Non so se Belen Rodriguez debba andare o no a Sanremo, me ne importa zero, non so neppure se la ragazza sia intrisa di quella «contrizione operosa» descritta da Alessandro Meluzzi in un suo articolo – su Libero, ieri – che pare scritto da un gesuita. E’ un problema morale, non penale: in Italia il singolo consumo di cocaina non è neppure considerato reato e non è detto che il sindaco di Sanremo – che non vuole Belen al Festival – ne fosse al corrente. Il caso Morgan, l’anno passato, fu un’altra cosa: lo stralunato cantante aveva inneggiato pubblicamente alle droghe come fonte creativa, mica ne aveva parlato a verbale davanti a un magistrato come ha fatto Belen. Ma il punto non è neanche questo. E non può bastarci neppure il bollare come oggettivamente ridicola la proposta del solito Carlo Rienzi (Codacons) che vorrebbe introdurre un test antidroga per tutti i cantanti e i presentatori e le vallette che parteciperanno a Sanremo. Anche perché il problema non è il drogarsi prima di Sanremo, ma non drogarsi dopo averlo visto.
Detto questo, resta spettacolare l’ipocrisia con cui questo Paese seguita a nascondere la portata autentica del problema cocaina. Ci si ostina a dividere il mondo tra bianco e nero, buoni e cattivi, drogati e normali. Ci si scanna come se la droga riguardasse ancora e solamente spacciatori e devianti, mentre è un’industria che interviene secondo format di consumo ormai consolidati: ci si veste in un certo modo, si ha una certa auto, si appartiene a un certo ambiente e si hanno certe sostanze da consumare. Il modello di riferimento, purtroppo, non è Belen o un inarrivabile star system: il mercato degli stupefacenti ormai è in grado di incidere sulle scelte di vita, e i consumatori – persone che si credono informate – in virtù di questo imprinting si illudono di aver fatto una scelta. Antiproibizionismo o repressione non c’entrano più: potremmo buttarla su frasi a effetto e sentenziare, classicamente, che se eliminassimo tutti i cocainomani del Paese andrebbe sguarnita una buona fetta della classe dirigente e imprenditoriale e finanziaria, questo prima ancora che i palinsesti televisivi si svuotino. Ma non è la verità. Il cocainomane interagisce con noi, è il chirurgo, il pilota, l’investitore dei nostri soldi, la maestra dei nostri figli, persino – si è scoperto di recente – il tranviere meneghino. A fermare tutto questo non basterà escludere Belen e non basterà purtroppo neppure la legge, o una diversa legge. C’è moltissimo da fare, ma la nostra classe politica e giornalistica ama esibire soltanto crociate, contrasti caricaturali, referendum morali, tesi sociologiche su uomini perdenti e derelitti.
Perché, era un perdente Lapo Elkann? E l’attore Paolo Calissano? E la modella Kate Moss? E Fiorello, che facciamo con Fiorello, che pure ha ammesso di esserci caduto e pure di brutto? Cacciamo tutti perché non diano il cattivo esempio? Ci raccontiamo che la droga è il famoso spazzino dell’umanità che ammalia i perdenti? Certo, non mancano eserciti di menomati mentali che assumono droghe perché sono deboli e non ce la fanno, dunque la sera non reggono se stessi e hanno bisogno di stemperare la realtà, stordirsi in una devianza da discoteca. Ma il dramma vero è la straordinaria compatibilità della cocaina col nostro modello di sviluppo: chi pippa non ha una doppia vita, ha una vita sola e intera che la cocaina accelera e concentra, chi la prende non vuole fuggire la realtà ma abbracciarla, lavorare come un pazzo, socializzare come mai riuscirebbe, essere brillante nonostante la stanchezza. La cocaina è la droga di chi ufficialmente non ne ha bisogno, di chi racconta la gestirà senza problemi. Una sola è la regola non scritta: ciascuno è artefice del proprio destino, se lo beccano cazzi suoi.
Basterebbe avere il coraggio di dire questo: la droga piace, la gente la prende da millenni proprio per questo. Ma ha un difetto, uno solo: che non riguarda la moralità o il moralismo di certi maestrini all’italiana. E’ un altro, il difetto.
La cocaina era nella Coca Cola sino al 1901 ed era reclamizzata proprio per questo, la prendevano i gesuiti in America Latina, la prendevano Pio X e Leone XIII e così pure gli Zar delle Russie, i principi del Galles, i sovrani di Svezia e di Norvegia, Thomas Alva Edison, i fratelli Lumière, persino Sigmund Freud che scrisse L’interpretazione dei sogni assumendo cinque grammi al giorno; non parliamo della cocaina elargita agli eserciti canadese e tedesco, degli Anni settanta quando la cocaina era celebrata sul New York Times (pur proibita) e quando a sostenere la liberalizzazione della cocaina e della marjuana non era Bob Marley, ma una lobby in cui primeggiava la Fondazione Ford. Nella classificazione statunitense delle droghe pericolose, datata 1971, la cocaina neppure c’era: è lo stesso anno in cui Peter Burne, lo psichiatra incaricato di dirigere il programma statale per la lotta alla droga, fu visto sniffare pubblicamente a una festa ufficiale con seicento invitati: che cosa è cambiato?
Sono cambiati il progresso scientifico, gli studi, le verità non sommarie che andrebbero pacatamente spiegate anziché mascherarle da predica generica, è cambiato ciò che ha trasformato la nocività di certe droghe in una sentenza della scienza medica: andrebbe spiegato questo, altro che generici predicozzi contro una valletta. E’ questo l’unico e terribile difetto della cocaina: fa male, fa molto male, e su questo andrebbe fatta informazione seria e una politica seria. Nella scarsa credibilità dei pedagoghi nostrani, poco scientifici e molto apocalittici, sguazzano intanto le Belen e gli assuntori finto-occasionali, quelli che in tutte le discoteche e cessi d’Italia si raccontano che sono tutte balle, non è vero niente, la cocaina farà anche male e però insomma, sai com’è. E mentre gli specialisti e gli esperti e i medici si fanno un mazzo così, in televisione a parlare del problema invitano la modella deficiente, il giornalista reazionario contro quello capellone, la solita poltiglia inutile. Se Belen ha assunto cocaina mica si parla della cocaina: si parla di Belen.


Bravo. Davvero.
(sono uno di quelli che si fa il mazzo del penultimo paragrafo, e so quel che dico).
Già, e per mantenere la facciata pulita si crea un business favoloso per le mafie internazionali, un mercato con incentivi statali: più si vieta più salgono i prezzi.
Perché poi uno che scoppia di quattrini non trovi di meglio che assumere sostanze e andare a uomini mi sfugge.
Forse il problema è che si può guadagnare mille volte più della gente normale, ma non mangiare, fare sesso o prendere il sole mille volte più della gente normale.
Mi chiedo: si ignora che la cocaina faccia male?
E sulle maestre, simbole della diffusione della coca: che il consumo si sia allargato e anche parecchio, non c’è dubbio, evidentemente.
Ma spesso mi sembra che ci si compiaccia anche molto di parlare di una società intera in preda al tiro, tipo “Noi ormai siamo questo, lo sappiamo”: mentre fra le persone normali, la maestra dell’esempio di Facci, rimane ancora una rarità e un tabù, quasi sempre.
Concordo con la compatibilità con modello di sviluppo, vedasi l’aziendalizzazione della vita di qualche giorno fa. Il grasso produce meno (o non di più) ed è un paria sociale, il cocainomane produce-spende-tromba- e quindi è accettabile.
Sulla libertà di consumo, ieri su La7, Valentini di Rolling Stones, antiproibizionista stucchevole, è riuscito nell’impresa impossibile: far fare bella figura a Giovanardi, che semplicemente ricordava che -per fare l’esempio più facile- per la strada ci girano anche gli altri e non è bene che lo Stato accetti che qualcuno ti travolga perchè ha pippato con la benedizione della legge.
Sono da sempre convinto che non esiste la “droga”, esiste il “drogato”.
Che ogni sostanza può diventare deviante, avvilente, umiliante, distorsiva a seconda di chi la assume.
Poi è ovvio che bisogna parlare di ipocrisia: la cocaina è oggi la droga di tutti, diventata abbastanza economica ma non ancora sfigata come l’eroina, nè culturalmente circoscritta come l’erba o l’hashish.
Si trova ad ogni angolo di strada, per tutti i gusti e tutte le tasche, e da almeno 10 anni.
Ha citato tutti tranne lo smascellone di Mussolini eppoi Bob Marley non ha mai cantato la liberalizzazione della coca a differenza di Clapton mentre Freud scrisse proprio il saggio “sulla Cocaina”…. articolo parziale, come al solito, dove chi va in discoteca per divertisi e non per cuccare o farsi vedere nei prive’ con la boccia di crystal viene descritto come un psicopatico.
pietromaggi, stavolta hai ragione, a me mi umiliano e distorcono, rendono privo di forza di volontà e personalità i Grancereale del Mulino Bianco. E (quasi) non scherzo.
commento che non ho commento in quanto Facci ha detto tutto quello che si poteva dire.
Ho 46 anni e vivo senza televisione da quando ne avevo 21, soprattutto perchè non ho nessuna intenzione di nemmeno percepire lontanamente il cumulo di troiate che fuoriesce da quella cloaca, sulla droga e su ogni altro fatto della vita.
Per inciso, la televisione la fanno i giornalisti e questo basterebbe a chiudere la bocca all’intera categoria.
Spero che questo qui sia un altro livello.
Premesso questo, ho passato la tarda adolescenza e la prima giovinezza a consumare ogni sostanza illecita (a parte l’eroina: le mie vene sono vergini perchè ero si deficiente, ma non così tanto deficiente) e ho di ciascuna sostanza un ricordo bellissimo, e ci sono dei giorni che darei non so cosa per avere ancora gli anni, il fisico, la testa e il tempo per farmi un trip o per fumare dieci grammi di nero in una notte con gli amici.
Ho dei ricordi tremendi degli anni di transizione da quella giovinezza scapestrata e facinorosa all’età adulta: perchè, e non c’è niente da dire, quella roba fa male, alla lunga, e forse c’è – ma forse forse – lo 0,00001 % di persone che riescono far coesistere il consumo costante di droga e una vita decente (la canna una tantum come nel Grande freddo è solo una stronzata senza senso).
Ho finito di studiare, ho trovato un lavoro che mi piace, ho trovato una donna che ancora mi vuole bene (e a cui ancora voglio molto bene) e abbiamo fatto tre figli solo dopo essermi ben ben allontanato da quel giro.
E per i miei tre figli, spero che riescano a passare indenni quel campo minato che il loro papà ha attraversato con grande fatica; spero che riescano a trovare una maturità, un equilibrio, una fortuna e una fiducia che permetta loro di non farsi travolgere dalla facilità e dalla banalità della droga.
Perchè – ma è la scoperta dell’acqua calda – le canne e gli acidi (la roba nuova non la conosco) sono squisiti e sono ancora convinto che a vent’anni non ci sia niente di meglio di un’estate senza regole, con in tasca la rassicurante morbidezza di un cilindro avvolto nel domopak e sprigionante effluvi d’oriente.
Spero che, dovesse capitare anche a loro (e non vedo perchè non potrebbe succedere), abbiano la testa, la fortuna, gli incontri e l’anima sufficienti a far capire loro che c’è anche e soprattutto altro, per essere sereni e soddisfatti della propria vita.
Ma le parole definitive le ha dette Burgess:
“Sì sì sì, proprio così. La giovinezza deve andarsene, oh sì. Ma la giovinezza è un po’ come essere un animale. No, non proprio come un animale ma come uno di quei migni giocattoli che vendono per le strade, tipo dei piccoli martini fatti di latta e con una molla dentro e una chiavetta fuori e tu lo carichi trrr trrr trrr e quello pistona via, tipo camminando, O fratelli miei.
Ma cammina in linea retta e va a sbattere contro le cose, sbam, e non può farne a meno. Essere giovani è come essere una di queste migne macchinette.
Mio figlio, mio figlio.
Avrei spiegato tutto questo a mio figlio quando fosse stato abbastanza bigio da capire.
Ma d’altra parte sapevo che non avrebbe capito o non avrebbe voluto capire e avrebbe fatto tutte le trucche che avevo fatto io, sì, forse avrebbe persino ammazzato qualche povera pulcella bigia circondata da ràttoli e ràttole miagolanti, e io non sarei stato capace di fermarlo. Né lui sarebbe stato capace di fermare il figlio suo, fratelli.
E sarebbe andata avanti così fino alla fine del mondo, gira e rigira, come un tamagno martino gigantesco tipo Zio in Persona (per gentile concessione del Korova Milkbar) che girava e rigirava tra le grinfie gigantesche una lezzosa arancia saloppa.”
Scusate la lunghezza, lo dice anche mia moglie che sono logorroico.
@piti, la legge dovrebbe ovviamene vietare di guidare dopo avere sabotato il sistema nervoso con sostanze chimiche.
La legge crea un mercato milionario per la malavita vietando la vendita e l’acquisto.
Per esempio, non è vietato vendere il vino, ma è vietato guidare ubriachi. Ci può arrivare anche Giovanardi.
@miquele
sara’ l’omonimia, ma mi trovi d’accordo su tutto.
Chi, a 35 anni, passa le sere a pippare, vuol dire che ha paura di crescere e pensa di poter rimanere per sempre giovane e spensierato comportandosi da giovane e spensierato.
Rabbrividisco a pensare a cosa possa dire Corona a suo figlio su cosa e’ importante nella vita.
Sono d’accordo piu’ o meno su tutta la linea
@miquele: commosso per la citazione del sommo Burgess, mio autore preferito e faro linguistico.
Tu dici “lo 0,00001 % di persone [...] riescono far coesistere il consumo costante di droga e una vita decente”.
Ecco il punto: consumo costante di droga significa essere drogato. Poi puoi vivere una vita decente, ma sempre drogato sei. Così come consumo costante di alcool, o consumo costante di psicofarmaci. Certo, alcune sostanze rendono più difficile limitare il consumo all’una tantum o alla saltuarietà rarefatta: l’eroina è una di queste.
Ma quello che tu dici conferma la mia teoria: tu NON sei un drogato, ma hai avuto contatto con le droghe.
Qualcuno mi spiega perchè se mi fumo una canna, sono una merda e chi invece pippa come un dannato e va in giro in Ferrari diventa vittima della droga?
Com’è che a quelli non gli ritirano nemmeno la patente?(leggi Elkann)
@mico,
capisco benissimo quello che vuoi dire, ma non possiamo essere ipocriti (e te lo dice uno che se vede Giovanardi per la strada di notte lo prende a sportellate) nel riconoscere che legittimare una sostanza significa farla entrare in una logica di ammissibilità che la normalizza. Discorso contorto (ho avuto una giornataccia), ma sono certo che mi capisci.
In parole povere, se le Marlboro anzichè il tabaccaio me avesse vendute un pusher non credo che avrei mai fumato in vita mia, cosa che invece ho fatto, e smettere è stato impegnativo.
Ammettere una sostanza e dire “Non quando guidi” è come ammettere i pitbull ma con la museruola: come prescrive la legge e come nessuno fa, guardacaso.
L’alcol è ammesso e molta gente di fatto guida più o meno ubriaca? Non riesco a considerarla una buona ragione, basarsi su una cosa sbagliata per giustificarne un’altra.
E’ vero che la mafia fa soldi, e mica pochi, con la droga.
Ma ho sempre fatto fatica a considerare un buon sistema rendere legale una stortura per sottrarla all’illegalità. La camorra pratica l’usura, ma non so se legalizzarla sia la cosa giusta, così anch’io posso prestarti mille euro e chiedertene diecimila fra un anno e tutto è in regola e in culo ai casalesi.
Credo che vadano quotate e sottolineate queste frasi:
“Detto questo, resta spettacolare l’ipocrisia con cui questo Paese seguita a nascondere la portata autentica del problema cocaina. … Ci si scanna come se la droga riguardasse ancora e solamente spacciatori e devianti, mentre è un’industria che interviene secondo format di consumo ormai consolidati…
se eliminassimo tutti i cocainomani del Paese andrebbe sguarnita una buona fetta della classe dirigente e imprenditoriale e finanziaria, questo prima ancora che i palinsesti televisivi si svuotino.”
e diciamoci la verità: sappiamo quel che gira in certi posti e sappiamo che certe persone, anche in Parlamento, ne fanno uso.
Non serve una legge, servono persone migliori, che almeno non predichino bene e razzolino male.
Facci, grazie per aver scritto questo articolo.
Grazie! Per la tua scrittura, per la qualità della tua riflessione e per quella sana dissonanza che sperimento nel condividere ciò che scrivi, sapendo che abbiamo orientamenti politici certamente diversi.
Come dire forse il problema non è pensare diversamente… ma semplicemente pensare!
@miquele, grazie. il commento vale un articolo, sinceramente.
@piti. Anche il vino vuoi togliere nel tuo mondo ideale? Ma che è, una dittatura fascista il tuo ideale di Stato, in cui l’ uomo non è capace e responsabile nella scelta e il buono Stato limita ogni cosa piacevole?
Concordo che, se rubano tutti, ciò non significa-nonsotante Silvio ci abbia insegnat così- che ciò sia legale e vada depenalizzato come il falso in bilancio. Concordo.
Ma chi pone il limite, dunque ? La sigaretta o la canna in sè non fanno male, è la dipendenza e il continuo uso e per meglio dire l’ ABUSO che fanno un male fottuto. Sulla cocaina mi troverei in difficoltà, sinceramente, a decidere, ma lungo la strada che percorri tu, si vieterebbero alcol, fumo, cibi grassi e tutti i vizi, finanche scopare, sia mai che c’hai l’ AIDS.
Non penso sia questo che intendi, per cui certamente avrai una risposta pratica ai miei quesiti.
Non so sai se sia limitando e proibendo ogni cosa che salvi le persone.
Sono persone come miquele, sincheramente, che ti fanno capire perchè la droga piace, per quanto dannosa.
E magari farsi di un piatto di pasta porchissima non è la stessa cosa, però magari puoi cominciare a insegnare alle persone a farsi e godersi una pasta porchissima -se piti non la vieta perchè ci sono grassi insaturi ;-) – per distoglierle dalla droga, non pensi ?
Io penso sempre che sia questa la via: non proibire, ma mostrare altro, di più appagante, che faccia godere forse anche più della cocaina -li leggi mai quei pazzi scatenati di dissapore, come gofono, ai loro piatti ?- ma che non sia evanescente e dannosa come la cocaina.
Poi ognuno ha le sue idee.
Non credo che una legge o un divieto oppure una campagna su quanto questa o quella sostanza possano fare male aiuterà a diminuirne l’abuso o il numero di deficienti che guidano strafatti o ubriachi.
Anni fa l’eroina era chiamata anche “la mamma”e questo la dice lunga.
Ho visto un buon numero di persone lasciarsi soffocare tra le braccia di quella mamma perché solo così riuscivano a sentirsi protetti dal mondo e dalla loro vita.
Miquele rende bene l’idea, quando parla della capacità attrattiva di quella vita parallela, dice di averne un “ricordo bellissimo”, e altrettanto bene descrive la fatica del ritorno alla realtà.
La cosa che più aiuterebbe a trovare una via d’uscita, è la prevenzione, che vuol dire principalmente individuare quali sono i disagi, le sofferenze, le solitudini e le povertà (non materiali) che spingono la gente a rintanarsi in artificiali rifugi che poi tali non sono.
Il mondo spinge sull’acceleratore e chi non sta al passo resta indietro.
Prevenzione vuol dire frenare, guardarsi intorno ed aspettare chi non ce la fa.
Migliorare la qualità della vita delle persone è fare prevenzione.
Investire nella scuola è fare prevenzione.
Insegnare il rispetto della vita propria e altrui è fare prevenzione.
Creare opportunità di socializzazione, di confronto e di crescita è fare prevenzione.
Purtroppo ad investire in questa direzione sono rimasti in pochi e soprattutto manca chi dovrebbe farlo per definizione: lo stato che oltre a punire chi fra i suoi cittadini sbaglia, dovrebbe accompagnare la vita di ciascuno di noi.
Trovo contorto e capzioso sostenere che la sigaretta o la canna non facciano male, ma è la dipendenza. Capita che si tratti di consumi che tendono proprio a provocare dipendenza.
Sarebbe come dire che in sè la velocità in auto non fa male, ma sono gli incidenti: che notoriamente sono in funzione in buona parte della velocità.
Segnalo questa campagna contro la cocaina, relaizzata da sistemisolari.it a Torino
http://torinosistemasolare.it/
(al link “Mafia Spa”)
S.ara
Il problema, l’ostruzione, non è lo stabilire se faccia più male la droga o la dipendenza, ma la comprensione di quale dei due elementi renda dannoso l’altro.
La mia esperienza, ognuno vive della propria, mi porta a dire che la droga non crea dipendenza.
La mia esperienza mi porta a spingermi persino oltre, in un punto del mio ventennale viaggio nel mondo parallelo nel quale arrivo persino a dire che la droga non esiste.
Non esiste in quanto sostanza.
Non esiste come contenuto che la cultura pretende tutti condividano essere incartato nel termine.
La droga esiste in quanto sostantivo, certo.
Quello che non esiste è il significato che si vuole imporgli.
Droga non è il fumo, è se lo fumi appena sveglio.
Droga non è la coca, è la coca che avevi preso per gli amici e invece agli amici non fa in tempo ad arrivare perché arriva prima di loro, in senso temporale e non.
Il termine droga indica la sostanza solo sulle enciclopedie, nella realtà indica la modalità.
Prova ne è la frase “Per Mario il lavoro è una droga”.
Non vuol dire che in Mario il lavoro provoca stati di euforia e di onnipotenza o di profondo smarrimento, vuol dire che Mario non si individua altrove.
Prova ne è la frase “Per Maria la tv è una droga”.
Non vuol dire che a Maria guardando la tv viene una fame fatta di barattoli di pesto col cucchiaino e nemmeno un bicchier d’acqua o comunque non prima di aver ripulito il barattolo, vuol dire che Maria sublima con l’identificazione.
Nel mio viaggio concluso ho condiviso tavoli al centro dei quali montagne di coca, tanta che se qualcuno ne faceva cadere un po’ se ne poteva ridere e solo chi l’ha conosciuta può immaginare quanta se ne debba aver davanti perché l’accanimento non rientri più tra le reazioni, offrivano ai quattro lati la scelta di che ne sarà di noi, là dove il noi era l’unione di quattro lati così diversi nei rispettivi ieri e così uguali nel momento della scelta.
Tavoli ai quali stavamo seduti ciascuno con il proprio progetto di vita, più o meno a lunga scadenza, più o meno consapevole, più o meno volontario, più o meno dipendente dalla decisione rinnovata ogni sera.
Io ero il preferito, perché il mio non aver mai ceduto alla scelta, perché io oltre la canna manco legato, dimostrava loro quotidianamente che di scelta si trattava, permettevo la pantomima, ero la prova e l’alibi.
Mister X era quello che tutto era possibile se solo la tua mente lo voleva, 16 anni e vivi da solo dovevi sparagli per convincerlo del contrario, del resto, e la mente in quel momento voleva dire possibile averne più di quanta se ne desiderasse e possibile in effetti lo era, era lì davanti, smentiscilo se ci riesci.
Mister X un giorno chiuse tutto, si sposò la bionda che stava sul cazzo a tutti, ci fece un figlio che vent’anni dopo mi ha rubato due ore con lui dopo anni di lontananza che io pensavo cosa può mai esserci di più importante di un vecchio amico che ti ritrova dopo tanti anni e quel qualcosa era Mister X Junior perché ultimamente è un po’ turbato e sai, sono suo padre, voglio addormentarlo prima di uscire, roba di serenità della mente, sai quella cosa che dicevamo, e quando sono così piccoli basta accarezzarli e io pensavo cazzo, quello era uno dei quattro lati del tavolo vent’anni fa, ora due sigarette e si sente in colpa per il pargolo.
Mister Y e Mister Z intorno al tavolo dicevano sempre sì e ridevano sempre, pacca sulla spalla al loro alibi e via con ce n’è di più per noi ahahaha e nessuna bionda stronza lungo la strada, cioè sì un sacco ma tutte robe di una settimana al massimo perché stronze ma non abbastanza da compensare e quindi avere una funzione che giustificasse conservazione, lavori mai compresi nella loro dimensione ingannatrice, quantità acquistate direttamente proporzionali alla cifra indicante l’età, stesso tavolo, stesse finestre, stesse montagne, vent’anni dopo vagano entrambi caracollando per la città e citando il vangelo tra uno psicofarmaco e l’altro, spiegando alla gente che esiste una luce ed esiste una verità e che questa non può essere compresa dagli uomini ma solo accolta e obbedita, roba da Radio Maria nell’autoradio che non si riesce a dirlo reale finché non lo si vede e finché lo si ricollega a quelle risate di vent’anni fa o forse finché ci si ostina a non farlo.
Le mie stesse compagne chiedermi scusa se lei invece sì pur sapendo che io no.
Ma scusa di che, sei così bella in tutto il resto, se ci ho visto bene un giorno dirai basta e un giorno dicono basta e oggi scrivono poesie per lavoro e un giorno andrò a rubare due ore ai suoi figli per dirle che lo sapevo, che lo dicevo, io, mentre la guardavo senza giudizio se non quello rimandato.
Vite così diverse intorno a montagne della stessa roba.
Scelte.
Scelte prima, che permettono scelte nell’istante, che portano scelte dopo.
Oggi dicono che quell’istante è droga perché il dopo è droga.
Non è vero.
Quell’istante è droga perché è dipendenza da altro e qualsiasi cosa sia quell’altro in quell’istante va bene.
Va bene un tradimento, un lavoro dissimulante, un negroni come bevanda da pasto, la scomparsa delle chiacchiere in trattoria sostituite da fiumi di gente a litigarsi all’ape la pasta di ieri ma gratis, una riga di coca, una serie infinita di bionde incredibilmente e palesemente stronze che manco il cane ci si avvicinava e distruttive più di qualsiasi montagna di coca, una macchina che vale quattro anni di stipendio, un non mi interessa la politica perché tanto è tutto un magna magna, bambini usati come strumenti di guerra nei divorzi, radio maria nell’autoradio a fare da tom tom spirituale tra cen-to-meeetri-la verità, il cacciavite sotto il sedile utile a difendere il proprio metro al semaforo.
La sigaretta e la droga fanno male, ma non più della somma di tutte quelle cose lì sopra che hanno la curiosa caratteristica di non comparire mai se non insieme a tutte le altre, lasciando che il portatore della suddetta somma sia dalla società indicato come colui che può indicare cosa faccia bene e cosa no.
Non esiste una cosa che fa bene e una che fa male.
Esiste l’intimo ed esiste la paura.
Chi troverà un sistema per evitare che le due cose si fondano prima che si sia imparato a maneggiarle entrambe singolarmente, avrà risolto il problema di questa società.
Fino a quel giorno ogni ipotesi altro non sarà che materiale per dibattiti con Giovanardi.
Utili quanto un dito in c*lo durante un rally.
(si può dire c*lo qui?)
@piti. al solito, a domanda non rispondi. sarò breve: seguendo il tuo ragionamento, aboliamo quindi sigaretta, vino, cibo grasso, andare in auto e scopare ?
@broono. bello, un po’ letterario ma bello. di soluzione pratica, però, nemmeno l’ ombra. ovvero sì : curiamo le dipendenze, non eliminiamo la droga. Ah, bè, un giochetto da ragazzi la rivoluzione educativo culturale.. ;-)
trentasei, al solito lo dici a tua sorella.
@piti. cvd. (dopo n commenti a cui a domanda rispondi con domanda su altro -vedi al post di d’Alema o di Pomigliano- o eludendola mi avvalgo del principio di induzione. Esiste però anche il principio di falsificazione di Popper, per cui ti chiedo scusa. ciao.)
Io ti rispondo, tu non capisci. Lo sai come si chiamano quelli che non capiscono, vero?
@trentasei: (Grazie) Non c’è ombra di soluzione perché se soluzione c’è non è portabile da me in un commento.
Io posso solo dire la mia sul perché la soluzione, se c’è, non può che avere due presupposti fondamentali:
1. non deve essere pescata dal cesto dei giochi da ragazzi, nel quale per esempio trovi le leggi.
2. Non può arrivare se non passando prima attraverso una rivoluzione educativo culturale, che a sua volta non è la soluzione ma, appunto, il presupposto minimo indispensabile.
Educativo nei confronti di chi consuma, ma soprattutto culturale nei confronti di chi la vuole combattere.
@piti. non trolleggiamo, please. se non vuoi rispondere, non sei obbligato, dai su. ti impunti su un “al solito” pretendendo rispetto e prendendotela con mia sorella e poi, a risposta ironica, continui a offendere, come spesso ti accade anche altrove, quando non hai risposta, senza saper rimanere nel confronto in modo educato. Lasciam perdere, dai. E offendi qualcun altro, se il dialogo e il confronto ti offende, grazie. Il bello è che ti ergi sempre a signore dell’ educazione, del rispetto e del confronto, a tutore della giustizia e della virtù contro silvio e i despoti tiranni e poi, nella pratica, cadi spesso nell’ offesa. vabbè, son scelte anche queste. ma non pretendere risposte a un dialogo posto su questi toni e modi. ciao. (ti saluta anche mia sorella).
@broono : (di niente, era proprio bello, per quanto quello di miquele mi abbia più toccato nel profondo.)
1. concordo in toto.
2. non pensi sia più semplice, come primo passo, spostare la dipendenza su qualcosa di meno dannoso -tipo fare diventare tutti un po’ matti per il buon cibo ricercato, dicendo che fa fico farsi di ostriche anzichè di coca, o creando droghe sintetiche non dannose per l’ organismo, per dire- che non risolvere il problema della dipendenza in sè, che trovo assai migliore, come soluzione, ma molto più complessa, difficile ed ostica ? grazie, ciao.
trentasei, tu confondi la mancata risposta con la risposta che non gradisci. Ti saluta anche tua sorella. Con la manina.
@piti. davvero non sei consapevole di non aver risposto ? ok, bene, allora ti chiedo scusa, non è colpa tua, sono io che non so scrivere.
E continua pure a offendere, tranquillo, ti commenti da solo. (il bello, davvero, è che fai il signore dell’ educazione e l’ illuminato, in giro.. bah.. )
io evito di risponderti ulteriormente, il rischio è che non si capisca la differenza (op.cit.), oltre che annoiare con questi stupidi commenti. scusa ancora il protrarsi della discussione, hai ragione tu. ciao.
trentasei, ti rispondo io:
canna e sigaretta -> provocano dipendenza.
sesso, cibo grasso etc -> non provocano _sistematicamente_ dipendenza. una parola chiave è sistematicamente. capisci?
e non lo diciamo mai più che “una sigaretta non fa male”. davvero. questo è lavaggio del cervello e mancanza di cultura scientifica.
@bill. grazie della spiegazione, sinceramente, e per l’ educazione.
se però uno mi dice che “Ammettere una sostanza e dire “Non quando guidi” è come ammettere i pitbull ma con la museruola: come prescrive la legge e come nessuno fa, guardacaso. L’alcol è ammesso e molta gente di fatto guida più o meno ubriaca? Non riesco a considerarla una buona ragione, basarsi su una cosa sbagliata per giustificarne un’altra.”
Mi chiedo: seguendo questa linea, devo proibire anche l’ alcol? Lo stesso vino che regala piaceri, sorseggiato con moderazione, può creare dipendenza. Lo eliminiamo per questo? Non ho avuto risposta, su questo.
io penso che anche la carne alla griglia fa male -è cancerogena, proprio, sceintificamente-, come i grassi, fanno male, un buon whiskey fa male. Ogni piacere, spesso, fa male, se abusata. E’ la misura in cui uno ne abusa, che ne fanno un male accettabile o meno, secondo libera scelta.
D’accordo sulla dipendenza sistematica.
Grazie ancora della spiegazione e dell’ educazione, davvero gentile, ciao.
La coca è uno status symbol. Molte persone la assumono per potersi sentire parte di un gotha di vincenti e non si rendono conto che ormai è dappertutto, anche tra i ragazzini di 13 anni.
Avevo scritto, molto sopra:
“Trovo contorto e capzioso sostenere che la sigaretta o la canna non facciano male, ma è la dipendenza. Capita che si tratti di consumi che tendono proprio a provocare dipendenza.”
Dunque, che la risposta stesse nella creazione della dipendenza l’avevo data. Ma faceva comodo ignorarla.
Ma c’è che scrive in pubblico per continuare polemiche private, il signor Correttini.
billthebutcher da quando la ganja provoca sistematicamente la dipendenza ? dove hai trovato qst perla ?
vorrei sottolineare: non è una novità che “adesso anche i tramvieri” si fanno di coca.
il problema non è solo di classe dirigente e poi in tv ci va belen!
la coca da 6-7 anni costa relativamente poco, ed è alla portata di ceto medio e studenti. Inoltre molti giovani la prendono come antidepressivo e per essere un po’ su di giri, non perchè devono strafare sul lavoro, nel sesso etc.
per cui mi piacerebbe che i commentatori e i talk show la smettessero di parlarne come un problema di vip o aspiranti tali, la coca è una piaga sociale, più diffusa di quel che era l’eroina, associata ad una figura di reietti, riconsocibili a occhio nudo. Impiegati senza ambizioni e studenti si fanno sapendo di non dare nell’occhio, salvo intuito e furbizia di persone che si frequentano abitualmente, dalle quali si può essere stanati (e a seguire isterie, drammi e negazioni, parlo ovviamente pe resperienza diretta).
@piti : io ti adoro, gran rompiballe. Sei peggio di mia suocera, ma pazienza, sei così.
c’è un commento senza risposta, ancora, a d’alema, cui ho dato risposta e tu no, altro che private.
tu hai affermato la necessità di vietare tutto ciò che crea dipendenza ed è pericoloso per la società, come l’ alcol, e ti ho chiesto “ma allora vuoi privarci anche di questo, a seguir questa logica di proibire tutto ciò che può creare dipendenza? Vuoi creare uno stato fascista e proibizionista?” e non hai risposto, ma solo offeso.
Ma pazienza, ti adoro, sei così, rompiballe e fintamente tollerante e democratico, convinto di essere aperto e tollerante, educato, liberale e pure illuminato. Insomma, come Silvio.
Buona serata, piti.
trentasei, anchio ti adoro. Uno che fa cadere le braccia come te, con le tue osservazioni sciocchine che non ricevono risposta perchè sono assurdità, che fa cadere le braccia per la pochezza dell’ironia e che non è attraversato dal tarlo del dubbio e che, dopo aver litigato privatamente, viene a rompere le scatole in pubblico, dove lo trovo? All’uscita delle scuole elementari? Ma io ne conosco di bambini di quell’età, sono altrettanto ingenui, ma più simpatici. Dove lo trovo?
Già, dove lo trovo, per parlargli a quattr’occhi?
@piti. mia suocera in effetti avrebbe un gran da fare con te, lo ammetto. però continuo a pensare che mi piaci così, tesoro, rompiballe e fintamente tollerante e democratico come sempre. Ora, però, le mie osservazioni su d’ alema non mi paiono affatto sciocchine, per dire, solo che anche a quelle, a nessuno di quei punti hai replicato, e vabbè, pazienza. però io sono cattivo e me la prendo per cose private. vabbè, pensala come vuoi a un certo punto, però è triste assai replicare e rispondere con fatti e opinioni a domande e provocazioni e non aver seguito. Se lanci il sasso, insomma, uno si aspetterebbe che non nascondessi la mano quando poi qualcuno ti risponde.
http://www.ilpost.it/2010/07/29/dalema-alla-piaggio-cerano-gli-operai-veri/
non capisco però perchè, secondo te, il fatto che io non concordi con te, pure sulle opinioni di questo post, o il fatto che non capendo cosa tu intenda possa spingere in me il desiderio di farti una domanda, sia legato a fatti privati: è così difficile, per te, pensare che io semplicemente non abbia la tua opinione e mi discosti dalla linea del partito piti? Sai che Silvio è quasi più liberale, e accetta gli sciocchini più di te ?
Ah, per bersi una birra insieme, se vuoi domani sono a Venezia a vedermi Fresu, adorabile rompiballe, se ti va di venire.
ciao tesoro.
(tranquillo, mia suocera non c’è)
Abbiamo il problema Belen?
Ma il “professionista” che capisce al volo anche quello che capiscono i minorati, si è accorto che in parlamento è cambiata la maggioranza?
trentasei, mi confermi che quando uno sciocchino è in malafede è imbattibile. E’ ovvio che le tue osservazioni sono legate ai nostri recenti scambi privati di mail tant’è che vi alludi. Poi dici che non c’entra. Ti ho risposto mille volte, da Mirafiori a D’Alema. Non piacendoti quel che dico, non la consideri una risposta, dici delle pochezze e se uno te lo fa notare, tiri fuori la ripetitiva sciocchezza che sono meno liberale di Silvio.
A Venezia, domani no, nel mese non escludo di esserci, lì, quasi tutto il mese, e anche dopo. Ma non ti adoro, io, anche perchè dirlo per fare il simpatico non fa ridere.
@piti. ok, dai, era per non farla tanto pesante e sciogliere le incomprensioni con una battuta, ma sei più ombroso di un veterocomunista dell’ ufficio postale cinese. Fatti una risata, ogni tanto, e prendila a ridere, su. E magari prova a mettere un po’ di entusiasmo e soluzioni pratiche nelle cose, anzichè saper solo protestare e dire no, da buon vecchio di un’ opposizione che sa solo opporsi senza saper governare. E te lo dico da sinistra, con la voglia di qualcosa di sinistra, sia chiaro. Ciao! -e non annoiamo oltre i lettori de ilPost, direi, che dici?- (non posso salutarti con un sorriso, vero, brontolone?)
E’ il modello offerto dalla società come vincente ad essere sbagliato. Se le televisioni continuano a contendersi Corona non usciremo mai da questi vizi. A proposito, ma che lavoro fa? Ma cosa ha mai detto o fatto di memorabile? Ma chi se ne frega di chi si tromba? Ma chi se ne frega di quanti anni farà di galera? Sa cantare, ballare, giocare a pallone, recitare, fare acrobazie, fare qualcosa meglio di altri?? Non mi pare proprio.