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Dati causa e pretesto

1 agosto 2010

Ma certo che la faccenda di Fini e della casa a Montecarlo non è propriamente una «campagna di fango», come hanno scritto Repubblica e Corriere. Ma certo che gli articoli in questione sono frutto del lavoro di giornalisti «che hanno indagato e interrogato testimoni e rintracciato atti». A costo di suonare ovvi, c’è però da chiedersi se la stampa di centrodestra si sarebbe mai sognata, anche solo un anno fa, di indagare, interrogare testimoni e rintracciare atti sul numero due del partito e della maggioranza di governo; così come suona paradossale immaginare, anche solo un anno fa, che Repubblica e Corriere potessero sostanzialmente difenderlo liquidando il tutto come una campagna di fango. Limitiamoci dunque a registrare, così, tanto per puntiglio, che la veridicità di una notizia e la fondatezza di un’inchiesta ormai vengono rigorosamente dopo l’opportunità politica di pubblicarle.
Ovvio, dite? Può essere, forse è per questo che nessuno lo ripete neppure più. A partire dalle frequentazioni pericolose di Renato Schifani o dalle molestie di Dino Boffo – due sostanziali bufale soprattutto vecchie – parte del giornalismo italiano non cerca più soltanto notizie, ma ne ripesca di vecchie e ne rimette a modello altrettante, secondo circostanza.

Questa parentesi sul giornalismo in realtà serve ad allacciarsi al caso di Gianfranco Fini. Ciò che si rimprovera al presidente della Camera e ai suoi famosi «distinguo», infatti, corrisponde a ciò che è rimproverabile al succitato giornalismo: Fini non direbbe cose false, cioè, ma politicamente vecchie e inopportune; dice ossia delle cose magari anche ragionevoli che però nel concreto vengono qualificate come un pretesto politico per rompere le scatole a Berlusconi. Il folgorato Fini, insomma, non è dotato di un universo politico e culturale a nome del quale vuole costruire un potere, ma vuole costruire un potere inventandosi un universo politico e culturale, qualcosa di farlocco, addirittura «di sinistra». Questa l’accusa.

È fondata? Potrebbe anche essere, in certe uscite dei Fabio Granata c’è qualcosa di improbabile e surreale. Non me la sentirei di dire lo stesso, tuttavia, per altri come Benedetto Della Vedova o Flavia Perina o Luca Barbareschi: se i problemi posti da Fini fossero anche pretesti, per alcuni – non solo finiani – restano problemi. Da qui una tesi rivoluzionaria: che i famosi pretesti imbracciati dai finiani, guerre di successione a parte, fossero comunque maledettamente importanti e fondati: cosicché col divorzio Fini-Berlusconi ora va a catafascio anche l’idea che il partito più grande del Dopoguerra possa avere delle pluralità al proprio interno, quelle identità cioè che corrispondono alle mille sfumature della società, e la cui sintesi, un tempo, era il motore della politica. E non dicano che il pluralismo c’era già, non facciano sbellicare: non c’era prima e figurarsi adesso. C’erano in ballo due modelli di partito e ha vinto uno solo: il Pdl è un comitato elettorale o in alternativa un partito plebiscitario con venature populiste. Fini, pretestuosamente o no, diceva che così non funziona. Berlusconi invece ha ribadito che funziona, ma che funziona così.

Deve riconoscersi che il furbacchione Fini, nell’inventarsi via via dei pretesti, è stato comunque abile, machiavellico. Ha detto, infatti, delle ovvietà: tipo che «Il Parlamento deve fare leggi non orientate da precetti di tipo religioso». Ha fatto asserzioni che nella destra di Cameron e Sarkozy, o nei cristiano-democratici della Merkel o dello spagnolo Rajoy, sarebbero considerate addirittura banali. Ha aperto alle coppie di fatto, ha votato quattro sì al referendum sulle staminali-embrionali, ha preso posizione a margine dei casi Welby ed Englaro, non ha rinunciato a evidenziare certa ignavia del Vaticano di fronte delle leggi razziali, ha difeso – senza diventare una caricatura come Fabio Granata o come Giulia Bongiorno – una sua idea di legalità: praticamente un bolscevico. E i bolscevichi, in questo Paese, sono milioni. E però molti – attenzione – votano a destra.

22 commenti

  1. piti says:

    “col divorzio Fini-Berlusconi ora va a catafascio anche l’idea che il partito più grande del Dopoguerra possa avere delle pluralità al proprio interno, quelle identità cioè che corrispondono alle mille sfumature della società”.

    Dopo aver scoperto che Babbo Natale non esiste, mi tocca subire anche questa inattesa delusione.

  2. clorenzo says:

    piti: chapeau per te

  3. clorenzo says:

    “Dopo aver scoperto che Babbo Natale non esiste, mi tocca subire anche questa inattesa delusione.”
    mi ha ucciso

  4. Non ho capito quale sia la bufala su Schifani…. per caso è quella che dice che abbia le credenziali giuste per ricoprire il ruolo che ha non ostante sia un avvocato che difese fior di mafiosi oltre ad aver fatto da autista a questi loschi personaggi ?
    Articolo parzialissimo quello di Facci, ma ormai è un’abitudine, con parecchia retorica come contestare la coerenza a Fini come se gli altri politici pdellini ne abbiamo mai avuta nella loro carriera politica di coerenza.

  5. mempsaia says:

    ha ragione red stripe a sottolineare la questione della ‘coerenza’ di fini… facci si preoccupi di capezzone e se riesce a non vomitare buon per lui.

    cazzo, ho pensato a capezzone e improvvisamente devo correre in bagno.

  6. schweitzer says:

    ahahahahah, gli articoli di Facci sono sempre più divertenti, soprattutto se si pensa che sono scritti da una persona capace di intendere e di volere(!). Secondo il mechato i rapporti di Schifani con la mafia sono bufale per giunta vecchie. Vediamo: Travaglio è stato condannato a pagare 17 mila euro a Schifani per quanto detto nell’intervista a che tempo che fa. Bene, se il Facci avesse letto le motivazioni della sentenza scoprirebbe con annesso stupore che Travaglio è stato condannato solo per le “offesse”(lombrico, muffa) e non per quanto detto riguardo i rapporti della seconda carica dello stato con boss mafiosi e imprenditori legati alla mafia. Solo per dovere di cronaca. Il resto è solo propaganda da quattro soldi.

  7. facci says:

    (commenti scritti dalle ore 13 alle ore 17 di domenica 1° agosto. Brutt’affare la sfiga)

  8. verb61 says:

    facci, dai e dai il giornale di feltri – calamita di radiati dall’OdG e di ventilatori professionisti di liquami – ha perso la capacità di colpire efficacemente il bersaglio. Persino mio suocero centenario ha capito che il lancio dello sterco dopo un po’ annoia.

  9. piti says:

    Oltretutto, è cosa in discussione che la sfiga sia connessa col numero 13. Siccome si riferisce al numero dei commensali dell’Ultima Cena, per alcuni porta male perchè uno di costoro morirà di lì a poco, per altri porta bene perchè la morte di Cristo riscatterebbe l’umanità.

  10. splarz says:

    I rapporti non limpidissimi di Schifani non sono affatto una sostanziale bufala, come invece lo è il caso Boffo. Uffa Facci: aveva appena scritto un bellissimo articolo, con questo mi tocca tornare coi piedi per terra.
    (commento scritto all’una di notte, più o meno).

  11. odus says:

    OK. La casa di Montecarlo (75 mq, valore un milione emezzo) sarà un problema nel quale Fini è incappato. Sarebbe il doppio dei soldi andati a Mills, molto ma molto meno di quanto costi il divorzio da Veronica, centesimo più centesimo meno un cinquecentesimo di quanto dovuto a De Benedetti. Tutti soldi che vengono da concessioni statali per l’utilizzo dell’etere per le pubblicità televisive, mica da un’eredità. Senza contare la casa di Scajola venuta non da un’eredità ma da un pagamento sconosciuto. Non sarà una campagna di fango quella di Libero ed il Giornale contro Fini. Ma, sia quel che vuole, non modifica il fatto che in Parlamento c’è un partito in più, quello di Fini, e la maggioranza di silviuccio non c’è più. Mi ricorda quella vecchia pubblicità: “e la pancia non c’è più”.

  12. alessandro63 says:

    > Deve riconoscersi che il furbacchione Fini,
    > nell’inventarsi via via dei pretesti, è stato
    > comunque abile, machiavellico. Ha detto, infatti,
    > delle ovvietà…

    Sono d’accordo, ma ha fatto e fa bene: certe “ovvietà” in Italia vanno riscoperte e ripetute fino alla nausea, non essendo automatismi. Anzi, essendo state sostituite da altri automatismi, quelli degli slogan berlusconiani. Mi ha divertito dando dell’illiberale al cavaliere, il che è assolutamente vero, direi… ovvio.

  13. facci says:

    Nessuno capisce più l’ironia.

  14. alessandro63 says:

    Machiavellico!

  15. mempsaia says:

    no, no, facci, il punto è: sei in grado di giustificare il fatto che fini sia incoerente e capezzone, invece, coerente, lui che nel giro di due mesi si è trasformato dal più radicale dei radicali al più berlusconiano dei berlusconiani?

    naturalmente senza dire “in politica sono tutti così” (è, in una versione meno edulcorata e molto più becera, la linea del tuo quotidiano ma basta mezzo cervello imbottito di barbiturici per capire che è una stronzata) e senza cercare di sostenere che ho comprato una casa alle bahamas con i soldi delle pensioni degli italiani, perché a me le bahamas fanno cagare.

    ad ogni modo, sono più sfigato io che sto su internet alle 4 di domenica pomeriggio o tu che ci stai alle dieci di domenica sera? secondo me sei più sfigato tu.