Il Post
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Post fascista

6 settembre 2010

All’ingresso di incontri pubblici o privati, fosse per me, scriverei questo: «Avviso. Chiunque approfitterà della libertà di parola per sabotare quella altrui verrà preso a calci nel culo. Grazie».
Una cordiale impronta di stivale, fosse per me, andava perciò ben stampata sul deretano di tutti i fascistelli che martedì scorso hanno impedito a Marcello Dell’Utri di prendere la parola durante una rassegna culturale a Como. Di Pietro aveva subito commentato: «Zittiamo quelli come Dell’Utri in tutte le piazze d’Italia, perché non è lì che dovrebbero stare, ma in galera». Fosse per me, stesso trattamento anche per lui: un anfibio direttamente sul suo culone.
E stesso trattamento, naturalmente, anche per i venti deficienti a Cinque stalle che ieri, a Torino, volevano far tacere Renato Schifani alla festa del Pd: fischi, urla e accuse di essere «mafioso» e «colluso». Li hanno zittiti: hanno fatto bene. Non è che si possono tollerare queste sanguisughe che sfruttano le occasioni altrui per farsi delle manifestazioni antipolitiche a costo zero.
Il paradosso è lo stesso di certi islamici che approfittano della democrazia per fare propaganda contro la democrazia. Certi grillini, allo stesso modo, approfittano della libertà di parola per zittire, in casa d’altri, chi ha libertà di parola. A zampate, vanno presi.

28 commenti

  1. miquele says:

    Gentile Facci.

    Noi cittadini, i politici non li possiamo scegliere perchè li nominano direttamente i vertici dei partiti.

    Noi cittadini, ai politici non possiamo chiedere nulla, perchè non rispondono (nè Fini alle domande dei, ehm ehm, giornalisti di Libero & del Bollettino di Casa Berlusconi, nè Berlusconi a quelle di Repubblica).

    Noi cittadini, i politici non li possiamo contestare perchè sennò siamo teppisti, squadristi e fascistelli.

    Dicci, Facci: che possiamo fare? A parte tracciare una croce sul simbolo del, ehm ehm, partito politico, cosa che tra l’altro rende plasticamente l’idea di quello che siamo diventati, cioè dei perfetti analfabeti della democrazia.

    Dicci Facci: illuminaci.

    Michele

  2. miquele says:

    E poi, caro il mio Facci, le “manifestazioni antipolitiche” sono quelle dei Floris e dei Santoro, dove venti persone urlano tutte insieme col sedicente giornalista che sta zitto e il pubblico che applaude e da casa uno non capisce un cazzo; le “manifestazioni antipolitiche” sono quelle dei Vespa, dei Socci e dei Mimun, dove il politico è intervistato da dei fellatores (io voglio vedere Fini intervistato da Sallusti, Di Pietro intervistato da Frank Cimini e Berlusconi intervistato da Travaglio, sennò sono – appunto – solo pompini); le “manifestazioni antipolitiche” sono i telegiornali e gli editoriali di Minzolini e di Fede.

    La gente che fischia si è rotta i coglioni di non contare un cazzo e di dover assistere silente e immota a quel maledetto teatrino falso e avvilente dove parlano solo gli addetti ai lavori (e, se sei su un blog – il massimo della partecipazione, vedi te come siamo messi – sei sempre a rischio che un cazzone qualsiasi di moderatore ti sbatta fuori).

    La politica è (anche e, per me, soprattutto) quella di chi si è rotto i coglioni della vostra compagnia di giro.

    Michele

  3. odus says:

    Premesso che concordo al 100% con i due post precedenti di miquele o Michele, cosa inconcepibile – immagino – per uno come Facci, mi chiedo se Facci sa che oltre che dell’Utri tre giorni fa e Schifani due giorni fa a Torino, ieri, 5 settembre, a Mirabello ha parlato Fini, postfascista doc. E Berlusconi, dico: Berlusconi, mica il pakistano che vende fiori all’angolo, con gli intimi, “amareggiato” ha detto: vuole demolirmi. E Facci a cosa pensa? Di scrivere all’ingresso di incontri pubblici e privati: «Avviso. Chiunque approfitterà della libertà di parola per sabotare quella altrui verrà preso a calci nel culo. Grazie». E bravo Facci. Si vede che si tiene aggiornato ed ha anche delle iniziative lodevoli. Bravo Facci.:-()

  4. 1uigi says:

    Caro sig. Facci, l’altro giorno ero a casa di mio padre e non sa quanto abbiamo riso di cuore alla sua immagine di una pedata ben assestata sul “culone” di Dipietro.
    Grazie.
    Approfitto anche per complimentarmi col suo articolo sul processo breve che c’e’ gia’.
    Ma scrivo per un altro motivo.
    Lei dice (altrove) che Dipietro era noto nell’ambiente dei giornalisti come “Zanzone” o “Dio Zanza”.
    Puo’ tradurre per i non meneghini?
    Grazie e buona giornata.

  5. robbb says:

    Parrebbe, a sentire Michele, che Beppe Grillo e Antonio Di Pietro non abbiano alcuna visibilità in questo paese, e che l’unica occasione per i loro sostenitori di farsi vedere e sentire sia quella di andare a zittire gli avversari politici, negandogli diritto di parola. E chi se ne frega, appunto, se è roba da fascisti o da comunisti.
    Parrebbe, ma è evidentemente falso, per chiunque abbia un minimo di lucidità.
    Comunque, fidatevi, conviene sempre andare per il sottile: la libertà di parola è fondamento della democrazia, sempre. Chi vi deroga è un antidemocratico, sempre, se non quando espresso dal patto fondante di cittadinanza, la Costituzione. Che non prevede affatto che questo diritto sia sottratto ad alcuno per il semplice sospetto di mafiosità.
    Il governo Giolitti era affetto da gravi problemi di corruzione, asservito ai poteri forti dell’economia, colluso con la mafia.
    C’era chi pensava che la democrazia sostanziale, quella vera, fosse altro, e che permettesse deroghe su deroghe. A destra e a sinistra.
    In tutto il mondo i primi hanno perso 60 anni fa, i secondi 20 anni fa. In Italia no.
    La democrazia, insegna Weber, insegna Schumpeter, è anche e soprattutto la sua forma.

  6. miquele says:

    @ Robbb

    La libertà di parola sarà anche il fondamento della democrazia (anche se la democrazia ha molti fondamenti, e la libertà di parola – sostanziale! – è sola uno dei tanti), ma tu dimentichi che in Italia non c’è democrazia.

    Democrazia significa un sistema di informazione libero e indipendente, mentre in Italia il 90% della televisione (cioè quella che crea l’opinione pubblica) è in mano ai partiti, anzi, a una sola persona (cazzo gliene frega a Padron Silvio se tre milioni guardano Santoro: a lui basta che dieci milioni guardino Fede, Vespa & Minzolini e tutto il troiume propagandistico).

    Democrazia significa che la gente non deve essere spaventata e astiosa perchè non c’è lavoro, perchè ci sono i negri, perchè c’è la camorra e perchè non c’è futuro: le persone spaventate e astiose non sono cittadini, ma marionette facilmente manipolabili dal primo imbonitore.

    Democrazia significa che non può esistere un potere politico-mediatico-economico mostruoso (come è il complesso che fa capo a padron Silvio), perchè quel grumo di potere è inevitabilmente destabilizzante per la democrazia, che sia adi destra o di sinistra: è una legge fisica.

    Democrazia significa cittadini consapevoli, coscienti che esiste anche un bene comune (oltre al proprio personale tornaconto), disposti a prendere in considerazione l’idea di avere torto: e in Italia troppa gente ha una mentalità talebana (basti pensare all’idiozia del pericolo comunista spacciata nell’Italia del ventunesimo secolo: una follia totale, ma la gente ci crede).

    In Italia queste pre-condizioni della democrazia non ci sono: e tu mi vieni a fare la predica quando cinquanta persone si incazzano se il sedicente principale partito di opposizione invita a discutere l’autore del lodo Schifani?

    Caro Robbb, qui c’è gente di sinistra che ne ha pieni i coglioni di una sinistra tutta chiacchiere e pacche sulle spalle verso chi – come Schifani, per esempio, artefice dell’operazione Di Gregorio – è complice della mostruosità del regime italico.

    Tu ripàssati i fondamenti della democrazia, poi discutiamo dei fischi di cittadini che oramai non hanno più che i fischi, per farsi sentire.

    Michele

  7. ottodixit says:

    Anzitutto Facci ci ringrazi, noi che le paghiamo in buona parte lo stipendio con i fondi pubblici (milioni di euro, miliardi di lire, mica noccioline) dispensati al suo prezioso Libero (libero de che?).

    Grazie a questi soldi lui può incitare i suoi lettori a dare calci in culo a quegli che gli sono antipatici. Il che è un ragionamento davvero civile e democratico.

    Ma – dice – a quelli lì, i grillini i dipietristi, solo calci in culo si possono dare, perché sono teste vuote, non capiscono nulla. E danno fastidio.

    Schifani invece … Non dà fastidio, capisce tutto, non ha la testa vuota e a lui i calci in culo non si possono dare.

    Così parlò Facci, il craxista.

  8. robbb says:

    Gentile Michele,
    la sua risposta è intrisa della solita retorica antidemocratica che sconfina finanche nel fascismo quando si avventura nei territori del diritto naturale (le leggi fisiche! roba di un altro secolo, per fortuna uccisa dalla storia), per poi prendere la strada (parimenti perdente e uccisa dalla storia) della democrazia sostanziale, quella che per intenderci predicava l’URSS.

    La gente di qua, la gente di là, le marionette, il popolo bue, tutti i peggiori topos delle ideologie perdenti del XX Secolo. Lei evidentemente pretende (un mezzo inglesismo in questo caso) di far parte di un gruppo di illuminati, i soli a non farsi manipolare dalle strutture del potere. Se lo lasci dire, si sopravvaluta.
    E, dopo tutto questo, ha anche il coraggio di cianciare di pluralismo, Lei che vorrebbe gli altri zitti, Lei che non crede nel dialogo, ma in un’unica e sola verità.
    La gente di sinistra ha il diritto di votare Di Pietro, Vendola o Diliberto se non è d’accordo con la linea politica del PD.
    Non ha il diritto di zittire nessuno o, ancora peggio, come è successo a Torino, di comandare in casa d’altri. Perché non trattasi di cittadini comuni, come sempre ideologicamente vuol far credere lei, ma dei militanti di partito o di movimenti politici che vanno a disturbare lo svolgimento di una manifestazione di un altro partito, e non ha il diritto di impedire a Dell’Utri di parlare, in una manifestazione culturale che, tra parentesi, non è affatto connotata politicamente, a cui hanno partecipato nel passato e nel presente esponenti della sinistra più estrema, con opinioni assai discutibili ma in democrazia sempre consentite.
    Questo è squadrismo, e nient’altro, e non è giustificato da nulla.
    Questa è la mia risposta supponendo che tutti i facili assiomi che lei fa, siano anche veri, e non solo facili. Non lo sono.

  9. ottodixit says:

    L’on. Schifani non è così schizzinoso: a differenza delle mammole e delle belle anime che qui si incontrano lui sa bene che la politica è sangue e merda, come ebbe ad insegnare con maschia brutalità il craxista Rino Formica.

    Ad esempio il 10 dicembre 2006 quando l’allora presdelcons Romano Prodi (il cui nome, va peraltro sottolineato, non è mai stato posto in relazione alla mafia) venne sonoramente contestato al Motorshow di Bologna con fischi, urla e cori il nostro Schifani mostrò un aplomb britannico commentando così quella gazzarra organizzata:
    “Troppo semplicistico affermare che chi ha contestato Prodi a Bologna è solo un gruppo di propagandisti. Il professore chiude gli occhi di fronte ad una realtà che non gli piace e che ha colpevolmente determinato”.

    Calmi: volete le prove? Eccole

  10. miquele says:

    @ Robbb

    Non hai ripassato i fondamenti della democrazia, vedo: mi spiace per te.

    Vedi, se io replico a un tuo intervento portando fatti e circostanze, tu dovresti leggere con attenzione e poi replicare in maniera coerente: se io sostengo che in Italia non esiste democrazia – e porto quelle che io ritengo siano le prove del mio assunto – tu dovresti contestare le mie affermazioni a tono.

    Dirmi, invece, che si tratta

    “della solita retorica antidemocratica che sconfina finanche nel fascismo”

    e che i miei sono

    “tutti i peggiori topos delle ideologie perdenti del XX Secolo” [tra parentesi, il plurale di "topos" è "topoi"]

    non serve a una beata fava, dato che opporre frasi fatte (e rifatte e trite e ritrite e nitrite) a osservazioni circostanziate è indice di incapacità dialettica e di paralisi mentale.

    Quindi: se ne sei in grado, confuta la mia posizione: dimmi che in Italia ci sono vera democrazia, vero pluralismo informativo, cittadini consapevoli e liberi da paura e bisogno e vera coesione sociale. Se non ne sei in grado, lascia parlare i grandi.

    Seconda cosa: il PD è casa mia, perchè ho votato PD, ho finanziato il PD e ho fatto propaganda per il PD, ergo ho tutti i diritti di contestare quello che fa il PD. Ho il diritto di fischiare se il PD, anziché approfittare dello sfascio della destra, perde tempo a chiacchierare con Schifani. Io lo posso fare senza chiederti il permesso, perchè sono un elettore, un sostenitore e un finanziatore del PD.

    Tu, a casa tua, fai quel che vuoi, ma non venirmi a dire quello che devo fare a casa mia.

    Ti pare più chiara la situazione?

    Bene. Allora, se ti è possibile, risparmiami le puttanate sul fatto che io sarei un illuminato e gli altri il popolo bue, perchè se voglio leggere simili stronzate mi compero Libero o Il giornale.

    Cerca di rispondere alle mie considerazioni come io ho fatto con te, grazie.

    Voglio dire: un minimo di decenza e di buona educazione non è chiedere troppo, ti pare, Robbbbb?

    Michele

  11. robbb says:

    Osservazioni circostanziate.
    Luoghi comuni: lei non riferisce alcuna circostanza ma sue interpretazioni dei fatti; il mio discorso, se lo ha letto e compreso, prescindeva da queste sue invero poco dotte dissertazioni sulla politica italiana. L’ho scritto, e piuttosto chiaro, nel finale.
    Se lei parla di diritto naturale e democrazia sostanziale, forse, la perdono, senza nemmeno saperlo, beh è questo che mi interessa.
    Berlusconi è un democratico? Forse no, ma di sicuro non lo è lei.
    Lei si sopravvaluta, Michele, è questo il suo guaio.
    Sia educato, glielo raccomando, e prenda in mano, che so, il manuale di Held. Si renderà conto, sorpresa, che è solo un fascistello.
    Alla prossima.

  12. odus says:

    a miquele e robb. La democrazia in Italia esiste. Ce l’hanno regalata nel 1945 gli americani, come l’hanno poi regalata in questi ultimi anni all’Iraq ed all’Afganistan, impostando anche là gli stessi meccanismi che nel 1945 avevano sperimentato in Italia e nella Germania dell’ovest.
    La democrazia, infatti, mi spiace per robb e per miquele, è un regalo che si fa ai vinti nelle forme che piacciono ai vincitori, per lo meno nei casi di Italia, Germania, Iraq e Afganistan. Potremmo aggiungere anche, forse, la Corea del sud. Non è stato purtroppo possibile regalarla al Vietnam o alla Somalia. Ma il resto del pianeta, escludendo Cina e Cuba, ma includendo Russia, ex satelliti, Turchia, Iran e i tanti paesi dell’America Latina e dell’Africa, ridonda di democrazia.
    Come poi questa democrazia si realizzi, è un bel rebus su cui miquele e robb potranno continuare a dibattere da qui all’eternità.

  13. miquele says:

    @ Robbb

    Ogni opinione si fonda su una interpretazione dei fatti: i fatti esistono nella maniera e nella misura in cui sono interpretati.

    Speravo che un minimo omeopatico di epistemologia della vita quotidiana albergasse nel tuo cranio, piccolo Robbb: sopravvaluto sempre i miei interlocutori, lo so.

    Quindi, ad esempio, secondo te il fatto che in Italia l’informazione sia per lo più partigiana, falsa e oscenamente controllata dal potere politico non è una circostanza, ma una mia personalissima interpretazione e addirittura un luogo comune.

    Bene: attendo la tua diversa interpretazione di quel fatto, se sei in grado di darla: spiegami dove e come l’informazione televisiva è libera e pluralista. Dinostrami che le interviste di Socci, di Mimun, di Minzolini e di Vespa sono pungenti, ficcanti e insidiose, come dovrebbero essere.

    E dimostrami anche che, al contrario di quello che sostengo io, la mafia e la camorra non sono fattori che in sè negano la possibilità di vita democratica nelle zone in cui esercitano il loro potere.

    Attendo le tue diverse interpretazioni dei fatti, con fiducia e speranza.

    Poi, se le mie mie interpretazioni fossero luoghi comuni, non cambia la sostanza delle cose: che in Italia il pubblico impiego sia troppo spesso parassitario e incapace è un luogo comune, ma non vuol dire che non abbia una buona dose di verità.

    Infine, il “fascistello”. Mio giovane amico, ma tu credi davvero che uno come me – che, tanto per dire, ha avuto il padre mandato a morire in guerra dal fascismo e dal nazismo – possa considerare come dotato di un minimo di contestualità e di intelligenza un simile “insulto”? Pensi davvero che quel termine – che stonerebbe anche sulla bocca di un figuro come Ferrara – sia spendibile in un dibattito serio?

    Povero giovine: come dicono dalle mie parti, “ne devi ancora mangiare, di polenta”.

    Comunque, attendo le tue diverse interpretazioni dei fatti (o luoghi comuni) di cui ho parlato io: così, tanto per vedere come tu interpreti la realtà.

    Michele

  14. miquele says:

    @ odus

    Devi spiegarmi cos’è per te la democrazia: se democrazia è tracciare una croce su un simbolo politico e su una lista di nomi scelti da 7-8 persone in tutta Italia, allora siamo in una democrazia.

    Se per democrazia intendiamo qualcosa di un po’ più complesso e strutturato, come di solito sono le cose del mondo, allora forse la risposta può essere diversa.

    La democrazia presuppone cittadini consapevoli e informati. Oggi è la televisione, che forma e informa i cittadini.

    Bene: ti pare che trasmissioni come i TG di Fede, Minzolini, Mazza & C. siano in grado di fornire un’informazione seria e critica?

    Ti pare che un’informazione televisiva posseduta interamente da una parte politica possa svolgere il suo ruolo di informare in maniera decente i cittadini?

    Ti pare che i dibattiti televisivi (dove o i giornalisti fanno domande da scolaretti imbarazzati, già sottoposte all’approvazione del politoco, oppure ci sono venti persone che urlano come i pazzi) siano in grado di permettere alla gente di capire qualcosa?

    Ecco, se per te questa informazione è in grado di creare democrazia, perfetto, sèntiti pure in democrazia.

    Per me che considero l’informazione televisiva italiana un perfezionamento della Pravda, in Italia non c’è democrazia.

    C’è un succedaneo della democrazia, che fa credere che basti votare liste bloccate e imposte per essere in democrazia.

    E lasciamo stare gli altri fattori che impediscono la democrazia (insicurezza sociale, criminalità, corruzione, disoccupazione…).

    Dimmi, odus: gli americani ci avranno anche regalato la democrazia, ma noi che uso ne abbiamo fatto?

    Michele

  15. robbb says:

    Gentile Odus,
    non colgo a pieno la sua osservazione. Oppongo che, a mio modo di vedere, non si possono definire democrazie compiute molte di quelle da lei citate, utilizzando il criterio formale, che è poi sostanziale, essendo nella definizione di democrazia (o almeno in quella, diciamo così, di derivazione weberiana) forma e sostanza così compenetrate. In Iran sono le autorità religiose a scegliere i candidati, nella Federazione Russa il centro nomina i governatori degli stati, la Bielorussia, tra i post-sovietici, è sicuramente una dittatura, così come il Turkmenistan del fu Turkmenbashi, monopartitico, l’Uzbekistan di Karimov, e per certi versi l’Azeirbagian degli Alyiev.
    Il governo di Syngman Rhee altrettanto. E’ ad ogni modo il criterio formale a distinguere.

    Michele, non si affanni: i suoi discorsi sono da bar. E io al bar, in genere, parlo di calcio e donne. Alla prossima, davvero.