Immaginate che lo scudetto dell’inter lo festeggino i milanisti. Oppure che la disfatta di Napoleone a Waterloo la festeggino i francesi. O che la Moratti celebri le Cinque giornate di Milano ricordando il generale Radetsky anziché Carlo Cattaneo.
Ma forse è impossibile immaginare un parallelo con quanto sta accadendo per le celebrazioni dei 140 anni della Breccia di Porta Pia, evento storico che il 20 settembre 1870 segnò la fine dello Stato Pontificio e l’annessione di Roma al Regno d’Italia. Basti dire che alla testa della cerimonia ci sono monsignor Ravasi, ministro del Vaticano, e il cardinale Bertone, segretario di stato Vaticano: il tutto per rimuovere completamente che si commemora la vittoria dello stato laico, come ricordano le centinaia di vie che nelle varie città partono o arrivano in Duomo.
Ma i bersaglieri, mercoledì, hanno suonato l’inno pontificio, e ieri c’è stato un convegno dedicato a Pio IX, il Papa che si dichiarò «prigioniero dello stato italiano» e che era avvezzo a torture e pena di morte. Già l’anno scorso vennero ricordati i mercenari pontifici morti in battaglia e non i bersaglieri morti per l’Italia: ora siamo alla farsa, alla Storia che ne racconta un’altra, a un clamoroso minestrone revisionista ridotto a merce di scambio politico con le gerarchie ecclesiastiche. Era meglio il silenzio, di questa roba.

Io del 20 settembre ricordo quello del 1958 quando entrò in vigore la legge Merlin e vennero chiuse ovverossia aperte le “case chiuse” ovverossia i casini. Nei giorni successivi i casi di sifilide soprattutto tra i soldati di leva ebbero un’impennata. Oggi la parola “casino” è sulla bocca di tutti e viene pronunciata tranquillamente anche in chiesa e casini sono diventate le strade di tutte le città d’Italia. Non sono bene informato, ma probabilmente anche la strada di Porta Pia è oggi un casino.
E poi, chi potrebbe pensare che la sortita di un manipolo di bersaglieri contro nessuno avrebbe potuto scalzare i monsignor Ravasi ed i cardinal Bertone 140 anni dopo?
L’unica cosa che si può ammettere, Storia alla mano, è che riuscì alla piccola Casa Savoia quello che non era riuscito a nessuno prima di lei, che fosse Federico II di Svevia o Napoleone: rinchiudere lo Stato Pontificio nel Vaticano.
Non c’è che dire, Facci non ha bisogno che qualcuno ne ricordi la storia e lo stile, ci pensa da solo.
Come sempre quando qualcuno indica una stella gli stolti guardano il dito.
Personalmente non me ne importa molto che un qualsivoglia prelato sia presente materialmente ad una celebrazione dello stato, mi importa molto di più che il suddetto prelato sia presente in spirito quando in parlamento tratta di discutere questioni come i Di.Co. il testamento biologico e altre bazzeccole del genere!
Porta Pia oggi è un puttanaio di puzza, traffico, lavavetri e accattoni vari. I simboli sono così, la parola simbolo indica una cosa che di suo non vale nulla ma…
E allora delle due l’una, o vale per il simbolo e la festeggiano i vincitori, e i perdenti stanno a casa in lutto, oppure festeggiamo l’incrocio semaforico e dentro tutti, zuavi pontifici, pizzardoni calabresi e lavavetri magrebini.
Ma non così, in tutti e due i modi non si può fare e ha ragione Facci, tutto il resto sono seghe per segaioli professionisti.
Ah e comunque sì, una volta o mille volte Facci ha scritto che pioveva e invece c’era il sole, e quel gran bastardo di Feltri -invece di licenziarlo- gli ha pagato lo stipendio lo stesso.
Questo cambia la storia della breccia? Cambia la pochezza dimostrata da Alemanno?
Eh, no, Johndoe.
Feltri si tiene l’agente Betulla, quello radiato dall’ordine dei giornalisti, Feltri si tiene il gentleman del calcio italiano Luciano Moggi, Feltri si tiene perfino il Cirino Pomicino delle tangenti Enimont ed Eni.
Feltri è uno che ha fegato e stomaco.
Ma il Facci, no.
Il Facci non ce l’ha fatta a tenerlo.