Il Post
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Essere originali senza essere.

3 gennaio 2011

Esiste un nuovo modo di creare, ed è scegliere.

È questo un metodo – forse addirittura una poetica – che nasce per lo più grazie a due delle caratteristiche fondamentali di internet; la grande accessibilità e quantità del materiale.

I programmi sono i nuovi creativi (immagine da Tron)

Qualsiasi tipo di produzione creativa porta da sempre con sè il “ricordo” di ciò che l’ ha preceduta. Non c’è arte nè scienza che non tenga conto del suo passato, consapevolmente o meno; chi dipinge porta con sè le tracce dei quadri che ha visto, chi scrive dei libri che ha letto, chi ricerca degli studi precedenti. Non solo: tutti gli autori subiranno anche le tracce dei quadri che non hanno visto, dei libri che non hanno letto, degli studi di cui non sono a conoscenza; lo faranno indirettamente, per via di una pubblicità, un videogioco, un film, un articolo sul giornale, o perchè hanno parlato con qualcuno che ha letto un libro di X, o hanno letto il libro di X che a sua volta ha letto il libro di Y, e così via. Non si scappa da ciò che esiste. Se volete un autore “puro” rinchiudetelo in una stanza sin dalla nascita, e lasciatelo lì. Non vi ringrazierà solo perchè non imparerà a farlo.

Quest' opera di Banski sembra fatta apposta per quel che dico

Pensiamo all’ uomo come ad un animale raccoglitore. L’ uomo raccoglie, sceglie, ordina, raggruppa, mescola, unisce e separa – dunque crea. Raccoglie una cosa e ne ottiene un’ altra. Ma se il materiale diventa tantissimo e facilissimo da trovare, se la maggior parte del materiale raccolto era già stato raccolto, scelto, ordinato, raggruppato, mescolato da altri, allora il raccogliere cambia. Creare cambia, perchè il momento della selezione del materiale aquista un’ importanza infinitamente maggiore. Nasce una nuova forma di autore, che opera come un medium tra quel che è e quel che sarà; in alcuni casi più estremi l’ autore addirittura “scompare”, sostituito dal metodo che ha creato.

Wikipedia

In Wikipedia ad esempio, l’ autore si divide. C’è l’ autore del metodo e l’ autore dei lemmi. Il primo è uno (anche se è una squadra) ed ha il suo stile. Gli altri sono una moltitudine, e sono governati dal metodo.

Julian Assange, Wikileaks.

Un caso analogo è Wikileaks, che ha sempre un autore (del metodo) e moltissimi autori (dei leaks). Ma l’ autore del metodo ha più potere: sceglie quali leaks pubblicare e quando. Rispetto all’ enciclopedicità di Wikipedia, Wikileaks ha uno stile riconoscibile.

Mi piace il logo del Post

Si pensi poi al Post, che ospita questo blog. Il Post è un aggregatore di notizie a cui mescola delle opinioni; sceglie le notizie da altri giornali, le raccoglie, le commenta, ne scrive altre. Gli autori del Post sono un ottimo esempio di questa nuova estetica, e corrispondo agli autori medium di cui parlavo sopra.

Spinoza.it

C’è il blog Spinoza, una comunità di comici che propongono, limano e pubblicano battute quotidianamente. Chiunque può partecipare e proporre il proprio materiale, che verrà giudicato, migliorato da altri utenti e nel caso sia di qualità, pubblicato. Abbiamo qua una comunità di autori che dibattono e si correggono, ed ancora una volta, qualcuno che sceglie.

SIC - Scrittura Industriale Collettiva

Nelle arti, abbiamo ad esempio la SIC, Scrittura Industriale Collettiva. Questo metodo, ideato nel 2007 da Gregorio Magini e Vanni Santoni, intende trasformare la scrittura collettiva dei piccoli gruppi in una prassi letteraria. In breve funziona così: 1) Tutti gli scrittori scrivono tutte le parti del racconto/romanzo. 2) Gli scrittori sono guidati da uno o più “Direttori Artistici”, che si occupano di selezionare e uniformare il materiale scritto. 3) La scrittura avviene attraverso la compilazione di “Schede”, ognuna delle quali tratta un aspetto della produzione (un personaggio, un luogo, una scena, ecc). In questo caso, gli autori sono sia in veste più “neutra” i compilatori delle schede, che in veste più “stilistica” i direttori artistici, che scelgono, tagliano, incollano. Senza contare i due autori del metodo.

Una tavola del fumetto "I."

Anche il fumetto che sto pubblicando a puntate in questo blog, “I.”, fa parte di quest’ onda. “I.” è composto per intero da  immagini di pubblico dominio o sotto una licenza creative commons, che ho semplicemente montato e (talvolta) modificato per ottenere una storia. Lo stile grafico è lo stile delle mie scelte e delle immagini a disposizione. Gli autori sono dunque i singoli artisti/disegnatori con le loro immagini ed io, che ho creato il metodo e che monto le immagini per dargli un nuovo senso. In questa puntata del fumetto parlo proprio della sua poetica.

Sicuramente ci sono mille altri casi di cui non sono a conoscenza, o che non mi vengono in mente. Tutto per dire semplicemente che l’ “Autore” non è morto, è solo cambiato. È sotto i nostri occhi, è un copione e per questo è terribilmente originale. Viene in mente la celebre frase di Picasso “I mediocri imitano, i geni copiano”.

(Per i fan del dibattito sul post-modernismo, se mai ne esistono: sembrerebbe finalmente che sia finito. Se il fardello se lo prende l’ “autore invisibile” le opere la scamperanno.)

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6 commenti

  1. Mauro says:

    Tutto questo mi fa pensare al copyright. Mi ci fa pensare male.

  2. Anspes says:

    ma non è in fondo sempre stato così? è davvero cambiato qualcosa? in fondo anche il principio di “paternità” che si perde con wikipedia o wikileaks mancava nell’Encyclopédie illuminista…

  3. @Anspes E’ vero, il principio di “paternità” è una cosa più che altro moderna, in passato nelle arti veniva molto più trascurato. Ma accessibilità e quantità del materiale sono cambiati, ed hanno creato la possibilità di paternità “di massa”.

  4. teresa says:

    Sarebbe da dire che Gutenberg è padre dei libri scritti doppo l’invenzione della stampa a caratteri mobili ? :) E cos’è un giornale (copilazione di testi scritti da più persone, scelti da altre e tagliati da altre ancora) se non un’opera collettiva ? Vado d’accordo con Anspes, non vedo cos’è diverso del passato in quello che descrivi.

  5. @Teresa La differenza è per lo più nella quantità e nell’ accessibilità; le opere collettive esistevano anche prima, ma non erano di massa. Credo che la differenza quantitativa in questo caso diventi potentemente qualitativa.

    (Gutenberg creando un metodo di riproduzione tecnica ha senz’altro modificato anche i contenuti degli autori a lui futuri, che sapevano di parlare a molte più persone. Egli comunque non ha dato ulteriori “istruzioni di compilazione”, come gli esempi che citavo. Insomma, era rivoluzionario ma non invadente.)

  6. mico says:

    Come dire che scegliendo un orinatoio fra mille si può creare un’opera d’arte e esporla alla Biennale?
    Non saprei. La creazione è collettiva e individuale. Penso agli impressionisti, che hanno creato una rivoluzione tematica e tecnica innovando un’arte che sembrava standardizzata. Non si può pensare a un singolo impressionista senza intravedere le ombre degli artisti con cui parlava al caffé. Penso anche che un singolo impressionista, poniamo in Lituania, non avrebbe creato altrettanto. Quindi la creazione è collettiva, perché siamo sociali.
    Però è anche vero che ognuno degli artisti di quel tempo ha creato i suoi quadri in solitudine, pensando ai commenti che avrebbero fatto i suoi colleghi, forse, ma individualmente.
    Un processo credo del tutto analogo è la creazione musicale fra le band della British invasion, al tempo in cui si crea un linguaggio, si creano degli stilemi fra artisti geograficamente vicini e in migrazione da un gruppo all’altro.
    La stessa cosa nell’innovazione tecnologica, nella Silicon Valley.
    Gli esempi che porti di creazione collettiva sono in ambiti particolari, ambiti in cui l’individuo è chi detta le regole e opera le scelte, mentre la creatività è distribuita. Non sempre si può creare senza unità di pensiero, anche se i casi che citi sono casi in cui questa creazione ha successo. Credo che il genio solitario che crea qualcosa di radicalmente nuovo abbia sempre lunga vita, ma ha bisogno di un terreno in cui crescere e svilupparsi e di una comunità da stupire.

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