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Le colpe delle donne

30 agosto 2010

Ho letto i racconti delle ragazze che per 80 euro al giorno lordi hanno fatto le veline di Gheddafi. Le ho viste sbarcare dai pullman, e poi accampate nei vialetti dell’istituto di Cultura libico, senza ombra, senza acqua, senza un bagno con la carta igienica (lo hanno raccontato loro). Qualcuna è svenuta, tutte si sono lamentate, quasi nessuna se ne è andata, anzi: le più furbe hanno fatto a gara per esporre la domandina compiacente, seguendo i consigli dell’organizzazione (“se siete brave, prenderanno i vostri numeri di telefono e potrebbero invitarvi in Libia”). Ammetto di essere una moralista, ma sono sicura che se qualcuno avesse proposto a una qualsiasi ragazza della mia generazione – di destra, di sinistra, di centro, apolitica, anarchica, cattolica, musulmana, atea, sposata, nubile, laureata o analfabeta – di guadagnarsi la giornata facendo la corte a un dittatore, avrebbe fatto fatica a trovarne venti. E su venti, 18 avrebbero chiesto l’anonimato ai giornalisti non perché impegnate da un contratto (“Altrimenti non ci pagano”) ma perché si sarebbero vergognate come ladre. Il paragone aiuta a capire fino a che punto la cultura diffusa del nostro Paese abbia perso il senso della misura e della dignità, senza neppure rendersene conto. Altro che “folklore”: la passerella delle hostess di Gheddafi conferma che l’Italia è diventata il Paese più maschilista d’Europa (lo ha scritto Caterina Soffici in un bel libro), forse l’unico in cui le ragazze non sono più capaci neammeno di riconoscere l’oltraggio alla loro dignità, l’offesa ai loro diritti di persone, la riproposizione dello stereotipo della subalternità femminile, persino quando gli vengono sbattute in faccia da un circo cialtronesco come quello di Gheddafi. E non riescono più a dire «ma siete matti? Me ne vado» neanche se le lasciano sotto il sole, assetate e mezze morte di caldo sui tacchi a spillo per una mattinata intera.

31 commenti

  1. diegoghi says:

    scusate, ma ribadisco il mio stupore: da decine di anni le fiere/eventi/convention, dai mobili agli attrezzi agricoli, sono popolate da belle ragazze sorridenti e in tailleur la cui unica funzione è sorridere ai visitatori e distribuire depliant. Si chiamano hostess e vengono pagate per gli scopi di cui sopra. Perchè sembra che la gente caschi da Marte e non abbia mai visto una fiera di settore?

  2. massimobi says:

    revirgination Perina
    che pena
    scommetto qualsiasi cosa su un voto per il processo prescrizione delle anime belle, ma nere e mafiose dentro.

  3. sarad says:

    Mi piace leggere “I blog” proprio perché danno voce a opinioni che raramente si ha occasione di leggere altrove. Ricerco particolarmente le firme femminili, qui come altrove, perché sento la necessità di sentire punti di vista femminili, un po’ vergognandomi di questa deriva “femminista” di cui vorrei non avere bisogno.
    Leggo oggi il post di Flavia Perina, altre volte apprezzata, e mi imbestialisco. “Le colpe delle donne”, ma come si fa?
    Oggi sono dottoranda di economia, faccio ricerca e partecipo a progetti per la Commissione Europea e per istituti nazionali. Mi arrabatto per costruirmi un curriculum, sottopagata, e precari(ssim)a. Ma si fa tutto con piacere perché onestamente mi diverto a fare questo lavoro.
    Da studentessa ho fatto la hostess, solo un paio di volte perché io le scarpe col tacco non le avevo e quindi mi prestavo poco. Ma è un buon lavoro, perché lo si può fare saltuariamente e non ci vuole nessuna preparazione, quindi facile da fare tra un esame e l’altro.
    Una volta ho lavorato come hostess ad un concorso pubblico, dovevamo registrare i candidati e distribuire i materiali. Quando siamo entrate nella sala del concorso sono partiti applausi e fischi. È stato umiliante. Entrando tutte insieme siamo state viste come carne fresca e basta.
    Credo che tra le 500 hostess di Gheddafi, gran parte delle ragazze non sapesse cosa avrebbero fatto. E poi guardiamola obiettivamente, un capo di stato viene in visita ufficiale e ci vuole un audience per i corsi di Corano, quale è il problema? Dove c’è scritto che verremo utilizzate per “dietrologie e propaganda politica”? Poi è diventato un caso.
    Ma quale è il vero problema omaggiare un dittatore? Quella scelta politica è stata fatta dai capi di stato italiani non dalle 500 ragazze.
    Anche tra le ragazze della generazione della Perina se ne sarebbero trovate 500 disposte a sedersi ad ascoltare un capo di stato estero. Anche un dittatore.
    Il punto vero è che non avrebbero mai invitato un dittatore, a quei tempi. Tralasciamo poi fargli tenere delle lezioni.
    Io amo il lavoro che faccio, ma le umiliazioni sono continue. In un ambiente “acculturato” sono più sottili, ma ci sono. Non sono solo di natura sessista, ma anche professionale. Si richiede esperienza e professionalità quando poi i risultati delle ricerche vengono banalizzati dai managers (che nella stragrande maggioranza dei casi ne ignorano i contenuti) per essere resi compatibili con gli obiettivi prefissati.
    Le umiliazioni subite dai giovani, e soprattutto dalle donne, in questo paese sono molte tutti i giorni.
    Non so se ai tempi della Perina fossero le stesse. Alle nostre, ci si lavora tutti i giorni, ma non si può attribuire a noi la colpa.

  4. rachele says:

    Credo che non servano ulteriori biasimi su queste ragazze, e tanto meno trovare giustificazioni fatue : Ma mi domando che razza di genitori hanno e che tipo di educazione civica abbiano ricevuto sia in famiglia che dalla scuola!!!!????

  5. isabella1 says:

    Io ho 30 anni e ricordo ancora quando al liceo venne Cofferati a dirci, pimpante, di come bello sarebbe stato il precariato, la flessibilità, un mondo del lavoro diverso.In ogni società, quando le persone non riescono a sopravvivere, la dignità inizia a vacillare, inizia a non essere più un valore fondante, perchè la gente ha altro di cui occuparsi.Avreste dovuto insegnarci l’indignazione, signora Perina, invece ci avete consegnati ad una società in cui è più furbo chi sa svendersi, mentre chi, conservando la propria dignità, è costretto a saltellare tra un’occupazione precaria ad un’altra,prima o poi se lo chiede:ne vale la pena? Forse la colpa è anche, e soprattutto, vostra.

  6. franco1 says:

    sarad scrive: 31 agosto 2010 – 12:30:59
    …Il punto vero è che non avrebbero mai invitato un dittatore, a quei tempi. Tralasciamo poi fargli tenere delle lezioni.

    Brava hai messo il dito nella piega!

  7. broono says:

    E’ fuorviante analizzare tutta quella pantomima attraverso il filtro del compenso.
    Il modello che sta alla base di tutto il recente affare “Gheddafi in italia” è un modello che ha radici culturali, non economiche.
    Radici che affondano in un terreno sapientemente preparato da anni e per anni, sopra il quale oggi può crescere qualsiasi pianta, dalla più velenosa alla più carnivora, certa di poter contare su una macchina critica che dibatterà degli 80 euro dati a qualche centinaio di ragazze, senza intervallare il prezioso calcolo con nemmeno una parola sul fatto che oggi, per come ha saputo costruirsi la suddetta macchina, di ragazze avrebbero potuto tirarne su anche dieci volte tanto e anche gratis, se l’inserzione quello avesse chiesto.
    O stiamo dicendo che in italia oggi Abberluscone non è in grado di riempire di gratuita topa un cinema al solo schioccare di dita, oppure affrontare questa questione partendo dagli ottanta euro significa non aver capito, o far finta di, il problema.
    Chi accetta di fare la claque di abberlusconi e amici suoi non lo fa per soldi, nemmeno quando può mostrarl al giornalista come alibi.
    Se lo fa per soldi è perché glie ne danno veramente tanti, roba da cambiare la vita.
    Per 80 euro nessuno va contro i propri princìpi.
    Quelle ragazze erano lì perché abberluscone ha chiamato, punto.

  8. broono says:

    Ah, dimenticavo…
    andare a rendere lucente il circo gheddasconi non è sullo stesso piano sul quale sta la disponibilità a ballare su una lotus al motorshow tra un esame e l’altro.
    Non è proprio “lo stesso fottuto campo da gioco”
    Metterceli solo perché la cifra è la stessa è, quello sì, un insulto prima all’intelligenza che alla dignità di chi si presta all’uno o all’altro.

  9. diegoghi says:

    chi se ne frega della cifra. Ballare su una Lotus serve a vendere macchine tanto quanto essere topa serve a convertirsi all’Islam. Gli eventi hanno bisogno di hostess. Ci piace? No, a me fa tristezza. Ma pensare che c’è chi scopre il fenomeno oggi e chi fa l’equivalenza “hostess=escort” solo sulla base del compenso mi fa ridere.

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