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Quanto inquina l’auto elettrica

25 gennaio 2012

Le emissioni di anidride carbonica (CO2) dell’auto elettrica sono una di quelle cose su cui regna la confusione più totale. Questo avviene perchè, sebbene i veicoli elettrici siano effettivamente emission-free, l’elettricità necessaria a ricaricare la batteria viene prodotta nelle normali centrali. Altrimenti detto, le emissioni dei veicoli elettrici dipendono dal mix energetico di produzione dell’energia elettrica usata per le auto. Se l’elettricità venisse prodotta dalle sole fonti rinnovabili, le emissioni dei veicoli elettrici sarebbero infatti proprio zero. D’altra parte, è anche vero che se l’energia elettrica venisse prodotta usando solamente centrali a carbone, le emissioni sarebbero doppie rispetto alle normali auto a benzina/diesel.

Su ATZ Technology di questo mese si trova una ottima analisi della Mitsubishi i-MiEV per quel che riguarda design, potenza, consumi, acustica, peso e, più interessante, le emissioni di CO2 derivanti dal mix di produzione energetica attuale. E’ allora interessante confrontare alcuni paramentri chiave su emissioni e costi con la Volkswagen Polo, l’auto a benzina/diesel con le emissioni più basse in commercio, per rispondere a una delle domande più comuni sull’auto elettrica: conviene davvero?

Dunque, quelli di ATZ hanno provato la MiEV su strada, estrapolandone le curve di potenza da dati reali su un modello con cambio automatico, fino alla velocità di 120 km/h. Ne è venuto fuori che il consumo è di 165 Wh/km. La MiEV monta una batteria da 16 kWh, il che vuol dire che la sua autonomia è di circa 100 km, in linea con quanto già scritto qualche settimana fa per la Nissan Leaf. Per quel che riguarda le emissioni, il mix energetico tedesco del 2010 – prima che i tedeschi decidessero per lo spegnimento delle centrali nucleari nazionali – corrispondeva a 563 grammi di CO2 per kWh prodotto. In altri termini, considerate le emissioni per la produzione dell’energia elettrica nelle centrali, in Germania la Mitsubishi i-MiEV emette 93 grammi di CO2 al chilometro. Va aggiunto che, qualora i tedeschi dovessero rimpiazzerare anche solo parte delle centrali nucleari in dismissione con impianti a gas o carbone, questo numero non potrà che aumentare.

Vediamo la VW Polo V. La tabella sotto mostra i consumi della Polo in diverse opzioni commercialmente disponibili.
E’ evidente che, in versione diesel Blue-Motion, le emessioni della VW Polo sono inferiori a quelle della Mitsubishi MiEV. Va però precisato che, rispetto alla MiEV, la Polo pesa circa 60 kg in più ed è più grande del 15% circa. Inoltre, i 45 litri di serbatoio garantiscono un’autonomia di oltre 800 km, ben oltre i 100 km della MiEV. Onore alla casa tedesca, dunque, sul piano tecnologico.

Ora, trattandosi di una competizione di tecnologie commerciali, non si può prescindere dal considerare anche il costo per l’utente. In Italia, una VW Polo V in versione diesel Blue-Motion costa 17.400 euro, una MiEV 36.900 euro. Per quel che riguarda il combustibile, con una percorrenza annua di 15mila km – la media di un utente tedesco – al prezzo del diesel di 1.5euro/litro, la spesa annuale della Polo è di circa 925 euro. Per gli stessi 15mila km all’anno, la MiEV necessita di circa 2500 kWh di energia elettrica. Ammettendo una tariffa di rifornimento agevolata per veicoli elettrici di 10 cent/kWh (circa un terzo del prezzo in bolletta attuale per le abitazioni), si spendono dunque circa 250 euro l’anno di elettricità. Numeri alla mano, dunque, per l’acquisto e 10 anni di combustibile, una Mistubishi i-MiEV costa circa 12-13mila euro in più di una VW Polo, che non sono bruscolini. Il che sottolinea, ce ne fosse bisogno, quando siano fuori luogo le guerre stellari di Greenpeace contro Volkswagen, accusata di non impegnarsi abbastanza nella lotta alle emissioni.

Ora, vanno però considerati anche i costi di manutenzione, bollo e assicurazione. Per una vettura di piccole dimensioni si spendono circa 1000 euro l’anno di manutenzione. Secondo alcune stime, rispetto alle controparti con motore a combustione interna, per i veicoli elettrici ne basta un terzo, cioè 300 euro l’anno. Altrimenti detto, considerando 10 anni di vita del veicolo, per raggiungere la parità economica, l’auto elettrica ha bisogno di almeno 500 euro l’anno di incentivi su bollo e assicurazione. Torniamo allora alla domanda iniziale: conviene davvero? Guardatevi attorno, se vi è possibile contare su quei 500 euro l’anno di incentivi di cui sopra, in 10 anni e da un punto di vista meramente economico, si va in pari con un veicolo a benzina/diesel e la scelta è di pura preferenza per l’utente. Altrimenti, dipende da quanto si è disposti a spendere per l’ambiente.

Vanno infine notati due fatti importanti. Il primo è che la Mitsubishi i-MiEV è figlia di una concezione di auto elettrica appartente al passato, dove la batteria veniva venduta assieme al veicolo e i cui costi gravavano totalmente sull’utente. Nei veicoli elettrici di nuova generazione come la SmartED di Daimler, la batteria viene ceduta a noleggio, non venduta, tagliando cospicuamente la spesa iniziale. Secondo gli annunci di Daimler, la versione elettrica del veicolo dovrebbe costare quanto quella a diesel. La battaglia si sposterebbe dunque sui costi di gestione del veicolo che, nella versione elettrica, includeranno noleggio e manutenzione della batteria ma saranno sgravati dai (crescenti) costi di benzina/diesel. Questo tipo di veicoli elettrici dovrebbe venire commercializzato nella seconda metà del 2012. Staremo a vedere. Permane comunque il vero, grande problema dell’auto elettrica: l’autonomia ridotta.

Il secondo fatto da notare riguarda le emissioni. Non conta solo la CO2 emessa al km. I fermi imposti in questi giorni dalle amministrazioni locali per lo sforamento multiplo nell’aria delle città dei parametri di emissione di polveri sottili, NOx, HC, PM, eccetera – che penetrano in profondità nelle vie respiratorie causando gravi danni alla salute – non hanno niente a che vedere con le emissioni di CO2. Insomma, il fatto rilevante è che le auto normali non emettono solo CO2, ma anche veleni nell’aria delle città, al contrario delle controparti elettriche. Alla fine, è quello che conta.

Si ringrazia sentitamente il blogger Defcon70 per dati, discussioni e miglioramenti al testo.

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  • http://heilandstark.wordpress.com heilandstark

    Analisi interessante e d’accordissimo contro la crociata di Greenpeace. A mio parere questi dati mostrano semplicemente quanto folle sia la corsa all’auto elettrica. Se la benzina ha 80 volte la densità energetica delle attuali batterie, la pazzia di voler competere sullo stesso segmento (il trasporto personale a lunga distanza) mi pare l’ennesima corsa allo sperpero (vedi le centrali a Biogas italiane ad esempio).
    I veicoli elettrici dovrebbero essere destinati a piccoli spostamenti locali in modalità carsharing. I trasporti in comune dovrebbero essere massivamente potenziati (più treni, anche notturni e meno camion per dirne una) e le risorse R&D destinate a migliori utilizzi che delle auto elettriche con autonomia da 100km. (Ci sono delle eccezioni come la Tesla che pubblicizza 300 MIGLIA d’autonomia, ma ripeto non è questo il discorso). E poi Filippo mi piacerebbe avere un parere da parte di un esperto su una tecnologia come questa che probabilmente conosce: DearmanEngine.com, nel quale si parla di un motore a scoppio, alimentato dall’espansione di aria liquida che a temperatura ambiente vaporizza instantaneamente. Sul sito sono presentate delle validazioni scientifiche da parte di Università inglesi. La mia domanda è: possibile che vista la sua analisi e quella degli altri suoi articoli (analisi che sono condivise e sostenute da altrettanti scienziati) le case automobilistiche non si rendano conto dell’impossibilità dell’auto elettrica su larga scala e persistano in questa direzione ignorando altre tecnologie?
    Grazie.
    HS

    • http://energiaemotori.wordpress.com Filippo Zuliani

      Il DearmanEngine e’ ancora in fase di test. Il nodo maggiore da sciogliere e’ quello della sua efficienza: e’ molto probabile che una parte sostanziosa dell’energia originale – presumibilmente prelevata dalla rete elettrica – venga persa per ottenere l’aria liquida necessaria al motore. Al contrario, l’efficienza dei motori elettrici e’ molto elevata. Vedremo.

      • http://heilandstark.wordpress.com heilandstark

        Grazie Filippo. Magari pero’ la produzione di aria liquida, non essendo destinata solo a questo motore potrebbe godere di economie di scala assai importanti. Comunque staremo a vedere.
        Grazie.
        HS

  • Sacoro

    Dati molto interessanti, però non mi è chiara una cosa: dato che si considerano le emissioni relative alla produzione e distribuzione dell’energia elettrica, non sarebbe più corretto ai fini del confronto prendere in considerazione anche le emissioni relative alla produzione di carburante?

    • christian

      Sono pienamente d’accordo, non si possono considerare tutte le fasi per le auto elettriche e solo la fase finale per le auto a benzina. E poi la “lotta” non andrebbe fatta contro le auto elettriche, ma contro la produzione non pulita di energia elettrica.

      • wiz.loz

        Come si fa a produrre in maniera pulita l’energia elettrica? Le fonti rinnovabili non sono sufficienti, e comunque hanno un alto impatto ambientale (p.es. produzione dei pannelli solari e loro successivo smaltimento a fine vita).

        • http://heilandstark.wordpress.com heilandstark

          Senza dimenticare l’approvigionamento in Terre Rare (necessarie alla costruzione dei magneti dei motori) che sta discretamente spostando determinati equilibri geopolitici. (Vedi Afghanistan e gli immensi giacimenti scoperti e l’interesse della Cina, già detentrice di quasi il 90% dei giacimenti noti di questi materiali).

  • bclaudio

    L’autonomia è ancora un problema serio, anche se siamo dannatamente vicini a quanto serve in una città di provincia.
    L’auto elettrica secondo me ha questi problemi:
    - tempi di ricarica assurdi;
    - modalità di ricarica complicate se non si dispone di un box, cosa che per assurdo ne blocca la diffusione dove farebbe più comodo: nelle nostre metropoli;
    - autonomia ridotta: l’appeal è scarso per il commuting a media distanza, improponibile per tutte le professioni che fanno largo uso del trasporto autonomo;
    - batterie esauste molto inquinanti.

    In pratica ci sono alcuni problemi tecnologici (autonomia, tempi di ricarica), di infrastruttura (non ci sono colonnine per il rifornimento) e ambientali (produzione di energia a monte, recupero delle batterie esauste a valle).
    Non mi sembrano problemi insormontabili ma siamo ancora lontani dal poter pensionare il motore a scoppio.

  • salvatore

    ogni viaggio se pur lunghissimo comincia con un passo.

    non comprendo l’ostilità a questa tecnologia attraverso l’attuale modo di produrre l’energia:mi pare malsano!
    differente è la necessità di produrre l’energia da fonti meno/poco impattanti o rinnovabili.

    certo è vero anche che la produzione di kwh in centrali sarà sempre meno impattante e più efficiente rispetto ad una diffusa produzione dello stesso kwh prodotto in modo diffuso nelle nostre piccole automobili, nel traffico e magari a macchina ferma.

  • http://www.danielcolm.eu Daniel

    A voler fare un’analisi veramente completa andrebbe calcolato anche l’impatto inquinante della produzione delle batterie (che da quello che avevo sentito non è irrilevante, ma non ho dati alla mano) e allo smaltimento (ovviamente sempre confrontato con i motori a combustibile fossile). Ed eventualmente si può aggiungere (ma qui diventa veramente complesso) anche l’impatto inquinante della produzione di pannelli fotovoltaici (i cui materiali comunque non si producono localmente con prodotti di scarto, ma con materie prime che devono fare i giri del globo per arrivare nelle nostre fabbriche) al pari di quelli necessari per la costruzione di un motore a scoppio. Mi rendo conto che sono richieste difficili da soddisfare, ma credo abbiano un valore strategico a livello nazionale che le istituzioni governative nazionali e internazionali dovrebbero tenere in considerazione più di altri fattori (come ad esempio il prezzo del prodotto finito) che col tempo sono né più né meno destinati a ridursi con il raggiungimento di economie di scala e effetti di apprendimento sul processo produttivo e distributivo.

  • wiz.loz

    E’ vero che i veicoli a combustione emettono anche particolato, idrocarburi incombusti ecc che vanno presi in considerazione. Ma immagino che anche la produzione di energia elettrica oltre all’anidride carbonica emetta anche altri inquinanti nell’atmosfera.
    In ogni caso fra qualche decennio dovremo abbandonare il petrolio (che inevitabilmente si esaurirà) sia per l’autotrazione, sia per la produzione di energia elettrica, e si dovranno rifare tutti i conti.

  • marcof

    Tutto vero, ma la scorsa settimana ho provato la C0 citroen (gemella della mitsubishi) ed è stato un colpo di fulmine. Con 5000 euro di contributo ed il noleggio delle batterie (tipo renault) la prenderei subito. Lo spunto del motore elettrico combinato con la leggerezza del veicolo è proprio un bel guidare. Per il mio utilizzo i 100 km di autonomia sono sufficienti.
    A parigi ho visto una buona diffusione di colonnine per la ricarica veloce, anche in zone periferiche…. quando inizieranno ad istallarle da noi?

  • http://www.rikipedia.it Riccardo Colombo

    Mi sembra che l’articolo dimentichi due vantaggi dell’auto elettrica: a) riduce l’inquinamento nelle zone di alto traffico automobilistico, mentre la produzione di energia elettrica è di solito localizzata lontana dai centri urbani e la sua produzione di CO2 è più facilmente controllabile; b) esiste anche l’inquinamento da rumore, che non capisco perché venga sempre trascurato.

  • Jack

    Giustamente l’autore conclude l’articolo con il fatto che non e’ corretto considerare solo la CO2, in quanto la maggior parte dell’inquinamento e’ causato da altre emissioni. Altri commentatori includono anche il fatto che bisognerebbe includere la produzione della benzina.

    Voglio solo segnalare un articolo pubblicato nel 2010 che tratta del completo ciclo di vita di un veicolo a batterie confrontato con un normale veicolo a combustione interna:

    http://pubs.acs.org/doi/pdfplus/10.1021/es903729a

    La conclusione nel testo e’:

    “A break even analysis shows that an ICEV would need to consume less than 3.9 L/100km to cause lower CED than a BEV or less than 2.6 L/100km to cause a lower EI99 H/A score.”

    Quindi certo bisogna stare attenti al mix che produce l’energia elettrica, ma esistono ben pochi veicoli che possano vantare un livello totale di emissioni piu’ “verde” di un veicolo a batterie.

  • http://valz.tumblr.com valz

    Finchè non si fanno i conti introducendo il costo ambientale dell’estrazione, della lavorazione e della distribuzione della benzina questo articolo non ha alcun senso scientifico su cui basare alcuna discussione.

    Per il ciclo di consumo del veicolo una volta rifornito di carburante le emissioni stanno a 0 contro 89 (e già scegliere il modello a benzina più efficiente è un po’ di parte come scelta).

    Per il ciclo di consumo energetico totale siamo a 93 contro 89 + non ci è dato sapere quanto. C’è una tendenza diffusa ad analizzare i costi ambientali dell’intero ciclo di produzione per le nuove tecnologie ecologiche e dimenticarci dell’impatto del sistema produttivo attuale.

    • http://energiaemotori.wordpress.com Filippo Zuliani

      Finchè non si fanno i conti introducendo il costo ambientale dell’estrazione, della lavorazione e della distribuzione della benzina questo articolo non ha alcun senso scientifico su cui basare alcuna discussione.
      Lo stesso bisognerebbe allora fare anche per il gas/carbone/uranio usato per alimentare le centrali elettriche.

      • http://valz.tumblr.com valz

        Sono d’accordo che se si estende il conto bisogna considerare anche il costo per le materie prime da cui si estrae l’energia elettrica. E mi rendo conto che così si rischia di estendere all’infinito le variabili da prendere in gioco e i dati sarebbero molto difficili da ottenere. Ci si può accordare nel decidere un limite di ciclo chiuso per effettuare un analisi e stilare dei raffronti tra due teconologie, ma converrà con me che in questo caso vengono confrontati due cicli energetici diversi nei casi dei due autoveicoli.

        • http://energiaemotori.wordpress.com Filippo Zuliani

          Dunque, ho fatto una ricerca bibliografica sulle emissioni delle raffinerie. In sunto, si trova di tutto – da zerovirgola a migliaia di grammi di co2 per litro di diesel raffinato – e regna il disaccordo piu’ totale. L’obiezione che fa lei e’ sensata. Tuttavia ad oggi non credo la risposta sia stata quantificata.

          • http://energiaemotori.wordpress.com Filippo Zuliani

            Mi correggo, questo studio del Dipartimento per l’Energia americano quantifica le emissioni di CO2 per i veicoli a benzina/diesel: l’80% e’ combustione da veicolo, 10% raffinazione e distribuzione e 10% estrazione e trasporto. Ergo, considerate le emissioni per raffinazione e distribuzione, le emissioni di CO2 della VW andrebbero aumentate del 10%, portandole a 97 grammi di CO2 al chilometro. Rimangono cmq paragonabili ai 93 grammi di CO2 al chilometro della Mitsubishi MiEV.

      • Andrea

        Gentile Zuliani, senza alcun intenti polemico: mi è sembrato di capire che il calcolo della CO2 emessa per km da un motore elettrico si basi esattamente sui costi ambientali di trasformazione e distribuzione dell’energia elettrica.Perché lo stesso non dovrebbe valere per i motori a combustione?

  • Francesci

    Anche io non capisco molto il senso di questo articolo.
    Le emissioni di CO2 credo siano il problema minore!!
    Forse mi sbaglio ma non andrebbero analizzati i dati circa il monossido di carbonio, i particolati, le polveri sottili e gli altri inquinanti?

    • derlokmerlo

      veramente le emissioni di co2 sono il problema maggiore, perché creano un impatto ambientale a livello sistemico cioè comune, cioè di tutti. Le emissioni delle polveri sottili invece è un problema molto circoscritto che impatta in uno spazio ben delimitato.

  • derlokmerlo

    sareui curioso di sapere da quale database viene preso il dato di 563 gCO2/kwh, ad esempio l’IEA da per la germania un dato molto inferiore di 403 gco2 stesso anno. se poi prendiamo l’Italia al 2010 abbiamo un mix con un valore di 356 gco2/kwh.
    Quindi l’auto elettrica consuma molto meno di quanto scritto nell’articolo.

    Se poi per caso io abitassi un palazzo di nuova costruzione che utilizza l’energia prodotta dai pannelli sopra il mio tetto, beh il dato di inquinamento calerebbe drasticamente.

    • http://energiaemotori.wordpress.com Filippo Zuliani

      sarei curioso di sapere da quale database viene preso il dato di 563 gCO2/kwh
      la referenza si trova sull’articolo di ATZ. E’ tedesca, la riporto qui – Umweltbundesamt: Entwicklung der spezifischen Kohlendioxid-Emissionen des deutschen Strommix 1990-2009 und erste Schätzung 2010 im Vergliech zum Stromverbrauch. März 2011.

      • derlokmerlo

        Io lavoro come consulente ambientale e mi occupo proprio di questo tipo di analisi, non mi sembra il miglior database da cui tirar fuori questi dati anche perché non è riconosciuto livello internazionale, nelle carbon footprint si utilizzano parametri riconosciuti a livello internazionale in particolare il database del defra UK http://www.defra.gov.uk/environment/economy/business-efficiency/reporting/

        oppure il database e i tool forniti dal ghg protocol. http://www.ghgprotocol.org/

        In particolare i dati forniti sulla Germania in termini di fattore di emissione sono molto più bassi.

        L’analisi poi pecca di un particolare:

        andrebbero conteggiate le emissioni derivanti dalla raffinazione del petrolio nonché della sua estrazione e non solo quelle derivate dalla combustione, una raffineria per far diventare benzina un litro di petrolio consuma energia che ha sua volta è stata prodotta emettendo co2 ai fattori di emissione di cui sopra.

        • http://energiaemotori.wordpress.com Filippo Zuliani

          Giusta osservazione. Saprebbe indicarmi una referenza sulle emissioni delle raffinerie? Non sono riuscito a trovarne alcuna.
          Sul database: 356 grCO2/kWh per l’Italia mi sembrano bassi. Terna ne dichiara 480, in linea coi 563 della Germania.

          • derlokmerlo

            Filippo, errata corrige era 386 non 356 per il 2009 e non 2010

            mi manderesti il link di terna? qui i dati dellla IEA che sono utilizzati anche nei tool del protocollo sui GHG, defra è invece ferma al 2008 ma i dati sono praticamente uguali a quelli della IEA (international energy agency) .

            http://www.iea.org/co2highlights/co2highlights.pdf

            questo tool usa i dati di cui sopra:
            http://www.sunearthtools.com/dp/tools/CO2-emissions-calculator.php?lang=it

            Una LCA completa o una carbon footprint sul litro di benzina “pubblica” non credo si trovi, almeno io non l’ho trovata. Ma sicuramente si potrebbe richiedere il dato ad una delle raffinerie italiane che hanno sistemi di gestione energetica certificati 50.001 e 16.0001.

            una volta avuto il dato energetico in tep si divide per i litri di carburante prodotto e si fa la conversione da tep a kwh utilizzando poi i fattori di emissione specifici. (non sarebbe un analisi esatta ma rende l’idea) in modo da avere:

            auto elettrica: emissioni da fase d’uso(cioè zero) + emissioni da produzione di energia

            auto a combustibile: emissioni da fase d’uso (combustione) + emissioni da utilizzo energia raffinazione + emissioni da combustione per trasporto benzina + le emissioni derivanti dall’estrazione di petrolio (molti di questi dati si trovano anche nel rapporto di sostenibilità ad esempio di ENI)

            Se poi vogliamo approfondire perché per fare tutto ci vuole un po’ mi puoi contattare via mail.

            Ciao

          • http://energiaemotori.wordpress.com Filippo Zuliani

            questo studio ISPRA basato sui dati Terna quantifica le emissioni delle rete italiana nel 2009 a 410 grCO2/kWh, perdite di trasmissione escluse (6.2%). Il dato che avevo io di 480 grCO2/kWh si riferiva al 2007. Lo aggiorno. Grazie della segnalazione e dei commenti.

          • Dario

            Come mai in Italia si produce meno gCO2/kwh che in Germania??
            Ho sempre pensato che senza centrali nucleari e con meno rinnovabili, ne producessimo di piu’.
            O e’ forse perche’ la compriamo dalla Francia?

          • http://energiaemotori.wordpress.com Filippo Zuliani

            Perche’ i tedeschi usano un sacco di carbone.

  • Francesco

    Il problema dei costi delle auto elettriche è solo un problema di economia di scala. Le case automobilistiche ancora non ci hanno puntato seriamente e non ci vogliono puntare nemmeno a breve, perchè dal punto dei vista dei componenti utilizzati un auto elettrica è drammaticamente più semplice, basti vedere come è fatto un motore elettrico rispetto a uno a combustione e da quanti pezzi è composto. La manutenzione di un motore elettrico è zero, ci sono tram degli anni ’20 che ancora vanno in giro. L’unico costo e problema attuale sono le batterie

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  • giovanni

    mi spiace ma usate i dati come volete voi mi sembra:

    se con 45 litri la polo fà 800 km significa una percorrenza media di circa 17 km/l, contro i 24 dichiarati, ergo significa che l’uso normale non rispetta le tabelle di consumo ma è più energivoro, ergo non rispetterà neanche le emissioni, che saranno ben più alte in gr/km.

    mi spieghi un pò come fà a dire che 100 km di autonomia sono pochi, se l’automobilista medio tedesco fà 15.000 km/anno e supponendo che usi la macchina 300 gg/anno, fanno 50 km al giono medi……..se poi la usa tutti i giorni……..

    sui costi poi lasciamo stare….
    come detto ben da altri il vero costo di un’auto elettrica prodotta su scala industriale, batterie comprese, sarebbe ridicolo.

    ma ci penserà il peak oil a risolvere tutti i problemi, togliendo alle masse la mobilità personale, senza che si sia nel frattempo pensato alle alternative.

    • http://energiaemotori.wordpress.com Filippo Zuliani

      mi spieghi un pò come fà a dire che 100 km di autonomia sono pochi, se l’automobilista medio tedesco fà 15.000 km/anno e supponendo che usi la macchina 300 gg/anno, fanno 50 km al giono medi.
      Il famoso Pollo di Trilussa.

  • Stefano

    I dati crudi sono ineccepibili. Aggiungerei un confronto basato non solo sulla CO2 ma anche sul consumo energetico effettivo.
    Considerando il modello della Polo da 55 kW e non trovando in rete i consumi reali, mi baso sui 3.3 l/100km dichiarati da VW (presuppongo ottimistici).
    Dato il contenuto energetico del gasolio di 10.48 kWh/l ottengo che l’automobile percorre 2.89 km/kWh, rispetto alla iMiEV che percorre 6.06 km/kWh. Siamo icirca in un rapporto 1 a 2 (0.48).
    Da questi valori è più facile “giocherellare” a quale sia la vettura più conveniente in base all’energia primaria usata per generare l’elettricità:
    – carbone: ipotizzando un rendimento medio di una centrale a carbone del 35% e le perdite della rete di distribuzione al 6% (talia) ottengo circa il 33%; a livello energetico è più conveniente la Polo;
    – metano: un ciclo combinato con il rendimeno del 56% (52% con le perdite di rete) porta in vantaggio l’auto elettrica
    – parco elettrico italiano: 46% di rendimento medio di conversione (43% con le perdite di ditribuzione)è circa in parità.
    Le fonti rinnovabili possono essere confrontate solo tramite LCA e conseguentemene con l’EROI risultante. Non lo faccio adesso per mancanza di tempo, ma ci proverò per esercizio.

    La fotografia della situazione attuale, però, deve essere inserita nel contesto fortemente dinamico del mercato dell’auto e delle tecnologie associate.
    Il mercato dell’auto a motore a scoppio è maturo ed il miglioramento tecnologico è ormai all’asistoto verso i limiti fisici.
    Il mercato dell’auto elettrica, al contrario, è agli albori e con una curva di apprendimento ancora tutta da percorrere. La tecnologia dell’accumulo (batterie, super caps) e delle soluzioni di insieme per l’auto elettrica (aerodinamica, tasmissione, coibentazione abitacolo, recupero in frenata, generazione elettrica a bordo, ottimizzazione dei consumi dei servizi a bordo) è ampiamente migliorabile.
    Se in questo contesto la Polo e la iMiEV sono in sostanziale parità, aggiungendo anche il picco del petrolio ormai conclamato, allora la macchina elettrica sarà per forza di cose il futuro della mobilità.

  • Barbara

    Sarà, ma se consideriamo le centrali elettriche italiane (che certamente sono più efficienti dei numerosi motori a benzina e diesel) e calcolando le emissioni di co2 dal pozzo alla ruota, credo che l’auto elettrica in Italia dovrebbe generare a parità di km percorsi il 50% di co2 in meno rispetto a quelli a benzina-diesel. Anche in virtù del fatto che la produzione in Italia non è solo da rinnovabili o da carbone ma ha circa il 26% di rinnovabili, il 13% dal carbone e il resto da gas e olio (fonte AEEG).

  • tassokan

    dimentichiamo sempre il piccolo problema della quantità enorme di energia necessaria per caricare le automobili, ovvero la necessità di aumentare enormemente la capacità della produzione e della distribuzione di energia, ovvero gli oligopoli si sposteranno dalla produzione delle automobili e alla distribuzione dei prodotti raffinati alla produzione di energia.un cambio di paradigma molto importante, che si risolverà in decenni.
    A meno , naturalmente di una riprogettazione delle automobili, come biciclette elettriche crenate, piuttosto che le costose automobili di adesso.
    proviamo a pensare a mezzi leggeri di duecento chili in plastica ed alluminio , in grado di portare due persone , invece di veicoli a benzina pesanti dai seicento chili o una tonnellata.
    per assurdo già con alcune batterie al piombo si otterrebbe una autonomia decente, con quelle al litio , poi si farebbero centinaia di chilometri molto facilmente.
    In questo caso si userebbe molto meno energia per la ricarica e per le batterie, e la benzina e il gasolio serviranno solo per i mezzi da lavoro e i mezzi militari.
    Certo rimarrebbe il problema della sicurezza, questi tricicli a batteria avrebbero la peggio in caso di incidente con una macchina “normale”
    ecco , basterebbe vietarle….

    immagino che tra venti anni circa se ne parlerà davvero , poi bisognerà dire agli industriali:
    “ciccio , c’e da rifare la rete elettrica e da BUTTARE VIA tutte le automobili fatte fino ad adesso, capito che business”

  • Marco

    Apprezzo sempre gli articoli di Filippo, molto chiari e mai di parte. Dall’alto della sua professionalità e competenza fa capire in modo chiaro quello che chi ha interessi in gioco non dice mai (per l’appunto che sia Greenpeace o le case automobilistiche). Io non sono un tecnico dell’ingegneria ma anche a fronte di questi dati di cui sento di fidarmi vorrei che si capisse bene quale è il problema principale Come si conclude l’articolo, quello che conta è che le auto normali non emettono solo CO2 ma anche veleni nell’aria. Quindi è questo il primo problema da risolvere. Lo si sentiva e diceva sempre( parlo al passato ora gli ospedali son aziende tali e quali alle banche) la salute prima di tutto. Quindi questo è il primo vantaggio che si scontra con gli altri due svantaggi portati alla luce e risaputi, nell’articolo: il costo e l’autonomia. Sul costo però si dice anche che ci sono modelli di nuova generazione che potrebbero costare come quelli a benzina/diesel quindi l’innovazione toglierebbe questo svantaggio. E sull’autonomia è vero, il modello preso in analisi ha un’autonomia che definirei ridicola a fronte del prezzo. Comprarsi uno “strumento”(ciò di cui ci si serve per ottenere qualcosa), per 37000 euro e poterlo usare solo in città o al massimo per la gita in campagna non mi sembra un buon rapporto qualità/prezzo. Quello che ormai da quando la Tesla esiste non capisco(in realtà qualche idea ce l’ho e a ben poco a che fare con la tecnologia ma molto con l’economia) è perchè le loro auto montano batterie che superano sempre i 100 km di autonomia: addirittura pei il Model S c’è una batteria in cui viene stimata un’autonomia di 300 miglia(482 km!)a una velocità media di 55 miglia(90km/h). La Roadster costa 100000 euro ma mi volete dire che son 65mila euro di batteria?Vorrei capire perchè più o meno tutte le case automobilistiche si son fatte il loro modello piccolo con le ruote strette lo fan pagare tutte tanto per un auto di quella categoria ma la batteria dura 100 e la Tesla invece 4 volte tanto.
    Durante la seconda guerra mondiale, molte fabbriche dell’industria ingegneristica civile furono convertite alla produzione di armi e questo avvenne decisamente alla svelta senza badare tanto a convenienze o meno. Si doveva fare e si è fatto. Invece questa cosa di continuare ad andare in giro con degli sputaveleni è da anni che si dice che si deve cambiare ma poi nulla. E il bello è che esperimenti funzionanti su piccola scala ne son stati fatti: guardatevi questo “Who Killed the Electric Car?”, documentario su come l’auto elettrica c’era già negli anni ’90. Inoltre siamo sempre limitati alla sostituzione di un elemento con un altro elemento. Bisognerebbe iniziare a parlare di sostituzione di sistemi con altri sistemi(car sharing,bike sharing,shopping delivery su larga scala non per 4 turisti e qualche avventore).

  • uqbal

    Ma tanto per avere un termine di confronto, una macchina a GPL o a metano quanto inquina (molto meno di diesel ed elettricita’, a questo punto!)?

    E cmq: ammesso che una macchina elettrica inquini a causa della produzione dell’elettricita’ che le serve, non e’ cmq avere UNA sola o poche ciminiere grosse, piuttosto che milioni di piccole ciminiere vaganti?

  • http://Google Iodice Generoso

    Io preferisco,delle centrali,a pannelli solari,perchè il carbone inquina,e il gas se scoppia,fa danni,se si vuole fare veramente un’ ambiente pulito al 100%100,come pure le fabbriche che emettono nei mari,oppure come ad esempio,i rifiuti tossici,oppure non riciclabili,potrebbero essere utili in questo modo:si fanno dei grandi contenitori,che con degli scanner messi,per vedere tutte le sostanze che ci sono,fino all’ ultima,particella,la più piccola,e secondo un grande computer,che elabora dati,per trasformazioni chimiche e tutto ciò che ci vuole,per avere qualche cosa tipo un metallo,con delle lavorazioni e delle aggregazioni chimiche in quantità,dettate del computer,(per avere un certo prodotto,qual si voglia),e tutto ciò che serve in aggiunzione per avere un prodotto,lo si faccia,così si avrà il prodotto,ed i materiali che non servono,o che distruggono l’ ambiente tipo i mari,oppure non si sa che cosa farne,o dove buttarli,si ha quel che si vuole,però questo computer deve essere,veritiero,e poi deve avere un programma,che non si ribelli mai all’ uomo,per nessun motivo,ed in più nelle sue elaborazioni chimiche deve togliere anche se tratta rifiuti tossici,togliere tutte le cose tossiche o qualunque cosa che faccia male,all’ ambiente e all’ uomo,o a qualche cosa.

  • francesco buffa

    Distinto Zuliani, mi pare che i numeri usati siano grosso modo corretti ma usati male:

    1) Le emissioni dichiarate da volkswagen sono un ottimistico limite inferiore non so quanto lontano dalla media, in quanto i cicli di omologazione vengono svolti (da TUTTI gli OEM) nelle condizioni più favorevoli alla minimizzazione di emissioni e consumi(al limite della frode)
    2) Le altre emissioni (particolato, ossidi di azoto e incombusti) sono soggetti in un motore a combustione interna allo stile di guida per via dei transitori e a notevole peggioramento con l’invecchiameto del powertrain.

    I dati di emissioni equivalenti del veicolo elettrificato sono invece robusti e quasi o del tutto indifferenti allo stile di guida perché tutti i motivi sopra non sussistono.
    Oltretutto i tassi di CO2/kWhel in Germania sono destinati a SCENDERE nonostante lo spegnimento delle centrali nucleari.
    Concordo infine con greenpeace in quanto volkswagen dei grandi OEM è la peggiore in quanto pur trovandosi in condizioni economiche di investire da sola in elettrificazione non lo fa (per esempio PSA e BMW si sono dovute mettere insieme per powertrain elettrificati e hanno da poco aperto un centro specifico a Monaco).

  • linodellolio

    nbe io non sono una cima ma credo che qualcuno abbia dimenticato ,a pari del processo di produzione dell’energia elettrica ,i costi e l’inquinamento prodotto dalle raffinerie e trasporti dell petrolio e di tutta la catena di produzione e distribuzione dei prodotti finiti e quindi valutiamo un po questo?????

    • http://energiaemotori.wordpress.com Filippo Zuliani

      Sono circa il 10% delle emissioni convenzionali delle auto a benzina/diesel. Basta aumentare corrispettivamente i valori relativi nell’articolo. La sostanza cmq non cambia granche’. Saluti.

    • Bart Simpson

      il petrolio per produrre energia elettrica non ha lo stesso problema? e il metano per le nostre centrali non deve essere trasportato?