Ciaco’e

A Kyoto è impossibile non attaccare discorso con tutti. Al bagno pubblico, all’osteria degli anziani, al ristorante per studenti, al negozio di tofu, tutta una chiacchiera. Le signore anziane sono le più ciarliere. Fanno una domanda, appena hai cominciato a rispondere ti interrompono con un altro discorso che non finisce più. Concludono il tutto complimentandosi per il tuo giapponese.

Abbiamo visitato il Biyodouin, un tempio dedicato al Tatagatha Buddha (in sanscrito il “bene andato”), colui che ha attinto la liberazione dal Mondo e ora è nel paradiso occidentale, attorniato da Bodhisattva che, imbracciati gli strumenti musicali, suonano appoggiati su nuvole fluttuanti. La visione degli occhi sereni della grossa statua dorata dentro il tempio centrale, a sua volta sospeso su un laghetto come se fosse un uccello in volo, mi ha portato una grande tranquillità. In particolare mi ha commosso la mudra (posizione) delle statue in atteggiamento di abhaya. È quando il Buddha tiene la mano aperta con le dita verso l’alto: vuole dire a chi guarda “non avere paura”.
Ho pensato che questa doveva essere la funzione della religione e dell’arte nel passato: in un mondo di incertezza, di guerre, malattie e morti, godere della bellezza e l’eleganza serviva da balsamo per il cuore, e forse il Buddhismo più di altre strade ha privilegiato questo approccio.

Ieri ho approfittato anche io di questa scienza dell’anima che conforta da tanto tempo i giapponesi e gli asiatici in generale. Poi ho concluso la serata con le birrette.

Flavio Parisi

Flavio Parisi @pesceriso vive in Giappone dal 2004, insegna italiano all'Istituto Italiano di Cultura di Tokyo, e l'opera lirica in una università giapponese. Il suo blog personale è Pesceriso.