Il Post
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Alle amichette comprassero un visone

7 febbraio 2011

Non vengo dalla cultura femminista e sono molto stupita delle polemiche che sta suscitando, a sinistra, la mobilitazione delle donne del 13 febbraio. Ho firmato anche io, insieme a Giulia Bongiorno, l’appello a scendere in piazza e la questione mi sembrava molto semplice: si trattava di indire una civile protesta non contro le arcorine, non contro Ruby, la Polanco o le altre, non contro le abitudini private di chicchessia, ma contro l’idea che la selezione della rappresentanza femminile avvenga col “metodo Mora” e le liste bloccate siano usate per dare un salario ad amanti occasionali o fisse del tutto disinteressate alla politica fino al giorno prima.

Questo è il nocciolo politico della questione, e mi è difficile immaginare che ci si possa dividere su un tema così. Eppure, succede. Con effetti paradossali: due sere fa, durante una accesa discussione con un paio di “compagne”, mi sono trovata io, di destra, a difendere Nilde Jotti (che, secondo loro, aveva pure lei il suo Papi a darle una mano), ricordando che approdò in Parlamento da ex-staffetta partigiana e non da ballerina di Macario. Oggi ho letto interdetta un’altra “compagna”, la regista Liliana Cavani, che incita a protestare nel nome dell’antifascismo, collegando le notti di Arcore alla «cultura maschia del Ventennio che ha pervaso la generazione dei nostri nonni».

Magari farebbe bene a tutte sfrondare, semplificare, andare al punto, rinunciando alla piccola vanità di cercare qualcosa di originale da spiegare su una questione che, alla fin fine, è molto banale: la politica è una cosa seria e la scelta delle classi dirigenti – perché tali sono i consiglieri o i parlamentari inseriti nelle liste bloccate – non si può fare promuovendo gente che della politica se ne è sempre fregata. Non c’entra il moralismo, non c’entra la libertà sessuale, non c’entra il fascismo o l’antifascismo. C’entra un minimo di etica pubblica. Alle amichette comprassero un visone o una profumeria, come si faceva una volta: nessuno si scandalizzerà o scenderà in piazza.

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  • elenal

    Sarà difficile immaginarlo, come dici, però a volte è utile fare uno sforzo di immaginazione per capire un punto di vista – specialmente se è condiviso da molte donne autorevoli e di diversa provenienza – invece di liquidarlo come “vanitoso”, che è l’equivalente più gentile o corretto di “isterico”. Il punto di molte di queste donne è che
    “Finché lo sdegno non si estende a tutti gli aspetti del privilegio e della violenza maschile (…) dovrebbe venire il sospetto che delle donne ci si preoccupi quasi sempre solo quando servono” come dice Lea Melandri oppure che
    “Mi convincono poco certi maschi (ma anche molte femmine che cadono nella trappola) pronti a combattere per le donne offese da certi mercimoni offendendo prima di tutto le donne che li praticano.
    Riterrei più utile e più onesto che quegli uomini cominciassero a pensare a se stessi, a interrogarsi pubblicamente sul modello di potere che accettano o che sostengono (parlo del modello di relazione tra i sessi) e su certe forme di prostituzione non meno odiose di quelle che coinvolgono il corpo, ma che nessuno riconosce come tali.
    Parlo della svendita dei propri principi e della propria faccia, in cambio di potere o di carriera. Di questo genere di prostituzione gli uomini sono maestri, ma prostitute (o escort) sono solo le donne. Cari signori, a quando un po’ di autocoscienza?” come dice Nicoletta Tiliacos (entrambe le citazioni vengono da donnealtri.it)

    Ora, io ci sto pensando molto e non so se il 13 sarò in piazza o no, però sia la posizione delle firmatarie che questa mi sembrano chiare e legittime, e nessuna degna di essere sminuita con questa faciloneria.

  • http://nuovaitalia.posterous.com/ mico

    Ieri sono andato a vedere il filmato della Aguileira che canta l’inno nazionale al Superbowl, con gli aerei che passano sopra lo stadio. Molta emozione e molta convinzione. Mi è venuto da pensare che noi non siamo una nazione, siamo solo vicini di casa.
    I dirigenti del nostro paese sono percepiti come i servi di un potere occupante, obbedienti a logiche forestiere di rapina.
    Forse, insomma, sarebbe ora di cominciare con la prima repubblica, smettendo di fingere che ce ne sia stata una.
    Forse dovremmo passare un mese in piazza anche noi.

  • odus

    Sì, sì. D’accordo.
    Quelle amanti fisse o occasionali del Re Sole di turno non vanno nominate nelle assemblee politiche comunali, provinciali (anche se lì le leggi elettorali sono altre e le liste di candidati/e si predispongono in altro modo), regionali e nazionali.
    Però, per la coerenza.
    1) Le compagne con cui l’on. Perina in questa circostanza non si trova d’accordo, sono le stesse con le quali si troverebbe a collaborare in futuro se si realizzasse il fronte del CLN da Fini a Vendola preconizzato da Luciano Lanna su il Secolo e dalla stessa on. Perina messo in conto tra le righe di suoi recenti articoli sul quotidiano che dirige.
    2) Il problema politico posto dall’on. Perina in merito alle liste bloccate e da qualcuno predisposte, conduce alla legge elettorale approvata nell’ottobre 2005 dalla Casa della libertà allora comprendente FI, l’AN di Fini e l’UDC dell’allora Segretario Follini per conto di Casini allora presidente della Camera.
    Ricordati anche questi due piccoli particolari, le pellicce ele profumerie vanno benissimo.

  • http://www.facebook.com/paolatavella paola tavella

    Non che sia d’accordo su tutto quel che dici in questo pezzo, ma ho stima di te. Tieni duro, Flavia.