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Travaglio e il suo doppio

30 agosto 2012

Una differenza tra Marco Travaglio e Giuliano Ferrara – una delle mille – è che il primo, lunedì sera su La7, non rideva. Al limite sorrideva sardonico, si metteva leggermente di tre quarti con la bocca a inversione di marcia e gli occhi sgranati, bolliti dal sole, incolleriti come se una pallonata gli avesse frantumato i vetri della parrocchia. Travaglio non rideva e incespicava nei tranelli grossolani di Ferrara come trattenuto nella sua boria spaventosa, come impietrito nella sua vanità adamantina che è l’altra faccia della sua timidezza. E uno può dire: chi se ne frega, quello di Travaglio resta un pubblico da Fight Club che dei contenuti intrinseci intende poco o nulla, basta che si meni: ascoltano il loro vate come se fosse un matematico che tra una formula ermetica e l’altra (la Consulta, l’articolo 338: sai che gli frega) si incendiano alle poche parole riconoscibili, alle grillate che non disdegnano i consueti sfottò sui difetti fisici dell’avversario: perché le sentenze e i Zagrebelsky di qua e di là, come no, ma alla fine c’è sempre che Ferrara è un ciccione («Bersaglio mobile») e altri sono rispettosamente dei rincoglioniti («sveglia, Macaluso») e insomma il solito cabaret del Travaglino.

Ma questo non c’entra, ora. Rivelatore è come Travaglio non rideva – dicevamo – e come maneggiasse l’espressione «verità» rispetto ai giuristi della domenica che osassero obiettare qualcosa e che sono sempre inquadrati come complici, conniventi, servi, talvolta ladri, quantomeno disinformati perché non hanno fatto una cosa che lui, Travaglio, fa sempre: copiare e ripetere. Lo fa bene, toglie amido al giuridichese, conciòna l’avversario con idiomi a metà tra il questurino e i vecchi film sulla mala, ma Travaglio fa quello: copia e ripete, e pazienza se lo faceva, per dire, anche un Ugo Intini con Bettino Craxi. Pazienza se l’Avanti! faceva con Craxi quello che Il Fatto Quotidiano fa con Antonio Ingroia: stessa puntualità, fedeltà, assenza di sbavature anche minime. Però Intini non andava in vacanza con Craxi. Intini, onestissimo, documentatissimo, non te la menava col povero Montanelli (che forse un virgolettato giudiziario non l’ha mai usato in vita sua) e con l’accigliata prosopopea del «facciamo-solo-i-giornalisti» e «raccontiamo-solo-i-fatti». I fatti di Ingroia, peraltro. Ecco, è questa pretesa superiorità che rende Travaglio insopportabile e versatile come un carillon: lui dice «non bisogna dare del tu ai politici né andarci a pranzo», ma coi magistrati però ecco, si può fare, anche se i magistrati all’occorrenza sono uomini di potere e soprattutto di parte, perché sono fonti univoche: ma se parli con Cicchitto e con Bersani sei un servo, se invece parli con Ingroia e Zagrebelsky sei un sacerdote della verità.

Se non parli giornalmente con nessuna fonte specifica, poi, sei un giornalista normale, un ignavo, una cosa terribile. E’ altro quel che deve fare il giornalista: deve fare copisteria giudiziaria, deve occuparsi della «verità» e dei «fatti» (quotidiani) perché del resto «prima che a condannare o ad assolvere, i processi servono ad accertare i fatti». Cazzata siderale, perché i processi servono a ciò a cui è costituzionalmente preposto il sistema penale, cioè a condannare o ad assolvere in nome del popolo italiano, non certo a redigere copiose motivazioni della sentenza (sentenza magari sterile, di prescrizione) e quindi a infarcire i libri di Travaglio con la consolazione che Andreotti o Berlusconi, se non fossero risultati prescritti e dunque «non colpevoli», magari sarebbero stati giudicati diversamente.

Ecco: Travaglio ha dedicato a questo la sua vita. La profusione di «fatti» e «verità» giudiziarie (non storiche) nasce da qui, e da qui nasce la pretesa di spiegare che il determinato processo X si doveva comunque fare: anche se è un delirio, anche se nessuno ricorda neppure il reato (che non è «trattativa», nel caso) e anche se, per inseguire i deliri di procura, si rischiasse di scrivere che Berlusconi e Dell’Utri sono i mandanti del delitto Borsellino e che Giorgio Napolitano sarebbe «il capo di quello Stato che trattò, e forse ancora tratta, con la mafia»: parole di Marco Travaglio, 18 luglio scorso. Questa immensa cazzata l’ha ripetuta sommessamente anche lunedì sera: che tutti i governi dal 1992 a oggi, cioè, possano esser stati complici di una legislazione pro-mafia a margine di un’eterna trattativa. L’ha detta ma quasi si vergognava, si vedeva: sentiva addosso gli occhi di Enrico Mentana e di altre persone normali. Si vergognava e ne aveva ragione.
Ma tornando a monologare con lo specchio, da Santoro, tutto tornerà più facile. La sua alterigia troverà pace, la vena del collo non rischierà di esplodergli.

N.B. Peccato che Travaglio non abbia voluto essere ospite a In Onda (la7) solo «perché ci sono io», come mi disse personalmente a giugno. Il 4 luglio, a In Onda, c’è venuto persino Ingroia, peraltro con Maurizio Belpietro. Direttamente Ingroia. Già che c’eravamo, abbiamo preso l’originale.

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  • reta

    sono d’accordo con lei facci. fra ferrara e travaglio molto meglio il primo. che ha argomentato in maniera egregia. poi si può essere d’accordo o no. travaglio proprio non lo reggo, è anche molto noioso. e i commenti sul fq fanno rabbrividire..

  • https://profiles.google.com/raffel.ibba/ab raffibb

    Gentile Filippo Facci,
    ci sono ben poche storie di antipatia e di avversione politica che possano reggere la verità su Marco Travaglio. Infatti il successo personale e giornalistico di Travaglio dipende esclusivamente da quella colossale truffa politico-culturale che è stato Silvio Berlusconi e la coorte di …. (#*@=#£$€”"?^! … etc) …. che l’ha accompagnato in questi diciotto anni. E della contemporanea (e voluta) totale assenza di una qualsiasi cultura, anche mediocre, di opposizione. non dimentichi cosa fu fatto a Montanelli.
    Ciao r

  • borroso

    “Dopodiché le interviste di Ingroia sono meravigliose,
    perché le rilascia per dire che non è il caso che
    rilasci interviste e risponde a domande per dire che
    non può rispondere a certe domande”

    “Una differenza tra Marco Travaglio e Giuliano
    Ferrara – una delle mille..
    ..insomma il solito cabaret del Travaglino.
    Ma questo non c’entra, ora. Rivelatore è come
    Travaglio non rideva – dicevamo”

    A me piace come scrivi e spesso quello che scrivi.
    Però certe volte perdi di vista te stesso e da lettore che si lascia spesso coinvolgere ti confido che (ahimè) spesso mi disorienti.
    E poi basta rancori, m’avvilisco a vedere tutto questo talento sperperato.

  • borroso

    Spesso non rileggo, portate pazienza.

  • daricomp

    Io il problema della “trattativa” veramente non l’ho ancora dimenticato. So anche che una delle strategie mafiose di cui i media sono inconsapevolmente responsabili è il far dimenticare velocemente, far scivolare nell’effimero. Travaglio fa il grillo parlante, ci vuole qualcuno che ti ricordi che il problema in Italia è la mafia e non Ruby Rubacuori. Piuttosto non mi piace il Travaglio che appunto parla di Ruby e delle scappatelle di Berlusconi.

  • raffael

    Facci, è sceso allo stesso livello di quel giornaliscmo che giudica e critica….racconti fatti, riporti documenti interessanti e non suoi pensieri personali.
    E ricordi che prescrizione non significa non colpevoli, è solo un modo per non essere giudicati (si domandi perche non vogliono essere giudicati), ma ne io e ne lei possiamo dire che siano innocenti.

  • acefalo

    Personalmente non sono un fan di Travaglio, ma, avendo ora appena finito di vedere la trasmissione in streaming, posso dire che l’articolo di Filippo Facci secondo me non rispecchia il vero. A me sembra che Travaglio cerchi di argomentare le sue risposte con le armi della ragione, mentre da Ferrara arrivano provocazioni tendenziose. L’atteggiamento di Ferrara, ai miei occhi, è finalizzato a portare il dibattito da un piano razionale-empirico a uno retorico-dialettico, così che non vi sia più un lucido confronto basato su esposizione di dati di fatto e personale interpretazione di questi ultimi, ma uno scontro fumoso e confuso dove può primeggiare chi ha la voce più forte o una maggiore abilità gesuitica di manipolare i discorsi a suo favore, avendo come scopo di trionfare sull’avversario e non di giungere a una qualche forma di verità. Inoltre non mi sembra affatto che Mentana getti degli sguardi di incredulità verso Travaglio, ma al contrario si sbigottisca di fronte alle semplificazioni di Ferrara.

  • caterpillar

    Leggo sempre i post di Facci quando smonta Travaglio, è come togliere una tenda e vedere che c’è dietro

  • caterpillar

    Qui c’è la puntata di Bersaglio Mobile cui si fa riferimento
    http://youtu.be/lNtU0XcvybI

    da 1:40:00 c’è Boccia e Travaglio che gli dice che tutte le forze del Parlamento hanno contribuito a smantellare la legislazione antimafia

  • 1uigi

    Premesso che detesto Travaglio, con mia grande sorpresa trovo questo articolo poco concludente. Che Travaglio sia un pessimo informatore si poteva dirlo portando argomenti più succosi.
    In definitiva in un articolo su questo tema a me piacerebbe in massimo grado sapere che cosa dice veramente la legge sulle intercettazioni dei parlamentari!
    Vanno distrutte appena ci si accorge di intercettarli (ANCHE se il telefono oggetto di intercettazione è un altro), come diceva Guzzanti, oppure bisogna conservarle e metterle a disposizione delle parti come dice Ingroia?
    Un ringraziamento a chiunque mi sappia rispondere.

  • goatboy

    Gentile Facci,

    solo una calorosa esortazione: porti Enrico Tagliaferro in tv. E’ l’unica.

    Saluti

  • bertoga

    Facci Lei mi ricorda, mi scuso per il paragone, Cassano. Se non segue gli sport minori, è un calciatore.
    Un grandissimo talento sciupato dal incapacità di controllare le emozioni; e, guardi, non sono nemmeno d’accordo con PINAZ81 sulla sua conduzione di “In Onda”; per me era partito benissimo, due spanne nette sopra Telese.
    Mi infastidisce un po’ la conduzione stile Cruciani perchè già vista (dovrei scrivere sentita) e perchè in realtà non è necessario essere sprezzanti e “comunque controcorrente” se le domande che si fanno sono buone domande e soprattutto mettono l’interlocutore in condizione di non poter recitare la risposta ma di doverci riflettere.
    Però dopo una semi dozzina di puntate del suo programma avevo cominciato a pensare che fosse un giornalista di talento. E in realtà lo è. Ma stridono i suoi piagnistei quando viene interrotto dalla co-conduttrice o la correggono e addirittura si perde in un bicchier d’acqua quando scrive o parla di qualcosa che la coinvolge emotivamente.
    Il classico tennista che sta arrivando al match point e comincia a innervosirsi, urlare contro l’arbitro, contro il pubblico, contro l’asciugamano mente il brocco al di là della rete gli soffia la vittoria.
    Travaglio che ha meno talento di Lei la fa innervosire: è evidente. Se non è in grado di togliere il livore da quello che scrive, anzi se lo pubblica evidentemente ritiene che sia funzionale a quello che scrive, ci pensi e non disserti di ciò che la fa innervosire