Il Post
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La verità e il colore delle tende

28 settembre 2010

Per Gasparri Fini doveva parlare due mesi fa. Per Bondi sono mancate «parole di limpida solidarietà» verso Berlusconi. Per Meluzzi è stato troppo «ansioso e incerto», perciò dovrebbe «fare la fine della Franzoni». C’è chi ha censurato le tende gialle sullo sfondo del video. Eugenio Scalfari si è rammaricato per il mancato divorzio. Neanche i blogger hanno gradito: “Il Post” ha criticato «l’uso reazionario delle opportunità della rete», Alessandro Gilioli ha scritto che il messaggio senza contraddittorio è stato un segno di arroganza, come «Al Zawahiri dalle sue grotte a Tora Bora».

Quando le critiche sono così uniformemente distribuite a 360 gradi significa che un problema c’è e merita un approfondimento non banale. Fini, credo, ha deluso chi si aspettava lo show-down politico e ha lasciato interdetti tutti gli altri perché in Italia è un fatto assolutamente senza precedenti il disvelamento del “privato” di un leader fuori dallo stereotipo della famiglia-modello o di altre tipizzazioni estreme (lo sciupafemmine, il trasgressivo, la casta diva, la velina grata o ingrata). Nella Prima Repubblica la dimensione del personale non esisteva. Nella seconda ha oscillato tra il Family day e il Decameron. Per la normalità non c’è spazio, almeno nel racconto pubblico. E l’idea che un leader chiuda una vicenda privata che lo ossessiona da due mesi dicendo banalmente la verità senza costruzione o sovrastruttura, senza melodramma e senza curarsi del colore delle tende, suona strana. La verità, da noi, è comunque costruzione mediatica: serve il cerone, la calza sulla telecamera, il ritocchino all’affresco sullo sfondo, e poi bisogna sembrare sempre in palla, “machi”, soprattutto quando c’è qualche milione di persone – potenziali elettori – attaccato alla rete.

E invece , come ha scritto Mario Giordano su “Libero”, «il povero Gianfranco sta lì su YouTube con la faccia nera e la bandiera bianca, pronto alla resa o almeno all’armistizio, con piccoli lampi d’orgoglio sepolti in un tono generalmente dimesso come la sua cravatta». Già, le cravatte di Fini, problema che ossessiona dalla famosa Direzione nazionale del dito alzato. Doveva metterne una più tosta, e magari battere un paio di volte il pugno sul tavolo. Strano che nessuno abbia suggerito di  poggiarci una pistola: ma forse è solo perché lo ha già fatto Berlusconi.

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  • http://www.antoniolonardo.blogspot.com antoniolonardo

    luigimuzii ha ragione: che logica ha accusare quell’uomo di tali nefandezze, e poi restare suoi alleati ?

    Ma al tempo stesso mi sembra semplicistico, e anche consolatorio, credere che B sia l’origine di tutti i mali del nostro paese.

  • http://john_doe.gofreeserve.com johndoe

    On. Perina, temo che vi siate messi in una situazione insostenibile.
    Anche solo per mollare il berlusca pare che siate fuori tempo massimo, e per tenervelo beh….
    Dopo tutto quelo che andate dicendo di lui dimostrereste uno stomaco di ferro, e allora come si fa?

    Le critiche su questo blog sono solo un labile indizio, roba da dilettanti. Se si va ad elezioni il gioco si fa duro e, quando il gioco si fa duro…

  • http://www.debernardis.it debernardis

    E per continuare il discorso dei commentatori precedenti: cosa vi può dare, continuare a reggere lo strascico dell’imperatore? Qua correte seriamente il rischio di precipitare con lui, fra qualche mese o anno, perché il destino del ventennio berlusconiano è la rovina del Paese e di questa vanagloriosa e insulsa vil razza di cortigiani affaristi.
    Se non volete farlo per dignità, fatelo per convenienza: fate cadere quell’omino, fatelo processare dalla giustizia oltre che dalla storia, e ricominciamo da capo.
    Se non altro, nei libri di storia, non sarete accomunati nella stessa pagina con questa gente: e non è poco.

  • MaBi

    Quoto quel che altri hanno gia’ detto: a lasciare perplessi non sono le tende o la cravatta ma uno che dice che Berlusconi e’ un masclazone che si fa le leggi per sfuggire alla giustizia, usa le societa’ offshore per evadere il fisco, paga faccendieri per creare false accuse che poi i suoi giornali usano per massacrare me e la mia famiglia… quindi dobbiamo fare pace e governare insieme fino alla fine della legislatura!
    Non e’ che sono deluso dal mancato show-down, e’ che proprio non ne capisco il senso… o meglio, in realta’ lo capisco, altroche’ se lo capisco..

  • makkox

    eppure è così chiaro l’intento dei finiani: la graticola. la sete col prosciutto. la goccia cinese. Portare Silvio a elezioni anticipate (che ci saranno, ci saranno) smontato dalle sue stesse promesse tradite, fiaccato.
    programma elettorale alla mano gli fanno cadere una ciocca di elettorato al giorno andando a tirar fuori dal cilindro una-per-una tutte le voci più rognose non realizzate e irrealizzabili. e ad ogni ordine del giorno, prima si discute di quelle, poi del resto.

    cmq, sì, votarlo a ‘sto punto non sarebbe comprensibile per molti.

  • http://www.debernardis.it debernardis

    Si, lo asseteranno e lo affameranno, e gli faranno squagliare il rimmel sul cerone, ma al momento di votare se non fanno un colpo di teatro saranno accomunati al vecchietto. Perché anche noi elettori verremo sfiniti da questo tira-e-molla a lunghissima scadenza.

  • http://www.debernardis.it debernardis

    Come previsto. Sicuramente avete ragione, avete fatto politica e la politica si fa così. Ma si ricorda, Onorevole, del Frate Cristoforo dei tempi della scuola? “Verrà un giorno!” Verrà, e vi troverà dalla parte sbagliata.

  • odus

    Eh, fare il giornalista oggi o anche il politico non è più come una volta. Come le stagioni che non sono come quelle di una volta. Una volta un giornalista scriveva un articolo e qualcuno lo leggeva, così come una volta un politico faceva una dichiarazione alla radio o alla Tv in bianco e nero e chi lo vedevo recepiva quanto detto dal politico. Ora, col Web, non è più così. Un giornalista scrive un articolo credendo di aver detto cose sacrosante ed “addirittura la verità” come recita il titolo del presente post, e viene criticato da tanti che il povero giornalista non se l’aspettava. Tanti che sono andati a scuola come il giornalista e i loro temini li hanno pur fatti ai loro tempi, ma dopo la scuola non hanno scelto di fare il giornalista ma altri mestieri dove pure hanno imparato tante belle cosine. Ed altrettanto accade per il politico che si avventura in forme comunicative per lui insolite.
    Ed allora, criticando le tende gialle alle spalle o il colore della cravatta, si arriva anche a mettere in dubbio quella solita “verità” del titolo. Perché, la verità, secondo Pirandello, così è. Se “vi” e se “ci” pare.