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Beethoven cantava sotto la doccia?

2 dicembre 2010

Uno dei tanti misteri inutili che talvolta bussano alle nostre porte è “perchè si canta sotto la doccia?”. Il San Francisco Exploratorium suggerisce che la nostra voce “suona meglio” in un piccolo spazio come la doccia, in quanto il suono riflettendosi sui muri si arricchisce migliorando sia i bassi che il volume. Altri sostengono che sia il senso di sicurezza e di totale privacy che ci porta ad esprimerci vocalmente senza timore.

Entrambe le risposte mi sembrano plausibili, anche se prima di una veloce ricerca su internet la pensavo diversamente. Pensavo una tra le teorie poco-credibili-che-suonano-bene, uccise quotidianamente dalle veloci ricerche su internet. Il rumore, mi dicevo, ci spaventa terribilmente, soprattutto se privo di senso. Lo scrosciare dell’acqua è sia perfettamente – ipnoticamente – musicale che orribilmente vuoto e disorganizzato. Come mille altre cose, è qualcosa senza senso che allo stesso tempo urla ho un senso, e come tale va coperto. Bisogna organizzarlo, tradurlo, fargli parlare una lingua che sta a metà tra la sua e la nostra. Poi ho pensato alla sordità di L.V. Beethoven, e mi sono chiesto se cantasse sotto la doccia. Il silenzio fa molta più paura del rumore. Mi sono immaginato Beethoven cantare (urlare) le sue sinfonie sotto una doccia muta, con una musica che riesce ad organizzare e tradurre il silenzio più nero.

Per chi vuole davvero la risposta alla domanda, la moderna doccia nasce nella prigione di Bonne-Nouvelle (Rouen, Francia) nel 1872, circa quaranticinque anni dopo la morte di Beethoven. Io continuo a vederlo sotto la doccia in ogni caso, mentre pensa (cazzo, pensa) ad alta voce questo, e concordo che “…dal tubare della colomba allo scrosciare della tempesta, dall’impiego sottile dei sagaci artifici al tremendo limite in cui la cultura si perde nel tumultuante caos della natura, egli ovunque è passato, tutto ha sentito. Chi verrà dopo di lui non continuerà, dovrà ricominciare, perché questo precursore ha condotto l’opera sua fino agli estremi confini dell’arte. » (Franz Grillparzer, orazione funebre, 29 marzo 1827)

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  • http://www.infinipedia.net peterpoe

    Volevo scrivere un commento ma poi mi sono messo ad ascoltare Beethoven.

  • vsgaudio

    Anch’io. Intanto, ho trovato un commento per Zanni, dai frantumi alla “catasta immonda crivellata”, un altro pezzo di una mia poesia del ’73.Vado a copiarlo.

  • vsgaudio

    Per questa storia del cantare sotto la doccia mi viene in mente il fatto che un preludio melodico, come scrisse Woody Allen , racconta sempre il rapporto dell’uomo con la terra e perché lui vi finisce sempre sotterrato. Il sipario si alza su un vasto deserto selvaggio del tipo, diceva allora Woody, Cologno Monzese, ma era prima che arrivasse la Tv. Inizia la seconda scena e la primavera non s’è ancora vista, anche se ferragosto è passato, e intanto che ti chiedi se mettere gli orologi sull’ora legale, non ti sei accorto che anche sul videoregistratore è già automaticamente avvenuto,hai due ipersoluzioni davanti a te: metterti a ballare la danza del fuoco, che non è la marcia sul fuoco che fanno i tamili a Colombo o a Mauritius, o, appunto, metterti a cantare sotto la doccia. A questo punto, la sinfonia comincia e ti accorgi che sei in albero e non hai portato l’occorrente per farti la barba. Comunque, una cosa è certa: è escluso che Janeit Leigh(o Marion Crane) cantasse sotto la doccia.