Il Post
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Siamo tutti Manuel Fantoni

13 ottobre 2010

Ma sì, alla fine siamo un po’ tutti Manuel Fantoni. Rivedere il video-cult di Borotalco dovrebbe accendere la scintilla di un’identificazione collettiva. Tutti ci siamo imbarcati su un cargo liberiano, abbiamo fatto i camerieri a Parigi, giocato alla roulette sul divano raccontando di Bombay, dove «per le strade si contavano più morti che vivi», di quando «avevamo il fisico», di quando abbiamo buttato fuori di casa Richard Burton. Negli anni ’80 quel monologo sembrava appena l’azzeccato sketch su un quarantenne mitomane, oggi lo prendiamo più sul serio. La tv ci serve la “vita meravigliosa” di Emilio Fede, con intervento in diretta del presidente del consiglio. La “Storia siamo noi” ci racconta la quotidianità delle first lady italiane, da Flavia Prodi a Isabella Rauti. Sui giornali trionfa l’apologia biografica dei politici, degli imprenditori, persino degli stessi giornalisti. Conosciamo le abitudini di Nicola Porro, che d’estate sta a piedi nudi in redazione, e basta un click su Facebook per scoprire dove andrà a cena metà del Parlamento e che libro sta leggendo l’altra metà. Tizio ieri è stato ad Annozero e oggi andrà a Mattino Cinque per poi imbarcarsi, nel tardo pomeriggio, in una conferenza sulla concorrenza pakistana nel settore tessile. Sempronia sta facendo le valige per Varese, dove parlerà di turismo sessuale, dopo aver disfatto quelle di Caserta dove ha partecipato al galà dei commercianti. E per riempire gli spazi vuoti tra un aereo e un’auto blu sta per uscire un nuovo free press scandalistico, “Io Spio”, che canterà ciò che Angelo Infanti faceva solo intuire, le dame i cavalier, l’armi e l’amore.

L’abbellimento delle vite quotidiane era in età classica un preciso genere letterario, oggi la politica ne ha fatto l’essenza del dibattito pubblico. La biografia è programma, il look è dichiarazione di voto, il parrucchiere è manifesto ideologico, la photo-opportunity è scelta di campo. Per fare la pace tra padani e romani ci si imbocca coi maccheroni, il panegirico del leader si scrive organizzando feste al castello, la lotta di classe è il video di un fumogeno. E la politica è il cargo liberiano di cui tutti parlano, la Bombay che tutti ricordano, la scazzottata con Burton di cui tutti si vantano, in attesa della fine dello sketch. Qualunque sia.

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  • odus

    Sorry, on. Perina. Il suo commento mi fa ricredere sulla mia precedente valutazione positiva. Tutti quanti a 16 anni abbiamo fantasticato su una vita avventurosa, bastava aver letto i libri di Salgari. Non sono le balle di Manuel Fantoni che mi hanno interessato nell’articolo o le balle di chi andava e veniva da Cuba. Mi ha interessato la parte dell’articolo va da “La tv ci serve la “vita meravigliosa” di Emilio Fede,…” fino alla fine “Per fare la pace tra padani e romani ci si imbocca coi maccheroni, il panegirico del leader si scrive organizzando feste al castello, la lotta di classe è il video di un fumogeno. E la politica è il cargo liberiano di cui tutti parlano, la Bombay che tutti ricordano, la scazzottata con Burton di cui tutti si vantano, in attesa della fine dello sketch. Qualunque sia”.
    Che è cosa diversa dalle fantasticherie di un sedici o diciottenne. Anch’io ho sempre ammirato un amico che aveva avuto il coraggio, al tempo della dolce vita romana, di andare, dal nostro paesino quasi africano, a fare il militare come paracadutista con lanci veri. Ma poi, tornato, non ne parlava tanto volentieri, anche se gli chiedevamo sempre che ci raccontasse di cosa andassero a fare, i paracudatisti che allora erano a Viterbo, in quelle scorribande in Via Veneto, a Roma…
    Ma che c’azzecca questo aspetto con quello che ci propina oggi il giornalismo e la politica messi assieme?
    Per me quindi il pezzo è bello per quella seconda parte.
    Saluti.

  • http://nuovaitalia.posterous.com/ mico

    Flavia vedi il lato positivo: cosa c’è di più avventuroso di essere imbarcato in un cargo in cui Bossi prende delle decisioni sul futuro del paese, Gelmini decide il futuro della scuola e Bondi ha un ruolo di rilievo nel suo partito?
    Nemmeno sulla Hispaniola, seduti di fianco a Long John Silver si può essere meno certi del futuro.

  • kekko66

    Non vedo alcun nesso tra quanto scrive la Perina e il personaggio di Manuel Fantoni. Non c’entra niente la società televisiva di oggi con lui. In TV oggi ci vanno tante mezze tacche a raccontare scemenze piccole e borghesi. Manuel no: era la vetta della ca**ata, era la bugia colossale che ti lascia a bocca aperta, i suoi amici sono miti per noi comuni mortali. Ma per la piccola Pera è credibile una mezza tacca come Fini figuriamoci se capisce il Fantoni.