p>
<p style="text-align: justify;">«E perché dovremmo aiutarvi?» disse uno, palesandosi come il capo.</p>
<p style="text-align: justify;">«Perché, per la prima volta nella vostra vita» rispose Claude «Vi conviene più aiutare qualcuno che rapinarlo». L’affermazione del regista, mista alla sua sicurezza, sortì un certo effetto. La presenza di Mindy però non poteva passare inosservata, ed era difficile da superare senza intoppi.</p>
<p style="text-align: justify;">«Dici?» rispose un altro «Con quella ci divertiremmo mica poco».</p>
<p style="text-align: justify;">Il destino della coppia era nelle mani del ragazzo che parlò per primo, o per meglio dire della sua lungimiranza. Claude, mentre la moglie si nascondeva dietro di lui, mantenne l’aplomb, e disse: «A voi la scelta. Divertivi adesso e rovinarvi per sempre o rinunciare e fare la vostra fortuna».</p>
<p style="text-align: justify;">Il capo del gruppetto seppe riconoscere l’occasione, senza contare che i ragazzi avevano da poco circuito una bambina passata da quelle parti (Claude lo dedusse da un abitino strappato), e non avevano particolari desideri. Il piccolo leader segnò l’accordo con una risata.</p>
<p style="text-align: justify;">«Bene» disse «Andiamo».</p>
<p style="text-align: justify;">Dopo neanche cinque minuti di tragitto, il gruppo raggiunse la stanza ventitré. Era una porta di un bianco opaco, che solo il numero distingueva dalle altre. Il ragazzo in testa al corteo si voltò verso Claude, dopo aver rivolto un certo sguardo alla moglie, e disse: «Bene, siamo arrivati. Ora dimmi cosa puoi darci che non possiamo già prendere».</p>
<p style="text-align: justify;">Claude estrasse lentamente il portafogli dal cappotto, e uno dei ragazzotti rise sguaiato «Quello possiamo prenderlo subito!»</p>
<div id="attachment_2057" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a href="http://www.ilpost.it/francescodisa/files/2013/03/children_17065_md.gif"><img class="size-medium wp-image-2057" title="children_17065_md" src="http://www.ilpost.it/francescodisa/files/2013/03/children_17065_md-300x252.gif" alt="" width="300" height="252" /></a><p class="wp-caption-text">Questi bambini, tutt’altro che innocui, si dedicavano a rapina e violenza, tanto che attraversare certe zone da soli era a dir poco sventato, soprattutto per una donna.</p></div>
<p style="text-align: justify;">«Sì» disse il regista «Ma non questo» e porse al primo dei ragazzi il suo biglietto da visita.</p>
<p style="text-align: justify;">«Mi prendi in giro?» rispose torvo, con in mano il cartoncino.</p>
<p style="text-align: justify;">«Presentatevi domani alle 17 , quarantanovesimo piano, presso le sorelle»</p>
<p style="text-align: justify;">«Quelle sorelle?» disse il ragazzo incredulo.</p>
<p style="text-align: justify;">«Oggi è il vostro giorno fortunato».</p>
<p style="text-align: justify;">Prima che il gruppetto potesse dimostrare il proprio entusiasmo, o che potesse porsi domande sul realismo della proposta, Claude si era già congedato, aveva aperto la porta e se l’era ben chiusa alle spalle. All’interno della stanza, sospirò: «Bene».</p>
<p style="text-align: justify;">Anche Mindy, che durante tutto il tragitto era rimasta paralizzata, tirò il fiato.</p>
<p style="text-align: justify;">«Ma davvero vuoi…?» disse al marito. L’uomo scrollò le spalle.</p>
<p style="text-align: justify;">«Certo che no» rispose «Sono solo dei bambini».</p>
<p style="text-align: justify;">La donna sorrise sollevata, ed ebbe finalmente modo di guardarsi intorno. Si trovava di un pied-à-terre spazioso, illuminato da una lampada alogena posta al centro del soffitto. La camera era pulita, a dispetto dell’esterno, ma poco ammobiliata; vi erano una scrivania, una sedia e un letto poco lontano.</p>
<p style="text-align: justify;">«Dunque è qua che vi incontrate» disse Mindy, alludendo all’amante del marito. Claude la guardò perplesso, come incapace di seguire il filo della donna; poi capì e sorrise.</p>
<p style="text-align: justify;">«Credi ancora che io abbia un’amante?» le rispose, mettendola quasi in imbarazzo per  l’ingenuità.</p>
<p style="text-align: justify;">«Io…» ma la donna non completò la frase.</p>
<p style="text-align: justify;">Claude si sedette sulla scrivania, aprì un cassettone e tirò fuori un mucchio di quaderni e di fogli, pieni zeppi di appunti, disegni, grafici, ritagli di giornale, fotografie.</p>
<p style="text-align: justify;">«Guarda» le disse «Ecco la verità».</p>
<p style="text-align: justify;">Mindy obbedì all’invito, si avvicinò alla scrivania e iniziò a sfogliare la grande mole di appunti. Non era facile trovare un filo in quel materiale apparentemente caotico, ma alcuni elementi letti qua e là destarono a tal punto la sua curiosità che sedette alla scrivania senza nemmeno accorgersene, e cominciò una lunga, impegnativa lettura. Non ci fece caso, ma rimase più di due ore seduta; Claude ebbe persino modo di prepararle un tè e offrirglielo, mentre lei continuava a studiare le sue carte. La donna non ci prestò attenzione, e bevve senza staccare gli occhi dai fogli. A dire il vero, Mindy capì poco di tutti quegli appunti; più si addentrava nella lettura, più quel che leggeva sembrava sfuggirle di mano. Eppure ebbe una sensazione, come se quelle parole poco chiare fossero centinaia di ami aggrappati alla sua pelle, che tiravano e tiravano per estrarre una consapevolezza rimossa, un’intuizione, una percezione disattenta. Quando alzò gli occhi dal tavolo, il progetto del marito le ruotava in testa simile a un cielo in tempesta che nasconde i fulmini nelle viscere di vapore. Nonostante tutto, era certa di averlo capito.</p>
<div id="attachment_2051" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a href="http://www.ilpost.it/francescodisa/files/2013/03/54238_book_pile_md.gif"><img class="size-medium wp-image-2051" title="54238_book_pile_md" src="http://www.ilpost.it/francescodisa/files/2013/03/54238_book_pile_md-300x210.gif" alt="" width="300" height="210" /></a><p class="wp-caption-text">Mindy obbedì all’invito, si avvicinò alla scrivania e iniziò a sfogliare la grande mole di appunti.</p></div>
<p style="text-align: justify;">«Claude» disse, mentre puntava gli occhi sul marito «…è terribile».</p>
<p style="text-align: justify;">«Forse sì» rispose lui «Ma ora sai la verità».</p>
<p style="text-align: justify;">«Puoi… vuoi veramente farlo?»</p>
<p style="text-align: justify;">«Posso, voglio e lo farò».</p>
<p style="text-align: justify;">«Perché?» implorò lei.</p>
<p style="text-align: justify;">«Perché devo» disse lui. «E perché non sarà opera mia, non come credi. Nulla si crea a questo mondo: creare è solo un modo di percepire. Non ho fatto né farò quel che hai letto, Mindy, semplicemente lo vedo: esiste, ed è qui, anche adesso». La donna non rispose, Claude si avvicinò con lentezza, lei si scansò appena.</p>
<p style="text-align: justify;">«È qui» ripeté.</p>
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		<title>Mea Culpa.</title>
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		<pubDate>Tue, 26 Feb 2013 08:47:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>francescodisa</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Dopo aver letto questo post del direttore, sento la necessità di ammettere l&#8217;errore. Da fiorentino non apprezzo il lavoro che Renzi sta facendo nella mia città, né condivido molte delle sue posizioni, a mio gusto eccessivamente destrorse e retoriche – e &#8230; [<a href="http://www.ilpost.it/francescodisa/2013/02/26/mea-culpa/">Continua</a>]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Dopo aver letto questo post del <a href="http://www.wittgenstein.it/2013/02/26/ma-altro-altro-altro/comment-page-1">direttore</a>, sento la necessità di ammettere l&#8217;errore. Da fiorentino non apprezzo il lavoro che Renzi sta facendo nella mia città, né condivido molte delle sue posizioni, a mio gusto eccessivamente destrorse e retoriche – e questo rimane il mio parere.</p>
<div id="attachment_2007" class="wp-caption alignleft" style="width: 275px"><a href="http://www.ilpost.it/francescodisa/files/2013/02/mea_culpa_300x260.jpg"><img class="size-full wp-image-2007" title="mea_culpa_300x260" src="http://www.ilpost.it/francescodisa/files/2013/02/mea_culpa_300x260.jpg" alt="" width="265" height="230" /></a><p class="wp-caption-text">Mea culpa.</p></div>
<p>Ma in effetti ho sbagliato: la sinistra da bar ha schiacciato la sinistra, che non sa più parlare da anni, e ho sottovalutato il peso dell’indescrivibile incapacità mediatica e non solo della dirigenza PD. E soprattutto, forse più per speranza che miopia,  sono stato cieco alla debolezza degli elettori al carisma di chiunque. Non c&#8217;è cosa che mi addolora e mi disgusta di più di questa fragilità, che accompagna l&#8217;Italia da anni, segno di un profondissimo deperimento culturale. Mi dispiace, dunque, per aver calcolato male quel che (per me) era il male minore: in tempi di guerra, c&#8217;è poco da far gli schizzinosi, senza contare che nessun partito mi rappresentava <em>davvero</em>, a me come credo a moltissimi. Resto dell&#8217;idea che finché lo strapotere della retorica non sarà schiacciato non ci sarà vittoria, e invito chiunque alla lotta &#8211; ma non posso ancora permettermi il lusso di vincere, solo (forse) quello di scegliere gli avversari migliori da combattere. Per risollevare lo sviluppo culturale di un paese potenzialmente fecondo, che, nei rari casi in cui viene esposto all&#8217;intelligenza, sa anche riconoscerla.</p>
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		<title>Strafare per fermare il declino.</title>
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		<pubDate>Wed, 20 Feb 2013 23:21:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>francescodisa</dc:creator>
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		<description><![CDATA[È innegabile che la simpatia non vada di pari passo con l&#8217;apprezzamento morale. Una regola che vale soprattutto per l&#8217;elettore italiano, che al brav&#8217;uomo noioso ha sempre preferito il criminale simpatico. L&#8217;avvento (o il triste ritorno) nella scena politica di comici e &#8230; [<a href="http://www.ilpost.it/francescodisa/2013/02/21/strafare-per-fermare-il-declino/">Continua</a>]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>È innegabile che la simpatia non vada di pari passo con l&#8217;apprezzamento morale. Una regola che vale soprattutto per l&#8217;elettore italiano, che al brav&#8217;uomo noioso ha sempre preferito il criminale simpatico.</p>
<div id="attachment_1927" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a href="http://www.ilpost.it/francescodisa/files/2013/02/brunetta_renato.jpeg"><img class="size-medium wp-image-1927" title="nano" src="http://www.ilpost.it/francescodisa/files/2013/02/brunetta_renato-300x198.jpg" alt="" width="300" height="198" /></a><p class="wp-caption-text">Abbiamo nani, streghe...</p></div>
<p>L&#8217;avvento (o il triste ritorno) nella scena politica di comici e guitti sottolinea sempre più la fragilità dell&#8217;italico alla retorica del buffo: non c&#8217;è nulla da fare, è la congenita debolezza dei cuori neomelodici allo charme dell&#8217;uomo di mondo &#8211; meglio se di un mondo altro. Un dono che ci rende (talvolta) grandi artisti e (talvolta) miseri politici, ma che sopratutto ribalta il sogno di Marcuse dell&#8217; <em>&#8220;immaginazione al potere&#8221;</em> in una perversa <em>&#8220;fantasia  al potere&#8221;</em>. Pensateci: il potere è, in effetti, dominato da esseri fantastici. Una volta aperti i cancelli del mondo delle fate dal re Oberon,</p>
<div id="attachment_1924" class="wp-caption alignleft" style="width: 259px"><a href="http://www.ilpost.it/francescodisa/files/2013/02/imgres-1.jpeg"><img class="size-full wp-image-1924" title="imgres-1" src="http://www.ilpost.it/francescodisa/files/2013/02/imgres-1.jpeg" alt="" width="249" height="202" /></a><p class="wp-caption-text">Re Oberon</p></div>
<p>che con i suoi racconti fantastici ha spinto la comicità ben oltre il surreale, mille creature hanno detto addio al mondo fatato (mi domando perchè) per scaraventarsi nel nostro, e chiederci il voto. Abbiamo nani, streghe e folletti in abbondanza; di quest&#8217;ultimi il mio preferito era Giannino, che con la sua mise, più che col suo programma, aveva conquistato tutta la mia simpatia. In fondo al mio cuore visionario cullavo il sogno di uno gnomo neoliberista che ferma il declino, nominando il bianconiglio ministro del non-declino grazie a milioni di non-voti. Sono sinceramente dispiaciuto per lui, dal punto di vista umano ma soprattutto non umano. E infine mi domando, come emergendo da un sogno: riusciremo mai a tornare alla realtà, o la fantasia resterà al potere?</p>
<p><em>(Nota a margine: Se qualcuno non vota Giannino perchè ha detto una bugia e poi vota Silvio è pazzo, o gnomo)</em></p>
<div id="attachment_1930" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a href="http://www.ilpost.it/francescodisa/files/2013/02/gianni645.jpeg"><img class="size-medium wp-image-1930" title="gianni645" src="http://www.ilpost.it/francescodisa/files/2013/02/gianni645-300x153.jpg" alt="" width="300" height="153" /></a><p class="wp-caption-text">La fantasia al potere!</p></div>
]]></content:encoded>
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		<title>Feuilleton pornographique (11) – Tutti nascondono qualcosa.</title>
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		<pubDate>Mon, 21 Jan 2013 15:26:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>francescodisa</dc:creator>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>

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		<description><![CDATA[In &#8220;Feuilleton pornographique&#8221; si narra a episodi la vicenda di due fratelli, per la precisione di un fratello e una sorella, di nome  rispettivamente Claude e Claude. Entrambi lavorano nell&#8217;industria pornografica, in ruoli diversi e con scopi opposti. A raccontare la loro &#8230; [<a href="http://www.ilpost.it/francescodisa/2013/01/21/feuilleton-pornographique-11-tutti-nascondono-qualcosa/">Continua</a>]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><em>In <strong>&#8220;Feuilleton pornographique&#8221;</strong> si narra a episodi la vicenda di due fratelli, per la precisione di un fratello e una sorella, di nome  rispettivamente Claude e Claude. Entrambi lavorano nell&#8217;industria pornografica, in ruoli diversi e con scopi opposti. A raccontare la loro storia sarà Franco Spiegelmann, produttore, proprietario della &#8220;Perverse Angels&#8221; e uomo fondamentalmente orrendo. Tutto inizia, si svolge e finisce all&#8217;interno del grattacielo della casa di produzione. Non è un racconto erotico &#8211; se a leggerlo non è un pervertito.</em></p>
<p>Qualcuno potrebbe riconoscere in qualche personaggio qualcun altro, ma sarà un caso: ogni riferimento a persone esistenti o a fatti realmente accaduti è puramente casuale.</p>
<p><a href="http://www.ilpost.it/francescodisa/files/2012/10/feuillettoncover1.jpg"><img class="aligncenter" title="feuillettoncover" src="http://www.ilpost.it/francescodisa/files/2012/10/feuillettoncover1-300x242.jpg" alt="" width="300" height="242" /></a></p>
<blockquote><p><strong>Episodi precedenti: <a href="http://www.ilpost.it/francescodisa/2012/10/20/feuilleton-pornographique/">Premessa dell&#8217;autore</a> • <a href="http://www.ilpost.it/francescodisa/2012/10/20/feuilleton-pornographique/">1. Il migliore</a> • </strong><strong><a href="http://www.ilpost.it/francescodisa/2012/10/24/feuilleton-pornographique-2" target="_blank">2. Un&#8217;infanzia qualunque.</a> • </strong><strong><a href="http://www.ilpost.it/francescodisa/2012/10/29/feuilleton-pornographique-3-un-increscioso-incidente-segna-linizio-di-una-fulgida-carriera/" target="_blank">3. Un increscioso incidente segna l’inizio di una fulgida carriera</a> • </strong><strong><a href="http://www.ilpost.it/francescodisa/2012/11/05/feuilleton-pornographique-4-nellocchio-del-beholder/">4. Nell’occhio del Beholder.</a> • </strong><strong><a href="http://www.ilpost.it/francescodisa/2012/11/12/feuilleton-pornographique-5-claude-e-claude/" target="_blank">5. Claude e Claude.</a> • </strong><strong><a href="http://www.ilpost.it/francescodisa/2012/11/19/feuilleton-pornographique-6-scene-da-un-matrimonio/">6. Scene da un matrimonio</a> • </strong><strong><a href="http://www.ilpost.it/francescodisa/2012/11/26/feuilleton-pornographique-7-eva-bolena/">7. Eva Bolena.</a> • <a href="http://www.ilpost.it/francescodisa/2012/12/04/feuilleton-pornographique-8-inviti-dallalto-e-dallaltissimo/">8. Inviti dall’alto e dall’altissimo.</a> • </strong><strong><a href="http://www.ilpost.it/francescodisa/2012/12/14/feuilleton-pornographique-9-si-brinda-anche-col-graal-se-mancano-i-bicchieri/">9. Si brinda anche col Graal, se mancano i bicchieri.</a> • </strong><strong style="font-size: 16px; font-style: normal;"><a href="http://www.ilpost.it/francescodisa/2012/12/29/feuilleton-pornographique-10-the-show-must-go-on/">10. The show must go on.</a></strong></p></blockquote>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: center;"><strong>11. Tutti nascondono qualcosa.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Mindy sedeva sul divano di casa, in tuta da ginnastica. Due aloni d’umido sotto le ascelle, uno sulla schiena, seicento calorie in meno e centoquarantaduemila capelli sudati testimoniavano l’attività conclusa da poco. La sua posizione, con le gambe accavallate e il braccio disteso sullo schienale, era pressoché identica a quella in cui, due settimane prima, vide l’intervista al <em>Marthy Luther Show</em>. Allora non avrebbe mai immaginato che i giorni a seguire sarebbero stati un inesorabile crescendo d’inquietudine.</p>
<p style="text-align: justify;">Accadde per via del marito, che si fece riservato, e diventò, se possibile, ancor più assente mentalmente. Il primo sospetto volo versò la sorella, tanto che Mindy si convinse, a torto o a ragione, che la sua presenza avesse cambiato qualcosa tra loro. Eppure la donna fu costretta ad ammettere che Claude incontrava Eva molto di rado, non ne parlava quasi mai né mostrava interesse o preoccupazione per la sua presenza presso la <em>Perverse Angels</em>. Di fatto, era innegabile che la sorella influenzasse assai poco la loro vita, tanto che dovette presto ricredersi, e qualche giorno prima dell’apparizione televisiva ammise l’infondatezza dei propri timori, affermando che, con tutta probabilità, «si era lasciata suggestionare». Il marito le rivolse un sorriso sereno, e disse «È andata certamente così».</p>
<div id="attachment_1880" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a href="http://www.ilpost.it/francescodisa/files/2013/01/45580_girl_dinner_lg.gif"><img class=" wp-image-1880" title="45580_girl_dinner_lg" src="http://www.ilpost.it/francescodisa/files/2013/01/45580_girl_dinner_lg-300x159.gif" alt="" width="300" height="159" /></a><p class="wp-caption-text">Con sua grande sorpresa, Claude non era ancora arrivato, e fu costretta a prendere posto da sola.</p></div>
<p style="text-align: justify;">Nonostante questo però, negli ultimi giorni l’umore dell’uomo era mutato all’improvviso, come se avesse la mente costantemente concentrata altrove. Per quanto fosse abituata alla sua freddezza, era la prima volta che le negava – avrebbe detto, “per distrazione” &#8211; le attenzioni cui l&#8217;aveva abituata. Non solo; egli cercava sempre meno il contatto fisico, e questo fatto, considerata la sua passionalità, non poteva esser privo di una causa. Inizialmente attribuì il comportamento inusuale allo stress, ma un episodio la insospettì a tal punto che si sentì costretta a indagare. I due avevano prenotato una cena al <em>Parsifal</em> per festeggiare un film di Claude che ebbe particolare successo. Presero appuntamento direttamente al ristorante, perché Claude le disse che non avrebbe fatto in tempo a ripassare da casa, e si sarebbe cambiato in ufficio. La cosa le suonò abbastanza strana; in fondo quanto tempo avrebbe perso? Ufficio, appartamento e ristorante, tutto era all’interno dello stesso edificio. In ogni caso non pose obiezioni, abituata alle sue stranezze, e si presentò in lieve ritardo alle porte del <em>Parsifal</em>. Con sua grande sorpresa, Claude non era ancora arrivato, e fu costretta a prendere posto da sola. A sua difesa bisogna ammettere che non giunse molto più tardi, appena una quindicina di minuti dopo, ma era la prima volta che Mindy lo vide in ritardo.</p>
<p style="text-align: justify;">«Scusami tesoro» le disse, sedendosi al tavolo «ho fatto tardi al lavoro».</p>
<p style="text-align: justify;">«Non importa, sono arrivata da poco» disse la donna «Va tutto bene?»</p>
<p style="text-align: justify;">«Sì, sì. Sto lavorando a un progetto che non mi dà tregua»</p>
<p style="text-align: justify;">«Di che si tratta, un nuovo film?»</p>
<p style="text-align: justify;">Prima di risponderle, il marito si fece ancor più strano. Arrossì, si agitò, cominciò a muoversi convulsamente; per sfogare un’improvvisa tensione muscolare iniziò ad allineare gli oggetti sul tavolo: i piatti, le posate, i bicchieri, i tovaglioli, persino gli stuzzicadenti.</p>
<p style="text-align: justify;">«Sì» rispose infine.</p>
<p style="text-align: justify;">«Che film?»</p>
<p style="text-align: justify;">«Il mio miglior film»</p>
<p style="text-align: justify;">«Addirittura» rispose lei «E chi lo reciterà?»</p>
<p style="text-align: justify;">«Non lo so, devo ancora deciderlo. Questo è uno dei problemi»</p>
<p style="text-align: justify;">«Problemi? Che problemi puoi avere, con tutte le attrici della <em>Perverse Angels</em>?»</p>
<p style="text-align: justify;">«Non capisci, questo non sarà un film come gli altri»</p>
<p style="text-align: justify;">«Intendi dire che non sarà pornografico?»</p>
<p style="text-align: justify;">«Certo che sarà pornografico. Ma…» Claude non riuscì a terminare la frase, tanto che la moglie, poco abituata all’incespicare della sua dialettica, azzardò un’ipotesi.</p>
<p style="text-align: justify;">«…reciterai anche te?»</p>
<p style="text-align: justify;">«Macché, figurati» disse lui, e aggiunse «ma lasciamo stare, lasciamo stare. Non voglio parlare di lavoro; siamo qua per festeggiare, no?».</p>
<p style="text-align: justify;">«Come vuoi. Però non mi piace che tu mi nasconda qualcosa»</p>
<p style="text-align: justify;">«Nascondere?» borbottò lui  «Ma che vuoi che ti nasconda? Un’amante?»</p>
<div id="attachment_1882" class="wp-caption alignright" style="width: 255px"><a href="http://www.ilpost.it/francescodisa/files/2013/01/56390_manwoman_md.gif"><img class=" wp-image-1882" title="56390_man&amp;woman_md" src="http://www.ilpost.it/francescodisa/files/2013/01/56390_manwoman_md-245x300.gif" alt="" width="245" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">La rottura del tabù la denudò e la portò in un mondo “normale”, che non le poteva appartenere: la gelosia.</p></div>
<p style="text-align: justify;">La battuta di Claude ruppe un non detto su cui si basava l’intero matrimonio; considerato il mestiere della moglie, la fedeltà era un argomento di cui non parlavano mai. Non essendosi ritirata dalle scene, era scontato che Mindy non potesse essergli fisicamente fedele. Egli non si pronunciò mai rispetto all’argomento; non so se per distacco, per amore o perché attribuiva alla cosa uno scarso valore. Da parte sua, la donna concedeva il proprio amore esclusivamente al marito, e anche da un punto di vista fisico, sebbene lui non potesse saperlo, l’attrice aveva ristretto il suo campo d’azione, in modo da lasciare, per così dire, delle zone di unicità allo sposo. Per quel che lo riguardava invece, non faceva domande. Sapeva che egli non era come la maggior parte dei registi, e non partecipava mai alla scena che girava &#8211; più che altro per una sorta di distaccato perfezionismo &#8211; se poi accadesse qualcosa nei retroscena, come talvolta capitava nell’ambiente, non poteva né voleva saperlo; l’importante era che il cuore del marito fosse suo, o perlomeno non d’altri. La rottura del tabù la denudò e la portò in un mondo “normale”, che non le poteva appartenere: la gelosia.</p>
<p style="text-align: justify;">«Che vuoi dire scusa?» gli chiese.</p>
<p style="text-align: justify;">«Niente. O meglio, intendevo che non ti nascondo nulla, sono solo stressato per un lavoro difficile».</p>
<p style="text-align: justify;">«Beh potresti anche parlarmene, invece di fare il misterioso. Non mi parli mai del tuo lavoro. Come se non lo conoscessi poi…»</p>
<p style="text-align: justify;">La donna lasciò cadere l’ultima frase con inavvertita malizia, senza rendersi conto di acconsentire così al maturare del velenoso frutto della gelosia.</p>
<p style="text-align: justify;">«Non te ne parlo perché non voglio parlare del tuo» rispose Claude, tirato nel gioco che aveva creato suo malgrado, «in ogni caso, mi conosci bene: sul set sono un’altra persona».</p>
<p style="text-align: justify;">«Anch’io» disse lei, e  aggiunse «Mi chiedo però quale sia la persona vera».</p>
<p style="text-align: justify;">«Nel tuo caso o nel mio?».</p>
<p style="text-align: justify;">«Nel tuo. Nel mio lo so bene».</p>
<p style="text-align: justify;">«Ah sì? E quale sarebbe?»</p>
<p style="text-align: justify;">Mindy tacque, e non perché voleva far arrabbiare il marito. In effetti, si accorse di non trovare con facilità una risposta che era certa di conoscere.</p>
<p style="text-align: justify;">«Vedi? Non lo sai neanche tu»</p>
<p style="text-align: justify;">«Dunque non sai rispondermi» rispose lei.</p>
<p style="text-align: justify;">«Non rigirare la frittata. Io non sono l’uomo che sono sul set» disse Claude «e forse non sono nemmeno l’uomo che ti siede davanti. Anzi sai cosa ti dico? Che la risposta giusta è che non sono nessuno. Di più: <em>sono</em> nessuno».</p>
<p style="text-align: justify;">Mindy tacque. Lui s’intricò «O meglio; per essere il nessuno che sono, oscillo tra due identità che non ho».</p>
<p style="text-align: justify;">La donna, pur non capendo la frase con precisione, seppe che da lì a poco sarebbe esplosa in lacrime. Poco prima di farlo, sentì la mano del marito sulla sua.</p>
<p style="text-align: justify;">«…perdonami tesoro. Sono stanco e lavoro troppo. È colpa mia, non dovevo risponderti così. Anzi, sai cosa ti dico? Non appena avrò finito ci faremo una bella vacanza. Dove vorresti andare?»</p>
<p style="text-align: justify;">Il viso della donna era simile a quello di una bambina, che, dopo essersi fatta male, si consola con un gelato. Credo che Claude l’amò molto in quell’istante.</p>
<p style="text-align: justify;">«A P&#8230;» rispose.</p>
<p style="text-align: justify;">«Ottima idea» disse lui «Non ci sono mai stato, e dicono sia bellissima».</p>
<div id="attachment_1885" class="wp-caption alignleft" style="width: 246px"><a href="http://www.ilpost.it/francescodisa/files/2013/01/56371_couple-walk_md.gif"><img class=" wp-image-1885" title="56371_couple-walk_md" src="http://www.ilpost.it/francescodisa/files/2013/01/56371_couple-walk_md-236x300.gif" alt="" width="236" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">l’accondiscendenza del marito finì per irritare la donna, che interpretava quel gesto come una forma di sfida, come a dire: «Tesoro, non mi scoprirai mai».</p></div>
<p style="text-align: justify;">La cena rientrò nei binari, e si concluse con una relativa tranquillità; eppure lasciò in Mindy il sapore del sospetto. Inizialmente non prestò attenzione alla cosa, ma ben presto si scoprì in atteggiamenti che non aveva mai avuto. Già il giorno seguente sbirciava tra i messaggi telefonici del marito, alla ricerca di qualcosa che potesse alleviare la propria curiosità. Non trovò nulla, ma d’altra parte era certa che Claude non sarebbe mai stato tanto sciocco da farsi scoprire con facilità. Cercò anche nella posta elettronica, per quanto possibile &#8211; sempre senza risultati. Eppure, meno indizi trovava, più sentiva crescere i propri sospetti, come se lo stesso cercare fosse di per sé un elemento contro il marito. Copiò dai libri l’idea di controllare gli abiti, alla ricerca di capelli di estranei, e a dire il vero ne trovò parecchi: biondi, rossi, corvini, lunghi, corti, ricci… ma non era una prova. La sua indagine si trasformò in paranoia; capitava che lasciasse cadere nelle conversazioni alcune domande, come seguendo una pista invisibile: «con chi lavori oggi?», «a che piano?», «chi era l’attrice con cui ieri…?» o anche un semplice «mi trovi attraente?». Claude comprese le ansie della moglie, ma non riuscì a sedarle in alcun modo; arrivò persino a dirle che poteva venirlo a trovare quando voleva a lavoro. Non servì a nulla, anzi; l’accondiscendenza del marito finì per irritarla donna, che interpretava quel gesto come una forma di sfida, come a dire: «Tesoro, non mi scoprirai mai».</p>
<p style="text-align: justify;">Una notte non seppe trattenersi, e si rivolse a Claude con rabbia: «Cosa stavi pensando mentre lo facevamo?!» lui la guardò allibito, senza rispondere.</p>
<p style="text-align: justify;">«Cosa ti succede?» le disse poi.</p>
<p style="text-align: justify;">«Non lo so… è che mi nascondi qualcosa, ecco tutto» rispose lei con tristezza.</p>
<p style="text-align: justify;">L’uomo sospirò, la guardò negli occhi e le domandò: «Non ti tranquillizzerai mai?»</p>
<p style="text-align: justify;">«Non finché non saprò la verità» rispose lei.</p>
<p style="text-align: justify;">«La verità… bene. Mettiti qualcosa addosso, usciamo» disse Claude.</p>
<p style="text-align: justify;">«Uscire? Adesso?» Mindy guardò la sveglia «Ma è l’una di notte».</p>
<p style="text-align: justify;">«Non ha importanza».</p>
<p style="text-align: justify;">«Dove andiamo?»</p>
<p style="text-align: justify;">«Vuoi sapere la verità o no? Metti freno alle domande e vieni con me. Non andremo lontano, al sesto piano.»</p>
<p style="text-align: justify;">«Al sesto piano?» ripeté la donna, mentre il marito si andava già rivestendo. L’attrice era ancora sdraiata nel letto mentre il marito già si abbottonava già la camicia; si voltò verso di lei e aggiunse «Sbrigati tesoro».</p>
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		<title>Operaperta</title>
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		<pubDate>Mon, 14 Jan 2013 18:05:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>francescodisa</dc:creator>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[arte collettiva]]></category>
		<category><![CDATA[Davide Molinaro]]></category>
		<category><![CDATA[scrittura collettiva]]></category>
		<category><![CDATA[sic]]></category>
		<category><![CDATA[Sicioldr.]]></category>
		<category><![CDATA[Vacon Sartirani]]></category>
		<category><![CDATA[Valentina Campagni]]></category>

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		<description><![CDATA[Da tempo pensavo alla possibilità di applicare un metodo simile alla SIC alle arti visive, e “operaperta” è il risultato. Si tratta di una piattaforma per la creazione di opere collettive, la cui principale differenza con gli altri tentativi del &#8230; [<a href="http://www.ilpost.it/francescodisa/2013/01/14/operaperta/">Continua</a>]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Da tempo pensavo alla possibilità di applicare un metodo simile alla <a href="http://www.scritturacollettiva.org/" target="_blank">SIC</a> alle arti visive, e “<a href="https://www.facebook.com/o.aperta" target="_blank">operaperta</a>” è il risultato. Si tratta di una piattaforma per la creazione di opere collettive, la cui principale differenza con gli altri tentativi del passato (dai surrealisti in poi, non mi dilungherò con degli esempi) è che il lavoro in questione ha una “regia”. L’idea nasce dalla constatazione che tutti i tentativi a me noti, pur restando esperimenti interessanti, mancavano di una coesione poetica e formale. Questo perché ogni partecipante, ligio all’anarchico despotismo dell’arte, disegnava come e cosa gli pareva. La domanda di questo progetto è la seguente: è possibile fare qualcosa di omogeneo, piegando varie creatività al volere di un “tiranno illuminato”? Per ottenere una risposta ho invitato a collaborare ad un primo esperimento quattro artisti italiani che stimo: <a href="http://www.valentinacampagni.com/" target="_blank">Valentina Campagni</a>, <a href="http://dariomolinaro.blogspot.it/" target="_blank">Dario Molinaro</a>, <a href="http://www.vaconsartirani.com/" target="_blank">Vacon Sartirani</a> e <a href="http://www.sicioldrart.com/" target="_blank">Sicioldr</a>.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.ilpost.it/francescodisa/files/2013/01/operapertaspiegone.jpg"><img class="wp-image-1803 aligncenter" title="operapertaspiegone" src="http://www.ilpost.it/francescodisa/files/2013/01/operapertaspiegone.jpg" alt="" width="560" height="107" /></a></p>
<p>Il lavoro si è sviluppato come segue: ogni artista ha lavorato con una libertà ancorata a poche regole compositive, per rendere le varie parti unificabili dal “direttore artistico” (versione politicamente corretta del tiranno di cui sopra), un ruolo che in questo caso ho rivestito io stesso. Una volta completate le parti, sono state montate digitalmente, per semplificare non di poco i passaggi necessari. Trattandosi del primo tentativo, il tema affidato non era originale ma il “remake” di <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Dama_con_l'ermellino" target="_blank">un’opera di Leonardo</a>. Il risultato, pur con tutti i limiti delle opere prime, mi pare una risposta chiara e distinta:<em> si-può-fare!</em>. Lo sviluppo delle potenzialità creative di questo metodo è appena all’inizio, ma già si aprono all’immaginazione possibilità che sfidano i limiti della megalomania…</p>
<p><a href="http://www.ilpost.it/francescodisa/files/2013/01/OA2.png"><img class="alignright size-full wp-image-1816" title="OA2" src="http://www.ilpost.it/francescodisa/files/2013/01/OA2.png" alt="" width="679" height="900" /></a></p>
<p><em>(Valentina Campagni ha creato la testa, Dario Molinaro lo sfondo, Sicoldr il corpo, Vacon l&#8217; &#8220;ermellino&#8221; ed io il montaggio)</em></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Feuilleton pornographique (10) – The show must go on.</title>
		<link>http://www.ilpost.it/francescodisa/2012/12/29/feuilleton-pornographique-10-the-show-must-go-on/</link>
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		<pubDate>Fri, 28 Dec 2012 23:02:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>francescodisa</dc:creator>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>

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		<description><![CDATA[In &#8220;Feuilleton pornographique&#8221; si narra a episodi la vicenda di due fratelli, per la precisione di un fratello e una sorella, di nome  rispettivamente Claude e Claude. Entrambi lavorano nell&#8217;industria pornografica, in ruoli diversi e con scopi opposti. A raccontare la loro &#8230; [<a href="http://www.ilpost.it/francescodisa/2012/12/29/feuilleton-pornographique-10-the-show-must-go-on/">Continua</a>]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><em>In <strong>&#8220;Feuilleton pornographique&#8221;</strong> si narra a episodi la vicenda di due fratelli, per la precisione di un fratello e una sorella, di nome  rispettivamente Claude e Claude. Entrambi lavorano nell&#8217;industria pornografica, in ruoli diversi e con scopi opposti. A raccontare la loro storia sarà Frank Spiegelmann, produttore, proprietario della &#8220;Perverse Angels&#8221; e uomo fondamentalmente orrendo. Tutto inizia, si svolge e finisce all&#8217;interno del grattacielo della casa di produzione. Non è un racconto erotico &#8211; se a leggerlo non è un pervertito.</em></p>
<p>Qualcuno potrebbe riconoscere in qualche personaggio qualcun altro, ma sarà un caso: ogni riferimento a persone esistenti o a fatti realmente accaduti è puramente casuale.</p>
<p><a href="http://www.ilpost.it/francescodisa/files/2012/10/feuillettoncover1.jpg"><img class="aligncenter" title="feuillettoncover" src="http://www.ilpost.it/francescodisa/files/2012/10/feuillettoncover1-300x242.jpg" alt="" width="300" height="242" /></a></p>
<blockquote><p><strong>Episodi precedenti: <a href="http://www.ilpost.it/francescodisa/2012/10/20/feuilleton-pornographique/">Premessa dell&#8217;autore</a> • <a href="http://www.ilpost.it/francescodisa/2012/10/20/feuilleton-pornographique/">1. Il migliore</a> • </strong><strong><a href="http://www.ilpost.it/francescodisa/2012/10/24/feuilleton-pornographique-2" target="_blank">2. Un&#8217;infanzia qualunque.</a> • </strong><strong><a href="http://www.ilpost.it/francescodisa/2012/10/29/feuilleton-pornographique-3-un-increscioso-incidente-segna-linizio-di-una-fulgida-carriera/" target="_blank">3. Un increscioso incidente segna l’inizio di una fulgida carriera</a> • </strong><strong><a href="http://www.ilpost.it/francescodisa/2012/11/05/feuilleton-pornographique-4-nellocchio-del-beholder/">4. Nell’occhio del Beholder.</a> • </strong><strong><a href="http://www.ilpost.it/francescodisa/2012/11/12/feuilleton-pornographique-5-claude-e-claude/" target="_blank">5. Claude e Claude.</a> • </strong><strong><a href="http://www.ilpost.it/francescodisa/2012/11/19/feuilleton-pornographique-6-scene-da-un-matrimonio/">6. Scene da un matrimonio</a> • </strong><strong><a href="http://www.ilpost.it/francescodisa/2012/11/26/feuilleton-pornographique-7-eva-bolena/">7. Eva Bolena.</a> • <a href="http://www.ilpost.it/francescodisa/2012/12/04/feuilleton-pornographique-8-inviti-dallalto-e-dallaltissimo/">8. Inviti dall’alto e dall’altissimo.</a> • </strong><strong><a href="http://www.ilpost.it/francescodisa/2012/12/14/feuilleton-pornographique-9-si-brinda-anche-col-graal-se-mancano-i-bicchieri/">9. Si brinda anche col Graal, se mancano i bicchieri.</a></strong></p></blockquote>
<p style="text-align: center;"><strong>10. The show must go on.</strong></p>
<div id="attachment_1763" class="wp-caption alignleft" style="width: 280px"><a href="http://www.ilpost.it/francescodisa/files/2012/12/luther_1_md.gif"><img class="size-medium wp-image-1763" title="luther_1_md" src="http://www.ilpost.it/francescodisa/files/2012/12/luther_1_md-270x300.gif" alt="" width="270" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">La puntata del Marthy Luther Show cui era stata invitata la donna fu registrata due giorni prima</p></div>
<p style="text-align: justify;"> Claude ed Eva sedevano ai due estremi del grande divano del regista, davanti all’ampio schermo televisivo. La puntata del <em>Marthy Luther Show</em> cui era stata invitata la donna fu registrata due giorni prima, e per la serata della diretta Claude organizzò un ritrovo familiare a casa sua, con sorella e moglie. Considerato com’erano andate le cose presso gli studi televisivi, Mindy non se la sentì di opporre resistenza, e anzi si dedicò con cura alla preparazione di un piccolo buffet. I due fratelli sedevano immobili davanti agli spot pubblicitari, e prima che cominciasse lo spettacolo, la padrona di casa servì un vassoio di tartine e prese posto sul divano, vicino al marito. Poco dopo, suonò la sigla del Marthy Luther Show; lo spettacolo stava iniziando. I tre rimasero in silenzio, mentre la luce dello schermo illuminò i loro visi con intermittenti colori sgargianti. La presentatrice, Marty Luther, entrò nello studio tra gli applausi.  Era una donna di colore, sui trent’anni, magra e slanciata. I lineamenti del viso partecipavano della perfetta compostezza tipica d’una modella; erano belli e stanchi, sfiniti dalle cure eccessive, e s’incastravano nella massa dei capelli rosso fuoco come in un rubino spigoloso. La sobrietà dell’abito, una bianca camicetta accollata con sopra un gilè, non lasciava indovinare il fisico della presentatrice; gli spettatori però lo conoscevano bene dai giornali, e immaginavano quelle forme sinuose frusciare sotto ogni vestito. Marthy introdusse brevemente gli argomenti della serata e mandò in onda una breve presentazione su Eva – una selezione di scene dai backstage, in cui la ragazza si aggiustava il trucco – dal titolo “nella mente di una pornostar teenager”. Una voce fuori campo commentava così: «Non credereste mai cosa una ragazza sia disposta a fare per denaro». Poco dopo, apparve una brevissima anteprima dell’intervista, in cui alla domanda «Perché?», Eva rispondeva con la consueta immobilità, «Perché è bello». La presentatrice introdusse poco dopo il secondo servizio, una drammatica testimonianza sulla prostituzione minorile, in cui a immagini di ragazzine che battono le strade di un’imprecisata metropoli si alternavano stralci d’intervista a una quattordicenne in lacrime.</p>
<div id="attachment_1765" class="wp-caption alignright" style="width: 227px"><a href="http://www.ilpost.it/francescodisa/files/2012/12/josephine_14701_md.gif"><img class="size-medium wp-image-1765" title="josephine_14701_md" src="http://www.ilpost.it/francescodisa/files/2012/12/josephine_14701_md-217x300.gif" alt="" width="217" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">La sobrietà dell’abito, una bianca camicetta accollata con sopra un gilè, non lasciava indovinare il fisico della presentatrice</p></div>
<p style="text-align: justify;">Nessuno dei tre spettatori aprì bocca, il servizio su Eva incominciò. Ancora una volta a introdurla fu un filmato, che iniziava con «&#8230;a vederla è una delle tante collegiali…» e immagini di Eva che legge un libro (senza titolo), per poi proseguire con «…in soli due mesi è apparsa in oltre venti filmati per adulti…» e immagini (censurate) delle scene di sesso più estremo cui la ragazza si era sottoposta. Terminata la clip, apparvero Marthy ed Eva, sedute sul grande divano a L dello studio televisivo. L’immagine di Eva, in jeans blu, scarpe da ginnastica e maglietta rosa – praticamente una divisa porno &#8211; stonava come l’infiltrarsi di fotogrammi erotici in un talk show, e le due donne non sembravano far parte dello stesso mondo, quasi fossero due razze diverse, chiamate a un inconciliabile confronto.</p>
<p style="text-align: justify;"> «Se intervistano un minatore, lo mandano in onda con elmetto e piccone?» commentò Claude, ma le due donne non risposero, e mantennero lo sguardo inchiodato allo schermo. L’intervista ebbe inizio.</p>
<p style="text-align: justify;"> «Allora Eva, tu hai ventunanni» disse Marthy, mentre la camera si avvicinava al divano dove erano sedute le due donne.</p>
<p style="text-align: justify;">«Esatto» rispose Eva.</p>
<p style="text-align: justify;">«Ventunanni, e sei apparsa in oltre venti filmati pornografici»</p>
<p style="text-align: justify;">«Più o meno»</p>
<p style="text-align: justify;">«Nel vederti qua accanto mi ricordi una mia compagna di scuola, sai?»</p>
<p style="text-align: justify;">Eva sorrise appena. Il suo viso era inquadrato esclusivamente mentre l’intervistatrice poneva le domande, e invadeva lo schermo con enigmatica, dolorosa inespressività.</p>
<p style="text-align: justify;">«Mi racconteresti del tuo primo film? Eri emozionata?»</p>
<div id="attachment_1766" class="wp-caption alignleft" style="width: 283px"><a href="http://www.ilpost.it/francescodisa/files/2012/12/guinevere_8073_md.gif"><img class="size-medium wp-image-1766" title="guinevere_8073_md" src="http://www.ilpost.it/francescodisa/files/2012/12/guinevere_8073_md-273x300.gif" alt="" width="273" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">le due donne non sembravano far parte dello stesso mondo, quasi fossero due razze diverse, chiamate a un inconciliabile confronto.</p></div>
<p style="text-align: justify;">Eva rispose con sincerità. Al suo volto, che forse solo il fratello avrebbe saputo leggere come “divertito”, la regia alternò lo sguardo sconvolto di alcune ragazze nel pubblico &#8211; soprattutto quando raccontò di Tagliabove.</p>
<p style="text-align: justify;">«…e hai fatto anche quello?» l’interruppe la presentatrice.</p>
<p style="text-align: justify;">«Ho fatto tutto.»</p>
<p style="text-align: justify;">«Tutto?» chiese Marthy, distorcendo il volto tra stupore e disgusto.</p>
<p style="text-align: justify;">«Tutto» rispose Eva calma.</p>
<p style="text-align: justify;">«Ci sapresti dire cos’è una gang-bang?»</p>
<p style="text-align: justify;">Eva si spiegò, calma e precisa. In quel momento mi accorsi di come assomigliasse al fratello; i due avevano la medesima attitudine nei confronti delle domande, e rispondevano con naturalezza e tranquillità, esponendo qualsiasi contenuto con pacata precisione. Prima che finisse, fu nuovamente interrotta.</p>
<p style="text-align: justify;">«…dunque sei stata con più di quindici uomini contemporaneamente?» i visi delle giovanissime tra il pubblico erano allibiti.</p>
<p style="text-align: justify;">Eva la corresse: «Contemporaneamente no; ma nell’arco di una scena, questo sì.»</p>
<p style="text-align: justify;">«E cosa dice tua madre di tutto questo?»</p>
<div id="attachment_1769" class="wp-caption alignright" style="width: 310px"><a href="http://www.ilpost.it/francescodisa/files/2012/12/puppets_16814_md.gif"><img class="size-medium wp-image-1769" title="puppets_16814_md" src="http://www.ilpost.it/francescodisa/files/2012/12/puppets_16814_md-300x229.gif" alt="" width="300" height="229" /></a><p class="wp-caption-text">tutto il nostro teatro è una menzogna che mente</p></div>
<p style="text-align: justify;"> Da questo punto del programma, l’intervista non visse solo grazie al montaggio, ma anche attraverso dei veri e propri tagli. In veste di produttore cinematografico, sarei un ipocrita se scrivessi che inserirò quel che manca “per amor di verità”. Ogni rappresentazione della realtà è una menzogna, e tutti noi, che ne vediamo solo una faccia, non possiamo neanche immaginare cosa si celi sotto la più salda delle certezze. Se potessimo guardare gli abissi che vi si annidano! Siamo e resteremo ciechi, e se anche potessimo vedere, scopriremmo di camminare di notte. Ma sullo schermo questo processo passa in mano nostra -  perlomeno in parte &#8211; e dunque si gonfia d’ulteriori menzogne. Mi pare che fosse stato Jean Luc Godard a dire: “ogni montaggio è una bugia”. La frase è incompleta; tutto il nostro teatro è una menzogna che mente, e nel prender le briglie in mano anche noi ci comportiamo come la stessa natura &#8211; o il dio &#8211; che malediciamo. Eppure il nostro mentire nasconde un’inestinguibile sete di verità, l’illusione che il ripercorrere l’atto del mentire possa smascherarlo, e portarci d’un passo più vicino alla verità. Forse esagero, e non era mia intenzione divagare; mi limito dunque ad annotare che d’ora in poi scriverò in corsivo quelle frasi che non apparvero sullo schermo, ma che i tre spettatori dissero o udirono durante le registrazioni.</p>
<p style="text-align: justify;"> «Mia madre ha risposto “ok”» rispose Eva.</p>
<p style="text-align: justify;">«… “Ok”?»</p>
<p style="text-align: justify;">«Sì. È una donna di poche parole»</p>
<p style="text-align: justify;">«E davvero non ha problemi con la tua scelta?»</p>
<p style="text-align: justify;">«No. O meglio, probabilmente ne ha. <em>Nessuno è mai come vogliamo che sia. Nemmeno noi stessi lo siamo. Per una madre, continuare ad amare, che si tratti di amore sincero o meno, è la massima forma di rispetto e la migliore delle recite.</em>»</p>
<p style="text-align: justify;">«E tuo padre invece?»</p>
<p style="text-align: justify;">«Lui non ha detto nulla»</p>
<p style="text-align: justify;">«Un&#8217;altra persona di poche parole?»</p>
<p style="text-align: justify;">«Oh no, lui parla, parla anche troppo!» disse Eva con un calmo sorriso «Per questo il suo silenzio fu significativo. Credo volesse dire che non poteva dire quel che pensava»</p>
<p style="text-align: justify;"><em>«E cosa pensava?»</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>«Che non voleva che lo facessi, ma non apprezzava i motivi per cui non lo voleva»</em></p>
<p style="text-align: justify;">«Forse erano abituati a tuo fratello.» disse Marthy, e si rivolse alle telecamere «Già, perché anche il fratello di Eva, Claude, lavora nell’industria pornografica. Si tratta di uno dei più stimati registi del settore, e abbiamo la fortuna di averlo nel pubblico». La presentatrice sottolineò con fastidio la parola “stimati” e “fortuna”, poi la telecamera si spostò su Claude.</p>
<p style="text-align: justify;">«Buonasera Claude. Lei che pensa della carriera di sua sorella?» chiese Marthy al regista.</p>
<p style="text-align: justify;">«Penso che sia una sua scelta»</p>
<p style="text-align: justify;">«Questo lo sappiamo, ma la condivide?»</p>
<p style="text-align: justify;">«Condividerla non so, la rispetto» e aggiunse <em>«Com’è buona norma per tutte le scelte che non ledono gli altri».</em></p>
<p style="text-align: justify;">«Forse dice così perché anche lei lavora nello stesso ambiente, ma dubito che altri al suo posto la vedrebbero allo stesso modo».</p>
<p style="text-align: justify;"><em>«Le persone sono troppe per vederla tutti allo stesso modo»</em> rispose Claude, lievemente irritato. E aggiunse: «Può essere che abbiano ragione comunque. Anch’io in fondo credo che il mio lavoro, come quello di mia sorella, sia in parte condannabile. <em>Come anche il suo del resto, signora Luther. Abbiamo qualcosa in comune; lavoriamo per lo spettacolo, e lo spettacolo non è mai pulito</em>.»</p>
<p style="text-align: justify;">«Che intende dire?»</p>
<p style="text-align: justify;">«Il nostro lavoro è creare illusioni e guadagnarci denaro. C’è qualcosa di sporco in questo, le illusioni possono fare male. <em>Noi plasmiamo le menti, signora Luther &#8211; lei più di noi a dire il vero – e guardando al modo in cui si contorce quest’umanità agonizzante, direi che le nostre responsabilità di padri siano gravissime, non trova?</em>»</p>
<p style="text-align: justify;">La sorella sorrise, il volto della presentatrice si contrasse per una frazione di secondo, poi rientrò nella propria attraente maschera. Non rispose a Claude, e si rivolse direttamente alla sorella, dilaniando la bocca in un sorriso materno.</p>
<p style="text-align: justify;">«Eva, sei molto giovane. Io mi auguro che in futuro tu possa guardare a tutto quel che stai facendo adesso come a un errore, e che ti affrancherai da questo stile di vita»</p>
<p style="text-align: justify;">Eva, ora visibilmente irritata, rispose con durezza: «<em>Non c’è nulla di male nella mia vita. È il frutto di una mia scelta, non fa soffrire me né gli altri;</em>perché mai dovrei pentirmene?»</p>
<p style="text-align: justify;">Il pubblico esplose in un «oooh» e Marthy rincarò la dose: «Perché ti accorgerai che ti stanno sfruttando, cara! Sei lo strumento attraverso il quale persone come lui guadagnano milioni!». Detto questo, la camera si spostò astutamente su di me. Dico astutamente, perché il mio aspetto strappò un nuovo «oooh» indignato al pubblico.</p>
<div id="attachment_1776" class="wp-caption alignleft" style="width: 222px"><a href="http://www.ilpost.it/francescodisa/files/2012/12/56075_w_twiller_md.gif"><img class="size-medium wp-image-1776" title="56075_w_twiller_md" src="http://www.ilpost.it/francescodisa/files/2012/12/56075_w_twiller_md-212x300.gif" alt="" width="212" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">mi chiamo Franco Spiegelmann, e sono un uomo orribile</p></div>
<p style="text-align: justify;">Ho cercato di evitarlo, ma ormai è necessario che mi presenti; mi chiamo Franco Spiegelmann, e sono un uomo orribile. Sono alto poco più di un metro e mezzo, calvo, con qualche capello rossiccio attaccato al cranio. Inoltre sono grasso, flaccido, ho il naso a patata e la bocca sottile; i miei occhi piccoli, di taglio orientale, sono privi di qualunque bellezza esotica, e mi rendono simile a un grasso felino malato. Nonostante questo sono circondato da bellissime donne, e, se volessi, le potrei cogliere come mele su un albero che dio ha posto alla mia altezza. Il motivo è che sono il proprietario della più grande compagnia pornografica al mondo &#8211; e di mille altre cose, tra immobili, ristoranti, alberghi e case di cura. Dico questo non per vanità, ma per spiegare la scena che seguì sullo schermo, quando Marthy mi chiese:</p>
<p style="text-align: justify;">«Signor Spiegelmann, è vero che lei fa milioni grazie a questa donna?»</p>
<p style="text-align: justify;">«No» risposi, e ottenni un terzo indignatissimo «oooh».</p>
<p style="text-align: justify;">«Non faccio ancora milioni grazie a lei. Ma se continua così, ne farò » corressi. Marthy era disgustata, si rivolse nuovamente a Eva e le disse: «Vedi Eva? Tu lavori per arricchire uomini come lui».</p>
<p style="text-align: justify;">«È il mio datore di lavoro, anche lei arricchisce il suo» rispose la ragazza calma.</p>
<p style="text-align: justify;">«Non certo allo stesso modo!» rispose indignata la presentatrice.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>«A dire il vero»</em> aggiunsi io <em>«Adesso Eva sta arricchendo anche lei»</em>.</p>
<p style="text-align: justify;">Eva prese il telecomando e cambiò canale. Il suo viso, reso bluastro dalla luce dello schermo, rimase impassibile, ma dei lievi sussulti le scorsero sotto la mascella. Sapeva che sarebbe andata così, ma si sentì comunque umiliata, tradita.</p>
<p style="text-align: justify;">«Non è andata male come credi, Claudine» le disse il fratello «Devi pensare attraverso le leggi dello spettacolo: ora sei famosa. Era quello che volevi».</p>
<p style="text-align: justify;">Mindy si alzò dal divano per portare il vassoio altrove, e, una volta alle spalle di Eva, le passò delicatamente una mano sulla spalla. Avrebbe forse frenato quel gesto, se le avesse visto il volto, mentre si piegava in un tagliente sorriso; «Sono famosa» si disse.</p>
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		<title>Feuilleton pornographique (9) – Si brinda anche col Graal, se mancano i bicchieri.</title>
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		<pubDate>Fri, 14 Dec 2012 08:20:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>francescodisa</dc:creator>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>

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		<description><![CDATA[In &#8220;Feuilleton pornographique&#8221; si narra a episodi la vicenda di due fratelli, per la precisione di un fratello e una sorella, di nome  rispettivamente Claude e Claude. Entrambi lavorano nell&#8217;industria pornografica, in ruoli diversi e con scopi opposti. A raccontare la loro &#8230; [<a href="http://www.ilpost.it/francescodisa/2012/12/14/feuilleton-pornographique-9-si-brinda-anche-col-graal-se-mancano-i-bicchieri/">Continua</a>]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><em>In <strong>&#8220;Feuilleton pornographique&#8221;</strong> si narra a episodi la vicenda di due fratelli, per la precisione di un fratello e una sorella, di nome  rispettivamente Claude e Claude. Entrambi lavorano nell&#8217;industria pornografica, in ruoli diversi e con scopi opposti. A raccontare la loro storia sarà Frank Spiegelmann, produttore, proprietario della &#8220;Perverse Angels&#8221; e uomo fondamentalmente orrendo. Tutto inizia, si svolge e finisce all&#8217;interno del grattacielo della casa di produzione. Non è un racconto erotico &#8211; se a leggerlo non è un pervertito.</em></p>
<p>Qualcuno potrebbe riconoscere in qualche personaggio qualcun altro, ma sarà un caso: ogni riferimento a persone esistenti o a fatti realmente accaduti è puramente casuale.</p>
<p><a href="http://www.ilpost.it/francescodisa/files/2012/10/feuillettoncover1.jpg"><img class="aligncenter" title="feuillettoncover" src="http://www.ilpost.it/francescodisa/files/2012/10/feuillettoncover1-300x242.jpg" alt="" width="300" height="242" /></a></p>
<blockquote><p><strong>Episodi precedenti: <a href="http://www.ilpost.it/francescodisa/2012/10/20/feuilleton-pornographique/">Premessa dell&#8217;autore</a> • <a href="http://www.ilpost.it/francescodisa/2012/10/20/feuilleton-pornographique/">1. Il migliore</a> • </strong><strong><a href="http://www.ilpost.it/francescodisa/2012/10/24/feuilleton-pornographique-2" target="_blank">2. Un&#8217;infanzia qualunque.</a> • </strong><strong><a href="http://www.ilpost.it/francescodisa/2012/10/29/feuilleton-pornographique-3-un-increscioso-incidente-segna-linizio-di-una-fulgida-carriera/" target="_blank">3. Un increscioso incidente segna l’inizio di una fulgida carriera</a> • </strong><strong><a href="http://www.ilpost.it/francescodisa/2012/11/05/feuilleton-pornographique-4-nellocchio-del-beholder/">4. Nell’occhio del Beholder.</a> • </strong><strong><a href="http://www.ilpost.it/francescodisa/2012/11/12/feuilleton-pornographique-5-claude-e-claude/" target="_blank">5. Claude e Claude.</a> • </strong><strong><a href="http://www.ilpost.it/francescodisa/2012/11/19/feuilleton-pornographique-6-scene-da-un-matrimonio/">6. Scene da un matrimonio</a> • </strong><strong><a href="http://www.ilpost.it/francescodisa/2012/11/26/feuilleton-pornographique-7-eva-bolena/">7. Eva Bolena.</a> • <a href="http://www.ilpost.it/francescodisa/2012/12/04/feuilleton-pornographique-8-inviti-dallalto-e-dallaltissimo/">8. Inviti dall’alto e dall’altissimo.</a></strong></p></blockquote>
<p style="text-align: center;"><strong>9. Si brinda anche col Graal, se mancano i bicchieri.</strong></p>
<div id="attachment_1721" class="wp-caption alignleft" style="width: 243px"><a href="http://www.ilpost.it/francescodisa/files/2012/12/knight_22362_md.gif"><img class="size-medium wp-image-1721" title="knight_22362_md" src="http://www.ilpost.it/francescodisa/files/2012/12/knight_22362_md-233x300.gif" alt="" width="233" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">In base al colore e alla posizione delle luci al loro interno, nel cristallo emergevano figurine di cavalieri, fanciulle, giardini, cigni e santi</p></div>
<p style="text-align: justify;">Il <em>Parsifal</em> era il ristorante più lussuoso della <em>Perverse Angels</em>, e occupava per intero l’ottantesimo piano dell’edificio. Ne progettai io stesso il design; era una struttura quasi monocromatica, dipinta in leggeri toni di magenta, rosso, viola e porpora. Ogni poltrona era ricoperta di velluto ricamato e su ciascun tavolo circolare svettava un’alta asta barocca, coronata da piume rosse e arancio, grandi fin quasi a creare un ombrello sui tavoli. Il vero fiore all’occhiello del ristorante erano i lampadari; dei grandi calici di cristallo, simili a giganteschi Graal, minuziosamente miniati. In base al colore e alla posizione delle luci al loro interno, nel cristallo emergevano figurine di cavalieri, fanciulle, giardini, cigni e santi, in apparente movimento, come in una lanterna magica. Quella che nei depliant del locale veniva definita “una cornice sontuosa” era in realtà un’atmosfera straniante, che assieme al cibo squisito e l’eccellente selezione di vini contribuiva a instillare negli astanti una disinibizione onirica, in cui i dialoghi si intrecciavano l’un l’altro in iperboli di associazioni sovrapposte, inarrestabili come il moltiplicarsi delle guglie di una chiesa gotica. Non a caso nel progettare il <em>Parsifal</em> mi avvalsi dell’aiuto di vari psicologi, oltre che a designer, architetti e artisti; volevo creare un ambiente “da sogno” – in senso letterale. Era il luogo perfetto per i miei incontri di lavoro, perché capitava spesso che gli ospiti, travolti dalle proprietà surreali del ristorante, si lasciassero sfuggire dei dettagli confidenziali sulle trattative.</p>
<p style="text-align: justify;">Claude accompagnò entrambe le proprie dame, ed entrò nella sala assieme a Eva e Mindy. Ogni volta che penso ai tre li rievoco esattamente come apparvero allora; la figura elegante di Claude al centro, e le due donne, poco più alte di lui, a destra e a sinistra, splendide di bellezze opposte.</p>
<p style="text-align: justify;"> Mindy era estremamente sensuale, infilata in un tubino nero che ne esaltava le forme, e i lunghi capelli biondi posati sul cranio come un diadema. Eva, con indosso un castigato abitino bianco, a collo alto e senza maniche, nascondeva con sfrontatezza quel che tutti avevano visto, sembrando di converso ancor più provocante. Sid e Nancy, nella solita mise, erano già seduti al tavolo; anche loro rimasero colpiti dalla tragica perfezione del trittico, ma ostentarono la consueta indifferenza. Dopo le debite presentazioni feci accomodare gli ospiti e diedi inizio alla cena, lasciando che i camerieri ci presentassero il menù.</p>
<p style="text-align: justify;">«È un piacere conoscervi» disse Eva, rivolta a Sid e Nancy, «siete tra i pochi attori di cui ammiro il lavoro».</p>
<div id="attachment_1723" class="wp-caption alignright" style="width: 180px"><a href="http://www.ilpost.it/francescodisa/files/2012/12/london_2_md.gif"><img class="size-medium wp-image-1723" title="london_2_md" src="http://www.ilpost.it/francescodisa/files/2012/12/london_2_md-170x300.gif" alt="" width="170" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">Eva, con indosso un castigato abitino bianco, a collo alto e senza maniche, nascondeva con sfrontatezza quel che tutti avevano visto, sembrando di converso ancor più provocante</p></div>
<p style="text-align: justify;">Ancora una volta la ragazza commise un’indelicatezza nei confronti di Mindy, cui non aveva mai rivolto un apprezzamento simile. Claude, resosi conto che la moglie s’irritò per il passo falso della sorella, le posò delicatamente una mano sul braccio.</p>
<p style="text-align: justify;">«Anche tu non sei male ragazzina» disse Sid, interrotto da Nancy, che aggiunse con un sorriso «Spero che lavoreremo presto assieme. Non sarebbe una cattiva idea, eh Franco?» ma non attese una mia risposta, e concluse «Ne verrebbe fuori un gran film, poco ma sicuro».</p>
<p style="text-align: justify;">«Claude, lo giri tu?» disse Sid, per il puro gusto di andare contro un tabù.</p>
<p style="text-align: justify;">«Sid, fai veramente schifo!» lo rimbrottò la compagna. Lui non aggiunse altro, e le toccò il culo sotto il tavolo.</p>
<p style="text-align: justify;">«Non ti preoccupare Nancy, Sid deve sempre tirare a lucido la sua aria da cattivo ragazzo» rispose Claude, e aggiunse con un sorriso «ma in fondo ha un cuore tenero».</p>
<p style="text-align: justify;">«Puoi dirlo forte» disse lei, senza dare a vedere di aver colto o meno l’astio tra i due.</p>
<p style="text-align: justify;">«Comunque» aggiunse Claude «Siamo qui per festeggiare il successo di mia sorella Claude, no? Vorrei proporre un brindisi» si girò verso la sorella con un calice in mano «O dovrei chiamarti Eva Bolena?»</p>
<p style="text-align: justify;">«Per te rimango Claude» disse lei.</p>
<p style="text-align: justify;">«A Eva dunque!» rispose il fratello, e aprì il brindisi, immediatamente accolto da tutta la tavolata.</p>
<p style="text-align: justify;">«Ma insomma, cos’è questa storia del <em>Marthy Luther Show</em>?» disse Sid, scolato il bicchiere d’un fiato «Ti faranno andar lì vestita da ragazza della porta accanto, per dire quanto sia orribile &#8211; davvero orribile &#8211; che una ragazzina giovane e ingenua compia tali nefandezze?»</p>
<p style="text-align: justify;">«Tu scherzi, ma il dress-code è proprio quello, non è vero Claude?» disse Nancy.</p>
<p style="text-align: justify;">«Già. Le hanno suggerito dei jeans blu, scarpe da ginnastica e una maglietta rosa» rispose il regista, e aggiunse «Tanto valeva darle un copione: la tua parte sarà quella della ragazzina divorata dall’industria pornografica»</p>
<p style="text-align: justify;">«Quel che non capisco» disse Eva «È perché proprio me. L’industria è piena di povere ragazzine sfruttate. A che scopo invitare una delle poche che non lo è?»</p>
<p style="text-align: justify;">«Questa era per te, Franco!» rise Sid, rivolto a me.</p>
<p style="text-align: justify;">«In guerra è meglio uccidere un alfiere che un fante» chiosò Claude laconico «Se persino la “porno star esistenzialista” è sulla via della perdizione, figurati le altre».</p>
<p style="text-align: justify;">«Cara» disse Mindy rivolta a Eva «Sei proprio sicura di volerlo fare? Ho paura che quegli avvoltoi ti divoreranno». Eva guardò la donna con un’impassibile aria di sfida, ma prima che potesse risponderle Nancy disse: «Mindy non ha tutti i torti. Quei bastardi faranno di tutto per metterti in cattiva luce, dammi retta».</p>
<div id="attachment_1727" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a href="http://www.ilpost.it/francescodisa/files/2012/12/man_11506_md.gif"><img class="size-medium wp-image-1727 " title="man_11506_md" src="http://www.ilpost.it/francescodisa/files/2012/12/man_11506_md-300x288.gif" alt="" width="300" height="288" /></a><p class="wp-caption-text">Intervenni solo a questo punto, e spiegai per filo e per segno i motivi per cui Eva doveva assolutamente partecipare alla trasmissione</p></div>
<p style="text-align: justify;">Intervenni solo a questo punto, e spiegai per filo e per segno i motivi per cui Eva doveva assolutamente partecipare alla trasmissione. Mi dilungai poi sulle caratteristiche dell’invito, già accennate da Claude, e aggiunsi una nota personale sull’esito del programma, che a posteriori posso asserire colse perfettamente nel segno. Eva ascoltò tutto con estrema attenzione, interrompendomi di tanto in tanto con qualche richiesta di precisazioni. Le risposi con calma, e aggiunsi che nel pubblico saremmo stati presenti anch’io e il fratello.</p>
<p style="text-align: justify;">A quel punto la donna si voltò di scatto verso Claude e disse: «Questo non me lo avevi detto».</p>
<p style="text-align: justify;">«L’ho saputo anch’io da poco» si giustificò l’uomo, e aggiunse «Ma non cambia molto le carte in tavola. Perché credi che abbiano invitato anche me e Franco?»</p>
<p style="text-align: justify;">«Per quel che ti riguarda… immagino sia per dimostrare quanto la nostra famiglia sia traviata e perversa. Quanto a Franco…»</p>
<p style="text-align: justify;">Fu Sid a toglierle l’imbarazzo: «…con quella faccia, farà la parte del crudele magnaccia». Mi limitai a sorridere, ma notai che Nancy diede un calcio sotto il tavolo al compagno; non doveva dimenticare che gran parte delle sue entrate dipendevano da me.</p>
<p style="text-align: justify;">«Da come la descrivete, sembra una trappola» concluse Eva.</p>
<p style="text-align: justify;">«Una trappola in cui ti conviene cadere» aggiunse il fratello.</p>
<p style="text-align: justify;">«Una non-trappola allora» sorrise Nancy.</p>
<p style="text-align: justify;">«…un affare» concluse inaspettatamente Mindy, fino ad allora piuttosto silenziosa «È semplicemente un buon affare, per entrambi».</p>
<div id="attachment_1728" class="wp-caption alignleft" style="width: 186px"><a href="http://www.ilpost.it/francescodisa/files/2012/12/lady_3_md1.gif"><img class="size-medium wp-image-1728" title="lady_3_md" src="http://www.ilpost.it/francescodisa/files/2012/12/lady_3_md1-176x300.gif" alt="" width="176" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">capitavano momenti in cui la donna sembrava perdere il controllo, infrangendo gli stilemi d’una recita perfetta, e cambiava di tono, si trasformava, invecchiava di diecimila anni e parlava attraverso la bocca di antiche generazioni di matriarche</p></div>
<p style="text-align: justify;">Mi rubò le parole di bocca, e notai che anche Claude si stupì per l’affermazione così poco da lei. In occasioni simili mi chiedevo se la genuina semplicità in cui sembrava esaurirsi la personalità di Mindy fosse il frutto di una scelta, piuttosto che un limite. È innegabile che tutti noi – marito compreso – quando si parlava argomenti complessi la tenevamo inconsapevolmente da parte. Le volevamo bene, era impossibile non farlo, ma Mindy era passione, sincerità, cura; non era né pensiero né parola. Non si veda in questo una qualche emarginazione o il segno di un malcelato disprezzo; la donna lo sapeva bene, e non dava segno né di voler cambiare la nostra opinione né di riceverne offesa alcuna. Mindy era Mindy &#8211; orgogliosamente. Eppure capitavano momenti in cui la donna sembrava perdere il controllo, infrangendo gli stilemi d’una recita perfetta, e cambiava di tono, si trasformava, invecchiava di diecimila anni e parlava attraverso la bocca di antiche generazioni di matriarche. Non so in quanti se ne accorgessero, ma sono certo che al marito non sfuggivano queste repentine trasformazioni; egli perdeva per un istante il controllo sulla moglie e dunque su se stesso. La dolcezza materna con cui Mindy sembrava cullare i pensieri di Claude, così grandi, immensi rispetto alle loro piccole vite, assumeva in quei casi tutt’altro aspetto; non era più la devozione con cui si ammira qualcosa di superiore a sé, quanto la dolcezza con cui un adulto osserva la passione di un bimbo per il gioco cui si dedica. A ripensarci, forse non si trattava di una recita, ma semplicemente del frutto di un’intensa femminilità, che sbocciava all’improvviso, in una maternità che ci sovrastava col suo abbraccio feroce.</p>
<p style="text-align: justify;">La reazione di Eva, cui certo non poté sfuggire un momento del genere, esulò le mie previsioni. Invece che allontanarsi ulteriormente, per riguadagnare posizione al fianco del fratello, partecipò di quella schiacciante emozione e si avvicinò a Mindy come a un’amica e a una sorella. Come due soldati che s’azzuffano tornano ligi e obbedienti, richiamati dal proprio ufficiale, così le due si armonizzarono in un istante; solo Nancy rimase in disparte, quasi fosse ancora una bambina, troppo piccola per indossare i segreti d’una vestale.</p>
<p style="text-align: justify;">Mai come allora vissi un senso come d’impotenza, una fredda consapevolezza d’esser sempre poca cosa, rispetto a tutto ciò che ho fuori e dentro di me. Si trattò, comunque, d’un istante; così come ce ne privò, Mindy ci restituì un ambiente familiare, e disse: «Basta parlare di affari però. Non eravamo qui per cenare?»</p>
<div id="attachment_1730" class="wp-caption alignright" style="width: 307px"><a href="http://www.ilpost.it/francescodisa/files/2012/12/56514_waiterguest_md1.gif"><img class="size-medium wp-image-1730" title="56514_waiter&amp;guest_md" src="http://www.ilpost.it/francescodisa/files/2012/12/56514_waiterguest_md1-297x300.gif" alt="" width="297" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">«Cosa ci consigli Franco?»</p></div>
<p style="text-align: justify;">«Mia moglie ha ragione» disse Claude, grato alla donna. «Cosa ci consigli Franco?»</p>
<p style="text-align: justify;">Gli sguardi di tutti i presenti si rivolsero nuovamente a me, sollevati, e distribuii loro consigli e portate come un direttore d’orchestra.</p>
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		<title>Feuilleton pornographique (8) – Inviti dall&#8217;alto e dall&#8217;altissimo</title>
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		<pubDate>Tue, 04 Dec 2012 15:45:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>francescodisa</dc:creator>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>

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		<description><![CDATA[In &#8220;Feuilleton pornographique&#8221; si narra a episodi la vicenda di due fratelli, per la precisione di un fratello e una sorella, di nome  rispettivamente Claude e Claude. Entrambi lavorano nell&#8217;industria pornografica, in ruoli diversi e con scopi opposti. A raccontare la loro &#8230; [<a href="http://www.ilpost.it/francescodisa/2012/12/04/feuilleton-pornographique-8-inviti-dallalto-e-dallaltissimo/">Continua</a>]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><em>In <strong>&#8220;Feuilleton pornographique&#8221;</strong> si narra a episodi la vicenda di due fratelli, per la precisione di un fratello e una sorella, di nome  rispettivamente Claude e Claude. Entrambi lavorano nell&#8217;industria pornografica, in ruoli diversi e con scopi opposti. A raccontare la loro storia sarà Frank Spiegelmann, produttore, proprietario della &#8220;Perverse Angels&#8221; e uomo fondamentalmente orrendo. Tutto inizia, si svolge e finisce all&#8217;interno del grattacielo della casa di produzione. Non è un racconto erotico &#8211; se a leggerlo non è un pervertito.</em></p>
<p>Qualcuno potrebbe riconoscere in qualche personaggio qualcun altro, ma sarà un caso: ogni riferimento a persone esistenti o a fatti realmente accaduti è puramente casuale.</p>
<p><a href="http://www.ilpost.it/francescodisa/files/2012/10/feuillettoncover1.jpg"><img class="aligncenter" title="feuillettoncover" src="http://www.ilpost.it/francescodisa/files/2012/10/feuillettoncover1-300x242.jpg" alt="" width="300" height="242" /></a></p>
<blockquote><p><strong>Episodi precedenti: <a href="http://www.ilpost.it/francescodisa/2012/10/20/feuilleton-pornographique/">Premessa dell&#8217;autore</a> • <a href="http://www.ilpost.it/francescodisa/2012/10/20/feuilleton-pornographique/">1. Il migliore</a> • </strong><strong><a href="http://www.ilpost.it/francescodisa/2012/10/24/feuilleton-pornographique-2" target="_blank">2. Un&#8217;infanzia qualunque.</a> • </strong><strong><a href="http://www.ilpost.it/francescodisa/2012/10/29/feuilleton-pornographique-3-un-increscioso-incidente-segna-linizio-di-una-fulgida-carriera/" target="_blank">3. Un increscioso incidente segna l’inizio di una fulgida carriera</a> • </strong><strong><a href="http://www.ilpost.it/francescodisa/2012/11/05/feuilleton-pornographique-4-nellocchio-del-beholder/">4. Nell’occhio del Beholder.</a> • </strong><strong><a href="http://www.ilpost.it/francescodisa/2012/11/12/feuilleton-pornographique-5-claude-e-claude/" target="_blank">5. Claude e Claude.</a> • </strong><strong><a href="http://www.ilpost.it/francescodisa/2012/11/19/feuilleton-pornographique-6-scene-da-un-matrimonio/">6. Scene da un matrimonio</a> • </strong><strong><a href="http://www.ilpost.it/francescodisa/2012/11/26/feuilleton-pornographique-7-eva-bolena/">7. Eva Bolena.</a></strong></p></blockquote>
<p style="text-align: center;"><strong>8. Inviti dall’alto e dall’altissimo.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"> <span style="text-align: justify;">La carriera di Eva Bolena crebbe a tale velocità, che dopo soli due mesi dal primo film ne aveva già interpretati altri venti, riscuotendo l’unanime parere di essere la più grande promessa degli ultimi dieci anni. Il suo nome divenne uno dei più ricercati del web, e nel settore davamo per scontato una sua candidatura agli AVA (</span><em style="text-align: justify;">Adult Video Award</em><span style="text-align: justify;">), in cui si sarebbe aggiudicata come minimo un </span><em style="text-align: justify;">Best New Starlet Award. </em><span style="text-align: justify;">Dall’appartamento del decimo piano passò presto a una graziosa sistemazione al trentaduesimo, con due camere, un salotto con cucina a vista, un bagno spazioso, vasca idromassaggio e persino una piccola saletta per la sauna.</span></p>
<div id="attachment_1664" class="wp-caption alignleft" style="width: 294px"><a href="http://www.ilpost.it/francescodisa/files/2012/12/shilling_7785_md.gif"><img class="size-medium wp-image-1664" title="shilling_7785_md" src="http://www.ilpost.it/francescodisa/files/2012/12/shilling_7785_md-284x300.gif" alt="" width="284" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">non a caso i giornali mi hanno spesso definito un “genio della finanza”</p></div>
<p style="text-align: justify;">L’estremismo delle sue performance ebbe un ruolo importante nel decretarne il successo, ma furono soprattutto le dichiarazioni pubbliche a spianarne l’ascesa; Eva era una ragazza sveglia, mediamente colta, con la rara dote di sapersi spacciare per un genio. Quanto spesso ho sentito questo termine; “genio”! Una parola che sta tra apparenza e realtà come il vetro di uno specchio tra mondi simmetrici. C’è chi sostiene persino che ci voglia del genio per fingersi un genio, e per costoro Eva farebbe parte a pieno titolo della categoria. La mia modesta opinione – non a caso i giornali mi hanno spesso definito un “<em>genio </em>della finanza” &#8211; è che ve ne siano almeno due tipologie. La prima è, per così dire, quello che vive dall’altra parte dello specchio, e costruisce attorno a sé una calcolata aura di stranezza e imprevedibilità; è la categoria di Eva, e di chiunque tramuti la vanità in sterilità creativa, o meglio in un’autoreferenzialità in cui l’opera coincide con l’autore. Vi sono poi altri geni, poco interessati ad apparire tali, le cui stranezze cadrebbero sotto l’etichetta di follia, se non fosse per le opere d’ingegno, che ne rendono impossibile l’emarginazione. In questi due sensi opposti, potrei definire sia Claude che Claude due “geni della pornografia”.</p>
<div id="attachment_1666" class="wp-caption alignright" style="width: 103px"><a href="http://www.ilpost.it/francescodisa/files/2012/12/girl_45_lg.gif"><img class="size-medium wp-image-1666" title="girl_45_lg" src="http://www.ilpost.it/francescodisa/files/2012/12/girl_45_lg-93x300.gif" alt="" width="93" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">«Se continui così riattacco»</p></div>
<p style="text-align: justify;">La strategia della ragazza comunque funzionò alla perfezione; Eva iniziò con l’autodefinirsi una “porno star esistenzialista”, e, nonostante avesse frequentato a malapena il primo semestre di università, intasò il proprio blog con gli oggetti del desiderio di ogni pseudo intellettuale: design postmoderno, architettura Bauhaus e Brutalist, cinema New Wave, Guerra e Pace, Situazionismo, Carl Jung, Pasolini, Miles Davis, Bob Dylan, i Clash e lo scotch doppio malto. Non che non sapesse trattare questi argomenti con sufficiente padronanza; ella era, come vi ho detto, una ragazza sveglia, e la frequentazione col fratello, da cui assorbiva ogni sillaba in quanto a cultura, diede degli ottimi risultati. Le sue caratteristiche erano abbastanza comuni, ma ebbero un effetto esplosivo, unite alla carriera che si scelse. Eva mise in pratica una lezione che aveva fatta propria sin da adolescente: essere la migliore di un piccolo gruppo, qualora questa cerchia diventi potente, farà di te la migliore assoluta. Così, come al liceo si ritagliò il ruolo di “più bella dei nerd”, scavalcando le cheerleaders che non seppero approfittare della prevedibile ascesa dei secchioni, fece altrettanto in seguito, e, cresciuta in un’epoca in cui la pornografia dominava il mondo, decise di divenire la più intellettuale delle porno star. Con tali presupposti, è facile immaginare la sua soddisfazione quando Claude la chiamò per comunicarle la notizia. Il telefono squillò alle sette e mezzo circa del pomeriggio, la ragazza era appena uscita dalla doccia, dopo una giornata di lavoro piuttosto impegnativa.</p>
<p style="text-align: justify;">«Claudine?» disse il fratello.</p>
<p style="text-align: justify;">«Claude?» rispose lei.</p>
<p style="text-align: justify;">«Ho una notizia da darti»</p>
<p style="text-align: justify;">«Buona o cattiva?»</p>
<p style="text-align: justify;">«Non lo so, ma di sicuro ti farà piacere»</p>
<p style="text-align: justify;">«Ti pagano per essere sibillino?»</p>
<p style="text-align: justify;">«In un certo senso. Ma torniamo a te: hai ricevuto due inviti.»</p>
<p style="text-align: justify;">«Immagino che ti paghino anche per mantenere la suspense» disse la donna.</p>
<p style="text-align: justify;">«È così in effetti. Comunque, il primo invito viene da Franco Spiegelmann in persona; ha voluto che te lo riferissi io»</p>
<p style="text-align: justify;">«Oh! Di che si tratta?»</p>
<p style="text-align: justify;">«Un invito a cena al <em>Parsifal</em>, con lui, Sid, Nancy, Mindy e me.»</p>
<p style="text-align: justify;">«La creme della <em>Perverse Angels</em> al completo. A che devo l’onore? Non sono troppo in basso per un ristorante all’ottantesimo piano?»</p>
<p style="text-align: justify;">«Il motivo è intrinseco al secondo invito»</p>
<p style="text-align: justify;">«Se continui così riattacco»</p>
<p style="text-align: justify;">«Sarai ospite del <em>Marthy Luther Show</em>»</p>
<p style="text-align: justify;">«Che cosa…?!»</p>
<p style="text-align: justify;">«Congratulazioni»</p>
<p style="text-align: justify;">«Non ho parole. Ma perché?»</p>
<p style="text-align: justify;">«Immagino una ventenne autoproclamatasi porno star esistenzialista abbia incuriosito qualcuno»</p>
<p style="text-align: justify;">«Secondo te è una cosa buona?»</p>
<p style="text-align: justify;">«Sì. La pornografia è un tema piuttosto in voga, e Marthy la odia. Ti raffigurerà come una povera ragazza sfruttata, non importa quel che dirai né come lo dirai. Sarai dipinta come una malattia sociale»</p>
<p style="text-align: justify;">«…e questa ti pare una cosa buona?»</p>
<div id="attachment_1669" class="wp-caption alignleft" style="width: 138px"><a href="http://www.ilpost.it/francescodisa/files/2012/12/boy_51_md.gif"><img class="size-medium wp-image-1669 " title="boy_51_md" src="http://www.ilpost.it/francescodisa/files/2012/12/boy_51_md-128x300.gif" alt="" width="128" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">«Non sminuire la cosa, anch’io sono convinto che tu sia una malattia sociale»</p></div>
<p style="text-align: justify;">«Sì. Il contenuto di una trasmissione non è in quel che si dice, ma a quanti: se ti hanno chiamato è perché attrarrai l’onanismo di una miriade di attempati moralisti. Avrai mille volte la visibilità che hai adesso, ti cercheranno in centinaia di migliaia, i tuoi film venderanno cento volte tanto»</p>
<p style="text-align: justify;">«Non male per una malattia sociale»</p>
<p style="text-align: justify;">«Non sminuire la cosa, anch’io sono convinto che tu sia una malattia sociale» rispose il fratello, e aggiunse «Ma anche il <em>Marthy Luther Show</em> lo è, dunque staremo a vedere».</p>
<p style="text-align: justify;">«Questo parere non intendo approfondirlo. Quanto al resto…»</p>
<p style="text-align: justify;">«…Quanto al resto lo saprai a cena. Domani alle otto. Ti passo a prendere?».</p>
<p style="text-align: justify;">«In ascensore?»</p>
<p style="text-align: justify;">«In ascensore»</p>
<p style="text-align: justify;">«Ok. A domani allora»</p>
<p style="text-align: justify;">«A domani».</p>
<div id="attachment_1670" class="wp-caption alignright" style="width: 307px"><a href="http://www.ilpost.it/francescodisa/files/2012/12/56514_waiterguest_md.gif"><img class="size-medium wp-image-1670" title="56514_waiter&amp;guest_md" src="http://www.ilpost.it/francescodisa/files/2012/12/56514_waiterguest_md-297x300.gif" alt="" width="297" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">Non sono troppo in basso per un ristorante all’ottantesimo piano?</p></div>
<p style="text-align: justify;">Eva attaccò il telefono. Il <em>Marthy Luther Show</em> era uno dei programmi più seguiti al mondo, sarebbe stata un’occasione preziosa. Era pur vero che il fratello diceva il giusto, e avrebbero fatto di tutto per metterla in cattiva luce &#8211; ma la cosa aveva poca importanza. In meno di due mesi era riuscita a farsi invitare al più famoso programma di B…, senza contare la cena al <em>Parsifal</em>. Considerati i partecipanti, si trattava letteralmente di sedere sull’Olimpo della pornografia; Mindy era tra le più famose star del momento, all’apice della sua carriera, e suo fratello Claude era considerato una figura chiave per il successo e l’innovazione del settore, per quanto si tenesse lontano dai riflettori. Sid e Nancy non erano da meno; si trattava della più celebre coppia di porno attori di sempre. Sid era anche un pittore affermato; i suoi quadri vendevano a prezzi piuttosto alti nelle migliori gallerie di B… . Proprio grazie alla sua abitudine di usare attrici come modelle, e di andarci a letto dopo ogni ritratto, egli decise in seguito di intraprendere la carriera dell’intrattenimento per adulti. Era un punk sui trentacinque anni, magro, tatuato, con una crestina magenta afflosciata sul cranio e la faccia da duro. Si trattava di un uomo intelligente, sicuro di sé e con un fortissimo ascendente sull’altro sesso; tutte caratteristiche che lo rendevano insopportabile alla maggior parte degli uomini, primo tra tutti Claude. Personalmente non condividevo quest’astio, lo consideravo anzi un ottimo artista; devo ammettere però che in un simile coacervo di doti l’assenza della simpatia non passava inosservata. Se a questo si aggiunge una rispettosa aderenza all’etichetta punk, ovvero l’essere il più scortese possibile con chiunque, la repulsione era presto spiegata. Anche Nancy era una punk, e come tale rispettava lo stesso puerile <em>dictat</em>. La donna però riusciva piacevole a tutti, soprattutto in virtù della sua malattia, una rara forma di mielite trasversa che la costringeva a forti dolori articolari, tant’è che spesso doveva fare ricorso alle stampelle o a una sedia a rotelle per deambulare. A guardarla sembrava la figlia di un esperimento di laboratorio; era una ragazza bassa, ben proporzionata, con un viso espressivo e una lunga cresta bionda. La pelle chiarissima lasciava intravedere delle sottili vene blu, e gli occhi neri e profondi si posavano sulle cose come trapani affilati. Nonostante la magrezza era formosa, con un seno ben fatto, spropositato.</p>
<p style="text-align: justify;">I due avevano una relazione strettissima, che seguiva regole particolari e li rendeva simili ai protagonisti di un romanzo troppo fantasioso. Si conobbero grazie alla fame di modelle di Sid, che già dalle foto decise che Nancy fosse l’oggetto più sensuale del mondo. Doveva essere sua, prima che qualcun altro se ne accorgesse; due ore dopo il primo incontro erano a letto e in due giorni iniziarono a convivere. Non sono mai riuscito a capire quanto il loro rapporto si basasse sull’amore quanto sul racconto dell’amore, così meravigliosamente “punk” e fuori dalle righe &#8211; ma è certo che funzionava. Recitavano spesso assieme; Nancy non girava scene con altri uomini, ed entrambi si concedevano molte donne. Una volta le chiesi se fosse gelosa; mi rispose «Quando non riesco a fare sesso per via della malattia chiamo un’amica per Sid; amo vederlo felice, è importante per me».</p>
<p style="text-align: justify;">L’artista, com’è ovvio, non aveva niente in contrario, e si limitò ad aggiungere «È quel che vorrebbero tutti». Nonostante la spacconeria, seguiva la malattia di Nancy con amore e delicatezza – era proprio questa inaspettata sensibilità a renderlo particolarmente odioso a Claude. Quanto a me infine, in veste di ospite, fondatore e proprietario della <em>Perverse Angels</em>, non c’è molto da dire. Credo però che il mio ruolo in questa vicenda, seppur marginale, mi costringerà presto o tardi a una più consona presentazione.</p>
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