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Ciriaco Ingroia

19 giugno 2012

Prima – come dicono in televisione – va fatta una premessa, anzi una domanda. Questa: ma Antonio Ingroia quando lavora? Lui e Giulio Cavalli (che non è il suo stilista, ma un «attore, scrittore, regista e politico italiano») ieri avevano organizzato la presentazione di un libro proprio durante la partita dell’Italia, peraltro prevista da mesi. Hanno dovuto rinviare dopo trattativa. Il libro era Palermo, gli splendori e le miserie, l’eroismo e la viltà (Melampo) di Antonio Ingroia, uscito un mese dopo Io so. Antonio Ingroia racconta il ventennio berlusconiano (Chiarelettere) e quattro mesi dopo Il sentimento del giusto, un dialogo nel tempo con Paolo Borsellino a cura di Antonio Ingroia, che oltretutto non si perde un convegno o una comparsata ma soprattutto rilascia interviste a raffica.

Dopodiché le interviste di Ingroia sono meravigliose, perché le rilascia per dire che non è il caso che rilasci interviste e risponde a domande per dire che non può rispondere a certe domande: dopodiché risponde a tutte le domande, ma lo fa in palermitano, inteso non come dialetto ma come somma di allusioni e circonlocuzioni ampollose (dico/non dico) che farebbero sembrare cristallino Ciriaco De Mita. Tra l’altro – a proposito di tempismo e di libri da presentare proprio quando gioca l’Italia – va detto che Ingroia doveva intervenire anche alla festa de Il Fatto Quotidiano – nei pressi di Reggio Emilia – nei giorni in cui c’è stato il terremoto: hanno dovuto rinviare, e senza trattativa. Certo, mica è colpa sua.

Terminata la premessa, eccoci finalmente all’intervista rilasciata a Repubblica di ieri da Antonio Ingroia, procuratore aggiunto della procura distrettuale antimafia di Palermo. Un capolavoro dei suoi. Una sua tecnica discorsiva e prudenziale, molto borbonica e spesso in uso anche ad Antonio Di Pietro, è premettere una cosa e poi dire il contrario. Del tipo – stiamo inventando, ovviamente – «io non ce l’ho con tizio, ma vorrei che tizio morisse», oppure «io sono un garantista, ma penso che tizio vada torturato coi ferri ardenti». Ingroia, nell’intervista, usa questa tecnica per negare le evidenze che persino un intervistatore come Salvo Palazzolo, competente ma non ostile, è costretto a fargli presente. Il giornalista gli chiede del pressing dell’ex ministro Nicola Mancino per far intervenire addirittura il Quirinale nell’indagine sulla fantomatica «trattativa». E Ingroia risponde «non mi sembra il caso che io commenti» e poi ovviamente commenta, dicendo che lui (loro) non hanno mai ricevuto o ceduto a condizionamenti e pressioni. Palazzolo gli fa presente che lo stesso Mancino aveva citato un’apparente mancanza di coordinamento tra le procure di Palermo e Caltanissetta e Firenze (che indagavano sui misteri del ’92 e ’93) e gli chiede se questi dissidi ci siano stati: «Credo proprio di no», risponde Ingroia a dispetto della verità e della cronaca più notoria, e chiusa lì. Palazzolo gli dice che Mancino è stato messo sotto intercettazione nonostante fosse un semplice testimone, che non è una cosa da poco, e Ingroia risponde che «abbiamo messo gli atti a disposizione delle difese, che potranno leggere le motivazioni dettagliate». In pratica non risponde, ammettendo solo che temeva che Nicola Mancino potesse concordare con altri le versioni da riferire.

Poi la spara ancora più grossa: «Trovo le conclusioni dei colleghi di Caltanissetta (che assieme a quelli di Firenze indagano sulle stragi, ndr) del tutto convergenti con quelle di Palermo». E Palazzolo è costretto a ricordargli che il pm Paolo Guido non ha neppure firmato l’atto di chiusura dell’indagine, per non parlare – aggiungiamo noi – del ruolo fondamentale che i pm Antonio Ingroia e Nino Di Matteo attribuiscono ai complicati racconti di Massimo Ciancimino, un teste che la procura di Caltanissetta ha completamente demolito in quanto «i suoi comportamenti appaiono inspiegabili alla luce dei più elementari principi della logica». Ma a Ingroia la sua verità basta dirla: «Non mi pare che si possa parlare di divisioni». Stop. E fa niente se ci sono sentenze che hanno escluso un «concorso esterno» da parte di Marcello Dell’utri e Calogero Mannino dopo il 1992: «Non si imputa loro di aver contribuito a rafforzare cosa nostra». Ah no? E che cosa gli imputate, allora? «Dell’Utri avrebbe fatto da tramite per alcune specifiche minacce di proseguimento delle stragi, pervenute al presidente del consiglio dell’epoca, Silvio Berlusconi». E che reato è? Mistero. E Mannino di che è accusato, precisamente? «Attentato a corpo politico dello Stato». E Nicola Mancino? Falsa testimonianza. L’ex ministro Giovanni Conso più o meno anche: false dichiarazioni ai magistrati.

Tutti ripieghi laterali per occultare un semplice dettaglio: il reato di «trattativa» non esiste, e Ingroia sta cercando di ricavarlo sommando altri reati tutto sommato improbabili ma drammatizzati con la complicità di giornali e giornalisti amici. Salvo Palazzolo a quel punto gli fa presente che anche un professore di diritto penale come Giovanni Fiandaca (non proprio il primo che passa) ha detto che non si può contestare a dei politici una «trattativa» che avesse l’obiettivo di evitare altre stragi e che perciò scegliesse (legittimamente) di alleggerire la strategia antimafia. E Ingroia: «Nessun politico è accusato di aver trattato con la mafia… non sono incriminati per concorso in trattativa». Che non esiste, peraltro. Dunque: di che stiamo parlando precisamente? Qual è la vera rilevanza delle indagini di Ingroia? Provate a spiegarlo a uno straniero, se ci riuscite. Se avanza tempo, anche a noi.

(Da Libero)

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  • http://ilmiomanifesto.blogspot.com broono

    Non esiste il reato di “Trattativa” né può essere contestata a dei politici una «trattativa» che avesse l’obiettivo di evitare altre stragi?
    Forse vale appena la pena di ricordare che, quando si parla di mafie, la parola “trattativa” assume un notevole numero di significati.
    Perché anche quando due ti entrano in ufficio e ti dicono che se non versi loro qualche euro di mancia al mese ti fanno saltare in aria i capannoni con dentro gli operai, ti stanno proponendo una trattativa che ha come obiettivo quello di evitare altre stragi.
    E mica si sta dicendo che se tu paghi allora sei reo di concorso in associazione, ma liquidare con un articolo come questo l’eventuale “trattativa” sarebbe già demenziale sapendo che uno degli interlocutori è la mafia, figurati quando lo si fa sapendo che l’altro interlocutore si figura essere lo stato stesso.
    Facciamo finta che sia avvenuto, che per esempio non sia razionalmente possibile diventare primo partito in sicilia senza l’ok della mafia, a te basta sapere che non esiste il reato di trattativa e che “moralmente” la trattativa sarebbe comunque legittimata dal suo evitare morti (si chiamano ricatti quelli, non trattative) perché tutta la tua abilità sia soddisfatta di concentrarsi su quanti libri scrive Ingroia?
    Anche i laogai sono legittimi, in Cina, non esiste il reato di “chiusura in Laogai e buttamento di chiave”.
    Secondo la logica che applichi ogni volta che parli di (sintesi) Dell’Utri non dovresti condurre la battaglia culturale che al contrario conduci quasi unico in Italia perché qualsiasi giornalista cinese potrebbe chiederti se sai indicare quale reato compie il governo quando chiude per vent’anni qualcuno in uno di quei cosi, visto che per te la linea di confine è il codice penale e se sul codice la trattativa non è reato allora sia trattativa senza alcun problema.
    Anzi magari pure lodata, perché oh evita altre stragi mica baciamolemani per due grissini e un gratta e vinci.
    Ingroia invece scrive molti libri e non va mica bene, va segnalata l’anomalia ai lettori, che devono aprire gli occhi.
    Boh.

  • 1uigi

    @Broono
    provo ad azzardare: presumibilmente non è la magistratura a dovere dire se c’è stata una trattativa, ma gli elettori.
    Se no deleghiamo la scelta dei candidati alla magistratura ed è bella finita.
    Inoltre mi piacerebbe che il magistrato che indaghi su questo sia al disopra di ogni sospetto, cioè non sia sospettabile di avere teorie preconcette, non sbandieri o lasci intuire simpatie politiche e non appaia strettamente contiguo a giornali con dei precisi nemici politici.
    Ogni riferimento a persone è perfettamente casuale.

  • bvd75

    Ottimo pezzo sul nulla. Siamo in una crisi economica di enormi proporzioni causata da decenni di governo senza idee, ma pare quasi che il problema piu’ importante sia rappresentato dalle interviste di Ingroia. Non riesco proprio a capire dove sia l’attualita’ di questo articolo: il berlusconismo e’ finito ed e’ ora di finirla di fare articoli come questo: non ce ne frega piu’ niente dei processi del nostro ex-presidente: sono tutti fatti suoi.

  • splarz

    Applausi per Broono. Credo che l’atteggiamento di Facci – Trattativa? Embè, anche se fosse? – lasci poco spazio alla discussione.

  • jamesnach

    Cavalli e Ingroia hanno dedicato la loro vita alla lotta alla mafia, e vivono sotto scorta.
    Ma ovviamente a Facci nulla di tutto questo interessa, nemmeno un virgola…

  • facci

    Calma, ragazzi. Alla questione della ‘trattativa’ ho riservato parecchi articoli e ho una documentazione da spavento (reperita anche a Palermo) ma non è che ogni articolo debba essere in sé esaustivo e didascalico circa la questione. Non esiste articolo, vi giuro, senza che qualcuno mi dica ogni volta «finalmente, dovresti scrivere sempre questi articoli» oppure «non ce ne frega niente di questi articoli».

  • ulisse85

    @broono meno male che poi e’ arrivato Orlando con le sue vittorie al 70-80% a dimostrare che e’ razionalmente possibile vincere in Sicilia senza la mafia. Ovvio che se poi dovesse perdere sarebbe solo per gli accordi mafiosi degli altri. La domanda, abbastanza importante a mio parere, e’: ma i vertici del paese hanno fatto qualcosa o e’ tutta un’invenzione di qualcuno? Se poi tu e gli altri commentatori avete gia’ le risposte, quelle di Ingroia, buon per voi. il resto del paese vorrebbe solo capire senza alcun tipo di costruzione fantasiosa. Anche perche’ l’assunto di base del ragionamento di Ingroia e corte e’: Dell’Utri e’ mafioso perche’ ha vinto le elezioni. E perche’ ha vinto le elezioni? Perche’ e’ mafioso. Cane che si morde la coda, smentito in sede processuale. Orlando, invece, non e’ mafioso. Perche’ Orlando non e’ mafioso? Perche’ ha vinto le elezioni. Perche’ Orlando ha vinto le elzioni? Perche’ non e’ mafioso. Questa si’ che e’ una analisi approfondita. Peccato che chi e’ stato eletto con le preferenze all’interno della DC con l’aiuto di Ciancimino e’ Orlando, non Dell’Utri. Ma tanto Ingroia ha detto diversamente, quindi sara’ come dice lui. Quali prove porta? Nessuna??! Vabbe’, ha comunque ragione. Ovvio che qui non si muovono accuse a Orlando, ma si cerca di evdenziare le falle di un ragionamento.

  • piergiorgio

    l’eventualità della trattativa stato-mafia certamente sarebbe qualcosa di politicamente clamoroso, tanto è vero che nessuno la ammette. Insomma è inutile nascondersi dietro un dito: l’idea che rappresentanti dello Stato “trattino” con dei criminali invece di combatterli, sia pur magari a fin (presunto) di bene, lascia desolati perchè se tu tratti con qualcuno necessariamente vuol dire che rinunci, almeno parzialmente, a combatterlo, se no come potresti trattare con lui? La “trattativa” presuppone sempre una “pax” almeno temporanea. E la “pax” verso un criminale, o peggio un’associazione criminosa, non è proprio “legittima” visto che la Legge impone di contrastarlo il crimine.

    Tuttavia il diritto penale deve essere applicato da tutti per quello che è e dovrebbe essere. Le fatispecie penali devono essere TASSATIVE, CHIARE,UNIVOCHE se no torniamo al medioevo. Facci dice questo: non possiamo inventarci fattispecie penali di fronte ad un fenomeno pur eventualmente riprovevole o criticabile o che non ci piace. Nè si possono usare fattispecie penali “obliquamente” cioè appunto ricorrendo al campo penale per punire quel fenomeno che non ci piace che però di per sé penale non è. Questa storia della “trattativa” è effettivamente piuttosto fumosa. Certo non si può escludere a priori che in occasione di una simile “trattativa” si verifichino veri e propri fatti di rilevanza penale (se per es. io pubblico ufficiale depisto delle indagini perchè ho assunto questo impegno nella “trattativa”…) MA occorre individuare precisamente questi fatti (e poi provarli naturalmente). Ci possono essere e ci possono non essere. Se non ci sono fatti specifici di questo genere siamo solo nel campo della responsabilità politica, etica, civile.