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Una campagna in fumo

31 maggio 2012

Oggi è la «Giornata mondiale senza tabacco» e si celebra una campagna proibizionista che si è rivelata fallimentare in Italia e all’estero, e che promette di peggiorare con nuovi divieti che sfiorano il comico. Premetto che sono un fumatore e che ho avuto una famiglia di fumatori decimata dai tumori (anche ai polmoni) sicché non ho nessuna voglia di scherzare sull’argomento.
Il primo fallimento riguarda la famosa Legge Sirchia varata nel 2005, in teoria la più severa d’Europa. Al tempo i fumatori erano il 25,6 della popolazione, oggi sono al 22,3 (12 milioni di italiani, dati Istat) e il calo, trascurabile, è inferiore a quello di altri paesi assai meno proibizionisti. I dati oltretutto sono fondati sulla vendita legale di sigarette e non considerano il contrabbando (che è tornato a prosperare per via dei continui aumenti) e non considerano neppure il grande aumento delle vendite di cartine e tabacco sfuso. Ma il disastro è che il fumo è in assoluta ascesa tra i giovani e le donne, il che dimostra che le sigarette riguadagnano appeal proprio in virtù dei divieti: nei giovani tra i 24 e i 34 anni (dati Doxa) fuma il 38,9 per cento dei maschi e il 22,4 per cento delle femmine, con in più il particolare che il 78,2 per cento di essi «a smettere non ci pensa nemmeno».
La Legge Sirchia, in pratica, ha significato il divieto di fumare nella maggioranza dei ristoranti (le salette con gli impianti di areazione sono molto costose, anche se negli ultimi anni sono in rapido aumento) e c’è più attenzione in mezzi pubblici, scuole, ospedali, uffici e aziende: ma tutto ciò in teoria era già previsto nella legge amministrativa del 1975. In questo senso, civicamente, la legge è servita a ridonarci l’educazione e la civiltà necessarie per non fumare laddove già era vietato. Ma la vera rivoluzione della Legge Sirchia doveva riguardare i famosi «sceriffi antifumo» (che non esistono più per una sentenza del Tar) e riguardare in particolare tutti i cosiddetti «luoghi aperti a utenti», cioè studi professionali, condomini, stazioni, circoli, club, feste private e pure il Parlamento italiano: ma in tutti i casi c’è stato un accomodamento all’italiana e in pratica si continua elasticamente a fumare come prima, o come si fa nella maggioranza dei paesi civili. Il fatto che a un anno dall’applicazione della Legge ci fossero state solo 327 infrazioni accertate (perlopiù per l’irregolarità dei cartelli, perché i fumatori beccati in flagrante furono 112) è stato un viatico per la situazione attuale: le multe sono una rarità assoluta. Una sentenza del Consiglio di Stato del 2009, non bastasse, ha annullato ogni sanzione ai proprietari di locali che non segnalino i fumatori in contravvenzione: tanto che gli strappi alla regola, se nessuno protesta, ormai non si contano. L’importante è non esibire posacenere, perché dimostrerebbero una complicità.
Ma passiamo all’Europa, che non ha una legislazione unica ma porta avanti una politica ridicola. L’Organizzazione Mondiale della Sanità nel 2003 ha siglato il Framework Convention on Tobacco Control (Fctc) secondo il quale i governi non devono neppure parlare o avere contatti con le industrie del tabacco: nulla impedisce tuttavia che ne incassino le copiosissime imposte, in sostanza i soldi che l’industria fa incassare loro. Solo in Italia, nel 2011, il settore del tabacco ha portato allo Stato un gettito di 14 miliardi di euro a titolo di IVA e accisa. Ipocrisie a parte, è comunque in arrivo una Direttiva europea sul tabacco che è una comica assoluta.

Prevede tre cose. La prima è l’introduzione del pacchetto generico (plain packaging) che sia uniforme per tutti i marchi e che renda quasi indistinguibili le singole marche: verrebbe stampato, cioè, solo il nome del marchio con caratteri e colore uniformi per tutti, e per il resto grande spazio per le cosiddette «immagini shock» di dimensioni sproporzionate. Non solo le scritte iettatorie sui pacchetti, quindi, ma direttamente delle foto con polmoni incatramati e bambini morti. Parentesi: si potrebbe metterle anche sulle automobili, che ammazzano anche di più, o ripristinare le terrificanti scritte che troneggiavano su certe chiese rinascimentali: «Ricordati che devi morire». Il secondo divieto previsto dalla prossima direttiva europea è quello di esposizione: i pacchetti, cioè, andrebbero stoccati sotto il banco. Ci sono 56.000 tabaccai italiani che dovrebbero rivoluzionare il negozio. E ci sono Paesi in cui questo divieto è in vigore da tempo (Inghilterra e Irlanda, per esempio) senza che sia calata la percentuale dei fumatori. Parentesi: considerando che è anche vietata ogni forma di pubblicità, senza esposizione non si capisce come un cliente possa venire a sapere che un prodotto (nuovo, ma anche vecchio) sia in vendita. Se vendessero un nuovo tipo di sigarette, per dire, sarebbe un segreto da passaparola.
L’ultimo punto della direttiva europea riguarda il divieto di utilizzo degli «ingredienti», cioè sostanze per condizionare il sapore del tabacco: sono sostanze comunemente utilizzate nell’industria alimentare (di norma le mangiamo, cioè) e riguardano soprattutto il tabacco cosiddetto Burley, usatissimo in Europa e prodotto soprattutto dove? In Italia, dove 60mila persone ci lavorano in Campania, Umbria, Veneto, Lazio e Toscana. Si è ipotizzato che questi «ingredienti» possano portare ad assuefazione, ma prove scientifiche serie – rilevate molti anni fa per altre sostanze, poi proibite – non ce ne sono, come gli stessi organi europei hanno dovuto riconoscere. Ma fa niente.
E mentre in Inghilterra si parla di negare la mutua agli obesi (e di preparare etichette per cibi e vini come quelle dei pacchetti di sigarette) i nostri parlamentari ci mettono del loro. L’ex sottosegretario all’Economia Alberto Giorgetti (Lega) ha proposto di vietare le sigarette ai minorenni in convergenza con la diessina Livia Turco: ignorano che ad aver clamorosamente favorito il fumo dei minori e delle donne, in tutto il mondo, sono proprio i divieti. E pensare che gli antifumo avevano la vittoria in mano, qualche anno fa: le sigarette andavano sparendo proprio perché non avevano più appeal né status, facevano socialmente arretrato. Ora è ridiventato chic e le imprese (come dimostra uno studio di Euromonitor) se ne sono pure accorte, e infatti molti locali antifumo stanno facendo marcia indietro in tutto il Continente. Allo stadio Meazza, in compenso, il sindaco Giuliano Pisapia vuole imporre una politica no-smoking anche tra le tribune. E qui lo capisco, ha ragione: l’ultima volta che ci sono stato, durante il secondo tempo, il fumo si accumulava al punto da oscurare la visuale. Erano i fumogeni dei tifosi del Milan: quelli non li hanno ancora proibiti, pare.

(da Libero)

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  • momin

    La legge Sirchia non è una legge proibizionista, non ha impedito il consumo del tabacco, ha messo delle regole tutte abbastanza corrette, che fortunatamente sono qusi ovunque rispettate. E’ stata una legge civile è necessaria. Tutte le altre considerazioni dell’autore sono solo fumo.

  • oneiros

    Per affermare cosa ha provocato cosa si ha bisogno di studi, non di racconti annedotici.

    Dove mai sarebbe accaduto che il fumo sia stato percepito come un divieto in italia? Intendo come divieto sotto forma di ostracizzazione, non divieto nel senso del fumo passivo. Quello per fortuna ci è entrato subito in testa.

    Non c’è nessun ostracizzazione sociale verso il fumatore che rispetta le norme per i luoghi pubblici, dove sarebbe quindi il fascino del proibito? Secondo quali basi si afferma che il fumo stava scomparendo come atto sociale e che sia poi tornato in voga per voglia di anarchia?

    Di quale proibizionismo si starebbe parlando se la vendita è liberissima?

    I danni del fumo sono così ampi, non si limitano al tumore ai polmoni, e il suo potere di assuefare è così elevato che va considerato come un problema dell’ordine dell’uso di eroina e affini, più che del proibizionismo anni 20 dell’alcool.

    Ah, no, fare un paragone con le macchine è sbagliato, perchè le macchine non ti danneggiano a priori, per ilmsolomfatto di usarle.

  • mago

    dice bene LUCAC: il principio di difesa dei non-fumatori è ineccepibile. Probabilmente i fumatori vorrebbero tornare a dominare certi “teatri”… e magari hanno pure ragione, sarebbe meglio che li lasciassimo “cuocere nel loro unto” e non frequentarli punto

  • luigi052

    Sono un fumatore, uno di quelli forti però per quanto riguarda la tutela dei non fumatori secondo me la legge Sirchia ha funzionato e io stesso, quando vado nei luoghi pubblici non più ammorbati dal puzzo di fumo, ne beneficio.
    Per il resto, cioè la mancata forza deterrente delle campagne antifumo, Facci ha ragione.

  • jamesnach

    Articolo pieno di inesattezze ed omissioni, e sostanzialmente senza senso.
    Iniziamo con lo spiegare un concetto elementare, caro Facci: la legge Sirchia non è proibizionista, visto che non rende illegale il fumo tout court ma semplicemente le vieta in alcuni luoghi pubblici. Facile.
    Inoltre: vorresti farci credere che dopo la legge Sirchia non sia cambiato niente, in Italia?
    Beh, raccontalo a qualcun altro.
    Perchè, contro ogni pronostico, la legge è stata interiorizzata ed è rispettata pressochè ovunque.
    Risultato: milioni di fumatori hanno smesso.
    Eh già Facci, sono i fumatori passivi, come il sottoscritto, che dal 2002 non devono più sopportare di rimanere gassificati dal vostro vizio.

  • piti

    Capisco che ci si senta tutti più liberi e anarchici nel sostenere che il proibizionismo, nel caso quello del fumo nei locali pubblici così come dispose Sirchia, non porti effetti. Però mi permetto di non crederci. Proibire conta: non azzera ma abbassa il numero di chi fa uso di tabacco o di quel che è proibito. Proibire vuol dire rendere più complicato, più scomodo, più rischioso fumare dove e quando non è ammesso. E questo conta, come conta che siano proibite altre sostanze. Non ditemi che fumano in tanti, o che ne fanno uso in tanti, di cannabis o di quel che volete, in barba al proibizionismo. Pensate piuttosto che, senza proibizionismo, se ne farebbe un uso ancora maggiore.
    E comunque passare in sette anni dal 25,6 al 22,3 di fumatori significa una diminuzione di oltre il 13%. Che non è poco, specie tenendo conto che parliamo di sostanze che provocano dipendenza.

  • sombrero

    Ho fumato felicemente per decenni, fino a poche settimane fa. Ho deciso di smettere più che altro per motivazioni economiche: semplicemente non posso più permettermi di regalare quasi 1600 euro all’anno allo stato (tra l’altro per avvelenarmi). Mi manca moltissimo, e non solo per la dipendenza fisica, ma non credo che tornerò indietro. O almeno lo spero.
    L’antefatto era necessario per far capire che non sono una mammoletta salutista new age, eppure la legge Sirchia è stata un’ottima legge nonché una delle pochissime che non abbia sofferto di una sostanziale disapplicazione dopo pochi mesi (segno che evidentemente la misura era colma). Io stesso, da fumatore convinto e appassionato, non sopportavo più l’aria irrespirabile e il tanfo dei vestiti una volta tornato a casa.
    Detto questo, i proibizionismi non piacciono nemmeno a me né apprezzo il terrorismo intorno all’alcool e alle sigarette. Inoltre, dando un’occhiata in giro, ho l’impressione che i ragazzi con una sigaretta in bocca siano fortemente diminuiti (almeno rispetto a 20-30 anni fa).

  • rmontaruli

    La legge Sirchia, per quanto mi riguarda, funziona benissimo.
    Da non fumatore me ne sono accorto eccome!
    Prima della legge, mi capitava spesso di imbattermi in gente che fumava, anche dove non si sarebbe potuto, treni, locali, ma soprattutto in ufficio! Da quando la legge e’ in vigore, non mi sono piu’ imbattuto in gente che fuma, se non all’aperto, dove il fumo non infastidisce.
    Se poi Facci afferma, che in base ai suoi dati, il numero de fumatori non e’ calato, pazienza. Per i non fumatori, questa legge ha sicuramente determinato un aumento della qualita’ della vita.

  • oneiros

    Sul fumo però sombrero non c’è nessun terrorismo, è proprio INCREDIBILMENTE pericoloso. Sono livelli di dannosità che si riflettono in maniera pesantissima su praticamente tutto l’organismo, non solo sui polmoni. Ci sono statistiche spaventose sulla maggior incidenze di certe patologie nei fumatori, roba da da mettere veramente paura per quanto è alta la sproporzione di casi tra fumatori e non fumatori.

    Se l’alcool può essere usato con moderazione e non fare danni, la sigaretta fa danni pesanti anche se usata con moderazione.

  • sombrero

    @Oneiros
    Che faccia male è fuori di dubbio, ma lo stato-mamma lo rigetto con tutto me stesso. Io sono io perché sono sostanzialmente libero di fare quello che voglio, anche ammazzarmi come meglio credo, non perché ho il colesterolo basso o i polmoni da maratoneta.

  • pendolare

    +1 per lucac
    una delle migliori leggi degli ultimi dieci anni

  • zuckerberg

    A mio avviso la legge Sirchia è stata un’ottima legge. Almeno dalle mie parti(Emilia), non era necessario fare le multe perchè chi si sentiva danneggiato dal fumo ove proibito faceva valere i propri diritti. Io al tempo ero fumatore ma ho apprezzato molto la legge, si poteva mangiare senza essere affumicati ed andare in discoteca senza uscire con occhi rossi e vestiti da lavare subito.Forse qualcuno ne ha travisato lo scopo: proteggere la salute soprattutto dei non fumatori e non costringere a smettere di fumare preferisce farlo. Non mi sembra così antiliberista nè probizionista. Sarebbe più liberista imporre un carcinoma a tutti?

  • oneiros

    @sombrero tu hai parlato di terrorismo, e ti ho risposto che quello non è terrorismo, è anzi molto più rassicurante di quanto lo siano i dati veri.

    Inoltre quando si ha a che fare con sostanze cosi assuefacenti ( la nicotina è nelle parti alte della scala,,insieme ad eroina e altre droghe del genere) il concetto di auto distruzione va mitigato fortemente, perchè non è veramente libero di scegliere. Dal punto si vista sociale e quindi legislativo il problema di queste sostanze non è il loro danno sull’organismo (quello è un problema medico) ma il loro effetto assefuacente.

  • BeatoPorco

    bene, io sono un fumatore sfigato.
    ciò premesso, gli ex redenti, terrorizzati e sconvolti dal rimpianto mi fanno pena.

  • sombrero

    @Oneiros
    Se tutto ciò che non puo oggettivamente essere definito frutto al 110% del libero arbitrio dovesse subire lo stesso trattamento del fumo, temo resterebbe ben poco. Anche di cose un po’ più importanti delle sigarette.
    Puoi anche non scegliere molto consciamente di iniziare, se non altro per l’età, ma sei sempre libero, quando e come vuoi, di smettere. E se non smetti è perché fondamentalmente non vuoi, non certo perché la dipendenza da nicotina lo rende impossibile. Non raccontiamoci balle, dai. Manco fosse crack.