Il trailer di “American Gods”, una serie di cui parleremo

Il trailer di "American Gods", una serie di cui parleremo

È online il trailer di American Gods, una serie tv che in Italia sarà disponibile dal primo maggio su Amazon Prime Video. American Gods è una delle serie più attese dell’anno ed è ispirata all’omonimo romanzo di Neil Gaiman. Gli ideatori della serie sono Bryan Fuller (quello di Hannibal) e Michael Green (co-sceneggiatore del nuovo Blade Runner). American Gods parla di un carcerato (Rick Whittle) che viene liberato in anticipo perché sua moglie è morta in un incidente d’auto. Nel tragitto verso casa incontra un uomo misterioso (Ian McShane) che gli offre un lavoro: scoprirà che è il dio Odino, che lo assolda per una missione. Nel trailer non si capisce granché di dove la storia andrà a parare, ma si vedono la ricercata e marcata fotografia della serie e anche molto sangue.

Vita e morte di una buffa statua diventata meme

Vita e morte di una buffa statua diventata meme

L’esercito indonesiano ha distrutto la statua di una tigre che si trovava all’ingresso della base militare di Garut, nella provincia del Giava Occidentale, dopo che era diventata un meme online. La statua doveva rappresentare il simbolo del comando militare Siliwangi, una tigre piuttosto aggressiva: il risultato era stato però molto diverso, e la tigre aveva una faccia buffa e amichevole e un largo sogghigno. La statua esisteva da anni, ma è stato solo dopo che un utente di Twitter recentemente l’ha fotografata e l’ha condivisa per la prima volta che è diventata virale ed è stata inserita in un sacco di meme. Per questo lunedì l’esercito ha deciso di distruggerla, e su internet ci sono stati molto messaggi dispiaciuti. Un generale dell’esercito ha detto a BBC che cercheranno una statua più simile al logo originale.

tigre-1Il logo originale della base.

La ministra danese per l’Integrazione ha festeggiato con una torta le leggi contro gli immigrati

La ministra danese per l'Integrazione ha festeggiato con una torta le leggi contro gli immigrati

La ministra danese per l’Integrazione Inger Støjberg ha festeggiato con una torta l’approvazione del cinquantesimo regolamento da lei approvato contro l’immigrazione. Su Facebook ha pubblicato una sua foto mentre sorride e tiene in mano una torta con la scritta “50” e la bandiera danese, accompagnata dalla frase: «Oggi la cinquantesima restrizione è stata approvata in materia di immigrazione. Questo va festeggiato!». Støjberg ha poi messo il link a un elenco di regolamenti ministeriali che limitano l’accoglienza: tra questi c’è anche una legge – proposta dalla ministra – che dà alle autorità il potere di perquisire vestiti e bagagli dei richiedenti asilo e degli altri migranti che non hanno il permesso di stare in Danimarca con l’obiettivo di trovare e requisire beni che possano coprire le spese dell’accoglienza.

La Danimarca è governata da una coalizione di centrodestra dal 2015 di cui fanno parte il Partito Popolare Conservatore, Venstre, e Alleanza Liberale. Da quando Lars Løkke Rasmussen è stato eletto primo ministro, il paese ha approvato diverse leggi per scoraggiare i migranti ad arrivare: nel giugno del 2016 ha introdotto, tra le altre cose, un nuovo tipo di test per ottenere la cittadinanza molto più difficile da superare del precedente: più di due terzi di quelli che l’hanno fatto nel primo mese dalla sua introduzione sono stati bocciati.

Il post di Støjberg è stato molto criticato sui social network e anche da alcuni importanti giornali: «Molti in Danimarca possono concordare con le misure in materia di immigrazione che la ministra ha adottato. Ma c’è la sensazione che ordinare una torta per festeggiare sia stata un’esagerazione», ha scritto per esempio Jakob Nielsen, editorialista di Politiken. Non è comunque la prima volta che la ministra viene contestata: nel gennaio dello scorso anno, in un discorso pubblico, aveva suggerito che in un centro diurno pubblico di Aalborg, nel nord del paese, avessero vietato ai bambini di mangiare carne di maiale come risultato del multiculturalismo. Dopo, i giornali locali avevano spiegato che quel divieto in realtà non esisteva.

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